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    Il corpo riconquista la propria voce: nasce un nuovo alfabeto visivo
    Prima presentazione a Roma, Porte Rosse, San Lorenzo, 7–12 luglio 2026
    Mostra personale a cura di Annelise Stern

    In un contesto in cui i corpi vengono osservati, controllati, sfruttati o silenziati, un’artista sceglie di rispondere con un gesto di forte riappropriazione. Pauline Faieff presenta the Alphabet, un sistema visivo completo costruito interamente attraverso il corpo umano e concepito come invito universale a riappropriarsi della propria immagine. L’esposizione debutta in forma fisica a Porte Rosse, nel quartiere romano di San Lorenzo, dal 7 al 12 luglio 2026.

    the Alphabet è un alfabeto visivo composto da 26 fotografie, ciascuna corrispondente a una lettera, in cui ogni immagine nasce esclusivamente dal corpo e da una poesia associata. Al centro dell’opera c’è però un tema più ampio: la libertà. La libertà di essere osservati senza mediazioni, senza paura e senza necessità di approvazione. Dove algoritmi e norme sociali tendono a comprimere il corpo o a giudicarlo, the Alphabet lo restituisce al linguaggio, rendendo quel linguaggio condiviso e accessibile a tutti.

    Il progetto prende forma in Martinica, luogo d’origine di Pauline Faieff, nell’arco di otto mesi e durante tre periodi di isolamento creativo. L’artista ritorna nella terra in cui, in passato, aveva sperimentato un senso di riduzione e limitazione, e vi resta fino a quando il corpo non riesce finalmente a esprimersi pienamente: senza luci artificiali, senza trucco, senza costruzioni sceniche. Da questo processo non emerge il ritratto di una singola donna, ma uno strumento aperto, utilizzabile da chiunque: un modo nuovo di osservare il proprio corpo con cura e delicatezza invece che con giudizio.

    Roma è il primo respiro


    Roma segna il primo respiro: la prima occasione in cui queste lettere escono dallo spazio digitale per entrare in un ambiente fisico, e la prima volta in cui lo spettatore si trova davanti a una lettera che coincide con un corpo, riconoscendo in esso qualcosa di personale. Ospitato in un’ex storica trattoria le cui volte hanno accolto figure come Pasolini ed Elsa Morante, Porte Rosse è oggi uno spazio dedicato alla libertà espressiva, fondato da tre donne: un luogo particolarmente adatto a un’opera che parla di riconquista del proprio spazio interiore ed esteriore.

    the Alphabet non si limita a essere una mostra. È un percorso verso l’amore di sé e la liberazione personale, un luogo poetico in cui decostruire le convenzioni e accogliere l’imperfezione diventa un atto di resistenza. Non chiede semplice osservazione: invita alla partecipazione.

    Chi è Pauline Faieff


    Attiva tra Francia e Italia, Pauline Faieff ha costruito una forte presenza sui social media e le sue opere sono state esposte in contesti internazionali. Per lei la nudità non è solo una scelta estetica, ma una dichiarazione di intenti. La sua pratica artistica va oltre la produzione visiva e si configura come visione del mondo, strumento di cambiamento sociale e spazio di emancipazione.

    Chi è Annelise Stern


    Operante nel campo dell’arte contemporanea, della cultura e delle tecnologie emergenti, Annelise Stern ha dedicato il proprio lavoro alla promozione delle artiste donne, curando esposizioni che hanno coinvolto oltre 100 artiste. Esperta di female gaze e innovazione tecnologica, indaga il modo in cui queste prospettive influenzano la creazione, la diffusione e la fruizione dell’arte.

    “La mia arte invita a riconnettersi con se stessi e a liberarsi dagli stereotipi sociali, per costruire un futuro di espressione e di liberazione. Non dovremmo mai avere paura di essere liberi.”

    Tutte le immagini sono di proprietà dell’artista ©Pauline Faieff.

    the Alphabet: First breath
    Di Pauline Faieff – A cura di Annelise Stern
    Sede: Porte Rosse, Via dei Sabelli 6-8, 00185, Roma, RM (Italia)
    Date: 7–12 luglio 2026
    Orari di apertura: 13:00 – 19:00
    Anteprima privata / inaugurazione: 7 luglio, ore 18:00
    Ingresso: Gratuito
    RSVP: https://luma.com/h8ob0bxw
    Maggiori informazioni: http://www.paulinefaieff.art/first-breath

  • Filly di Somma

    Ripercorrere la Parigi di Alain Delon significa attraversare alcuni dei luoghi più eleganti e significativi della sua vita: quartieri raffinati, teatri prestigiosi e indirizzi che hanno accompagnato la sua carriera e la sua quotidianità.

