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  • Filly di Somma

    Appuntamento, lunedì 17 giugno dalle 10.30 fino alle 17.30, nella splendida cornice di Palazzo Brancaccio a Roma, con i produttori del metodo classico più antico d’Italia. Nella città eterna si presentano più di 60 diverse cuvée .

    Masterclass a cura di Marco Reitano – Head Sommelier del ristorante La Pergola dell’Hotel Rome Cavalieri dove lavora dal 1994, insignito del titolo di Miglior Sommelier d’Italia dalla rivista Food and Travel.

    crediti IG@altalangadocg

    Finalmente l’Alta Langa DOCG arriva a Roma – commenta Reitanoper un appuntamento che consentirà di approfondire la conoscenza delle Alte Bollicine Piemontesi. L’Alta Langa consolida il posizionamento tra le denominazioni di maggior rilievo del metodo classico italiano e internazionale, forte di un territorio unico e vocato. Esploreremo le caratteristiche dei vini attraverso due masterclass alla presenza della presidente del Consorzio,, Mariacristina Castelletta, in questa esclusiva tutta romana”.

    Palazzo Brancaccio – crediti Filly di Somma

    Nella Galleria degli Specchi del suggestivo Palazzo Brancaccio nel cuore di Roma allestito un Bubble Bar, in cui è presentato il signature cocktail di Agostino Musichini, dedicato a Roma, a base di Alta Langa DOCG e Vermouth di Torino IGP.

    Inoltre, presenti i partner Roccaverano DOP e Crudo di Cuneo DOP che offrono ai partecipanti un assaggio di due produzioni di eccellenza piemontesi.

    crediti IG@altalangadocg

    Accredito al link🔗https://www.altalangadocg.com/alta-langa-roma/

    foto copertina crediti IG@altalangadocg

  • Filly di Somma

    Aldo Zambuto è uno dei miei più cari amici, ci siamo ritrovati spesso a Parigi, per caso o per scelta. Quanti momenti meravigliosi vissuti assieme, tra eventi, serate, amici e quegli scorci parigini che fanno sempre da “sottofondo”, accendendo ogni volta la magia in una città che non delude mai.

    Parigi, un luogo che amo da 30 anni. Resta, e lo sarà sempre, una parte importante della mia vita ! Qui ritrovo sempre i miei amici, quelli di un tempo e quelli che in un modo o nell’altro la città mi fa sempre incontrare. Una lunga histoire d’amour.

    Leggere il mio nome all’interno del libro ambientato nella mia Parigi e scritto da Aldo Zambuto, non può che emozionarmi e di questo lo ringrazio. Significa che sono riuscita a farlo ” innamorare” di una città magica per me, ma non per tutti. Parigi la devi amare, da subito, la devi comprendere, nelle sue contraddizioni. Ma è sempre così: quello che affascina è impossibile e complicato.

    Un café s’il vous plaît – edizioni Efesto – questo il titolo di un libro che va assolutamente letto, fresco di uscita, disponibile in libreria e online. Una versione tascabile, pratica, da portare sempre con sé.

    «Il tema del viaggio ci guida alla scoperta di nuovi luoghi, spesso ignoti, e non parliamo per forza della grande città con i classici monumenti che utilizziamo da sfondo per le nostre fotografie, ma anche di quei piccoli angoli che rievocano nella nostra mente, ricordi e riflessioni che non credevamo di essere capaci di realizzare. Col viaggio, scopriremo nuovi modi di vivere lontano dal nostro essere, che potrebbero anche spaventarci, e l’unica soluzione per non averne più paura, sarebbe conoscere ciò che ci è ignoto, così da poterlo modellare e adattare al nostro modo di essere. Questo è “Un cafè sil’vous plaît – guida alla sopravvivenza per un Italiano a Parigi”, la storia di una persona che potrebbe essere ognuno di noi con alle spalle la magica e storica Ville Lumière, che si confronterà con una realtà nuova, coinvolgente e libera, e che nonostante tutto, non si discosta più di tanto da quella da cui stava scappando»

