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    L’estate parigina ha un fascino unico. Le serate si allungano, i giardini si animano e la città si trasforma in un palcoscenico a cielo aperto. Tra gli appuntamenti più eleganti della stagione torna anche il Plaza Cinéma Club, l’esclusivo cinema all’aperto ospitato nella splendida Cour Jardin dell’Hotel Plaza Athénée.

    Dal 29 giugno al 4 luglio 2026, uno dei palazzi più iconici di Parigi apre nuovamente le porte del suo giardino segreto per offrire agli ospiti un’esperienza che unisce cinema, gastronomia e atmosfera parigina. Immersa nel verde, tra le celebri tende rosse e le pareti ricoperte di vite americana che caratterizzano il Plaza Athénée, la Cour Jardin si trasforma per sei serate in una raffinata sala cinematografica sotto le stelle.

    IG: @plaza_athenee

    Ma il Plaza Cinéma Club non è un semplice cinema all’aperto. Il concetto è quello di un’esperienza immersiva dove ogni proiezione è accompagnata da un menu gastronomico appositamente creato per dialogare con il film in programma. Ogni dettaglio è studiato per coinvolgere gli ospiti non solo attraverso le immagini, ma anche attraverso sapori, profumi ed emozioni.

    La programmazione 2026 propone alcuni grandi classici del cinema internazionale, accompagnati da cene tematiche ispirate alle ambientazioni e alle atmosfere delle pellicole. Un modo originale e sofisticato per vivere il cinema, trasformando una semplice visione in un vero e proprio viaggio sensoriale.

    IG: @plaza_athenee

    Gli spettatori ricevono inoltre cuffie wireless che permettono di seguire il film in totale immersione, senza disturbare il silenzio del giardino e creando un’atmosfera quasi magica nel cuore dell’ottavo arrondissement. Le proiezioni sono presentate in lingua originale con sottotitoli, nel pieno rispetto dell’esperienza cinematografica.

    L’evento conferma ancora una volta la capacità di Parigi di reinventare la cultura durante la stagione estiva, offrendo appuntamenti che combinano eleganza, creatività e arte di vivere. In una città già famosa per i suoi numerosi cinema all’aperto, il Plaza Cinéma Club rappresenta senza dubbio una delle proposte più esclusive e affascinanti.

    Per chi desidera vivere una serata diversa dal solito, tra alta gastronomia e grande cinema, il giardino nascosto del Plaza Athénée diventa così uno degli indirizzi più suggestivi dell’estate parigina.

    Perché a Parigi, anche una proiezione cinematografica può trasformarsi in un’esperienza da ricordare.

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    foto copertina : IG: @plaza_athenee

  • Filly di Somma

    PARIGI – Ci sono luoghi che si visitano e altri che si vivono. Alla Bourse de Commerce, uno dei musei più affascinanti della capitale francese, l’artista giapponese Fujiko Nakaya regala ai visitatori un’esperienza fuori dal comune: una gigantesca nube artificiale che invade la Rotonda e trasforma completamente la percezione dello spazio.

    Per alcuni istanti tutto cambia. Le persone scompaiono nella nebbia, i contorni si fanno sfumati e perfino l’architettura sembra dissolversi. Chi entra nella nube perde temporaneamente i propri punti di riferimento e si ritrova immerso in un’atmosfera sospesa, quasi surreale.

    IG@boursedecommerce

    L’installazione è stata realizzata da Fujiko Nakaya, artista conosciuta in tutto il mondo per le sue celebri “sculture di nebbia”. Attraverso un sofisticato sistema che nebulizza l’acqua, viene creata una nube densa e in continuo movimento. Ogni esperienza è diversa dalla precedente: la forma della nebbia cambia costantemente in base alla temperatura, alle correnti d’aria e alla presenza dei visitatori.

    Il contrasto con la spettacolare architettura della Bourse de Commerce rende l’effetto ancora più sorprendente. La grande Rotonda, caratterizzata dall’intervento dell’architetto Tadao Ando all’interno dello storico edificio ottocentesco, viene avvolta dalla nube fino quasi a scomparire. Per qualche minuto il museo si trasforma in un paesaggio evanescente dove si cammina lentamente, guidati più dalle sensazioni che dalla vista.

    IG@boursedecommerce

    Nata nel 1933, Fujiko Nakaya è considerata una delle figure più importanti dell’arte contemporanea giapponese. Le sue installazioni hanno viaggiato in tutto il mondo, da musei a parchi pubblici, conquistando milioni di visitatori grazie alla capacità di trasformare un semplice fenomeno atmosferico in un’esperienza artistica coinvolgente.

    Per chi visita Parigi, questa installazione rappresenta un motivo in più per inserire la Bourse de Commerce nel proprio itinerario. Situato nel cuore della città, a pochi passi dal Louvre e dal quartiere delle Halles, il museo offre non solo una delle più importanti collezioni d’arte contemporanea francesi, ma anche occasioni uniche per vivere l’arte in modo immersivo.