    Il 16° arrondissement, il suo rifugio parigino

    Per molti anni l’attore ha abitato in un ampio appartamento duplex situato nell’esclusivo 16° arrondissement, non lontano dalla Torre Eiffel. La residenza, affacciata sull’Avenue du Président-Kennedy, è stata a lungo il suo punto di riferimento nella capitale francese.

    Questa zona rispecchiava perfettamente il suo stile di vita: riservata, elegante e lontana dal clamore della vita mondana.

    Montmartre e il legame con Dalida

    Tra i luoghi legati alla sua storia personale figura anche la celebre dimora di Dalida, al numero 11 bis di rue d’Orchampt, nel cuore di Montmartre. Questa casa, diventata uno dei simboli del quartiere, richiama uno dei capitoli più intensi e romantici della vita dell’attore.

    Il teatro, una passione mai abbandonata

    Negli anni successivi ai grandi successi cinematografici, Delon tornò più volte sulle scene teatrali. Uno dei luoghi a lui più cari fu il Théâtre Marigny, nei pressi degli Champs-Élysées. Qui interpretò, tra le altre opere, Sur la route de Madison accanto a Mireille Darc. Per lui questo teatro rappresentò un importante punto di riferimento artistico.

    Gli Champs-Élysées e i suoi indirizzi preferiti

    IG @alaindelondaily_

    L’area degli Champs-Élysées occupava un posto speciale nella sua vita parigina. In rue Chambiges aveva infatti i suoi uffici e, nelle vicinanze, frequentava abitualmente un ristorante italiano molto noto tra i suoi estimatori: Le Stresa. Il locale era talmente legato alla sua figura da essere considerato la sua seconda casa e da dedicargli persino una specialità gastronomica.

    Una Parigi senza tempo

    La città di Alain Delon non coincideva con quella delle mode passeggere o dei luoghi più alla moda del momento. Era piuttosto una Parigi fatta di eleganti edifici haussmanniani, teatri storici e ristoranti frequentati da amici di lunga data. Dal fascino di Montmartre all’eleganza del 16° arrondissement, passando per gli Champs-Élysées e il Théâtre Marigny, emerge il ritratto di una vita che, per molti aspetti, ha avuto il fascino e l’intensità di un grande film.

  • Filly di Somma

    Chaque été, Paris se réinvente au rythme des longues soirées et des événements en plein air qui font le charme de la capitale. Parmi les rendez-vous les plus raffinés de la saison figure le Plaza Cinéma Club, l’expérience de cinéma en plein air organisée dans le cadre exceptionnel de la Cour Jardin du Plaza Athénée.

    Du 29 juin au 4 juillet 2026, ce palace emblématique de l’avenue Montaigne transforme une nouvelle fois son jardin intérieur en une salle de projection à ciel ouvert. Entourés de verdure, dans l’atmosphère élégante qui caractérise l’établissement, les spectateurs sont invités à vivre une expérience où le cinéma rencontre l’art de vivre à la française.

    Bien plus qu’une simple projection, le Plaza Cinéma Club propose une immersion complète. Chaque soirée associe un film culte à un menu gastronomique spécialement imaginé pour prolonger l’univers de l’œuvre projetée. Le cinéma devient alors une expérience sensorielle où les images, les saveurs et les émotions dialoguent tout au long de la soirée.

    Installés confortablement dans l’un des plus beaux jardins cachés de Paris, les invités profitent d’une programmation soigneusement sélectionnée, composée de grands classiques du cinéma international. Les films sont diffusés en version originale sous-titrée afin de préserver toute leur authenticité.

    Pour garantir une qualité d’écoute optimale tout en conservant la quiétude des lieux, chaque spectateur est équipé d’un casque audio sans fil. Une formule qui renforce l’immersion et crée une atmosphère presque magique sous le ciel parisien.