    Che quel “viaggio” abbia inizio

    Crediti: @aldo_zamb

    Aldo Zambuto parte da una canzone francese, quella di Veronique Sanson, dal titolo “Chanson sur ma drôle de vie” . Diventa la “colonna sonora” tra le pagine del libro che scorrono velocemente perché si ha sempre voglia di leggere quello che ci sarà dopo. Questo è un libro che punta l’attenzione su tematiche molto interessanti come la troppa importanza attribuita al giudizio degli altri, che spesso “imprigiona” le menti di chi ha pregiudizi, di ogni sorta. Un libro che parla di vita, del viaggio, della felicità, della solitudine e della capacità di completarsi anche da soli. La solitudine di Parigi è invadente ma qui le persone amano stare da sole anche se si ritagliano dei momenti di aggregazione, come per esempio danzare insieme in mezzo alla strada fino a tarda notte oppure lungo la romantica Senna, il tutto anche senza conoscersi. Poi ognuno per conto proprio ritorna alla sua solitudine, come estranei mai incontrati. La solitudine a Parigi è anche quella di chi si gode un pic-nic in solitaria.

    Il bagaglio, un elemento indispensabile per qualunque viaggio. Non c’è solo il bagaglio materiale, quello che siamo soliti preparare prima di una partenza per un viaggio e anche di rifare quando dobbiamo ritornare, facendo attenzione a non dimenticare nulla. Ma c’è anche un bagaglio emotivo, pieno di tutte quelle sensazioni ed emozioni che viviamo prima di partire e quando si ritorna! Ma quel “bagaglio” resta sempre lo stesso? Quando si viaggia bisogna sempre puntare sulla serenità, sulla felicità e fare in modo che siano dei sentimenti continuativi. Il viaggio aiuta a ritagliarsi il tempo, per se stessi e a “ricercare” sempre un qualcosa.

    Questo libro è un vero viaggio mentale. Il titolo ha come soggetto il caffè, il quale non è una semplice bevanda, ma molto di più. Lo si beve da soli e in compagnia, ma dietro il caffè c’è tutta una filosofia, un pensiero tanto che l’autore  considera la bevanda come una sacra “Bibbia”. Si conosce una persona con la scusa di prendere un caffè insieme e raccontarsi, ma si può anche prendere un caffè da soli, per restare con sé stessi e “ascoltarsi”.

    Si parla anche di libertà in questo libro. Perché Parigi è una città in cui ci si sente davvero liberi. La libertà di essere se stessi senza dare importanza a quel giudizio degli altri di cui si parla all’inizio. Joie de vivre , eccola quella sensazione di liberté che solo Parigi ti sa regalare e te la prendi tutta, fino all’ultimo sorso. Parigi è una città effimera, non tutto è eterno, e questo la rende molto affascinante. Questo effimero riguarda anche l’amicizia. Le amicizie a Parigi sono istantanee non durano molto, quel giusto, per assaporarle, poi restano un lontano ricordo a volte malinconico.

    Nel libro si affrontano anche tematiche molto interessanti come quelle del femminismo, del maschilismo, della società patriarcale e matriarcale e non mancano i confronti tra Italia e Francia. E poi la notte e la pioggia due elementi così affascinanti di Parigi e che raccontano tanto di questa città. Spunta spesso il nome di quel Café Blanchet – il luogo del cuore di Aldo Zambuto, dove ogni giorno a Parigi, nella sua sacra routine, sorseggia il suo caffé e si ispira, osservando la Città delle Luci. E non manca nemmeno un capitolo dedicato alla grande Michela Murgia, il mentore dello scrittore, che proprio in quei giorni a Parigi, in cui Aldo Zambuto buttava giù i primi capitoli del suo libro, era venuta a mancare.

    La canzone francese ha aperto il libro di Aldo Zambuto e la musica la ritroviamo anche verso la fine con una riflessione sugli artisti di strada che pullulano a Parigi. Ma il grande dilemma dello scrittore è: rimanere o ritornare? La vera risposta la scoprirete solo leggendo questo bellissimo libro che vi farà viaggiare a Parigi, in modo insolito, riflettendo sul viaggio, le sue tante sfaccettature, la vita e molto altro ancora

    Lo scrittore

    Aldo Zambuto a Parigi – Crediti: @aldo_zamb

    Aldo Zambuto, classe 1987, nasce a Potenza. Vive e lavora da anni a Roma. Devoto all’insegnamento di materie classiche e letterarie, è un insegnante delle Scuole Superiori. Il mondo dei giovani è molto importante per lui, cerca di comprendere i loro pensieri, le loro emozioni e, per quanto possibile, tenta di guidarli verso un futuro più giusto per queste nuove generazioni, comprendendone le necessità.