    IG@boursedecommerce

    La nube di Fujiko Nakaya non si limita a essere osservata: si attraversa, si respira e si sperimenta. Un’esperienza che sorprende adulti e bambini e che dimostra come, anche in una città ricca di monumenti e musei iconici come Parigi, sia ancora possibile lasciarsi stupire.

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    Il prestigioso Ritz Paris apre le porte del suo celebre Grand Jardin a una nuova manifestazione dedicata alle arti sceniche. Dal 13 al 15 giugno 2026, l’iconico hotel affacciato su Place Vendôme ospiterà Les Nuits Étoilées, una rassegna esclusiva che intreccia musica lirica, danza classica e performance orchestrali in uno degli spazi più affascinanti della capitale francese.

    IG@ritzparis – screenshot

    Pensato come un incontro tra eleganza parigina e spettacolo dal vivo, il progetto porta la firma artistica di Frédéric Fontan e nasce con l’intento di creare un’esperienza immersiva, capace di unire tradizione e sensibilità contemporanea. A rappresentare simbolicamente questa prima edizione sarà la ballerina étoile Roxane Stojanov, scelta come madrina dell’evento.

    IG@ritzparis – screenshot
    🎥 @dislab.production x Alfalibra

    Per tre serate consecutive, il giardino privato del Ritz si trasformerà in un raffinato palcoscenico all’aperto. Tra siepi geometriche, profumi di gelsomino e magnolie in fiore, il pubblico assisterà a concerti e coreografie in un’atmosfera intima e suggestiva. La capienza limitata a circa trecento ospiti per sera contribuirà a rendere ogni appuntamento ancora più esclusivo.

    Il debutto del festival, sabato 13 giugno, sarà affidato a La Nuit de Diamant, una celebrazione dell’eleganza e della brillantezza ispirata all’universo di Place Vendôme. Il programma musicale includerà celebri pagine del repertorio francese, come l’“Air des Bijoux” tratto dal Faust di Charles Gounod e la celebre Barcarolle di Offenbach, accompagnate da interventi coreografici dal gusto romantico.

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    🎥 @dislab.production x Alfalibra

    Il secondo appuntamento, intitolato La Nuit des Romantiques, sarà dedicato ai grandi sentimenti e alle passioni della tradizione operistica. Le arie più amate di opere come La Bohème, La Traviata e Carmen si alterneranno a momenti ispirati al balletto Il lago dei cigni. Sul palco saliranno artisti di rilievo internazionale, tra cui il soprano Tamara Bounazou, il tenore Quentin Desgeorges e la danzatrice Maia Makhateli.

    La chiusura del festival, prevista per il 15 giugno con La Nuit Clair de Lune, avrà invece un tono più poetico e contemplativo. Tra gli ospiti principali figurano il sopranista brasiliano Bruno de Sá e alcune storiche étoile dell’Opéra national de Paris, come Alice Renavand, Mathieu Ganio e Agnès Letestu. La serata comprenderà inoltre una nuova creazione firmata da Frédéric Fontan insieme a Loup Marcault-Derouard, sviluppata sulle note de Le Cygne di Camille Saint-Saëns.

    IG@ritzparis – screenshot
    🎥 @dislab.production x Alfalibra

    L’esperienza non si limiterà allo spettacolo. Ogni serata sarà preceduta da un ricevimento con champagne e finger food d’autore, in perfetto stile Ritz. I ticket saranno disponibili in differenti formule, con prezzi compresi tra 150 e 550 euro. La categoria Gold offrirà anche l’accesso alle aree backstage e un incontro riservato con gli artisti e il team creativo.

    Con questa nuova iniziativa, il Ritz Paris riafferma il proprio ruolo storico di crocevia culturale e mondano della città, riportando in vita l’atmosfera dei grandi salotti artistici parigini attraverso un format esclusivo che unisce ospitalità di lusso e spettacolo dal vivo.

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    La settantottesima edizione del Festival di Cannes si è chiusa con il massimo riconoscimento assegnato al regista rumeno Cristian Mungiu, premiato con la Palma d’Oro per il suo nuovo film Fjord. Per l’autore si tratta di un ritorno al vertice del festival francese, dopo il grande successo ottenuto quasi vent’anni fa con 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni.

    La giuria internazionale ha scelto di premiare un’opera intensa e profondamente attuale, capace di affrontare questioni sociali e culturali attraverso una narrazione intima e drammatica. Presentato tra i titoli più attesi della manifestazione, Fjord ha attirato l’attenzione della critica grazie alla sua riflessione sulle difficoltà di integrazione e sulle tensioni tra tradizione e modernità.

