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Filly di Somma
Parigi dall’alto ha un fascino irresistibile. Ma viverla dal rooftop della La Tour d’Argent significa entrare in una dimensione ancora più esclusiva.

Per l’estate 2026 torna infatti uno degli appuntamenti più attesi: la riapertura del Toit de la Tour, la terrazza panoramica di uno dei ristoranti più storici e iconici della capitale francese.
Un’esperienza che unisce panorama, alta gastronomia e atmosfera chic, perfetta per chi vuole scoprire una Parigi elegante, autentica e indimenticabile.

🌇 Il rooftop più iconico di Parigi riapre per l’estate 2026
Con l’arrivo della bella stagione, il rooftop della Tour d’Argent riapre le sue porte regalando una delle viste più spettacolari su Parigi.
Dalla terrazza si ammirano:
- la Senna che scorre lenta sotto i ponti
- la maestosità di Cattedrale di Notre-Dame
- i tetti in zinco tipici della città
Il tutto immerso in un’atmosfera sofisticata ma rilassata, dove ogni dettaglio è pensato per trasformare un semplice aperitivo in un momento memorabile.
🍸 Cosa offre il Toit de la Tour: cocktail, champagne e cucina gourmet

Il rooftop non è solo una location scenografica: è una vera esperienza sensoriale.
Per l’estate 2026, l’offerta include:
Cocktail signature
Creazioni originali, fresche e stagionali, ideali per accompagnare il tramonto parigino.Champagne d’eccellenza
Una selezione curata delle migliori maison francesi, perfetta per brindare con vista.Gourmet bites
Piccoli piatti raffinati ispirati all’alta cucina della Tour d’Argent, pensati per essere condivisi.Ogni elemento è studiato per esaltare il momento: sapori, profumi e panorama si fondono in un’esperienza unica.
✨ Un’esperienza romantica e instagrammabile (ma autentica)
Il Toit de la Tour è uno di quei luoghi che sembrano fatti apposta per essere fotografati — ma che riescono a offrire molto di più.
È perfetto per:
- un aperitivo romantico al tramonto
- una serata speciale a Parigi
- un momento esclusivo lontano dalle rotte turistiche più affollate
Qui Parigi si mostra nella sua versione più intima e raffinata.
🍽️ La filosofia della Tour d’Argent: tradizione e innovazione
Dietro questa esperienza c’è la storia della La Tour d’Argent, fondata nel XVI secolo e diventata simbolo della grande gastronomia francese.
Oggi il ristorante continua a evolversi, proponendo:
- una cucina d’autore contemporanea
- una carta vini leggendaria
- nuovi spazi come il rooftop, che rendono l’esperienza più accessibile e dinamica
Un perfetto equilibrio tra heritage e modernità.

📍 Perché andare al rooftop della Tour d’Argent nell’estate 2026
Se stai programmando un viaggio a Parigi, questo rooftop è una tappa imperdibile.
I motivi per andarci:
- una delle viste più belle della città
- atmosfera esclusiva ma non rigida
- cocktail e champagne di alto livello
- location iconica e ricca di storia
@latourdargentparis – foto interne e copertina

