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    Il Maestro Antonio Nocera e la sua un’installazione site-specific si rivelano al pubblico all’interno dell’Hotel Sina Bernini Bristol che proprio quest’anno soffia i suoi 150 anni di “ospitalità”

    Xenìa era la parola usata per esprimere il concetto di ospitalità nell’antica Grecia. Quell’atto di accogliere una persona era ritenuto sacro. Credenza voleva che dietro alla persona ricevuta si potesse nascondere un’entità divina nascosta da sembianze umane.

    Proprio quella “sacralità dell’accoglienza” viene onorata ogni qual volta che si varcano le porte dei Sina Hotels sparsi in Italia.

    Bernabò e Matilde Bocca – Presidente e Vicepresidente del gruppo Sina Hotels – hanno chiamato il Maestro Antonio Nocera per celebrare questa ospitalità così sacra ai greci e per realizzare un’installazione site-specific all’interno dell’hotel Sina Bernini Bristol.

    Una occasione speciale per festeggiare 150 anni della struttura.

                Sintonia e Armonia nell’opera “Xenìa” 

    Le farfalle, simboli i di libertà, ma anche di cambiamento spirituale. Le conchiglie, immagine della casa ma anche il simbolo di Sina Hotels. Le donne creano una relazione di sintonia e armonia tra l’Artista e il luogo scelto per ospitarla.

    Questo e molto altro si “legge” nell’osservare l’opera, intitolata “Xenìa”, un tripudio di colori, materiali e simboli rappresentati.

    L’opera è accessibile anche al pubblico esterno che contestualmente potrà visitare anche l’altra opera esposta stabilmente al piano nobile dell’hotel.

    Parliamo dell’affresco “The Birth of Baroque” risalente agli anni ‘40 e che illustra i capolavori di Gian Lorenzo Bernini attraverso i decenni.

    Ai visitatori l’hotel offre una web-app gratuita con i cenni storici e artistici sul Bernini e le sue opere oltre ad una mappa virtuale con l’itinerario per visitare dal vivo tutte le opere presenti nell’affresco.

    Antonio Nocera

    L’artista nasce a Caivano (Napoli).

    Nella sua vita e carriera alterna viaggi tra la Francia, la Svizzera e l’Inghilterra, paesi in cui consolida la sua esperienza internazionale e la sua fama.

    Oggi il Maestro Nocera vive e lavora principalmente tra Roma e Firenze, mantenendo lo studio anche a Napoli.

    Nel corso degli anni si è espresso attraverso diversi mezzi tra cui: pittura, scultura e installazioni.

    Ad ospitare l’opera del Maestro Antonio Nocera è il Sina Bernini Bristol, Autograph Collection che da 150 anni rappresenta un punto di riferimento per l’Ospitalità di lusso nella Capitale.

    Situato nel cuore della Roma Barocca e della Dolce Vita, è l’unico Hotel 5 stelle lusso che si affaccia su Piazza Barberini.

    La famiglia Bocca e Sina Hotels, oggi con Bernabò Bocca e la sorella Matilde Salvo Bocca alla guida del gruppo, rappresentano un legame solido, che ha saputo rivelare al mondo la vera ospitalità italiana.

    Una filosofia, ma anche una mission quella di Sina Hotels, nel rispetto di una ospitalità di eccellenza tipicamente italiana.

    Gli alberghi di Roma, Milano, Firenze e Venezia, restano le primarie destinazioni sia per affari che per turismo.

    Le strutture di Parma, Perugia, Viareggio, Romano Canavese (To) e Capri offrono prevalentemente il relax ed il contatto con il territorio circostante.

    Carmen Galiano – MICE & Leisure Groups Account Director presso Sina Hotels

    L’artista Antonio Nocera

    La giornalista Filly di Somma con la sua Anais

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    FOTO: crediti @fillydisomma

  • Filly di Somma


    Una birra ancestrale e sostenibile creata dal riciclo del pane, protagonista della serata inaugurale del 25 settembre nella cornice della Dolce Vita Romana.

    Realizzata dal Birrificio Alta Quota di Cittareale Rieti, si tratta di una ricetta antichissima della birra rivisitata contro lo spreco del pane.


    Proprio al Café Doney – all’interno dell’elegantissimo Westin Excelsior di Roma – arriva la Birra Rinata, un progetto studiato per una “rinascita” della bevanda molto amata in tutto il mondo.


    A partire dal 25 settembre, serata inaugurale, la Birra Rinata sarà disponibile al Café Doney e servita con un piccolo aperitivo firmato dall’Executive Chef James Foglieni.
    Tutto sostenibile, ad un prezzo accessibile di 10 euro per persona.