    Dans une ville qui célèbre le septième art comme peu d’autres au monde, le Plaza Cinéma Club s’impose comme l’un des événements les plus exclusifs de l’été. Entre gastronomie, élégance et passion du cinéma, cette expérience offre une parenthèse hors du temps au cœur du 8ᵉ arrondissement.

    Pour les amoureux de Paris comme pour les passionnés de cinéma, c’est l’occasion idéale de redécouvrir la magie des projections en plein air dans un cadre d’exception, où chaque détail est pensé pour faire de la soirée un souvenir inoubliable.

    Car à Paris, même une séance de cinéma peut devenir un véritable art de vivre.

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  • Filly di Somma

    L’estate parigina ha un fascino unico. Le serate si allungano, i giardini si animano e la città si trasforma in un palcoscenico a cielo aperto. Tra gli appuntamenti più eleganti della stagione torna anche il Plaza Cinéma Club, l’esclusivo cinema all’aperto ospitato nella splendida Cour Jardin dell’Hotel Plaza Athénée.

    Dal 29 giugno al 4 luglio 2026, uno dei palazzi più iconici di Parigi apre nuovamente le porte del suo giardino segreto per offrire agli ospiti un’esperienza che unisce cinema, gastronomia e atmosfera parigina. Immersa nel verde, tra le celebri tende rosse e le pareti ricoperte di vite americana che caratterizzano il Plaza Athénée, la Cour Jardin si trasforma per sei serate in una raffinata sala cinematografica sotto le stelle.

    IG: @plaza_athenee

    Ma il Plaza Cinéma Club non è un semplice cinema all’aperto. Il concetto è quello di un’esperienza immersiva dove ogni proiezione è accompagnata da un menu gastronomico appositamente creato per dialogare con il film in programma. Ogni dettaglio è studiato per coinvolgere gli ospiti non solo attraverso le immagini, ma anche attraverso sapori, profumi ed emozioni.

    La programmazione 2026 propone alcuni grandi classici del cinema internazionale, accompagnati da cene tematiche ispirate alle ambientazioni e alle atmosfere delle pellicole. Un modo originale e sofisticato per vivere il cinema, trasformando una semplice visione in un vero e proprio viaggio sensoriale.

    IG: @plaza_athenee

    Gli spettatori ricevono inoltre cuffie wireless che permettono di seguire il film in totale immersione, senza disturbare il silenzio del giardino e creando un’atmosfera quasi magica nel cuore dell’ottavo arrondissement. Le proiezioni sono presentate in lingua originale con sottotitoli, nel pieno rispetto dell’esperienza cinematografica.

    L’evento conferma ancora una volta la capacità di Parigi di reinventare la cultura durante la stagione estiva, offrendo appuntamenti che combinano eleganza, creatività e arte di vivere. In una città già famosa per i suoi numerosi cinema all’aperto, il Plaza Cinéma Club rappresenta senza dubbio una delle proposte più esclusive e affascinanti.

    Per chi desidera vivere una serata diversa dal solito, tra alta gastronomia e grande cinema, il giardino nascosto del Plaza Athénée diventa così uno degli indirizzi più suggestivi dell’estate parigina.

    Perché a Parigi, anche una proiezione cinematografica può trasformarsi in un’esperienza da ricordare.

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    foto copertina : IG: @plaza_athenee

  • Filly di Somma

    PARIGI – Ci sono luoghi che si visitano e altri che si vivono. Alla Bourse de Commerce, uno dei musei più affascinanti della capitale francese, l’artista giapponese Fujiko Nakaya regala ai visitatori un’esperienza fuori dal comune: una gigantesca nube artificiale che invade la Rotonda e trasforma completamente la percezione dello spazio.

    Per alcuni istanti tutto cambia. Le persone scompaiono nella nebbia, i contorni si fanno sfumati e perfino l’architettura sembra dissolversi. Chi entra nella nube perde temporaneamente i propri punti di riferimento e si ritrova immerso in un’atmosfera sospesa, quasi surreale.

    IG@boursedecommerce

    L’installazione è stata realizzata da Fujiko Nakaya, artista conosciuta in tutto il mondo per le sue celebri “sculture di nebbia”. Attraverso un sofisticato sistema che nebulizza l’acqua, viene creata una nube densa e in continuo movimento. Ogni esperienza è diversa dalla precedente: la forma della nebbia cambia costantemente in base alla temperatura, alle correnti d’aria e alla presenza dei visitatori.