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Filly di Somma
Il 15 aprile non è una data qualunque per Parigi. È un giorno che ha lasciato una ferita profonda, ma anche una memoria condivisa fatta di stupore, dolore e, sorprendentemente, speranza.
Nel tardo pomeriggio del 15 aprile 2019, un incendio devastante avvolse Cattedrale di Notre-Dame, uno dei simboli più amati della città e del mondo intero. Le fiamme si alzarono alte sopra l’Île de la Cité, mentre una folla silenziosa e incredula si radunava lungo la Senna. Parigi si fermò. Il mondo si fermò.
L’immagine della guglia che crolla, inghiottita dal fuoco, è diventata in poche ore una delle icone più forti della nostra epoca. Non era solo un edificio a bruciare: era un pezzo di storia, di arte, di identità collettiva. Costruita a partire dal XII secolo, Notre-Dame aveva attraversato secoli di guerre, rivoluzioni e trasformazioni, restando sempre lì, immobile e viva allo stesso tempo, come un cuore di pietra nel centro della città.
Eppure, in quella sera drammatica, accanto al dolore è emerso qualcosa di altrettanto potente. I parigini hanno iniziato a cantare. Preghiere, canti, silenzi carichi di significato. Un modo per restare uniti mentre il fuoco sembrava portare via tutto.
Nei giorni successivi, è iniziata una mobilitazione globale senza precedenti. Donazioni, progetti, idee. Una promessa collettiva: Notre-Dame sarebbe rinata. Perché certi simboli non appartengono solo a un luogo, ma all’umanità intera.
Ricordare oggi quel 15 aprile significa fermarsi un momento e riflettere sul valore delle cose che spesso diamo per scontate. I monumenti, certo. Ma anche la memoria, la bellezza, il senso di appartenenza.
Parigi, ferita ma fiera, ha dimostrato ancora una volta la sua capacità di resistere e di rinascere. E Notre-Dame, anche nel silenzio del cantiere, ha continuato a essere ciò che è sempre stata: un punto di incontro tra passato e futuro.
Forse è proprio questo il significato più profondo di quella giornata. Non solo la perdita, ma la consapevolezza di quanto sia forte il legame tra le persone e i luoghi che amano.
E ogni anno, il 15 aprile, quel legame torna a farsi sentire. Più forte che mai.
Oggi Cattedrale di Notre-Dame è tornata a vivere

Dopo l’incendio del 15 aprile 2019, i lavori di messa in sicurezza e ricostruzione sono iniziati subito, ma la vera ricostruzione è partita nel 2021, una volta completate le operazioni più delicate (come la rimozione dei ponteggi fusi e la stabilizzazione della struttura).
La riapertura ufficiale è avvenuta nel dicembre 2024, quindi si può dire che l’intero processo — dall’incendio alla restituzione al pubblico — è durato circa 5 anni e mezzo.
Oggi Notre-Dame si presenta fedele a se stessa, come se il tempo avesse fatto un giro completo:
- la guglia è stata ricostruita identica a quella ottocentesca di Viollet-le-Duc
- il tetto in legno (la “foresta”) è stato rifatto rispettando le tecniche originali
- la pietra della facciata e degli interni è stata pulita, restituendo una luminosità sorprendente
- le vetrate e gli arredi restaurati fanno entrare di nuovo quella luce unica che la rende inconfondibile
Entrando oggi, molti raccontano una sensazione particolare: non è solo la “vecchia” Notre-Dame, ma una Notre-Dame rinata. Più luminosa, quasi più viva, pur mantenendo intatta la sua anima.
La scelta è stata chiara fin dall’inizio: non reinventarla, ma ricostruirla com’era. Un gesto di rispetto verso la storia, ma anche un modo per dire che, nonostante tutto, certi simboli resistono.
E forse è proprio questo che colpisce di più oggi: sapere che quel luogo, visto bruciare davanti agli occhi del mondo, è di nuovo lì. Stesso profilo nel cielo di Parigi. Stesso silenzio dentro.
Ma con una storia in più da raccontare.
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Dal mio romanzo : PARIGI, PER CASO –
SEDUTA IN QUELL’ALBERGO DI PARIGI
CAPITOLO IV
VICTOR QUASIMODO ED ESMERALDA AL GRAND HÔTEL
pag.141…..racconto la storia dell’incendio….
per acquistare il libro:
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Filly di Somma
C’è un momento, nella storia di Saint-Tropez, in cui tutto cambia. Le barche dei pescatori continuano a dondolare nel porto, il sole accarezza le facciate color pastello, ma qualcosa nell’aria è diverso. È il 1956, e una cinepresa sta per trasformare per sempre il destino di questo piccolo villaggio della Costa Azzurra.
Quel momento ha un nome: Et Dieu… créa la femme.
Quando tutto ebbe inizio
Immagina strade polverose, una luce intensa e un’atmosfera ancora autentica, lontana dal lusso sfrenato di oggi. È qui che il regista Roger Vadim sceglie di girare il suo film. E qui che il mondo scopre una giovane attrice destinata a diventare mito: Brigitte Bardot.
La sua presenza è magnetica, rivoluzionaria. Sullo schermo rompe gli schemi, sfida le convenzioni, incarna una femminilità libera e audace che scuote la società dell’epoca. Il film fa scandalo, viene criticato, censurato… ma proprio per questo diventa leggenda.
E insieme a lei, anche Saint-Tropez entra nel mito.
Un villaggio che diventa icona
Prima di quel film, Saint-Tropez era un luogo tranquillo, quasi nascosto. Dopo, diventa una calamita per artisti, intellettuali e celebrità. Il cinema le regala una nuova identità: quella di rifugio glamour, sospeso tra semplicità mediterranea e fascino internazionale.
Passeggiando oggi tra le sue vie, è facile immaginare le scene girate decenni fa. Ogni angolo sembra raccontare una storia, ogni scorcio conserva un’eco di quel passato cinematografico.
Una mostra per rivivere la magia