    The Westin Excelsior Rome fu inaugurato nel 1906, come il primo hotel internazionale di Via Veneto e resta uno dei palazzi più rappresentativi e iconici della città. Simbolo indiscusso della Dolce Vita e di quel Federico Fellini che tanto la osannò.

    Grazie all’iconico Café Doney e all’Orum Bar al suo interno, l’albergo ha da sempre
    rappresentato un punto di riferimento per viaggiatori internazionali.

    Una Birra che ci riporta ai Sumeri

    RINATA come rinascita che simbolizza una seconda vita del pane.
    RINATA come speranza e ottimismo.
    RINATA semplice, naturale e consapevole.
    RINATA buona come il pane.

    La ricetta affonda le sue radici circa 6000 anni e ha come protagonisti i Sumeri, i quali utilizzavano il pane raffermo per produrre una bevanda alcolica dal sapore amarognolo.


    La Birra Rinata segue quella ricetta originale che tanto profuma di storia e utilizza il pane riciclato, che sostituisce in parte il malto d’orzo, per innescare la fermentazione alcolica e la trasformazione in birra, in modo del tutto naturale e circolare.

    Eccone spiegato il significato del termine RINATA.

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    Per maggiori informazioni e prenotazioni Doney Restaurant & Café:

    +39 06 47082783

    restaurant.doney@westin.com

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    Foto: crediti The Westin Excelsior Rome

  • Filly di Somma

    Dicembre è il mese ideale per visitare questa parte suggestiva dell’Europa. Fiocchi di neve imbiancano le città e coprono quei ciottoli delle antiche strade. Il solstizio d’inverno si presenta con quella tipica magia, quando il Natale è alle porte, e tante sono le esperienze da vivere in Estonia.

    In particolare la città di Tallin e la sua suggestiva Piazza del Municipio, nel centro storico, ospitano un mercatino natalizio decisamente fiabesco, durante il mese di dicembre. Bancarelle di ogni tipo incorniciano la città, con un imponente albero di Natale di 15 metri e decorato con 300 palline. Non mancano una pista da pattinaggio sul ghiaccio, gli spettacoli della tradizione locale e tante prelibatezze da gustare per riscaldarsi dal freddo e lungo inverno estone.

    Crediti: Pixabay

    Anche i concerti con il Jazz di Natale sono in programma in questo periodo insieme alle varie esposizioni di quel pan di zenzero che tanto “profuma” il Natale.

    Il Museo dell’Estonia all’aria aperta è ideale per i bambini e gli adulti, per realizzare decorazioni natalizie, fare gite in carrozza, e addentrarsi nelle tradizioni del Natale estone con quella tipica magia della neve, che non manca mai, soprattutto a dicembre.

    Crediti: Pixabay

    Ma anche Gadgetville per i più piccoli è un Paese delle Meraviglie nel periodo di Natale con le rappresentazioni tipiche estoni e tante sorprese.

    Lasciando la città di Tallin e le luci del Natale, diverse sono le esperienze da vivere nel resto dell’Estonia nel mese di dicembre.

    Le gite con i cani da slitta e quelle bellissime escursioni, esplorando i laghi ghiacciati, le strade forestali e ammirare i paesaggi imbiancati dell’Estonia in tutto il loro splendore, sono esperienze imperdibili.

    Crediti: Pixabay

    Il Safari sul ghiaccio del lago Peipus con i Karkat, i veicoli costruiti dai pescatori locali per la navigazione nel lago d’inverno, è un qualcosa a cui non si rinuncia.

    La navigazione su ghiaccio a Haapsalu e a Pärnu, a bordo di una barca a vela, è altrettanto suggestiva.

    L’inverno in Estonia è anche la Ice Road. Durante i mesi freddi ben 80 km di strade ghiacciate nel Paese sono aperte al traffico e vengono percorse dai turisti incuriosirti nell’ammirare le distese di ghiaccio.

    Ma l’Estonia è anche una destinazione che nel freddo inverno attira i tanti che scelgono di rilassarsi nelle meravigliose saune, una parte fondamentale della tradizione estone, un vero rito da centinaia di anni tanto da essere classificate come Patrimonio dell’Unesco.

    Crediti: Pixabay

    La tipica Mooska Farm offre la Smoke Sauna, con aroma di legno bruciato, rami di betulla e miele. Si trova vicino ad un laghetto, in inverno ci si può anche immergere nelle acque ghiacciate nelle vicinanze.