    Il contrasto con la spettacolare architettura della Bourse de Commerce rende l’effetto ancora più sorprendente. La grande Rotonda, caratterizzata dall’intervento dell’architetto Tadao Ando all’interno dello storico edificio ottocentesco, viene avvolta dalla nube fino quasi a scomparire. Per qualche minuto il museo si trasforma in un paesaggio evanescente dove si cammina lentamente, guidati più dalle sensazioni che dalla vista.

    IG@boursedecommerce

    Nata nel 1933, Fujiko Nakaya è considerata una delle figure più importanti dell’arte contemporanea giapponese. Le sue installazioni hanno viaggiato in tutto il mondo, da musei a parchi pubblici, conquistando milioni di visitatori grazie alla capacità di trasformare un semplice fenomeno atmosferico in un’esperienza artistica coinvolgente.

    Per chi visita Parigi, questa installazione rappresenta un motivo in più per inserire la Bourse de Commerce nel proprio itinerario. Situato nel cuore della città, a pochi passi dal Louvre e dal quartiere delle Halles, il museo offre non solo una delle più importanti collezioni d’arte contemporanea francesi, ma anche occasioni uniche per vivere l’arte in modo immersivo.

    IG@boursedecommerce

    La nube di Fujiko Nakaya non si limita a essere osservata: si attraversa, si respira e si sperimenta. Un’esperienza che sorprende adulti e bambini e che dimostra come, anche in una città ricca di monumenti e musei iconici come Parigi, sia ancora possibile lasciarsi stupire.

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    Il prestigioso Ritz Paris apre le porte del suo celebre Grand Jardin a una nuova manifestazione dedicata alle arti sceniche. Dal 13 al 15 giugno 2026, l’iconico hotel affacciato su Place Vendôme ospiterà Les Nuits Étoilées, una rassegna esclusiva che intreccia musica lirica, danza classica e performance orchestrali in uno degli spazi più affascinanti della capitale francese.

    IG@ritzparis – screenshot

    Pensato come un incontro tra eleganza parigina e spettacolo dal vivo, il progetto porta la firma artistica di Frédéric Fontan e nasce con l’intento di creare un’esperienza immersiva, capace di unire tradizione e sensibilità contemporanea. A rappresentare simbolicamente questa prima edizione sarà la ballerina étoile Roxane Stojanov, scelta come madrina dell’evento.

    IG@ritzparis – screenshot
    🎥 @dislab.production x Alfalibra

    Per tre serate consecutive, il giardino privato del Ritz si trasformerà in un raffinato palcoscenico all’aperto. Tra siepi geometriche, profumi di gelsomino e magnolie in fiore, il pubblico assisterà a concerti e coreografie in un’atmosfera intima e suggestiva. La capienza limitata a circa trecento ospiti per sera contribuirà a rendere ogni appuntamento ancora più esclusivo.

    Il debutto del festival, sabato 13 giugno, sarà affidato a La Nuit de Diamant, una celebrazione dell’eleganza e della brillantezza ispirata all’universo di Place Vendôme. Il programma musicale includerà celebri pagine del repertorio francese, come l’“Air des Bijoux” tratto dal Faust di Charles Gounod e la celebre Barcarolle di Offenbach, accompagnate da interventi coreografici dal gusto romantico.

    IG@ritzparis – screenshot
    🎥 @dislab.production x Alfalibra

    Il secondo appuntamento, intitolato La Nuit des Romantiques, sarà dedicato ai grandi sentimenti e alle passioni della tradizione operistica. Le arie più amate di opere come La Bohème, La Traviata e Carmen si alterneranno a momenti ispirati al balletto Il lago dei cigni. Sul palco saliranno artisti di rilievo internazionale, tra cui il soprano Tamara Bounazou, il tenore Quentin Desgeorges e la danzatrice Maia Makhateli.

    La chiusura del festival, prevista per il 15 giugno con La Nuit Clair de Lune, avrà invece un tono più poetico e contemplativo. Tra gli ospiti principali figurano il sopranista brasiliano Bruno de Sá e alcune storiche étoile dell’Opéra national de Paris, come Alice Renavand, Mathieu Ganio e Agnès Letestu. La serata comprenderà inoltre una nuova creazione firmata da Frédéric Fontan insieme a Loup Marcault-Derouard, sviluppata sulle note de Le Cygne di Camille Saint-Saëns.