    Ha insegnato anche all’estero – in Francia soprattutto – ed è sempre più convinto che il pensiero in Italia sia troppo spesso retrogrado, ecco perché è sempre pronto, con quel “bagaglio”, a partire per un lungo viaggio.

    Foto copertina – crediti @aldo_zamb

  • Filly di Somma

    Icona negli anni Sessanta, si è spenta, oggi 12 giugno 2024 all’ età di 80 anni. Combatteva contro un cancro da ben 20 anni.

    Il brano che la rese celebre e che ancora risuona nell’aria, oggi più che mai dopo la sua scomparsa, fu Tous les garçons et le filles”

    Françoise Hardy negli anni Sessanta – crediti – IG@francoisehardyfanpage

    All’epoca aveva solo 18 anni e la canzone riuscì a vendere ben due milioni di copie in tutto il mondo. Era nata una star ma soprattutto una icona di quella generazione così affascinante ma anche complicata in cui si era sempre alla ricerca di qualche cosa. Era il 1962 un’epoca che di star ne ha viste diverse sia nella musica che nel cinema e quella canzone Tous les garçons et le filles” portava avanti un disagio adolescenziale, tipico degli anni Sessanta. Françoise Hardy ne era diventata la portavoce.

    Nel 1966 partecipa al Festival di Sanremo con la canzone “Parlami di te” ed era in coppia con Edoardo Vianello. La carriera di Françoise Hardy non si ferma alla musica, tanto che tenta anche il cinema con alcuni film.

    Françoise Hardy – crediti – IG@francoisehardyfanpage

    Françoise Hardy era l’unica rappresentante della Francia nella classifica dei 200 migliori cantanti, un primato che a quel tempo fece davvero tanta eco. Tra i suoi amori Jacques Dutronc, cantante e attore, dalla cui lunga relazione nacque un figlio Thomas. Poi le nozze e la separazione. Il legame con il figlio Thomas è sempre stato molto forte ed è stato proprio lui sui social a dare l’annuncio della scomparsa della madre oggi, 12 giugno 2024.

    Françoise Hardy – crediti IG@francoisehardyfanpage

    Il cancro, dal 2004 ha “abitato” il suo corpo e non le ha lasciato scampo, dopo una lunga battaglia, ha vinto lui. Le viene diagnosticato un linfoma, periodi di grande malattia e poi nel 2019 un nuovo cancro, fino ad arrivare all’annuncio di dover rinunciare a cantare.

    La cantante ha sempre appoggiato l’eutanasia, per coloro che sanno di essere prossimi alla morte e non vogliono più soffrire. Ha sempre considerato la sua nazione, la Francia, non pronta a questo e la cosa la sconvolgeva notevolmente.

    Bon voyage Françoise

    Ci hai lasciato le tue bellissime canzoni e di questo non possiamo che farne tesoro

    Françoise Hardy – crediti – IG@francoisehardyfanpage

    ***Foto copertina – crediti – IG@francoisehardyfanpage

  • RAI3 e RUVIDO PRODUZIONI

    PRESENTANO

    “CHE CI FACCIO QUI”

    di Domenico Iannacone

    Terza puntata  “Il Capolavoro”

    13 giugno ore 21.20, Rai 3

    Una scuola di frontiera, una preside coraggiosa e sullo sfondo il Parco Verde di Caivano, periferia difficile a Nord di Napoli, tra criminalità, degrado e il sogno di rigenerazione sociale. Un contesto sempre sospeso tra bene e male dove però si scoprono, inaspettatamente, “capolavori umani”.

    Caivano – Domenico Iannaccone

    Nella terza puntata di “Che ci faccio qui”, Domenico Iannacone ritorna nei luoghi che ha attraversato tempo fa e sceglie di farlo a “sangue freddo”, lontano dal clamore mediatico della cronaca nera, seguendo le orme di chi in questi anni si è salvato e di chi si è perduto. Eugenia Carfora, la preside dell’Istituto Francesco Morano è sempre lì, non è mai andata via, e conduce ancora la sua personale battaglia contro la dispersione scolastica che qui tocca livelli estremi.