    Igloo Saunas a Kõrvemaa, realizzata al 100% a mano, è ricoperta con trucioli di abete rosso al di fuori e trucioli di pioppo tremulo all’interno. Anche Iglupark permette di regalarsi del tempo per sé, senza isolarsi troppo.

    Tra mercatini natalizi, esperienze in lungo e in largo e quelle meravigliose saune, l’Estonia accompagna sempre il viaggiatore ad affrontare il lungo inverno, accendendone la magia.

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    Foto copertina: crediti Pixabay

  • Filly di Somma

    Nell’Oceano Indiano, al largo delle coste orientali dell’Africa, c’è una destinazione perfetta per chi ama la natura e la lentezza.

    Tra paradisiache immersioni, trekking, spiagge, lemuri, baobab, foreste pluviali, villaggi tradizionali, deserti, ce n’è davvero per tutti i gusti in Madagascar. Non c’è solo natura a scandire il tempo di chi visita questo ennesimo incanto che il Pianeta ci ha donato, ma si respira anche la storia.

    Crediti: Pixabay

    Le 12 colline sacre di Antananarivo, il Cimitero dei Pirati di Ile Sainte Marie e poi qualche cenno della rivoluzione industriale in Mantasoa, anche questo è il Madagascar.

    Parco naturale in Madagascar – Crediti: Pixabay

    Il melting pot cultuarle rende questa destinazione molto affascinante, che sia il Nord o il Sud della grande isola, tutto è una piacevole scoperta. Non mancano le esperienze da vivere come assistere alla Famadihan, (la esumazione tradizionale e sepoltura) oppure alla cerimonia tradizionale di circoncisione. La flora e la fauna sono spettacolari con 19 parchi, 5 riserve naturali e 21 riserve speciali.

    Camaleonte in Madagascar Crediti: Pixabay

    Le spiagge coprono ben 5.000 chilometri di costa, 450 chilometri sono destinati alla barriera corallina e poi le 250 isole che abbracciano il Madagascar lo arricchiscono in ogni angolo. Gli sport acquatici permettono di esplorare le “cattedrali” immerse sott’acqua, ma anche ammirare gli squali balena e altre tipologie di questo animale affascinante nel suo genere, seppur spaventoso.

    Crediti: Pixabay

    Non mancano le tenere tartarughe marine e la visita a quell’isola che prende il loro nome (Isola delle Tartarughe). Il luogo affascina chiunque voglia ammirare la schiusa e la corsa verso il mare dei piccoli animali. Non mancano nemmeno quei pesci coloratissimi tanto da sembrare finti.

    Crediti: Pixabay

    C’è chi preferisce entrare nell’animo del Madagascar attraverso i viaggi sulle piroghe, le canoe tradizionali usate per la pesca. Ma c’è anche chi ama il relax in spiaggia, adagiandosi sulle amache sparse qua e là, le quali invitano chiunque al riposo, lasciandosi cullare dalla “melodia” delle onde del mare.

    Crediti: Pixabay

    Il clima è tropicale lunga la costa, mentre l’entroterra è temperato e arido nella parte sud. Da novembre ad aprile, la stagione è calda, ideale, seppur con qualche pioggia. Da maggio ad ottobre più fresca.

    Baobab in MadagascarCrediti: Pixabay

    Chi decide di visitare il Madagascar si perde piacevolmente tra le sue variegate bellezze come la Baia di Diego Suarez, Ankify, il Parco Nazionale de La Montagne Ambre, la Baia dei Piccioni e la Baia delle Dune. Il Parco dell’Ankarana offre una esperienza unica: una notte in tenda, per ammirare il cielo stellato del Madagascar.

    Crediti: Pixabay

    L’escursione alla riserva di Lokobe, la visita alla tipica distilleria di Ylang Ylang, in cui viene estratto l’olio della pianta, e poi incantarsi alla vista di quell’Albero “Sacro” i cui rami e radici aeree creano una meravigliosa e grande cupola: tutto è pura magia in questo grande arcipelago africano cullato dall’incontaminato oceano in cui natura, spiagge, mare e animali sono perfetti per i viaggiatori a caccia di emozioni.

    Crediti: Pixabay

    “Mora Mora”, letteralmente piano piano, è la filosofia di vita di questo Paese e chi sceglie di visitarlo ne comprende il motivo.

    Sarà dura ripartire!

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    foto copertina – crediti PIXABAY

  • Filly di Somma

    Come se fosse un palcoscenico nel cuore di Roma, la Piramide di Caio Cestio ha aperto le sue porte per una tre giorni dedicati all’arte contemporanea e a delle suggestive installazioni e performance dal vivo.