    IG@ritzparis – screenshot
    🎥 @dislab.production x Alfalibra

    L’esperienza non si limiterà allo spettacolo. Ogni serata sarà preceduta da un ricevimento con champagne e finger food d’autore, in perfetto stile Ritz. I ticket saranno disponibili in differenti formule, con prezzi compresi tra 150 e 550 euro. La categoria Gold offrirà anche l’accesso alle aree backstage e un incontro riservato con gli artisti e il team creativo.

    Con questa nuova iniziativa, il Ritz Paris riafferma il proprio ruolo storico di crocevia culturale e mondano della città, riportando in vita l’atmosfera dei grandi salotti artistici parigini attraverso un format esclusivo che unisce ospitalità di lusso e spettacolo dal vivo.

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    La settantottesima edizione del Festival di Cannes si è chiusa con il massimo riconoscimento assegnato al regista rumeno Cristian Mungiu, premiato con la Palma d’Oro per il suo nuovo film Fjord. Per l’autore si tratta di un ritorno al vertice del festival francese, dopo il grande successo ottenuto quasi vent’anni fa con 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni.

    La giuria internazionale ha scelto di premiare un’opera intensa e profondamente attuale, capace di affrontare questioni sociali e culturali attraverso una narrazione intima e drammatica. Presentato tra i titoli più attesi della manifestazione, Fjord ha attirato l’attenzione della critica grazie alla sua riflessione sulle difficoltà di integrazione e sulle tensioni tra tradizione e modernità.

    Interpretato da Sebastian Stan e Renate Reinsve, il film è ambientato in Norvegia e racconta il trasferimento di una famiglia rumena in un piccolo centro affacciato sui fiordi. Il protagonista cerca di costruire una nuova vita insieme alla moglie e ai figli, ma il confronto con una società molto diversa dalla propria porta lentamente alla nascita di incomprensioni e conflitti.

    Le tensioni aumentano quando le autorità locali iniziano a intervenire nella gestione familiare e nell’educazione dei bambini. Da quel momento il racconto si trasforma in uno scontro tra modelli culturali differenti, mettendo in discussione temi delicati come il ruolo della famiglia, la religione e il concetto di libertà personale. Mungiu utilizza questa vicenda per descrivere le fragilità dell’Europa contemporanea e le difficoltà della convivenza tra identità diverse.

    Cristian Mungiu, nato nel 1968 nella città rumena di Iași, è considerato uno dei principali esponenti del nuovo cinema rumeno. Dopo gli studi e le prime esperienze nel mondo del cinema, si è imposto a livello internazionale grazie a uno stile essenziale e realistico, caratterizzato da una forte attenzione ai dilemmi morali e sociali.

    Nel 2007 raggiunse la fama mondiale vincendo la Palma d’Oro con 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni, film ambientato durante il regime comunista in Romania. Da allora i suoi lavori hanno continuato a essere apprezzati nei maggiori festival internazionali. Con la vittoria di Fjord, Mungiu conferma ancora una volta il suo ruolo centrale nel panorama del cinema d’autore europeo.

  • Filly di Somma

    Parigi e Roma tornano a incontrarsi attraverso uno degli eventi culturali più affascinanti del panorama europeo: Dolcevita-sur-Seine, la manifestazione internazionale che celebra il legame storico tra le due capitali con cinema, spettacoli, musica e arte.

    Creato nel 2022 come iniziativa condivisa tra Francia e Italia, il festival si sviluppa parallelamente nelle due città con una formula originale e simbolica: a Parigi viene celebrato il cinema italiano sulle rive della Senna, mentre Roma ospita la cultura francese grazie alla rassegna gemella “Nouvelle Vague sul Tevere”.

    Alla base del progetto c’è il celebre gemellaggio tra Roma e Parigi, ufficializzato nel 1956 e oggi reinterpretato in chiave contemporanea attraverso una programmazione culturale diffusa. Lo spirito dell’evento è racchiuso nel suo slogan: “2 città, 1 festa, 2 festival”.