Per celebrare i 70 anni di questo film simbolo, il Musée de la Gendarmerie et du Cinéma apre le sue porte a un’esposizione che è molto più di una semplice mostra.
Dal 16 aprile 2026 al 7 marzo 2027, il tempo sembra riavvolgersi.
Tra le sale del museo, le fotografie di Léo Mirkine catturano momenti rubati dal set: sguardi, attese, dettagli che restituiscono tutta l’intensità di quell’epoca. I manifesti originali raccontano l’impatto mediatico del film, mentre costumi e oggetti d’epoca evocano un mondo che, pur lontano, continua a parlarci.
È un viaggio sensoriale, fatto di immagini, memoria e suggestioni.
Un’esperienza da vivere
Visitare questa mostra significa entrare in una storia che va oltre il cinema. È comprendere come un film possa cambiare il destino di un luogo, trasformandolo in simbolo.
Ma è anche un’ottima scusa per concedersi qualche giorno a Saint-Tropez: perdersi tra le sue stradine, fermarsi in un caffè vista mare, lasciarsi avvolgere dalla luce dorata del tramonto.
Perché, in fondo, il vero viaggio è proprio questo: seguire le tracce di una storia… e ritrovarsi, quasi senza accorgersene, dentro una leggenda.
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Filly di Somma
Parigi è il punto di partenza ideale per scoprire l’anima più autentica della Francia. Dopo aver vissuto l’energia della capitale, tra boulevard eleganti e musei iconici, il viaggio può trasformarsi in qualcosa di ancora più profondo spostandosi verso sud, dove il tempo rallenta e il paesaggio si apre su vigneti, pietra chiara e silenzi preziosi. È qui, non lontano da Avignone, che si trova una dimora capace di ridefinire completamente il concetto di ospitalità: la Maison de Frédéric .
Più che un hotel, è una residenza privata di grande carattere, una casa di oltre cinque secoli riportata a nuova vita con un restauro attento e raffinato. Distribuita su tre livelli, conserva l’anima storica delle architetture provenzali, ma la interpreta con uno stile contemporaneo, fatto di dettagli ricercati, materiali naturali e un’eleganza mai ostentata.

La casa può accogliere fino a otto ospiti, rendendola perfetta per chi desidera vivere un soggiorno esclusivo, lontano da contesti affollati. Le quattro camere da letto, tutte climatizzate, sono pensate come piccoli rifugi personali: luminose, silenziose, arredate con un equilibrio perfetto tra antico e moderno. Ogni spazio invita al riposo, con atmosfere rilassanti e una cura estetica che si percepisce in ogni elemento.
Anche le aree dedicate al benessere riflettono questo livello di attenzione. I bagni, ampi e sofisticati, sono dotati di docce walk-in, pavimenti riscaldati e dettagli di alto livello che trasformano i gesti quotidiani in momenti di piacere. Tutto è progettato per offrire comfort senza rinunciare al carattere autentico della casa.

Il cuore pulsante della maison è la cucina: un ambiente pensato per chi ama vivere il cibo come esperienza. Attrezzata con strumenti professionali e progettata con grande cura, si apre a momenti conviviali, cene lente e sapori locali. Accanto, gli spazi living si articolano tra una sala da pranzo elegante, un ampio salone per il relax e una zona più raccolta dedicata all’intrattenimento, creando un equilibrio perfetto tra convivialità e intimità.
All’esterno, la dimensione cambia ancora. Un cortile privato accoglie gli ospiti in un’atmosfera riservata e silenziosa, dove il tempo sembra sospeso. Qui si trova anche una suggestiva piscina in stile bagno romano, più intima che scenografica, pensata per rinfrescarsi nelle giornate più calde e godere appieno della quiete del luogo. Non è una piscina tradizionale, ma un elemento di charme che dialoga perfettamente con l’architettura della casa.

