-
Filly di Somma
Il 31 marzo è una data speciale per chi ama viaggiare: si celebra il compleanno della Torre Eiffel, il monumento più famoso di Parigi e tra le attrazioni turistiche più visitate al mondo.
Se stai organizzando un viaggio nella capitale francese, questo è il momento perfetto per scoprire la sua storia e lasciarti ispirare.
🏗️ Quando è nata la Torre Eiffel?
La Torre Eiffel fu inaugurata il 31 marzo 1889 durante l’Esposizione Universale del 1889, evento organizzato per celebrare i 100 anni della Rivoluzione francese.
Il progetto porta il nome dell’ingegnere Gustave Eiffel, che realizzò una struttura rivoluzionaria per l’epoca: oltre 300 metri di altezza, costruita interamente in ferro.
👉 Curiosità: doveva essere smontata dopo 20 anni, ma fu salvata grazie alla sua utilità come antenna radio.
😲 Perché all’inizio non piaceva?

Oggi è il simbolo romantico per eccellenza, ma all’inizio la Torre Eiffel era molto criticata.
Scrittori e artisti parigini la definivano:
- “inutile”
- “mostruosa”
- “un’offesa alla bellezza della città”
E invece, con il tempo, è diventata l’icona indiscussa di Parigi e della Francia.
🌆 Visitare la Torre Eiffel oggi
Se stai pianificando cosa vedere a Parigi, la Torre Eiffel è una tappa obbligatoria.
Ecco cosa puoi fare:
- salire fino ai livelli panoramici per una vista mozzafiato
- cenare con vista sulla città
- ammirarla illuminata di notte (uno degli spettacoli più belli di Parigi)
💡 Consiglio viaggio: prenota i biglietti in anticipo per evitare lunghe file, soprattutto nei periodi di alta stagione.
✨ Perché visitarla almeno una volta
Visitare la Torre Eiffel non è solo “vedere un monumento”, ma vivere un’esperienza:
- è il punto panoramico più famoso di Parigi
- è il luogo perfetto per foto indimenticabili
- è simbolo di romanticismo e cultura
Il 31 marzo non è solo il compleanno della Torre Eiffel, ma anche l’occasione ideale per riscoprire il fascino di Parigi.
Che tu stia pianificando un weekend o un viaggio più lungo, questa icona senza tempo ti aspetta per regalarti emozioni uniche.
-
Filly di Somma
La fioritura dei ciliegi in Giappone è uno degli spettacoli naturali più affascinanti al mondo, capace di trasformare intere città in paesaggi poetici sospesi tra realtà e sogno. Questo fenomeno, noto come sakura, segna l’arrivo della primavera e porta con sé un profondo significato culturale, oltre a un impatto visivo straordinario, soprattutto in una metropoli come Tokyo.
La magia dei sakura a Tokyo
A Tokyo, la fioritura dei ciliegi avviene generalmente tra la fine di marzo e l’inizio di aprile, anche se le date precise variano ogni anno in base alle condizioni climatiche. I parchi cittadini, i viali alberati e persino i fiumi diventano luoghi privilegiati per ammirare questo spettacolo. Tra i luoghi più iconici si trovano grandi distese di ciliegi che, quando sono in piena fioritura (mankai), creano un effetto di nuvole rosa e bianche.
Uno degli aspetti più affascinanti è la brevità della fioritura: i fiori durano solo pochi giorni prima di cadere, spesso trasportati dal vento come una delicata pioggia di petali. Questo carattere effimero è centrale nella sensibilità estetica giapponese, perché richiama il concetto di impermanenza della vita.
La fioritura nel resto del Giappone
Il Giappone, estendendosi da sud a nord, offre una “onda” di fioritura che attraversa l’arcipelago. Si parte dalle regioni meridionali, dove i ciliegi sbocciano già a febbraio, fino ad arrivare alle zone più settentrionali, dove la fioritura può avvenire anche a maggio.
Questa progressione viene seguita con grande attenzione dai media giapponesi, che pubblicano previsioni dettagliate chiamate sakura zensen (il “fronte dei ciliegi”), permettendo a residenti e turisti di organizzare viaggi e celebrazioni nel momento migliore.
Hanami: molto più di una semplice osservazione

La tradizione dell’Hanami (letteralmente “guardare i fiori”) è il cuore culturale della fioritura dei ciliegi. Non si tratta solo di osservare la bellezza dei sakura, ma di viverla collettivamente.