    Nella capitale francese il cuore della manifestazione sono le storiche Arènes de Lutèce, antico anfiteatro romano situato nel Quartiere Latino, che per l’occasione si trasforma in una grande arena cinematografica all’aperto dedicata all’Italia. A Roma, invece, gli appuntamenti si svolgono tra la Casa del Cinema, Villa Borghese e altre location simboliche della città.

    Il calendario propone proiezioni cinematografiche, concerti, incontri culturali, mostre e anteprime con protagonisti del cinema e dello spettacolo europeo. Nel corso delle varie edizioni hanno preso parte alla manifestazione nomi importanti come Juliette Binoche, Nanni Moretti, Carlo Verdone, Alice Rohrwacher e Michel Hazanavicius.

    L’ultima edizione ha confermato la crescita internazionale del festival, capace di coinvolgere un pubblico sempre più vasto e trasversale. Tra gli appuntamenti più significativi figurano gli omaggi ai grandi classici del cinema europeo e le celebrazioni dedicate alla storia condivisa tra le due capitali, come il tributo a Fernando Jacopozzi, autore della prima illuminazione della Tour Eiffel.

    Oggi Dolcevita-sur-Seine rappresenta molto più di una semplice rassegna cinematografica: è un vero ponte culturale tra Italia e Francia, un progetto che valorizza il dialogo artistico tra due città simbolo della cultura europea. Un evento che unisce idealmente Senna e Tevere attraverso il linguaggio universale dell’arte e dello spettacolo.

  • Filly di Somma

    Pantelleria è un’isola sospesa tra Europa e Africa, un luogo dal fascino selvaggio dove la natura domina ogni paesaggio. Conosciuta come la “Perla Nera del Mediterraneo” per le sue origini vulcaniche, l’isola regala scenari unici fatti di scogliere a picco sul mare, colate laviche, acque cristalline e tramonti spettacolari.

    Qui il vento, il sole e la terra hanno modellato nei secoli non solo il territorio, ma anche le tradizioni e la cultura locale. I celebri dammusi in pietra lavica, i muretti a secco e i terrazzamenti raccontano il profondo legame tra l’uomo e la natura.

    Pantelleria è anche la terra del cappero, dell’origano selvatico e del celebre Passito, prodotti che custodiscono i profumi intensi e autentici dell’isola. 

    Tra sentieri immersi nella macchia mediterranea, sorgenti termali naturali e calette nascoste, Pantelleria è una destinazione che conquista lentamente, lasciando a chi la visita il ricordo di un luogo autentico, intenso e profondamente diverso da qualsiasi altra isola del Mediterraneo.

    Tenuta Mingalat è un luogo dove la tradizione agricola di Pantelleria incontra la passione per i sapori autentici dell’isola. Circondata da un paesaggio unico fatto di terra lavica, muretti a secco e profumi mediterranei, la Tenuta custodisce e valorizza proprio quei prodotti simbolo del territorio come l’olio extravergine d’oliva, l’origano selvatico e i capperi.

    Il Dammuso si trova in Contrada Benimingallo, in passato abitata dalla tribù berbera dei Mingalat da cui il Dammuso prende il nome.

    Immerso nel silenzio della campagna pantesca, nella suggestiva contrada, tra Scauri e Rekhale, il Dammuso Mingalat è molto più di una casa: è un rifugio autentico che racconta l’anima dell’isola. Circondato da un bosco di lecci e dalla natura incontaminata, questo luogo custodisce il fascino senza tempo dell’architettura rurale pantesca, dove tutto invita a rallentare, respirare e ritrovare equilibrio.

    Ogni esperienza alla Tenuta nasce dal desiderio di raccontare l’anima più vera di Pantelleria attraverso degustazioni, momenti conviviali e percorsi sensoriali che uniscono natura, cultura e gastronomia.

    Un luogo autentico, dove il tempo rallenta e ogni sapore diventa un ricordo da portare con sé. Tenuta Mingalat accoglie per un’esperienza esclusiva all’insegna dei sapori autentici e dei profumi più intensi dell’isola. Un viaggio sensoriale alla scoperta della vera essenza di Pantelleria, tra la delicatezza del loro olio, l’aroma deciso dell’origano selvatico e il carattere unico dei capperi, circondati dall’incanto del paesaggio pantesco.