La maison offre inoltre una serie di servizi che arricchiscono l’esperienza senza renderla impersonale: pulizia quotidiana, consegna di pane fresco ogni mattina, assistenza concierge e la possibilità di organizzare momenti su misura, come cene private. Tutto contribuisce a creare la sensazione di essere ospiti in una casa vissuta, piuttosto che in una struttura alberghiera.
Soggiornare qui significa scegliere un ritmo diverso, fatto di lentezza, luce naturale e piccoli rituali quotidiani. Dopo l’intensità di Parigi, la Maison de Frédéric diventa il luogo ideale dove ritrovare equilibrio e autenticità, vivendo la Francia più vera, quella che si scopre solo allontanandosi dai percorsi più battuti.
maisondefrederic.com
foto copertina e interne maisondefrederic.com
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Filly di Somma
Ogni primavera, alle porte di Parigi, si rinnova uno degli spettacoli naturali più affascinanti e poetici dell’anno: la fioritura dei ciliegi al Parc de Sceaux. Un evento che richiama migliaia di visitatori e che porta con sé un’antica tradizione giapponese: l’hanami.
Cos’è l’hanami
L’hanami, letteralmente “osservare i fiori”, è una tradizione giapponese che celebra la bellezza effimera dei sakura, i ciliegi in fiore. In Giappone, questo momento rappresenta molto più di un semplice evento naturale: è un invito a rallentare, a contemplare e a condividere attimi preziosi con amici e familiari sotto una pioggia di petali rosa.
Negli ultimi anni, questa usanza ha conquistato anche l’Europa, e Parigi ne è diventata una delle capitali simboliche.

Il Parc de Sceaux in fiore
Situato a pochi chilometri dal centro città, il Parc de Sceaux si trasforma, tra fine marzo e metà aprile, in un vero e proprio quadro impressionista. I suoi celebri boschetti di ciliegi – in particolare quelli del bosquet nord e sud – regalano scenari mozzafiato, con distese di fiori rosa e bianchi che sembrano sospesi nel tempo.
Passeggiare tra questi alberi significa immergersi in un’atmosfera quasi onirica, dove la luce primaverile filtra tra i rami e il terreno si ricopre di petali come un tappeto naturale.
Un’esperienza da vivere
Durante il periodo della fioritura, il parco diventa un luogo di incontro e condivisione. Famiglie, coppie e gruppi di amici si riuniscono per picnic sull’erba, fotografi catturano ogni sfumatura della luce, mentre tanti visitatori si lasciano semplicemente trasportare dalla bellezza del momento.
È il luogo ideale per:
- organizzare un picnic primaverile
- scattare fotografie suggestive
- vivere un momento di relax lontano dal caos cittadino
- respirare un’atmosfera internazionale e festosa
Quando andare
La fioritura dei ciliegi è un evento breve e variabile, legato alle condizioni climatiche. In genere, il periodo migliore per visitare il Parc de Sceaux va dalla fine di marzo ai primi di aprile, quando gli alberi raggiungono il massimo della loro fioritura.
Il consiglio è di monitorare le previsioni e, se possibile, visitare il parco durante la settimana per evitare l’afflusso più intenso del weekend.
Un angolo di Giappone a Parigi
L’hanami al Parc de Sceaux rappresenta un perfetto connubio tra cultura giapponese e arte di vivere francese. È un’esperienza che unisce natura, bellezza e convivialità, regalando a chi la vive un ricordo indimenticabile.
Se ti trovi a Parigi in primavera, questo appuntamento è semplicemente imperdibile: un’occasione unica per lasciarti incantare dalla poesia dei ciliegi in fiore.
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Filly di Somma
La parola francese “arrosoir” significa “annaffiatoio” in italiano 🌱
Deriva dal verbo arroser, che vuol dire innaffiare.
Quindi un arrosoir è proprio l’oggetto usato per dare acqua alle piante.Nel caso di L’Arrosoir, il nome è molto evocativo: richiama l’idea di cura, crescita e attenzione — perfettamente in linea con un fioraio e con uno spazio che “nutre” anche relazioni e incontri.
L’Arrosoir è uno di quei luoghi rari che sembrano esistere fuori dal tempo, nel cuore di Parigi. A metà tra fioraio, spazio creativo e rifugio urbano, questo indirizzo incarna perfettamente lo spirito poetico e conviviale della città.