    Interpretato da Sebastian Stan e Renate Reinsve, il film è ambientato in Norvegia e racconta il trasferimento di una famiglia rumena in un piccolo centro affacciato sui fiordi. Il protagonista cerca di costruire una nuova vita insieme alla moglie e ai figli, ma il confronto con una società molto diversa dalla propria porta lentamente alla nascita di incomprensioni e conflitti.

    Le tensioni aumentano quando le autorità locali iniziano a intervenire nella gestione familiare e nell’educazione dei bambini. Da quel momento il racconto si trasforma in uno scontro tra modelli culturali differenti, mettendo in discussione temi delicati come il ruolo della famiglia, la religione e il concetto di libertà personale. Mungiu utilizza questa vicenda per descrivere le fragilità dell’Europa contemporanea e le difficoltà della convivenza tra identità diverse.

    Cristian Mungiu, nato nel 1968 nella città rumena di Iași, è considerato uno dei principali esponenti del nuovo cinema rumeno. Dopo gli studi e le prime esperienze nel mondo del cinema, si è imposto a livello internazionale grazie a uno stile essenziale e realistico, caratterizzato da una forte attenzione ai dilemmi morali e sociali.

    Nel 2007 raggiunse la fama mondiale vincendo la Palma d’Oro con 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni, film ambientato durante il regime comunista in Romania. Da allora i suoi lavori hanno continuato a essere apprezzati nei maggiori festival internazionali. Con la vittoria di Fjord, Mungiu conferma ancora una volta il suo ruolo centrale nel panorama del cinema d’autore europeo.

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    Parigi e Roma tornano a incontrarsi attraverso uno degli eventi culturali più affascinanti del panorama europeo: Dolcevita-sur-Seine, la manifestazione internazionale che celebra il legame storico tra le due capitali con cinema, spettacoli, musica e arte.

    Creato nel 2022 come iniziativa condivisa tra Francia e Italia, il festival si sviluppa parallelamente nelle due città con una formula originale e simbolica: a Parigi viene celebrato il cinema italiano sulle rive della Senna, mentre Roma ospita la cultura francese grazie alla rassegna gemella “Nouvelle Vague sul Tevere”.

    Alla base del progetto c’è il celebre gemellaggio tra Roma e Parigi, ufficializzato nel 1956 e oggi reinterpretato in chiave contemporanea attraverso una programmazione culturale diffusa. Lo spirito dell’evento è racchiuso nel suo slogan: “2 città, 1 festa, 2 festival”.

    Nella capitale francese il cuore della manifestazione sono le storiche Arènes de Lutèce, antico anfiteatro romano situato nel Quartiere Latino, che per l’occasione si trasforma in una grande arena cinematografica all’aperto dedicata all’Italia. A Roma, invece, gli appuntamenti si svolgono tra la Casa del Cinema, Villa Borghese e altre location simboliche della città.

    Il calendario propone proiezioni cinematografiche, concerti, incontri culturali, mostre e anteprime con protagonisti del cinema e dello spettacolo europeo. Nel corso delle varie edizioni hanno preso parte alla manifestazione nomi importanti come Juliette Binoche, Nanni Moretti, Carlo Verdone, Alice Rohrwacher e Michel Hazanavicius.

    L’ultima edizione ha confermato la crescita internazionale del festival, capace di coinvolgere un pubblico sempre più vasto e trasversale. Tra gli appuntamenti più significativi figurano gli omaggi ai grandi classici del cinema europeo e le celebrazioni dedicate alla storia condivisa tra le due capitali, come il tributo a Fernando Jacopozzi, autore della prima illuminazione della Tour Eiffel.

    Oggi Dolcevita-sur-Seine rappresenta molto più di una semplice rassegna cinematografica: è un vero ponte culturale tra Italia e Francia, un progetto che valorizza il dialogo artistico tra due città simbolo della cultura europea. Un evento che unisce idealmente Senna e Tevere attraverso il linguaggio universale dell’arte e dello spettacolo.

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    Pantelleria è un’isola sospesa tra Europa e Africa, un luogo dal fascino selvaggio dove la natura domina ogni paesaggio. Conosciuta come la “Perla Nera del Mediterraneo” per le sue origini vulcaniche, l’isola regala scenari unici fatti di scogliere a picco sul mare, colate laviche, acque cristalline e tramonti spettacolari.

    Qui il vento, il sole e la terra hanno modellato nei secoli non solo il territorio, ma anche le tradizioni e la cultura locale. I celebri dammusi in pietra lavica, i muretti a secco e i terrazzamenti raccontano il profondo legame tra l’uomo e la natura.

    Pantelleria è anche la terra del cappero, dell’origano selvatico e del celebre Passito, prodotti che custodiscono i profumi intensi e autentici dell’isola. 

    Tra sentieri immersi nella macchia mediterranea, sorgenti termali naturali e calette nascoste, Pantelleria è una destinazione che conquista lentamente, lasciando a chi la visita il ricordo di un luogo autentico, intenso e profondamente diverso da qualsiasi altra isola del Mediterraneo.