    Caivano – Preside  Eugenia Carfora

    L’Istituto Morano è oggi una sorta di fiore nel deserto ed è diventato un potente messaggio di cambiamento, tanto che un importante imprenditore emiliano, Eugenio Gagliardelli, abbracciando il progetto visionario della preside, ha assunto nella sua azienda di ceramiche i ragazzi appena diplomati offrendo loro anche un alloggio e un’auto. Un modello “olivettiano” di azienda dalla forte spinta sociale, che si fonde con l’idea di una scuola inclusiva che non giudica e non lascia indietro nessuno.

    Puntata 13 giugno “Il Capolavoro” – “CHE CI FACCIO QUI” -RAI3

    “Che ci faccio qui” è la trasmissione condotta da Domenico Iannacone e prodotta da Ruvido Produzioni, in onda su Rai3 alle 21.20.

  • Filly di Somma

    La data dell’11 giugno è arrivata. Si riaprono le porte di uno dei “templi gastronomici” della Capitale, l’unico a vantare le tre stelle Michelin. La Pergola riaccende il sogno.

    La vista su Roma dal Rome Cavalieri Waldorf Astoria – crediti FB Hilton Newsroom

    La firma dell’attenta ristrutturazione di uno dei ristoranti più famosi di Roma, è quella di due architetti specializzati nel restyling di luoghi di ristoro da sogno. Patrick Jouin e Sanjit Manku hanno unito le loro “forze” nel famoso studio di architettura JOUIN – MANKU e da anni “firmano” riaperture spettacolari in giro per il mondo.

    Qui a La Pergola hanno dedicato ben sette mesi di attento lavoro di ristrutturazione. Uno dei luoghi più iconici a Roma e non solo, romanticamente adagiato sulla collina di Monte Mario, all’interno dell’affascinante Rome Cavalieri Waldorf Astoria, albergo di lusso e da sogno.

    Lo Chef Heinz Beck – crediti romecavalieri.com/it/la-pergola-it/ by ufficio stampa Barbara Manto & Partners

    Radici tedesche e passione italiana

    Heinz Beck, classe 1963, nato in Germania. Comincia la sua carriera come pastry chef. Poi nel 1994, la sua fama ha inizio proprio sulla magnifica terrazza del Rome Cavalieri con la creazione di un luogo in cui la cucina italiana viene reinterpretata con quell’ inconfondibile tocco di classe ed eleganza. Una grande attenzione a quelle che sono le materie prime italiane, reinterpretate in modo sublime. Lo Chef tedesco conquista il Mondo.

    I piatti iconici de La Pergola sono da sempre stati apprezzati da tutti coloro che costantemente hanno transitato nel Ristorante Tristellato. Capi di Stato, attori, star mondiali, solo per citarne alcuni. Ma anche viaggiatori di culture diverse, clienti che soggiornano in albergo o semplicemente di passaggio per gustare quella cucina firmata dallo Chef Heinz Beck con tutta Roma ai propri piedi.

    La sala- crediti romecavalieri.com/it/la-pergola-it/ by ufficio stampa Barbara Manto & Partners

    Tra i piatti signature de La Pergola, non si possono non citare i famosi “Fagottelli La Pergola” una sorta di carbonara, piatto iconico della tradizione romana, ma cucinati con i passaggi al contrario. La cucina ha avuto nel corso degli anni dei grandi riconoscimenti come le Tre Stelle Michelin, unico ristorante nella Capitale ad avere il primato.

    Le due firme per una nuova Pergola: gli architetti

    Oggi La Pergola festeggia 30 anni dalla sua apertura e lo fa con una “veste” nuova. La firma è quella di due archistar. Patrick Jouin, francese e molto conosciuto a Parigi. Sanjit Manku, canadese. Il loro lavoro di attento restyling è stato nel nome di una grande attenzione al lusso, come è giusto che sia, ma sempre nel rispetto della linearità.


    Patrick Jouin e Sanjit Manku – Gli architetti – Crediti: jouinmanku.com

    A partire dall’ 11 giugno la nuova Pergola riapre ai clienti del Rome Cavalieri e a tutti coloro – romani e non di passaggio nella Città Eterna – vogliano rivivere un sogno gustando piatti iconici e senza tempo.

    E allora che la magia si riaccenda per tutti.