Durante l’Hanami, famiglie, amici e colleghi si riuniscono sotto gli alberi in fiore per fare picnic, bere e condividere momenti di convivialità. I parchi si riempiono di teli blu, cibo tradizionale e risate, creando un’atmosfera festosa e al tempo stesso contemplativa. Di sera, molti luoghi vengono illuminati per lo yozakura, la visione notturna dei ciliegi, che aggiunge un tocco ancora più suggestivo.
Un simbolo profondo
I sakura non sono solo belli: rappresentano la fragilità e la bellezza della vita. La loro fioritura breve ma intensa è spesso associata alla giovinezza, al rinnovamento e al passare del tempo. Per questo motivo, i ciliegi in fiore sono stati celebrati per secoli nella poesia, nell’arte e nella filosofia giapponese.
La fioritura dei ciliegi in Giappone, e in particolare a Tokyo, è un’esperienza che va oltre il turismo: è un incontro con una tradizione millenaria e con un modo unico di percepire la natura e la vita. Partecipare all’Hanami significa entrare in sintonia con un momento collettivo di bellezza, riflessione e gioia condivisa, che ogni anno si rinnova, breve e perfetto come i petali di un sakura.
-
Filly di Somma
Chez Fred è uno di quei ristoranti parigini che sembrano esistere fuori dal tempo, un luogo dove la tradizione gastronomica francese si esprime nella sua forma più autentica e generosa. Situato nel cuore di Parigi, questo bistrot elegante ma accogliente è diventato celebre per una proposta tanto semplice quanto straordinaria: una selezione di circa 50 tipi di formaggi, serviti con cura e passione.
Entrare da Chez Fred significa immergersi in un’atmosfera tipicamente parigina, fatta di luci calde, tavoli ravvicinati e un servizio attento ma mai invadente. Il profumo che accoglie gli ospiti è quello inconfondibile dei formaggi stagionati, un invito irresistibile per gli amanti della gastronomia francese. Qui il formaggio non è un semplice complemento del pasto, ma il vero protagonista.

La carta dei formaggi è un viaggio attraverso le regioni della Francia: dai cremosi Brie e Camembert dell’Île-de-France, ai più intensi Roquefort e Bleu d’Auvergne, fino ai sapori decisi dei formaggi di montagna come il Comté e il Reblochon. Ogni varietà è selezionata con attenzione, spesso proveniente da piccoli produttori artigianali, e servita nel momento ideale di maturazione per esaltarne aromi e consistenze.
Ma Chez Fred non è solo formaggio. Il menu propone anche piatti classici della cucina francese, preparati con ingredienti di alta qualità e nel rispetto delle ricette tradizionali. Tuttavia, è difficile resistere alla tentazione di dedicare gran parte del pasto alla degustazione casearia, magari accompagnata da un buon bicchiere di vino selezionato dalla ricca cantina del locale.
Ciò che rende davvero speciale Chez Fred è l’esperienza complessiva: non si tratta solo di mangiare, ma di scoprire, assaporare e lasciarsi guidare in un percorso sensoriale unico. Il personale, competente e appassionato, è sempre pronto a consigliare abbinamenti e raccontare la storia dei prodotti serviti.
In una città come Parigi, dove l’offerta gastronomica è vastissima, Chez Fred riesce a distinguersi puntando su una delle eccellenze più amate della Francia: il formaggio. Un luogo imperdibile per chi desidera vivere un’esperienza autentica e indulgente, all’insegna del gusto e della tradizione.
- Sito web: https://chezfreddepuis1945.com/
-
Filly di Somma
Nel cuore del quartiere EUR, tra architetture razionaliste e ampi viali, si nasconde un angolo capace di trasportare i visitatori lontano, fino al Giappone. La Passeggiata del Giappone, che costeggia il Laghetto dell’EUR, è uno dei luoghi più suggestivi della capitale durante la primavera, quando i ciliegi in fiore trasformano il paesaggio in una scena quasi onirica.
Ogni anno, tra fine marzo e inizio aprile, decine di alberi di ciliegio (sakura) esplodono in una fioritura delicata e spettacolare. I petali, leggeri come seta, tingono l’aria di rosa e bianco, creando una cornice perfetta per passeggiate lente, fotografie e momenti di contemplazione. Il contrasto tra la geometria urbana dell’EUR e la fragilità dei fiori rende questo luogo unico: un incontro tra rigore e poesia.