    Tenuta Mingalat è un luogo dove la tradizione agricola di Pantelleria incontra la passione per i sapori autentici dell’isola. Circondata da un paesaggio unico fatto di terra lavica, muretti a secco e profumi mediterranei, la Tenuta custodisce e valorizza proprio quei prodotti simbolo del territorio come l’olio extravergine d’oliva, l’origano selvatico e i capperi.

    Il Dammuso si trova in Contrada Benimingallo, in passato abitata dalla tribù berbera dei Mingalat da cui il Dammuso prende il nome.

    Immerso nel silenzio della campagna pantesca, nella suggestiva contrada, tra Scauri e Rekhale, il Dammuso Mingalat è molto più di una casa: è un rifugio autentico che racconta l’anima dell’isola. Circondato da un bosco di lecci e dalla natura incontaminata, questo luogo custodisce il fascino senza tempo dell’architettura rurale pantesca, dove tutto invita a rallentare, respirare e ritrovare equilibrio.

    Ogni esperienza alla Tenuta nasce dal desiderio di raccontare l’anima più vera di Pantelleria attraverso degustazioni, momenti conviviali e percorsi sensoriali che uniscono natura, cultura e gastronomia.

    Un luogo autentico, dove il tempo rallenta e ogni sapore diventa un ricordo da portare con sé. Tenuta Mingalat accoglie per un’esperienza esclusiva all’insegna dei sapori autentici e dei profumi più intensi dell’isola. Un viaggio sensoriale alla scoperta della vera essenza di Pantelleria, tra la delicatezza del loro olio, l’aroma deciso dell’origano selvatico e il carattere unico dei capperi, circondati dall’incanto del paesaggio pantesco.

    Dalla vivacità parigina ai silenzi del Mediterraneo

    Silvana e Francesco sono l’anima di Tenuta Mingalat, un progetto nato dall’incontro tra esperienze lontane e un profondo amore per Pantelleria. Per anni hanno vissuto e lavorato nel cuore di Parigi, gestendo una struttura turistica nella celebre Rue Lepic, a Montmartre, uno dei quartieri più affascinanti e artistici della città. 

    Dalla vivacità parigina ai silenzi del Mediterraneo, il loro percorso li ha portati a scegliere Pantelleria come luogo del cuore e di nuova vita, ma quel filo rosso che li lega a Parigi non si è mai spezzato. Nonostante questo forte legame con l’isola, Parigi continua a occupare un posto speciale nelle loro vite. Silvana e Francesco vi ritornano spesso, mantenendo vivo quel filo invisibile che unisce l’eleganza e l’energia di Montmartre alla bellezza intensa e senza tempo di Pantelleria.

    Proprio qui, immersi nella natura selvaggia dell’isola, è nata Tenuta Mingalat: uno spazio autentico dove accoglienza, tradizione e passione per il territorio si fondono in una esperienza unica. Due mondi diversi, ma profondamente intrecciati nella loro storia.

    Una serata esclusiva dedicata ai sapori più autentici e ai profumi intensi di Pantelleria

    La suggestiva e romantica Tenuta Mingalat invita a vivere una serata esclusiva dedicata ai sapori più autentici e ai profumi intensi di Pantelleria. Un’esperienza sensoriale unica per conoscere da vicino l’essenza dell’isola attraverso la delicatezza del loro olio, le note aromatiche dell’origano selvatico e il gusto inconfondibile dei capperi, immersi nel suggestivo paesaggio pantesco.

    Il programma della serata prevede una degustazione guidata e analisi sensoriale dei prodotti in purezza, per scoprirne aromi, caratteristiche e qualità più autentiche. 

    Sapori e Creatività in Cucina: Un aperitivo gourmet con proposte gastronomiche pensate per valorizzare l’incontro tra il nostro olio, l’origano e i capperi. 

    Un ricordo speciale: Al termine della serata l’ospite riceverà un esclusivo omaggio firmato BARONE composto da una bottiglia di olio da 100 ml, una selezione di origano e una di capperi, per portare a casa i profumi e i sapori della Tenuta.

    Mercoledì 17 giugno 2026, dalle ore 18:30

    Via Benimingallo, 4 – Pantelleria

    Quota di partecipazione: €35

    I posti disponibili sono limitati.

    Prenotazione tavolo:
    Tenuta Mingalat: +39 331 4016072

  • Filly di Somma

    Paris accueille une multitude de centres culturels étrangers qui, année après année, mettent en lumière les richesses artistiques et intellectuelles de leurs pays respectifs. Véritables lieux de dialogue et de création, ces institutions jouent un rôle essentiel dans la vie culturelle parisienne. Mais quelles sont leurs origines, leurs missions et les défis auxquels elles font face aujourd’hui ?