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    LA PERGOLA

    VIA ALBERTO CADLOLO, 101 ROMA

    @heinzbecklapergola

    PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA

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    Foto di copertina: crediti : romecavalieri.com/it/la-pergola-it/

  • A Roma l’arte galleggia sul Tevere

    Filly di Somma

    La Capitale non può che dirsi fiera e orgogliosa di una “floating art gallery”, una galleria d’arte galleggiante sul fiume che attraversa la Città Eterna, l’affascinante Tevere.

    L’ inaugurazione – martedì 11 giugno e visitabile fino al 30 giugno – insieme agli artisti espositori Ottavio CelestinoPietro SimonelliGiampaolo Tomassetti. Siamo nella struttura galleggiante del Circolo di canottaggio Ondina Generali per una iniziativa davvero unica e originale per Roma, la quale oramai pullula di gallerie d’arte e di mostre, uguagliandosi sempre di più alle altre Capitali Europee come una Londra o Parigi per intenderci.

    Una iniziativa frutto della grandiosa idea di Raffaello Leonardo e Diana Giorgio, giornalista e sportiva. “OndinArte” porta nella sede sportiva una programmazione culturale volta a rilanciare il circolo come un luogo in cui anche l’arte, la cultura, l’aggregazione hanno un ruolo importante.

    Le curatrici sono Chiara Castria e Paola Quaquarelli, direttrici della SUarte Gallery di Via del pozzetto a Roma, un luogo molto frequentato nella Capitale per le innumerevoli mostre organizzate.

    Il canottaggio è uno sport che ha una grande tradizione nel nostro Paese. I vogatori sono da sempre degli “eroi” dello sport e quale migliore occasione se non unire l’arte allo sport del canottaggio.

    SUarteGallery, con questo bellissimo evento di arte galleggiante, lascia per un attimo la sua sede per “emigrare” verso il fiume e lo fa in modo davvero affascinante e originale. Sicuramente è la prima galleria a proporre al proprio pubblico una floating art gallery per qualche giorno. L’arte non ha confini, né regole e può rompere tranquillamente gli schemi e solcare mari, laghi e in questo casi fiumi.

    A esporre sarà l’artista fotografo Ottavio Celestino. I fiumi osservati si presentano attraverso una peregrinazione nomade per il mondo e rappresentano quella grande passione per il reportage del fotografo.

    Quattro le fotografie di fiumi esposte: 

    Il Tigri al confine al confine turco, siriano, iracheno.

    Il Danubio in Ungheria

    l’Hong Ha o Red River in Vietnam

    Il Bjòrsa in Islanda.

    Chiara Castria e Paola Quaquarelli, direttrici della SUarte Gallery – Crediti: su_arte_gallery

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    CLUB HOUSE DEL CIRCOLO ONDINA GENERALI

    LUNGOTEVERE DELLE ARMI, 44

    ROMA

    Vernissage e cocktail – Martedi 11 giugno dalle 19.00 alle 21.00

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    Foto di copertina – Crediti: su_arte_gallery

  • Filly di Somma

    Galleggiare sulla Senna di Parigi e lasciarsi coccolare dall’acqua, per un soggiorno “fluttuante”. Questo è possibile in un albergo molto particolare della capitale francese.

    Siamo a pochi metri dalla frenetica Gare D’ Austerlitz, la stazione di Parigi dove i treni vanno e vengono connettendo la Francia e il mondo. L’OFF PARIS SEINE, albergo quattro stelle aperto già nel 2016, è la soluzione ideale di alloggio se si sceglie di “dormire” sulla Senna. Oppure se ci si vuole semplicemente concedere un aperitivo nel bar con la piscina a un passo, la quale diventa un insieme unico con l’acqua della Senna. La domenica poi, si può anche gustare un brunch.

    crediti: offparisseine.com

    Un battello, arredato con legno scuro, tappeti chiari, stile moderno, ben 54 camere per vivere un alloggio davvero originale. Gli affacci sono sia sulla Senna, la quale scorre lenta e ci ricorda di essere in una delle città più belle al mondo dove le luci e il tramonto ne fanno da cornice. Altri affacci delle camere invece portano lo sguardo sulla banchina. Alcune camere sono anche a livello -1, proprio con l’acqua che fa capolino. Qui ci si sente davvero cullati.