Un fioraio fuori dagli schemi
Entrare da L’Arrosoir significa immergersi in un universo delicato, fatto di profumi, colori e dettagli curati. Non è semplicemente un negozio di fiori: è uno spazio vivo, dove la natura incontra il design e dove ogni composizione racconta una storia. Le piante e i bouquet si mescolano a oggetti scelti con gusto, creando un’atmosfera intima e ispirante.
Questo luogo si distingue per la sua identità ibrida, sempre più ricercata nella scena parigina contemporanea: quella di uno spazio che non si limita alla vendita, ma che diventa punto d’incontro.
Uno spazio per eventi e incontri

Ciò che rende davvero speciale L’Arrosoir è la possibilità di trasformarsi in un luogo di condivisione. Il fioraio apre infatti le sue porte a eventi su misura: presentazioni di libri, incontri culturali, piccoli workshop o momenti dedicati alla comunità internazionale.
L’idea è semplice ma potente: creare occasioni autentiche di scambio in un ambiente accogliente e non convenzionale. Qui, gli eventi prendono una dimensione più intima, lontana dai contesti formali, favorendo conversazioni spontanee e connessioni reali.
Spesso, il formato è flessibile e conviviale: ogni partecipante può contribuire liberamente consumando qualcosa, mantenendo così un’atmosfera rilassata e accessibile a tutti.
Parigi in una stanza
In una città come Parigi, dove ogni angolo può nascondere una sorpresa, L’Arrosoir rappresenta perfettamente quella nuova generazione di luoghi ibridi che mescolano estetica, cultura e socialità.
È il tipo di indirizzo che non si visita per caso, ma che si scopre e si sceglie, magari per organizzare un evento speciale o semplicemente per lasciarsi ispirare.
Per chi è alla ricerca di uno spazio diverso, capace di unire bellezza e incontro, questo piccolo fioraio parigino è una vera gemma da conoscere — e da vivere.
https://www.larrosoirparis.com/
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foto copertina e interne IGhttps://www.instagram.com/larrosoirparis?igsh=eGl4eGZwODIyeGx4 -
Filly di Somma
Un progetto che unisce cucina e cultura, con proposte ispirate alle grandi mostre ospitate nei musei di Roma.
Il marchio Food & Lifestyle VIVI, attraverso l’iniziativa “VIVI X L’ARTE”, consolida la propria connessione con i musei che ospitano alcune delle sue sedi, ideando cocktail e proposte culinarie ispirate alle esposizioni temporanee.
Nato dall’intuizione imprenditoriale di Cristina Cattaneo e Daniela Gazzini, VIVI prende forma con l’obiettivo di creare spazi inseriti in contesti caratterizzati da natura, cultura e bellezza nella città di Roma. La prima apertura risale al 2008 all’interno di Villa Pamphili, immersa nel più vasto parco urbano della Capitale. Nel tempo, il progetto si è ampliato, portando il brand anche all’interno di prestigiose istituzioni museali.