    Dalla vivacità parigina ai silenzi del Mediterraneo

    Silvana e Francesco sono l’anima di Tenuta Mingalat, un progetto nato dall’incontro tra esperienze lontane e un profondo amore per Pantelleria. Per anni hanno vissuto e lavorato nel cuore di Parigi, gestendo una struttura turistica nella celebre Rue Lepic, a Montmartre, uno dei quartieri più affascinanti e artistici della città. 

    Dalla vivacità parigina ai silenzi del Mediterraneo, il loro percorso li ha portati a scegliere Pantelleria come luogo del cuore e di nuova vita, ma quel filo rosso che li lega a Parigi non si è mai spezzato. Nonostante questo forte legame con l’isola, Parigi continua a occupare un posto speciale nelle loro vite. Silvana e Francesco vi ritornano spesso, mantenendo vivo quel filo invisibile che unisce l’eleganza e l’energia di Montmartre alla bellezza intensa e senza tempo di Pantelleria.

    Proprio qui, immersi nella natura selvaggia dell’isola, è nata Tenuta Mingalat: uno spazio autentico dove accoglienza, tradizione e passione per il territorio si fondono in una esperienza unica. Due mondi diversi, ma profondamente intrecciati nella loro storia.

    Una serata esclusiva dedicata ai sapori più autentici e ai profumi intensi di Pantelleria

    La suggestiva e romantica Tenuta Mingalat invita a vivere una serata esclusiva dedicata ai sapori più autentici e ai profumi intensi di Pantelleria. Un’esperienza sensoriale unica per conoscere da vicino l’essenza dell’isola attraverso la delicatezza del loro olio, le note aromatiche dell’origano selvatico e il gusto inconfondibile dei capperi, immersi nel suggestivo paesaggio pantesco.

    Il programma della serata prevede una degustazione guidata e analisi sensoriale dei prodotti in purezza, per scoprirne aromi, caratteristiche e qualità più autentiche. 

    Sapori e Creatività in Cucina: Un aperitivo gourmet con proposte gastronomiche pensate per valorizzare l’incontro tra il nostro olio, l’origano e i capperi. 

    Un ricordo speciale: Al termine della serata l’ospite riceverà un esclusivo omaggio firmato BARONE composto da una bottiglia di olio da 100 ml, una selezione di origano e una di capperi, per portare a casa i profumi e i sapori della Tenuta.

    Mercoledì 17 giugno 2026, dalle ore 18:30

    Via Benimingallo, 4 – Pantelleria

    Quota di partecipazione: €35

    I posti disponibili sono limitati.

    Prenotazione tavolo:
    Tenuta Mingalat: +39 331 4016072

  • Filly di Somma

    Paris accueille une multitude de centres culturels étrangers qui, année après année, mettent en lumière les richesses artistiques et intellectuelles de leurs pays respectifs. Véritables lieux de dialogue et de création, ces institutions jouent un rôle essentiel dans la vie culturelle parisienne. Mais quelles sont leurs origines, leurs missions et les défis auxquels elles font face aujourd’hui ?

    Le Centre culturel irlandais, entre patrimoine et création contemporaine

    C’est dans une rue discrète du Quartier latin, au cœur du 5e arrondissement, que se trouve le Centre culturel irlandais. Sa directrice, Nora Hickey M’Sichili, nous y reçoit pour présenter la nouvelle saison artistique du lieu. Avant d’évoquer la programmation, elle fait découvrir cet espace unique où histoire et modernité cohabitent.

    Installé dans un ancien séminaire datant du XVIIIe siècle, le centre possède une chapelle encore consacrée où sont organisés des concerts, ainsi qu’une salle d’exposition et une vaste cour intérieure de 2 000 m², un luxe rare à deux pas du Panthéon. Le site dispose également de plusieurs espaces de résidence comprenant 45 chambres destinées aux artistes et chercheurs.

    Le centre se donne pour mission de faire connaître la scène culturelle irlandaise sous toutes ses formes. Concerts de musique traditionnelle ou contemporaine, expositions abordant les réalités sociales du pays, comme la crise du logement, ou encore résidences d’artistes : l’établissement agit comme une véritable vitrine de la création irlandaise actuelle.

    Le compositeur Francis Heery, accueilli en résidence, insiste sur l’importance de tels lieux : selon lui, les artistes et créateurs apportent une énergie indispensable à la société. Il rappelle aussi combien il est essentiel de soutenir la création en offrant aux artistes le temps et les conditions nécessaires pour développer leur travail.