    crediti: offparisseine.com

    Non mancano le suite, almeno due, chiamate Horizon, nella parte anteriore del battello, sul ponte superiore. Stupende sono anche la Suite Silver e la Suite Monocromatica, entrambe con un tocco di design molto particolare, il giallo e l’arancione i colori che illuminano gli ambienti, perfettamente integrati con l’elemento dell’ Acqua circostante.

    crediti: offparisseine.com

    Per chiunque volesse invece semplicemente vivere l’esperienza di un “cocktail galleggiante” è possibile farlo nel bar-ristorante, collocato sul ponte, per godere della brezza estiva. La piscina blu, sviluppata in lunghezza e sormontata da una boa a forma di cigno, crea un effetto ottico molto particolare. Il fine settimana (venerdì e sabato) la musica e il dj set rendono OFF PARIS SEINE un luogo davvero piacevole nelle calde serate parigine.

    crediti: IG @offparisseine

    Dopo una notte galleggiante sulla Senna di Parigi, cosa ci sarebbe di più bello nel godere di una ottima colazione al mattino, sul ponte principale del battello. La domenica poi un brunch molto abbondante al costo di 39 euro a persona, allieta anche i parigini di passaggio.

    crediti: offparisseine.com

    Il benessere non finisce qui dato che lo yoga è un altro protagonista dell’ OFF SEINE PARIS, con sessioni mensili.

    E allora, si ” salpa” per uno dei luoghi più particolari di Parigi dove alloggiare e vivere esperienze “en plein air”. Un albergo galleggiante che vi farà innamorare.

    crediti: offparisseine.com

    OFF PARIS SEINE

    86, QUAI D’AUSTERLITZ

    75013 PARIS

    FOTO COPERTINA: crediti: offparisseine.com

  • Filly di Somma

    Che la Ville Lumière sia la città dalle mille sorprese questo si sa. Una città spesso effimera, dove quello che accade non è sempre eterno e proprio per questa ragione bisogna coglierlo al volo. Parigi resta la città più affascinante al mondo a testimonianza di quel Carpe Diem che tanto amiamo.

    Crediti: https://www.barilla.com/fr-fr/limonaia-urbana-paris

    L’esperienza Limonaia Urbana Paris è una di quelle da vivere al momento, coglierla al volo, perché appunto effimera e non eterna. Una esperienza multisensoriale unica in un luogo iconico, il Café de L’Homme, con una vista mozzafiato sulla Torre Eiffel, trasformato per l’occasione in una limonaia urbana, opera del designer italiano Vincenzo Dascanio.

    Crediti: https://www.barilla.com/fr-fr/limonaia-urbana-paris


    Ovviamente non mancano le degustazioni di piatti italiani con Pesto Barilla Basilico e Limone. Da non perdere l’esclusivo gelato al limone e basilico creato dalla Maison de Haute Glacerie Fruttini. Un cocktail o un cocktail analcolico a scelta, creato dalla barman Anne-Lise Jouenne.

    Questo è sicuramente un evento imperdibile a Parigi con laboratori culinari e creativi.

    La Chef italiana Carla Ferrari – crediti https://www.barilla.com/fr-fr/limonaia-urbana-paris


    📅 Data: dal 14 al 16 giugno 2024
    🕒 Orari: 10.00-22.00 il 14 e 15 giugno, 10.00-20.00 domenica 16 giugno
    ⏳ Durata: l’esperienza dura 2h00, le masterclass durano 45min/1h
    📍 Sede: Café de l’Homme, 17 Place du Trocadéro et du 11 novembre, 75016 Paris
    👤 Età richiesta: consigliato dai 12 in su

    La creatrice culinaria – Clementine Vaccon – crediti https://www.barilla.com/fr-fr/limonaia-urbana-paris

    Lo Chef italiano Gianmarco Gorni – crediti https://www.barilla.com/fr-fr/limonaia-urbana-paris

    Cosa vi attende in una tre giorni effimera e italiana a Parigi

    Programma di masterclass e workshop (maggiori informazioni qui)