La Passeggiata del Giappone non è solo un viale alberato, ma un simbolo di amicizia tra Italia e Giappone. I ciliegi furono infatti donati dalla città di Tokyo a Roma, trasformando questo spazio in un ponte culturale vivo e fiorito. Nei giorni di piena fioritura, il laghetto si anima: famiglie, coppie e appassionati si ritrovano per godere della bellezza effimera dei sakura, spesso seduti sull’erba o lungo le rive, immersi in un’atmosfera quasi sospesa nel tempo.
Camminare qui significa rallentare, osservare, lasciarsi sorprendere. È un invito a riscoprire la meraviglia nelle piccole cose: un petalo che cade, un riflesso sull’acqua, una luce dorata che attraversa i rami.
🌸 Il significato dell’Hanami nella cultura giapponese
L’ammirazione dei ciliegi in fiore in Giappone prende il nome di Hanami, che letteralmente significa “guardare i fiori”. Ma ridurlo a una semplice osservazione estetica sarebbe limitante: l’hanami è un vero e proprio rito culturale, profondamente radicato nella sensibilità giapponese.
Tradizionalmente, durante la fioritura dei sakura, le persone si riuniscono nei parchi per trascorrere del tempo sotto gli alberi: si mangia, si beve, si conversa, ma soprattutto si contempla. Questa pratica ha origini antiche, risalenti a più di mille anni fa, durante il periodo Heian, quando era diffusa tra la nobiltà imperiale.
Il valore simbolico dei fiori di ciliegio è centrale: essi rappresentano la transitorietà della vita. I sakura fioriscono in modo spettacolare, ma la loro bellezza dura pochissimo — spesso solo pochi giorni — prima che i petali cadano. Questo ciclo breve e intenso richiama un concetto fondamentale della cultura giapponese, legato alla consapevolezza dell’impermanenza, vicino all’idea di mono no aware: la dolce malinconia per ciò che è destinato a finire.
Partecipare all’hanami significa quindi celebrare il presente, accettando al tempo stesso la sua fragilità. È un momento di gioia, ma anche di riflessione: un invito a vivere pienamente ogni istante, proprio perché destinato a svanire.

-
Filly di Somma
Parigi si conferma ancora una volta capitale mondiale dell’arte grazie al prestigioso Salon du Dessin, uno degli appuntamenti più attesi dagli appassionati e dai collezionisti di opere su carta. L’edizione 2025 si è svolta dal 26 al 31 marzo 2025 nella suggestiva cornice del Palais Brongniart, nel cuore di Parigi.
Un viaggio nella storia del disegno
Il Salon du Dessin non è solo una fiera, ma un vero e proprio viaggio attraverso i secoli. Le opere esposte spaziano dal Rinascimento fino all’arte contemporanea, offrendo una panoramica unica sull’evoluzione del disegno come forma espressiva autonoma. Tra fogli antichi, studi preparatori e opere compiute, i visitatori hanno potuto ammirare lavori di maestri che hanno segnato la storia dell’arte.
Particolare attenzione è stata dedicata alla qualità e alla rarità delle opere selezionate: ogni galleria espone infatti una selezione accurata, rendendo l’evento un punto di riferimento per il mercato internazionale del disegno.
Un evento per collezionisti e appassionati

Il Salon du Dessin rappresenta un’occasione imperdibile non solo per i collezionisti, ma anche per studiosi, curatori e semplici appassionati. Durante la manifestazione si svolgono conferenze, incontri e presentazioni che approfondiscono temi legati alla conservazione, alla storia e al mercato del disegno.
Inoltre, l’evento favorisce il dialogo tra istituzioni museali e collezionisti privati, contribuendo alla valorizzazione di opere spesso poco visibili al grande pubblico.
Parigi, cuore pulsante dell’arte
Non è un caso che una manifestazione di tale prestigio si tenga proprio a Parigi. La città continua a essere un punto di riferimento per il mondo artistico internazionale, capace di coniugare tradizione e contemporaneità. Durante i giorni del Salon du Dessin, Parigi si anima ulteriormente con mostre, eventi collaterali e aperture straordinarie di gallerie e musei.