Attualmente, tre dei cinque locali VIVI si trovano in luoghi emblematici dell’arte romana: VIVI – Piazza Navona, situato a Palazzo Braschi (Museo di Roma) e inaugurato nel 2013; VIVI – Piazza Venezia, aperto nel 2023 all’interno di Palazzo Bonaparte; e VIVI – Galleria Borghese, inaugurato nel 2025 presso la Galleria Borghese.
In queste sedi, l’esperienza gastronomica si intreccia con quella culturale, dando vita a un dialogo armonioso tra cucina e arte. VIVI srl Società Benefit, certificata B Corp, rappresenta una filosofia di lifestyle che combina attenzione alla qualità delle materie prime, sostenibilità nella gestione delle risorse e valorizzazione dei contesti in cui opera.
Attraverso il progetto “VIVI X L’ARTE”, il brand rende omaggio alle mostre ospitate presso Palazzo Braschi (Museo di Roma), Palazzo Bonaparte e Galleria Borghese, proponendo cocktail, piatti e dessert ispirati agli artisti e ai temi delle esposizioni.
VIVI – PIAZZA VENEZIA presso Palazzo Bonaparte
Con l’arrivo della primavera, venerdì 27 marzo 2026 Palazzo Bonaparte inaugura la mostra “HOKUSAI. Il grande maestro dell’arte giapponese”, dedicata al celebre artista Katsushika Hokusai.

Riconosciuto a livello mondiale per opere iconiche come La Grande Onda presso Kanagawa e la serie Trentasei vedute del Monte Fuji, Hokusai ha esercitato una forte influenza sull’impressionismo europeo, ispirando artisti del calibro di Claude Monet, Vincent Van Gogh e Paul Gauguin. La mostra rappresenta la più ampia esposizione mai realizzata in Italia sull’artista, con oltre 200 opere che ne raccontano l’intero percorso creativo attraverso un itinerario ricco e articolato.
Per celebrare l’evento, VIVI – Piazza Venezia propone per tutta la durata della mostra un cocktail e un dessert dedicati a Hokusai. L’esposizione si concluderà lunedì 29 giugno 2026, poco dopo il solstizio d’estate.
Il cocktail “La Grande Onda”, firmato dalla Head Bartender Sara Partenesi, trae ispirazione dall’omonima opera. Il Roku Gin apporta delicate note floreali di ciliegio, mentre l’Italicus Rosolio di Bergamotto aggiunge freschezza agrumata. Il liquore al lychee e l’acqua tonica conferiscono leggerezza e una nota fruttata, mentre una lieve soluzione salina richiama suggestioni marine. A completare il drink, una spuma al cocco e lychee, che ne esalta il profilo aromatico rendendolo ideale in abbinamento a piatti di pesce o di ispirazione orientale.
Accanto al cocktail, la Japanese Cotton Cheesecake, ideata dalla Pastry Chef Francesca Cascia, si ispira alle nuvole che avvolgono il Monte Fuji nelle celebri vedute di Hokusai. Questo dolce, tipico della tradizione giapponese, si distingue per la sua consistenza estremamente soffice: realizzato con una lenta lavorazione di uova, farina, burro e panna, ricorda un soufflé leggero e arioso che si scioglie delicatamente al palato.
A settembre 2026, Palazzo Bonaparte ospiterà una nuova grande mostra dedicata a Wassily Kandinsky, pioniere dell’astrattismo, a venticinque anni dalla sua ultima esposizione nella Capitale. In occasione dell’evento, VIVI – Piazza Venezia presenterà nuove creazioni ispirate al linguaggio visivo e poetico dell’artista, proseguendo il dialogo tra arte e gastronomia che contraddistingue “VIVI X L’ARTE”.