    • Masterclass con il designer culinario @Clemfoodie il 14 giugno
    • Masterclass con la chef Carla Ferrari il 15 giugno
    • Masterclass con lo chef Gianmarco Gorni il 16 giugno
    • Laboratorio creativo con Céramicafé Geneviève dal 14 al 16 giugno
    • Laboratorio di erbario con By Charlot dal 14 al 16 giugno
      Il progetto
      Una ventata di aria fresca sta per arrivare nella capitale francese grazie al Pesto Basilico e Limone di Barilla. Dal 14 al 16 giugno, la Dolce Vita arriva a Parigi all’ombra di una limonaia urbana ricreata dal noto designer Vincenzo Dascanio, presso il Café de l’Homme. Il costo comprende una degustazione di ricette ispirate al Pesto Barilla Basilico e Limone, nonché un cocktail o un analcolico a scelta, creato dalla bartender Anne-Lise Jouenne. Il dessert è stato appositamente studiato dalla gelateria Fruttini. Il ricavato dell’evento sarà devoluto ai Banchi Alimentari. Acquistate i biglietti per Barilla Limonaia
      Café de l’Homme
      17 Place du Trocadéro et du 11 Novembre, 75016

    PER TUTTE LE INFORMAZIONI:

    https://www.barilla.com/fr-fr/limonaia-urbana-paris

    Per prenotare i biglietti

    https://feverup.com/m/181172

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    FOTO DI COPERTINA: CREDITI https://www.barilla.com/fr-fr/limonaia-urbana-paris

  • Filly di Somma

    Dal greco Koraillon, ‘scheletro duro’, la leggenda narra che Perseo uccise Medusa, pulì le mani nel mare e le piante acquatiche si colorarono di rosso. Colonie di piccolissimi polipi producono una sostanza calcarea: il corallo. I fondali marini italiani hanno una grande varietà di questo “gioiello del mare”, in primis di colore rosso, nel Mar Mediterraneo. Nell’antichità custodiva un potere magico, curativo e poi religioso, con la nascita dei rosari apparve in grani. Le origini della lavorazione del corallo in Italia furono a Trapani, in Sicilia, tra il Cinquecento e il Seicento. Poi in Campania, a Torre Del Greco, in provincia di Napoli. Il corallo abbondava in Sardegna, ad Alghero, e adesso lo si trova anche in Calabria, nella Secca di Amendolara. La lavorazione del corallo culminò nel Settecento ed entrò nelle gioiellerie nel Novecento. Il corallo rosso del Mediterraneo vive tra 10 e 200 metri di profondità, lavaggio, tagliatura e lucidatura le fasi della lavorazione. Oggi Torre Del Greco, Trapani, Alghero sono i luoghi capisaldi, a cui si aggiungono Sciacca e anche Ischia.

    Campania – Torre Del Greco e il Museo del Corallo

    Nel 1878 fu istituita la Scuola per la Lavorazione del Corallo. Oggi al primo piano sorge il Museo. Diversi i laboratori a Torre del Greco, alcune storiche famiglie artigiane portano avanti la tradizione della lavorazione da generazioni. Gasco della Famiglia Scognamiglio produce da oltre 150 anni gioielli in corallo, Enzo Liverino lo fa dal 1894. Assocoral è l’Associazione Nazionale dei Produttori di Corallo, ha sede a Torre Del Greco. Tutela, sviluppa e promuove il prodotto anche all’estero.

    (liverino1894.com/it/museo-del-corallo)

    FOTO: Museo Enzo Liverino – Torre Del Greco – crediti: liverino1894.com

    Sicilia – Trapani, il Museo Pepoli e una varietà unica al mondo

    Capolavori di corallo nel Museo Regionale Conte Agostino Pepoli a Trapani, dove si ammirano gioielli, scrigni, presepi, calici, reliquari. Ancora oggi la lavorazione del corallo trapanese viene eseguita con tecniche antichissime. Pochi i laboratori esistenti, ma la tradizione persiste. Il corallo di Sciacca, in provincia di Agrigento, è considerata una varietà unica al mondo, per i suoi colori, dall’arancio intenso, al rosa salmone chiaro, con macchie scure, a testimonianza dell’origine vulcanica. Il corallo proviene da un vulcano sommerso, l’Isola Ferdinandea.