Il Salon du Dessin si conferma dunque un appuntamento imprescindibile per chiunque voglia immergersi nell’arte del disegno e scoprire opere di straordinaria bellezza e valore storico. Un evento che celebra la delicatezza e la potenza di una tecnica spesso considerata “minore”, ma che in realtà rappresenta la base di ogni grande creazione artistica.
Visitare Parigi durante questo periodo significa vivere un’esperienza culturale completa, capace di affascinare tanto gli esperti quanto i curiosi.
foto copertina e interna https://salondudessin.com/ ( programma nel sito)
-
di Filly di Somma
Sabato 28 marzo 2026, alle ore 16.30, presso la Fondazione Venanzo Crocetti, si terrà il finissage della mostra collettiva Uno spazio di scambi e connessioni. Forme dell’arte contemporanea giapponese nella penisola italica, curata da Alberto Dambruoso e Mayumi Miyazawa. Tra gli artisti partecipanti figurano Nobushige Akiyama, Yuriko Damiani, Uemon Ikeda, Machiko Kodera, Hidetoshi Nagasawa, Kyoji Nagatani, Yoshin Ogata, Naoya Takahara, Sahoko Takahashi e Kan Yasuda.
L’iniziativa è promossa dalla Fondazione Venanzo Crocetti con il contributo del Ministero della Cultura e il patrocinio della Fondazione Italia Giappone e dell’Istituto Giapponese di Cultura di Roma. Il progetto espositivo rientra nelle celebrazioni del 160° Anniversario del Trattato di Amicizia tra Italia e Giappone, dedicandosi agli artisti giapponesi contemporanei che hanno scelto l’Italia come luogo privilegiato per formazione, ricerca e sperimentazione creativa.

Il finissage inizierà con l’Incontro con la poesia giapponese, patrocinato dalla FUIS (Federazione Unitaria Italiana Scrittori) e organizzato insieme alla Fondazione Italia Giappone, a partire dalle 16.30. Dopo i saluti di Tetsuro Akanegakubo, Vicepresidente della Fondazione Crocetti, interverranno:
- Umberto Vattani, Presidente della Fondazione Italia Giappone
- Guidotto Colleoni, già docente di Letteratura giapponese alla Sapienza Università di Roma, esperto di poesia giapponese classica e kanshi, inclusa la produzione di autori come Natsume Sōseki e Akutagawa Ryūnosuke
- Diego Martina, scrittore e traduttore di letteratura giapponese, allievo della haijin Kuroda Momoko e tra i vincitori della 76ª edizione del concorso in lingua giapponese Bashō-ō ken’ei haiku, dedicato a Matsuo Bashō
Il dialogo sarà condotto da Miho Tokimoto, docente di lingua giapponese alla Sapienza Università di Roma e studiosa di didattica della lingua e cultura giapponese.
A seguire verrà presentato il catalogo bilingue (italiano-giapponese) della mostra, edito da Bordeaux Edizioni, alla presenza dei curatori, degli artisti e dell’editore.
Ingresso libero.
-
Filly di Somma
Nel corso delle stagioni più recenti di Emily in Paris, la serie di Netflix ha spostato parte delle sue riprese dalla romantica Parigi alla Città Eterna, regalando agli spettatori scorci di Roma tra storia, eleganza e vita moderna.
Emily Cooper, interpretata da Lily Collins, si trova a muoversi tra piazze storiche, stradine caratteristiche e atmosfere tipicamente italiane, con la città che diventa quasi un personaggio a sé stante nella storia.
Tra le location romane, spicca senza dubbio il Sofitel Rome Villa Borghese, un elegante hotel situato nel cuore della città. È qui che si svolge una scena memorabile su una delle terrazze panoramiche dell’albergo, il ristorante/rooftop “Settimo”, dove i personaggi vivono un piccolo momento di tensione e divertimento legato alle loro vicende sentimentali. La scelta di girare direttamente sul posto, anziché in studio, ha permesso di catturare la vista spettacolare della città e l’eleganza dell’hotel, rendendo la scena visivamente riconoscibile.
Ma Roma nella serie non si limita a questa location interna. Numerosi esterni mostrano luoghi iconici: dal Colosseo alla Fontana di Trevi, da Piazza Mattei con la sua Fontana delle Tartarughe, fino a passeggiate tra Villa Borghese, Via Veneto e il Gianicolo.