    Le Centre culturel irlandais, entre patrimoine et création contemporaine

    C’est dans une rue discrète du Quartier latin, au cœur du 5e arrondissement, que se trouve le Centre culturel irlandais. Sa directrice, Nora Hickey M’Sichili, nous y reçoit pour présenter la nouvelle saison artistique du lieu. Avant d’évoquer la programmation, elle fait découvrir cet espace unique où histoire et modernité cohabitent.

    Installé dans un ancien séminaire datant du XVIIIe siècle, le centre possède une chapelle encore consacrée où sont organisés des concerts, ainsi qu’une salle d’exposition et une vaste cour intérieure de 2 000 m², un luxe rare à deux pas du Panthéon. Le site dispose également de plusieurs espaces de résidence comprenant 45 chambres destinées aux artistes et chercheurs.

    Le centre se donne pour mission de faire connaître la scène culturelle irlandaise sous toutes ses formes. Concerts de musique traditionnelle ou contemporaine, expositions abordant les réalités sociales du pays, comme la crise du logement, ou encore résidences d’artistes : l’établissement agit comme une véritable vitrine de la création irlandaise actuelle.

    Le compositeur Francis Heery, accueilli en résidence, insiste sur l’importance de tels lieux : selon lui, les artistes et créateurs apportent une énergie indispensable à la société. Il rappelle aussi combien il est essentiel de soutenir la création en offrant aux artistes le temps et les conditions nécessaires pour développer leur travail.

    Des institutions parfois centenaires

    Si le Centre culturel irlandais existe sous sa forme actuelle depuis un peu plus de vingt ans, d’autres institutions parisiennes possèdent une histoire beaucoup plus ancienne. C’est le cas de l’Institut Liszt, centre culturel hongrois situé dans le 6e arrondissement.

    Reconnaissable à sa statue représentant une jeune femme coiffée d’un chapeau, l’établissement célébrera bientôt son centenaire. Sa directrice, Adrienne Éva Burányi, revient sur sa création en 1928. À l’époque, la Hongrie souhaitait renforcer ses liens avec l’Europe occidentale et favoriser les échanges intellectuels et culturels. Cette ambition a conduit à la mise en place d’un réseau d’instituts hongrois à l’étranger, appelés Collegium Hungaricum, destinés à promouvoir la culture nationale et à soutenir les étudiants et chercheurs hongrois.

    Bien que le bâtiment soit actuellement fermé pour rénovation, l’Institut poursuit ses activités grâce à une programmation organisée hors les murs. Sa mission reste inchangée : faire rayonner la culture hongroise et préserver son héritage artistique. Le public peut ainsi assister à des projections de films de grands réalisateurs hongrois comme Béla Tarr ou découvrir des événements consacrés à des figures majeures telles que György Kurtág et Béla Bartók.

    La culture comme outil diplomatique

    La gouvernance de ces centres varie selon les pays. Certains sont administrés par des fondations indépendantes, tandis que d’autres dépendent directement des ambassades ou des ministères de la Culture et des Affaires étrangères. L’Institut hongrois fait partie de cette seconde catégorie.

    Dans ce contexte, les évolutions politiques peuvent susciter des interrogations. Après le récent changement de gouvernement en Hongrie, marqué par l’arrivée de Péter Magyar et le départ de Viktor Orbán après seize années de pouvoir, la direction de l’Institut reste prudente quant aux conséquences possibles sur ses activités. Adrienne Éva Burányi souligne qu’il est encore trop tôt pour anticiper les orientations futures, alors que la nouvelle équipe gouvernementale est en train de mettre en place ses priorités.

    Au-delà de leur vocation artistique, ces centres représentent aussi des instruments de diplomatie culturelle et de rayonnement international. Cette dimension est particulièrement importante pour le Centre culturel de Taïwan, installé dans un hôtel particulier du XVIIIe siècle à proximité du musée d’Orsay.

    Son directeur, Chen Hung Hsing, explique que la situation diplomatique complexe entre Taïwan et la Chine rend la culture d’autant plus précieuse. Sans chercher à instrumentaliser les arts, le centre considère la création culturelle comme un moyen de faire connaître Taïwan en Europe et de renforcer sa visibilité sur la scène internationale.

    Favoriser les échanges et la compréhension mutuelle

    Le Centre culturel taïwanais multiplie les collaborations avec des institutions françaises prestigieuses telles que le Festival d’Avignon, Chaillot ou encore l’Ircam. Depuis la signature d’un partenariat avec ce dernier en 2018, un laboratoire sonore taïwanais travaille en étroite relation avec les chercheurs et acousticiens français dans le cadre du festival ManiFeste. Cette coopération s’inscrit dans une démarche durable et constitue un échange majeur pour les deux pays.

    Les centres culturels étrangers de Paris entretiennent également des liens étroits entre eux. Une soixantaine d’institutions sont regroupées au sein du Ficeps, le Forum des instituts culturels étrangers à Paris, actuellement présidé par Nora Hickey M’Sichili.