VIVI – GALLERIA BORGHESE presso Galleria Borghese
Durante la pausa estiva di Palazzo Bonaparte, tra giugno e settembre 2026, un’altra importante esposizione animerà la scena artistica romana. Dal 23 giugno al 20 settembre, la Galleria Borghese ospiterà la mostra “Metamorfosi. Ovidio e le arti”, realizzata in collaborazione con il Rijksmuseum di Amsterdam.
L’esposizione approfondisce il tema della metamorfosi come forza creativa capace di trasformare e ridefinire natura, materia e corpo. Il percorso include oltre 80 opere, spaziando dai grandi maestri del Rinascimento e del Barocco fino ad artisti più moderni, tra cui Correggio, Michelangelo, Tiziano, Rubens, Poussin, Gérôme, Rodin e Brancusi.
In occasione della mostra, VIVI – Galleria Borghese presenterà un nuovo cocktail esclusivo, ancora inedito, dal titolo “Metamorfosi Botanica”, pensato per accompagnare il pubblico in questa esperienza immersiva tra arte e trasformazione.
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Filly di Somma
La Francia compie un passo innovativo nel mondo dell’istruzione: insegnare la cura degli animali come materia scolastica per sviluppare empatia, rispetto e senso di responsabilità nelle nuove generazioni. Una scelta che riflette un cambiamento culturale più ampio, in cui il benessere animale e l’educazione emotiva diventano parte integrante della formazione dei cittadini di domani.
Negli ultimi anni, il tema del rispetto verso gli animali ha assunto sempre più rilevanza nel dibattito pubblico francese, anche grazie all’impegno di organizzazioni come la Fondation 30 Millions d’Amis, da tempo attiva nella sensibilizzazione contro i maltrattamenti. Inserire la cura degli animali nei programmi scolastici significa quindi trasformare questi valori in competenze concrete, insegnate fin dall’infanzia.
Ma cosa significa, in pratica, “cura degli animali” a scuola? Non si tratta soltanto di nozioni teoriche, bensì di un percorso educativo che include attività pratiche, momenti di osservazione e interazione responsabile. Gli studenti imparano a comprendere i bisogni degli animali, a riconoscere segnali di stress o benessere, e a sviluppare un atteggiamento rispettoso verso ogni forma di vita. Questo approccio si collega anche a discipline come le Scienze naturali e l’educazione civica, creando un ponte tra conoscenza e comportamento.

Secondo pedagogisti ed esperti, il contatto con gli animali favorisce lo sviluppo dell’intelligenza emotiva: prendersi cura di un essere vivente aiuta i bambini a sviluppare empatia, pazienza e capacità relazionali. Non a caso, iniziative simili sono già state sperimentate in diversi contesti educativi europei, con risultati positivi anche sul clima scolastico e sulla riduzione dei comportamenti aggressivi.
Questa riforma si inserisce nel più ampio quadro delle politiche educative promosse dal Ministère de l’Éducation nationale, che negli ultimi anni ha mostrato una crescente attenzione ai temi della sostenibilità, del rispetto e della convivenza civile. L’obiettivo non è soltanto formare studenti preparati dal punto di vista accademico, ma anche cittadini consapevoli e sensibili.
Naturalmente, non mancano interrogativi: come verrà strutturata la materia? Quali risorse saranno necessarie? E soprattutto, come garantire che l’interazione con gli animali avvenga sempre nel pieno rispetto del loro benessere? Sono questioni aperte, che richiederanno linee guida chiare e una formazione adeguata per gli insegnanti.
Nonostante queste sfide, l’iniziativa rappresenta un segnale forte: educare all’empatia non è più un obiettivo secondario, ma una priorità. In un’epoca segnata da cambiamenti sociali e ambientali profondi, insegnare ai più giovani a prendersi cura degli altri — umani o animali che siano — potrebbe essere una delle lezioni più importanti di tutte.
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Filly di Somma
Se stai programmando una visita a Roma a metà aprile, c’è un’esperienza culturale fuori dal comune da segnare in agenda. Giovedì 16 e venerdì 17 aprile, l’Istituto Giapponese di Cultura apre le porte a uno degli spettacoli più affascinanti della tradizione nipponica: il Kabuki, protagonista del tour europeo “Meet Kabuki – The Art of Onnagata” Europe Tour 2026.
Non si tratta della classica rappresentazione teatrale, ma di un vero viaggio dentro una forma d’arte che ha oltre 400 anni di storia. Il progetto “Meet Kabuki” è pensato proprio per il pubblico internazionale: accompagna gli spettatori alla scoperta di gesti, simboli e significati, rendendo accessibile anche ciò che, a prima vista, potrebbe sembrare distante dalla cultura occidentale.
Sul palco, il giovane Nakamura Takanosuke porta avanti una delle tradizioni più antiche del Giappone. Figlio del celebre Nakamura Tomijirō V, riconosciuto come Tesoro Nazionale Vivente, rappresenta una nuova generazione di artisti capaci di mantenere viva un’eredità culturale straordinaria e, allo stesso tempo, dialogare con il pubblico di oggi.
Uno degli aspetti più sorprendenti dello spettacolo è l’arte dell’“onnagata”, ovvero l’interpretazione dei ruoli femminili da parte di attori uomini. Non è una semplice imitazione, ma una forma altamente stilizzata ed elegante, costruita attraverso movimenti precisi, espressioni controllate e costumi ricchissimi. Anche per chi non conosce il Kabuki, è un’esperienza visiva potente e coinvolgente.
Parte del fascino di questa tradizione risiede in ciò che non si vede: anni di studio, disciplina e trasmissione diretta tra maestri e allievi. Il Kabuki è infatti un’arte che si apprende nel tempo, spesso all’interno delle stesse famiglie, custodendo tecniche e segreti tramandati di generazione in generazione.
Inserire questo evento nel proprio itinerario romano significa arricchire il viaggio con un incontro culturale unico. Accanto ai grandi monumenti e ai percorsi più conosciuti, Roma offre anche occasioni come questa: momenti in cui culture lontane si incontrano e si raccontano.
Per chi cerca esperienze autentiche e diverse dal solito, il Kabuki all’Istituto Giapponese di Cultura è un’opportunità da non perdere: un piccolo viaggio nel Giappone più tradizionale, senza lasciare la città.