Settimo – Sofitel Rome Villa Borghese
Oltre al celebre Sofitel Rome Villa Borghese, che ha ospitato una scena memorabile sulla sua terrazza panoramica Settimo, Emily in Paris ha scelto altri hotel di lusso di Roma come sfondo per alcune sequenze della serie. Queste location non solo mostrano l’eleganza degli interni, ma permettono anche di catturare l’atmosfera raffinata della capitale italiana.
Tra gli altri alberghi protagonisti delle riprese troviamo il Hotel de Russie, dove Emily e Sylvie si incontrano con colleghi e clienti per discutere di progetti importanti, regalando agli spettatori scorci eleganti e ricercati della struttura. Poi c’è l’Orient Express La Minerva Hotel, che diventa il punto di soggiorno di Mindy durante la sua esperienza romana, con scene legate a momenti di socialità, lavoro e piccole feste tra amici.
Tra altri hotel di lusso romani compare anche l’Hotel Eden, utilizzato come ambientazione per alcuni momenti della protagonista.
Alcune fonti parlano anche del Posta Vecchia Hotel, dove è stato visto il personale di produzione e le telecamere durante le riprese, anche se non ci sono conferme ufficiali su scene precise ambientate lì.
Ogni scena girata in queste splendide location trasmette il fascino della città eterna, mescolando la realtà dei luoghi con la narrazione romanzata della serie.
Tutte queste location si trovano nel cuore di Roma, vicino a piazze, monumenti e vie storiche, e la loro scelta da parte della produzione serve a dare alla stagione ambientata nella Capitale un senso di autenticità e glamour, rispecchiando lo stile e l’eleganza della città così come viene raccontata nella serie.
In questo modo, Emily in Paris non solo racconta le avventure di una giovane americana a Parigi, ma regala anche un piccolo viaggio attraverso la bellezza e il fascino di Roma, mostrando scorci perfetti per chi ama scoprire la città attraverso lo sguardo del cinema.

Terrazza Settimo – Sofitel Rome Villa Borghese
-
Filly di Somma
Nel cuore di Parigi, città da sempre simbolo di arte, romanticismo e introspezione, esiste un luogo capace di trasformare una semplice pausa caffè in un viaggio nel tempo. Si tratta del Café Pli, uno spazio originale che invita i visitatori a compiere un gesto tanto semplice quanto potente: scrivere una lettera a se stessi e spedirla nel futuro.
Non è solo una trovata creativa, ma una vera e propria esperienza emotiva che sta conquistando viaggiatori e curiosi da tutta Europa.
Un caffè, una lettera, una promessa
Entrando al Café Pli, l’atmosfera è accogliente e raccolta, pensata per rallentare il ritmo frenetico della città. Qui, oltre a gustare un caffè, si riceve un kit composto da carta, penna e busta. Il resto è affidato all’intimità del momento: scrivere un messaggio al proprio “io futuro”.
Si può scegliere quando riceverlo — tra uno, cinque o persino vent’anni. Il locale si occupa poi di custodire la lettera e spedirla alla data stabilita, trasformando un pensiero presente in una sorpresa futura.
Il nome stesso, “pli”, che in francese significa “piega”, richiama il gesto di chiudere e conservare una lettera, affidandola al tempo.
Il viaggio dentro se stessi
In un’epoca dominata dalla comunicazione istantanea, l’idea di scrivere a mano e attendere anni per rileggere le proprie parole rappresenta una piccola rivoluzione. Il Café Pli offre uno spazio per fermarsi, riflettere e mettere nero su bianco desideri, paure, obiettivi e sogni.
Per molti viaggiatori, questa esperienza diventa uno dei momenti più memorabili del soggiorno a Parigi: non una semplice tappa turistica, ma un’occasione per creare un legame profondo con il proprio percorso personale.
Una tendenza che guarda al futuro
Il successo del Café Pli riflette un bisogno crescente di esperienze autentiche e significative. Sempre più persone cercano viaggi che non siano solo spostamenti fisici, ma occasioni di crescita interiore.
In questo senso, il caffè parigino rappresenta un esempio virtuoso di come il turismo possa evolversi, offrendo non solo luoghi da visitare, ma esperienze da vivere e ricordare — o, come in questo caso, da riscoprire negli anni a venire.
Anche senza raggiungere Parigi, il concetto è facilmente replicabile: basta carta, penna e un po’ di tempo per sé. Scrivere una lettera al proprio futuro può diventare un rituale personale, un modo per fotografare un momento della propria vita e osservarne l’evoluzione nel tempo.