    Cependant, plusieurs établissements traversent aujourd’hui une période économique délicate. Les conflits internationaux et les restrictions budgétaires entraînent une diminution des financements pour certains centres. La situation semble toutefois différente du côté irlandais, où la culture bénéficie au contraire d’un soutien accru et d’investissements importants.

    À l’occasion de la Fête de la musique, le Centre culturel irlandais prévoit notamment une rencontre artistique originale entre musiciens grecs et irlandais autour du bouzouki. Pour sa directrice, si la culture ne peut pas résoudre tous les conflits, elle a néanmoins le pouvoir fondamental de rapprocher les peuples et de favoriser une meilleure compréhension entre les individus.

    Photos: https://www.centreculturelirlandais.com

  • Filly di Somma

    A soli tre anni dal grande restauro effettuato in vista delle Olimpiadi di Parigi 2024, il celebre Pont des Arts presenta già diversi problemi strutturali. La storica passerella pedonale sulla Senna, tra i luoghi più fotografati della capitale francese, sarà infatti interessata da nuovi lavori urgenti a partire da maggio 2026.

    Il ponte simbolo del romanticismo parigino

    Situato tra il Louvre e l’Institut de France, il Pont des Arts è uno dei ponti più iconici di Parigi. Realizzato all’inizio dell’Ottocento, è diventato nel tempo un punto di riferimento per turisti, artisti e coppie provenienti da tutto il mondo.

    Per anni il ponte è stato associato ai famosi “lucchetti dell’amore”, rimossi nel 2015 dopo che il peso eccessivo aveva creato seri rischi per la sicurezza della struttura.

    Nel 2023 il Comune di Parigi aveva avviato un importante progetto di riqualificazione costato circa 1,8 milioni di euro. L’intervento aveva riguardato soprattutto il rifacimento della pavimentazione in legno, sostituita con materiali ritenuti più resistenti e adatti alle condizioni climatiche della città.

    Le criticità emerse negli ultimi mesi

    Nonostante il recente intervento, oggi il ponte mostra già numerosi segni di usura. Alcune tavole della passerella risultano instabili, mentre in altri punti sono state installate coperture temporanee per evitare problemi ai pedoni.

    Secondo quanto riportato dai media francesi, in certe aree del ponte sarebbero comparsi persino piccoli vuoti tra le assi, rendendo necessario un intervento rapido per garantire la sicurezza dei visitatori.

    La situazione ha sollevato diverse polemiche anche a livello politico locale, con critiche rivolte alla qualità dei lavori eseguiti pochi anni fa.

    Perché il Pont des Arts si è deteriorato così velocemente?

    Le indagini preliminari sembrano indicare che il problema non riguardi direttamente il legno utilizzato nel restauro, ma piuttosto alcuni elementi di fissaggio che non avrebbero retto all’utilizzo intenso del ponte.

    Ogni giorno il Pont des Arts viene attraversato da migliaia di persone e sottoposto continuamente a vibrazioni, umidità e variazioni di temperatura. Anche il passaggio frequente delle biciclette avrebbe contribuito ad accelerare il deterioramento della struttura.

    La combinazione di questi fattori avrebbe compromesso più rapidamente del previsto la stabilità di alcune parti della passerella.

    I lavori partiranno a maggio 2026

    Per mettere in sicurezza il ponte, la città di Parigi ha programmato un nuovo cantiere a partire dall’11 maggio 2026. Gli interventi dovrebbero durare circa due mesi e interesseranno principalmente il consolidamento delle parti danneggiate e la sostituzione dei sistemi di fissaggio difettosi.

    Durante il periodo dei lavori il Pont des Arts dovrebbe restare in parte accessibile, anche se potrebbero esserci limitazioni temporanee al passaggio.

    Un tema più ampio per la capitale francese

    La vicenda del Pont des Arts riporta l’attenzione sul tema della manutenzione dei monumenti storici parigini. Molte infrastrutture della città, soprattutto quelle più frequentate dai turisti, devono infatti affrontare un’usura sempre più rapida dovuta all’enorme afflusso quotidiano di visitatori.

    Il caso del celebre ponte sulla Senna dimostra quanto sia complesso preservare il patrimonio storico di Parigi senza compromettere sicurezza e fruibilità.

    Nonostante tutto, il Pont des Arts continua però a rappresentare uno dei luoghi più affascinanti della capitale francese, capace ancora oggi di attirare migliaia di persone ogni giorno grazie alla sua vista spettacolare sulla Senna e al suo intramontabile fascino romantico.

    Parigi, estate tra cantieri e arte urbana: il Pont des Arts sarà restaurato mentre JR rivoluzionerà il Pont Neuf

    Le prossime settimane saranno particolarmente movimentate per i ponti storici di Parigi. Se il Pont des Arts dovrà affrontare nuovi lavori di manutenzione dopo il recente restauro, il Pont Neuf si trasformerà invece in una gigantesca opera d’arte contemporanea grazie a un progetto spettacolare dello street artist JR.