    (comune.trapani.it/turismo/museo-regionale-conte-agostino-pepoli/)

    FOTO: Museo regionale di Trapani ”Agostino Pepoli” – crediti: IG @museo_regionale_a_pepoli

    Sardegna – La Riviera del Corallo ad Alghero e cimeli da ammirare

    Seconda in Italia, dopo quella di Torre Del Greco, la Scuola del Corallo di Alghero fu creata nel 1950. All’interno di Villa Costantino è stato aperto il Museo del Corallo. Oggetti realizzati da artigiani esperti e studenti della scuola. Riviera del Corallo, così viene definito il litorale di Alghero, la picozza è lo strumento per l’estrazione del corallo con la pesca a immersione, le reti non sono ammesse. Massimo 25 volte all’anno, da maggio a ottobre, in nome della protezione del “gioiello” e dell’ecosistema marino.

    (museialghero.it/museo-del-corallo)

    FOTO: la Riviera del Corallo – crediti: IG @algheroturismo

    Calabria – Amendolara, il Parco Marino e i fondali coralligeni

    Un banco di raro corallo nero e rosso individuati nella Secca di Amendolara, borgo turistico nell’Alto Ionio Cosentino in Calabria. Una scoperta sorprendente in quanto quel mare possiede fondali sabbiosi, i cambiamenti climatici hanno contribuito alla sorpresa, ma l’incredibile scoperta testimonia la biodiversità dei nostri mari. La ricerca che ha portato al ritrovamento del corallo in Calabria è stata realizzata dalla motonave oceanografica Astrea, tramite un robot sottomarino guidato da remoto. Suggestive le esperienze di immersione praticate in questi fondali coralligeni nel Parco Marino Regionale della Secca di Amendolara.

    (parchimarinicalabria.it/parchi-marini/secca-di-amendolara)

    FOTO: Parco Marino Regionale “Secca di Amendolara”- crediti: parchimarinicalabria.it

  • CHE CI FACCIO QUI: PROF. GRECO, UNIVERSITA’ COSENZA.

    RAI3 e RUVIDO PRODUZIONI

    PRESENTANO

    “CHE CI FACCIO QUI”

    di Domenico Iannacone

     La seconda puntata

    “Ti vengo a cercare”

    Capitolo 2

    Giovedì 6 giugno, ore 21.20 Rai 3

    CHE CI FACCIO QUI: MUSTAFA’, ROSARNO

    Prosegue il viaggio di Domenico Iannacone in Calabria. Nel secondo capitolo di “Ti vengo a cercare”, è ancora una volta Bartolo Mercuri, il piccolo commerciante di mobili della Piana di Gioia Tauro ad accompagnarlo tra i migranti, dentro storie di disagio abitativo e ingiustizia sociale, per mostrare al mondo lo sfruttamento degli ultimi. In un continuo cambio di registro narrativo Iannacone ricompone la trama di storie che conducono dentro mondi inaspettati, consegnandoci uno sguardo che ribalta la percezione comune delle cose.

    CHE CI FACCIO QUI: FAMIGLIA DI BULGARI A ROSARNO

    A Mammola (RC), ai piedi dell’Aspromonte, esiste un luogo che sembra sganciato dal tempo e dallo spazio. Qui Nik Spatari, artista visionario, sordo, amico di Picasso e Le Corbusier, alla fine degli anni ‘60, insieme alla sua compagna Hiske Maas, fondò, dai ruderi di un vecchio monastero, il Musaba: un museo laboratorio d’arte contemporanea al cui interno è custodito “Il sogno di Giacobbe”, da molti definito la Cappella Sistina della Calabria. Nel 2020, all’età di 91 anni, Nik è mancato. A preservare la sua opera è rimasta Hiske, che continua a cullare il sogno immortale dell’arte.

    CHE CI FACCIO QUI: HISKE, MAMMOLA

    Ciò che sembra ancorato al passato improvvisamente si libera e ci proietta verso il futuro. Gianluigi Greco è un professore universitario che insegna informatica all’Unical di Cosenza, ed è uno dei massimi esperti internazionali di intelligenza artificiale. Oggi quasi tutti i suoi allievi trovano lavoro presso una multinazionale giapponese che ha trasferito proprio in Calabria uno dei tre poli mondiali dell’IA.  Con “Ti vengo a cercare”, Domenico Iannacone ci mostra un Sud dalle complesse dinamiche sociali che spesso ci fa indignare, ma che a volte riesce anche a stupirci.

    CHE CI FACCIO QUI: NTT DAT, CANE ROBOT, COSENZA

    “Che ci faccio qui” è il programma ideato e condotto da Domenico Iannacone e prodotto da Ruvido Produzioni

    in onda su Rai 3 alle 21.20.