Per chi invece si trova nella capitale francese, il Café Pli resta una tappa insolita e suggestiva, capace di lasciare un segno ben oltre la durata di un viaggio.
Perché, in fondo, non c’è souvenir più prezioso di una lettera scritta da noi stessi — e riscoperta quando meno ce lo aspettiamo.
Info e prenotazione – foto copertina cafe-pli.fr
-
Filly di Somma
La scomparsa di Bruno Salomone segna un momento di grande tristezza per la Francia e per tutti gli amanti della comicità intelligente e surreale. L’artista, noto per il suo stile inconfondibile e per la capacità di raccontare la quotidianità con uno sguardo ironico e mai banale, ha lasciato un vuoto profondo nel panorama culturale francese.
A Parigi, città che ha spesso fatto da sfondo alla sua carriera, il ricordo di Salomone è particolarmente vivo. Teatri, caffè e piccoli palcoscenici che lo hanno visto esibirsi negli anni sono diventati luoghi simbolici di una memoria condivisa, dove il pubblico continua a celebrarne il talento. Non era soltanto un comico: era un osservatore acuto della società, capace di trasformare situazioni ordinarie in racconti esilaranti e riflessivi.

Il successo di Bruno Salomone è stato costruito nel tempo, grazie a spettacoli teatrali, apparizioni televisive e una presenza costante nella scena culturale francese. La sua comicità, spesso basata su monologhi e personaggi eccentrici, riusciva a unire generazioni diverse, parlando tanto ai giovani quanto a un pubblico più maturo.
In queste ore, numerosi colleghi, artisti e spettatori stanno condividendo messaggi di cordoglio, sottolineando non solo il suo talento, ma anche la sua umanità. Parigi si raccoglie così in un silenzio rispettoso, interrotto soltanto dai ricordi e dalle risate che Salomone ha saputo regalare nel corso della sua carriera.
La sua eredità artistica continuerà a vivere attraverso le sue opere, i suoi sketch e l’impronta indelebile lasciata nel cuore del pubblico. In un’epoca in cui la comicità è spesso veloce e fugace, Bruno Salomone rappresentava qualcosa di più duraturo: un modo autentico di raccontare la vita, con leggerezza e profondità.
La Francia perde oggi una delle sue voci più originali, ma il suo spirito continuerà a risuonare nei luoghi che ha attraversato e nelle persone che ha fatto sorridere.
foto copertina e interna IG @brunosalomoneofficiel
-
Filly di Somma
Il nuovo sindaco raccoglie l’eredità di un ciclo politico lungo vent’anni. Tra transizione ecologica e tensioni sociali, la sua prova sarà trasformare la continuità in una nuova fase.Parigi ha scelto la continuità, ma non necessariamente l’immobilismo. Con l’elezione di Emmanuel Grégoire a sindaco, la capitale francese affida il proprio futuro a una figura che conosce a fondo la macchina amministrativa e le trasformazioni degli ultimi anni.
Per lungo tempo al fianco di Anne Hidalgo, di cui è stato primo vicesindaco, Grégoire rappresenta una linea politica chiara: consolidare il percorso avviato, più che riscriverlo. Una scelta che rassicura una parte dell’elettorato, ma che allo stesso tempo apre interrogativi sulla capacità di innovare in una fase complessa.

Perché Parigi oggi è una città che corre su un doppio binario. Da un lato, è laboratorio di politiche urbane avanzate, soprattutto sul fronte ambientale e della mobilità. Dall’altro, resta attraversata da tensioni concrete: il costo della vita, l’accesso alla casa, l’equilibrio tra attrattività turistica e qualità della vita quotidiana.
In questo contesto, la sfida di Grégoire non sarà tanto quella di confermare una direzione, quanto di darle profondità. Rendere strutturali i cambiamenti avviati, senza perdere di vista le disuguaglianze che rischiano di ampliarsi proprio mentre la città si trasforma.
Il nuovo sindaco si muove così su una linea sottile: essere al tempo stesso erede e interprete di una nuova fase. La continuità, in questo caso, non è un punto d’arrivo ma una condizione di partenza. E sarà la sua capacità di declinarla — con pragmatismo più che con slogan — a definire il segno della sua amministrazione.
Parigi, ancora una volta, non cambia rotta. Ma resta da vedere con quale intensità deciderà di percorrerla.