    Due luoghi iconici della capitale francese finiranno così al centro dell’attenzione internazionale, ma per motivi molto diversi: da una parte problemi strutturali e interventi urgenti, dall’altra una delle installazioni artistiche più attese dell’anno.

    Nuovi problemi per il Pont des Arts

    La celebre passerella pedonale che attraversa la Senna tra il Louvre e l’Institut de France mostra già importanti segni di deterioramento, nonostante il grande intervento di riqualificazione completato soltanto nel 2023.

    Negli ultimi mesi diverse parti della pavimentazione hanno iniziato a dare problemi: alcune assi risultano instabili, mentre in altri punti sono state installate protezioni temporanee per garantire la sicurezza dei passanti.

    Per questo motivo il Comune di Parigi ha deciso di avviare un nuovo cantiere dall’11 maggio 2026. I lavori, previsti per circa due mesi, serviranno soprattutto a rinforzare la struttura e sostituire alcuni elementi tecnici che si sarebbero deteriorati molto più velocemente del previsto.

    Secondo quanto emerso, le criticità non riguarderebbero tanto il legno utilizzato durante il restauro quanto i sistemi di fissaggio, messi sotto pressione dal continuo passaggio quotidiano di turisti, pedoni e biciclette.

    JR trasformerà il Pont Neuf in un’opera immersiva

    Contemporaneamente, un altro ponte storico della città si preparerà a vivere una metamorfosi completamente diversa.

    Dal 6 al 28 giugno 2026, il Pont Neuf ospiterà infatti “La Caverne du Pont Neuf”, il nuovo progetto monumentale dell’artista francese JR, conosciuto in tutto il mondo per le sue installazioni urbane di grande impatto visivo.

    L’intervento cambierà radicalmente l’aspetto del ponte più antico di Parigi, che verrà trasformato in una gigantesca struttura ispirata a una caverna minerale.

    Una gigantesca “grotta” nel cuore di Parigi

    L’installazione immaginata da JR avvolgerà il Pont Neuf con una scenografia monumentale lunga oltre cento metri e alta circa diciassette. L’effetto finale sarà quello di una grande formazione rocciosa comparsa improvvisamente nel centro della capitale.

    Il pubblico potrà attraversare l’opera entrando all’interno della struttura, vivendo un’esperienza immersiva arricchita da suoni, luci ed elementi digitali interattivi.

    La componente musicale sarà curata da Thomas Bangalter, ex membro dei Daft Punk, che contribuirà a creare un’atmosfera ancora più suggestiva lungo la Senna.

    L’installazione sarà visitabile gratuitamente per tutta la durata dell’evento.

    Un tributo alla storica opera di Christo

    Il progetto di JR nasce anche come omaggio a Christo e Jeanne-Claude, gli artisti che nel 1985 resero celebre il Pont Neuf rivestendolo completamente con enormi teli color sabbia in una delle opere di arte pubblica più iconiche del secolo scorso.

    A quarant’anni di distanza, JR riprende idealmente quello spirito trasformando ancora una volta il ponte in uno spazio artistico fuori dal comune, reinterpretandolo con un linguaggio contemporaneo.

    Due ponti simbolo di una città in continua trasformazione

    La coincidenza tra questi due eventi racconta bene le due anime di Parigi: da un lato la necessità di preservare un patrimonio storico fragile e sottoposto a una pressione turistica sempre più intensa; dall’altro la capacità della città di reinventarsi continuamente attraverso l’arte e la creatività.Mentre il Pont des Arts verrà messo in sicurezza dopo i problemi emersi negli ultimi mesi, il Pont Neuf diventerà invece uno dei luoghi culturali più spettacolari dell’estate parigina.

  • Filly di Somma

    Quando si parla di Francia, è naturale pensare subito a Parigi, simbolo di arte e romanticismo. Ma per chi desidera scoprire un volto diverso del Paese, fatto di natura, oceano e architetture affascinanti, la destinazione ideale è Arcachon.

    Ed è proprio qui, nel suggestivo quartiere della Ville d’Hiver, che si trova la raffinata Villa Gardenia.

    Una villa storica nel cuore della Ville d’Hiver

    Villa Gardenia è una delle dimore più caratteristiche della Ville d’Hiver, il celebre quartiere storico di Arcachon sviluppatosi tra Ottocento e primo Novecento come luogo di villeggiatura d’élite.

    Costruita nel 1892, la villa rappresenta un perfetto esempio dell’architettura locale, nota come “villa arcachonnaise”, uno stile eclettico che mescola influenze neogotiche, coloniali e alpine.

    Tra i suoi elementi più distintivi spicca una torre circolare in mattoni, che le conferisce un aspetto quasi fiabesco, tipico delle residenze più scenografiche della zona.