foto copertina e interna : istituto giapponese di cultura in Roma.
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Filly di Somma
Se pensi a Parigi, immagini subito boulevard eleganti e giardini alla francese. Ma la città nasconde anche angoli di pura armonia ispirati al Giappone, perfetti per chi cerca calma, bellezza e contemplazione. I giardini giapponesi a Parigi sono piccoli mondi sospesi, dove ogni dettaglio ha un significato.
Ecco i più belli da visitare durante il tuo viaggio.

🌿 Il Giardino Giapponese del Musée Albert-Kahn
Situato appena fuori dal centro, questo è senza dubbio il giardino giapponese più autentico dell’area parigina. Creato dal banchiere e filantropo Albert Kahn all’inizio del XX secolo, il parco è un viaggio tra culture diverse, ma la sezione giapponese è il suo cuore.
Qui troverai:
- ponti in legno arcuati
- lanterne in pietra
- un laghetto con carpe koi
- ciliegi che in primavera regalano una fioritura spettacolare
È il luogo ideale per rallentare e immergersi nella filosofia zen.
🍃 Il giardino del UNESCO Headquarters
Meno conosciuto ma affascinante, il giardino giapponese dell’UNESCO è un piccolo capolavoro nascosto nel cuore della città. Progettato dallo scultore giapponese Isamu Noguchi, è un esempio perfetto di equilibrio tra natura e architettura.
Rocce, acqua e vegetazione dialogano in uno spazio minimalista che invita alla riflessione. L’accesso è limitato, ma vale la pena informarsi per eventuali visite guidate.
🌸 Il giardino del Parc Floral de Paris
Nel verde del Bois de Vincennes si trova uno dei giardini giapponesi più accessibili e rilassanti della città. Il Parc Floral ospita un’area dedicata al Giappone con elementi tradizionali e una forte attenzione alla stagionalità.
Cosa aspettarti:
- bonsai e aceri giapponesi
- specchi d’acqua tranquilli
- percorsi perfetti per una passeggiata meditativa
In primavera e in autunno, i colori rendono questo luogo ancora più suggestivo.
🧘♀️ Perché visitare un giardino giapponese a Parigi?
Oltre alla loro bellezza, questi spazi offrono qualcosa di raro in una grande capitale: silenzio interiore. I giardini giapponesi sono progettati per essere vissuti lentamente, osservando, respirando, lasciando andare il ritmo frenetico della città.
Sono perfetti se vuoi:
- fare una pausa tra una visita e l’altra
- vivere un’esperienza diversa dal classico itinerario turistico
- scoprire un lato più intimo e contemplativo di Parigi
✨ Consiglio finale
Se puoi, visita questi giardini al mattino presto o durante i giorni feriali: l’atmosfera sarà ancora più magica.
E se capiti in primavera, non perdere la fioritura dei ciliegi: è uno spettacolo che trasforma Parigi in un piccolo angolo di Giappone.
Parigi non smette mai di sorprendere: basta saper guardare oltre i luoghi più famosi per scoprire tesori nascosti come questi. 🌿