    Des institutions parfois centenaires

    Si le Centre culturel irlandais existe sous sa forme actuelle depuis un peu plus de vingt ans, d’autres institutions parisiennes possèdent une histoire beaucoup plus ancienne. C’est le cas de l’Institut Liszt, centre culturel hongrois situé dans le 6e arrondissement.

    Reconnaissable à sa statue représentant une jeune femme coiffée d’un chapeau, l’établissement célébrera bientôt son centenaire. Sa directrice, Adrienne Éva Burányi, revient sur sa création en 1928. À l’époque, la Hongrie souhaitait renforcer ses liens avec l’Europe occidentale et favoriser les échanges intellectuels et culturels. Cette ambition a conduit à la mise en place d’un réseau d’instituts hongrois à l’étranger, appelés Collegium Hungaricum, destinés à promouvoir la culture nationale et à soutenir les étudiants et chercheurs hongrois.

    Bien que le bâtiment soit actuellement fermé pour rénovation, l’Institut poursuit ses activités grâce à une programmation organisée hors les murs. Sa mission reste inchangée : faire rayonner la culture hongroise et préserver son héritage artistique. Le public peut ainsi assister à des projections de films de grands réalisateurs hongrois comme Béla Tarr ou découvrir des événements consacrés à des figures majeures telles que György Kurtág et Béla Bartók.

    La culture comme outil diplomatique

    La gouvernance de ces centres varie selon les pays. Certains sont administrés par des fondations indépendantes, tandis que d’autres dépendent directement des ambassades ou des ministères de la Culture et des Affaires étrangères. L’Institut hongrois fait partie de cette seconde catégorie.

    Dans ce contexte, les évolutions politiques peuvent susciter des interrogations. Après le récent changement de gouvernement en Hongrie, marqué par l’arrivée de Péter Magyar et le départ de Viktor Orbán après seize années de pouvoir, la direction de l’Institut reste prudente quant aux conséquences possibles sur ses activités. Adrienne Éva Burányi souligne qu’il est encore trop tôt pour anticiper les orientations futures, alors que la nouvelle équipe gouvernementale est en train de mettre en place ses priorités.

    Au-delà de leur vocation artistique, ces centres représentent aussi des instruments de diplomatie culturelle et de rayonnement international. Cette dimension est particulièrement importante pour le Centre culturel de Taïwan, installé dans un hôtel particulier du XVIIIe siècle à proximité du musée d’Orsay.

    Son directeur, Chen Hung Hsing, explique que la situation diplomatique complexe entre Taïwan et la Chine rend la culture d’autant plus précieuse. Sans chercher à instrumentaliser les arts, le centre considère la création culturelle comme un moyen de faire connaître Taïwan en Europe et de renforcer sa visibilité sur la scène internationale.

    Favoriser les échanges et la compréhension mutuelle

    Le Centre culturel taïwanais multiplie les collaborations avec des institutions françaises prestigieuses telles que le Festival d’Avignon, Chaillot ou encore l’Ircam. Depuis la signature d’un partenariat avec ce dernier en 2018, un laboratoire sonore taïwanais travaille en étroite relation avec les chercheurs et acousticiens français dans le cadre du festival ManiFeste. Cette coopération s’inscrit dans une démarche durable et constitue un échange majeur pour les deux pays.

    Les centres culturels étrangers de Paris entretiennent également des liens étroits entre eux. Une soixantaine d’institutions sont regroupées au sein du Ficeps, le Forum des instituts culturels étrangers à Paris, actuellement présidé par Nora Hickey M’Sichili.

    Cependant, plusieurs établissements traversent aujourd’hui une période économique délicate. Les conflits internationaux et les restrictions budgétaires entraînent une diminution des financements pour certains centres. La situation semble toutefois différente du côté irlandais, où la culture bénéficie au contraire d’un soutien accru et d’investissements importants.

    À l’occasion de la Fête de la musique, le Centre culturel irlandais prévoit notamment une rencontre artistique originale entre musiciens grecs et irlandais autour du bouzouki. Pour sa directrice, si la culture ne peut pas résoudre tous les conflits, elle a néanmoins le pouvoir fondamental de rapprocher les peuples et de favoriser une meilleure compréhension entre les individus.

    Photos: https://www.centreculturelirlandais.com