    Un simbolo dell’architettura elegante di Arcachon

    Le ville della Ville d’Hiver non sono semplici abitazioni, ma vere opere d’arte immerse nel verde. Villa Gardenia si inserisce perfettamente in questo contesto: una dimora immersa nella natura, circondata da pini e caratterizzata da dettagli decorativi ricercati.

    Questo tipo di architettura nasce per stupire e offrire comfort ai viaggiatori dell’epoca, e ancora oggi conserva un fascino senza tempo. Le forme asimmetriche, le decorazioni elaborate e i volumi scenografici rendono ogni villa unica.

    Tra storia e rinascita

    Nel corso degli anni, Villa Gardenia ha cambiato nome più volte, segno della sua lunga storia e delle trasformazioni che ha attraversato. Solo recentemente ha recuperato la sua identità originaria, tornando a chiamarsi “Gardenia”.

    Questo percorso riflette perfettamente lo spirito di Arcachon: una località che sa rinnovarsi senza perdere il legame con il proprio passato.

    Un soggiorno tra oceano e natura

    Soggiornare in una villa come Gardenia significa vivere un’esperienza autentica nel Bacino di Arcachon. La zona offre:

    • Spiagge sabbiose affacciate sull’Atlantico
    • Foreste di pini ideali per passeggiate e relax
    • La spettacolare Duna di Pilat, la più alta d’Europa
    • Gastronomia locale, con le celebri ostriche del bacino

    Il tutto in un’atmosfera rilassata e raffinata, lontana dal turismo di massa.

    Da Parigi all’Atlantico: un itinerario perfetto

    Integrare una visita a Arcachon in un viaggio a Parigi è una scelta sempre più apprezzata. In poche ore si passa dal ritmo frenetico della capitale alla quiete dell’oceano, scoprendo una Francia meno conosciuta ma altrettanto affascinante.

    Villa Gardenia rappresenta una tappa ideale di questo itinerario: un luogo dove storia, architettura e natura si incontrano.

    Villa Gardenia non è solo una villa storica, ma un simbolo dell’eleganza senza tempo di Arcachon. Perfetta per chi cerca autenticità, bellezza e tranquillità, rappresenta una delle gemme nascoste della costa atlantica francese.

    Se vuoi arricchire il tuo viaggio oltre Parigi, questo angolo di Francia saprà sorprenderti.

    Foto copertina e interne @villagardenia.arcachon e https://www.villagardenia.fr/ Photographies par : Cécile Perrinet-Lhermitte

    8 camere spaziose ( 15 posti letto)

  • Filly di Somma

    La 35ª edizione del Tour Auto, in programma dal 3 al 9 maggio, promette ancora una volta un evento fuori dal comune: un museo itinerante che fonde passione per l’automobile, eredità storica e scenari di straordinaria bellezza.

    Il punto di partenza è Parigi, nello straordinario contesto del Grand Palais, che torna ad accogliere la manifestazione dopo cinque anni. Sotto la sua imponente struttura in vetro, oltre 240 auto d’epoca vengono presentate al pubblico durante le verifiche tecniche, trasformando il cuore della capitale in una celebrazione vivente della storia automobilistica.

    Martedì 5 maggio la gara entra nel vivo: i motori si accendono e la carovana parte in direzione Clermont-Ferrand. Il percorso si snoda tra castelli, vigneti e strade panoramiche, con le prime sfide che includono il circuito di Nevers-Magny-Cours e un passaggio esclusivo sulla pista di prova Michelin di Ladoux. La giornata si conclude alla Grande Halle d’Auvergne, dove il paddock resta accessibile al pubblico.

    La seconda tappa attraversa alcuni degli scenari più suggestivi della Francia: dal massiccio del Puy de Sancy al Parco Naturale dell’Aubrac, fino alla scenografica Cattedrale di Mende. Il viaggio continua tra luoghi iconici come il Cirque de Navacelles e il Parco delle Grandes Causses, con una giornata intensa che prevede anche una prova sul circuito di Circuito di Albi.

    Il percorso conduce poi verso Tolosa, con arrivo presso il Musée Aeroscopia, prima di affrontare una delle fasi più spettacolari dell’intero itinerario.

    L’8 maggio gli equipaggi entrano nel cuore dei Pirenei: una giornata fatta di tornanti, salite e panorami mozzafiato, con tappe leggendarie come il Col de Peyresourde e il Col d’Aspin. Dopo il passaggio da Lourdes e una prova sul circuito di Pau-Arnos, la giornata si chiude al Palais Beaumont di Pau.

    Gran finale il 9 maggio a Biarritz, presso la Cité de l’Océan, dove termina questo straordinario viaggio.

    Con circa 240 vetture leggendarie in gara, il Tour Auto 2026 si conferma molto più di una competizione: è un’esperienza immersiva che attraversa la Francia, unendo eleganza, storia e passione in un racconto in movimento che parte da Parigi e arriva fino all’oceano.