    Dal 20 al 22 settembre è stato possibile tornare a scoprire, gratuitamente ma con prenotazione, il monumentale sepolcro romano, nel cuore vibrante e frenetico della città, ma con occhi diversi e proiettati verso il futuro.

    Crediti: Filly di Somma


    Il progetto “Piramide Contemporanea”, curato da Sala 1, ha previsto la presenza di tre artisti i quali si sono espressi in tre linguaggi diversi, mettendosi a confronto – e forse anche in discussione – con il sito archeologico e la città.

    • Il regista teatrale Fabrizio Crisafulli ha presentato un’installazione basata sull’utilizzo della luce all’interno della camera sepolcrale.
    • La performance dal vivo della danzatrice statunitense Melissa Lohman ha letteralmente incantato.
    • Ma è in particolare l’artista giapponese Uemon Ikeda a realizzare qualcosa di insolito: un’installazione con un filo di lana e seta rosso.

    Crediti: Filly di Somma

    Una sorta di architettura “sospesa” la quale percorre lo spazio verde esterno alla Piramide in varie direzioni, lasciando “viaggiare” la fantasia del visitatore.

    La leggenda del filo rosso proviene dal Giappone e dalla Cina.

    Ci racconta di anime gemelle legate da un filo rosso indistruttibile, scelto dal destino ed impossibile da rompere. A testimonianza che quel destino esiste e si manifesta attraverso questo filo rosso, che noi non possiamo vedere ma che prima o poi ci porta a congiungerci con le nostre anime gemelle.

    Dal Giappone a Roma: Uemon Ikeda


    Crediti: Filly di Somma

    L’artista nasce a Kobe, in Giappone.


    A ventun anni si trasferisce a Roma, sua città di adozione. Ikeda spazia dall’architettura, al disegno, fino ad arrivare alla fotografia, non mancano le installazioni, passando per un “teatro impossibile” fino a giungere alla scrittura.

    La sua arte è tradotta dal suo sguardo il quale isola segmenti di realtà urbane smaterializzandone la spazialità occidentale mediante quel concetto, tipicamente orientale di “vuoto”, che si tramuta in spazio scenico e teatro.

    Crediti: Filly di Somma

    Le sue “architetture aeree” sono opere effimere, che prendono vita attraverso un filo di lana e seta.

    Sapientemente intessuto dall’artista, svela elegantemente quelle forme ideali di architetture sospese all’interno di luoghi pubblici e di interesse culturale, come nel caso della Piramide a Roma.

    Il filo rosso di Ikeda – posizionato durante l’installazione temporanea nel monumentale sepolcro romano – è stato volutamente “sospeso” dall’artista, collocandolo al di sopra dei visitatori, all’aperto.

    Il pubblico attraversando questo spazio, ha compreso una trasformazione importante: il confine tra reale e virtuale. Chi guardava si è sicuramente posto diverse domande sul rapporto tra spazio fisico e percezione.

    Le sue opere temporanee sono state esposte in molti angoli suggestivi della Città Eterna e di Tokyo, a conferma della sua duplice radice, dato che Ikeda è legato sia a Roma che al Giappone, grazie a quel filo rosso impossibile da recidere!

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    Articolo pubblicato anche sul Corriere dello Spettacolo

  • Ospiti della settimana: Francesco Gabbani, Ariete, Irene Grandi, Peppe Servillo, Ermal Meta

    Lunedì 23 settembre inizia una nuova settimana in compagnia di “Riserva Indiana”, il programma di Rai Cultura e Ruvido produzioni condotto da Stefano Massini, che con il suo messaggio di educazione civile ha portato uno spazio unico e importante nel palinsesto televisivo.

    La formula è quella della combinazione tra i monologhi da narratore di storie di Massini e alcune delle più belle canzoni dei protagonisti della musica italiana che, nello studio dall’atmosfera raccolta, dove siede un pubblico di giovani, trovano l’occasione non solo di suonare dal vivo con una band resident formata da alcuni dei migliori session man italiani, ma anche di affrontare tematiche che esulano dai consueti schemi dell’intervista televisiva.

    Francesco Gabbani è il primo ospite della settimana e con lui affronteremo il tema della confusione. Martedì 24 si parlerà d’amore e paura con Ariete, mercoledì 25 sarà il momento di Irene Grandi e la fierezza, giovedì 26 è la volta di Peppe Servillo e le problematiche legate alla casa.

    Chiude la settimana, venerdì 27, Ermal Meta con le fiabe. L’appuntamento con “Riserva Indiana” è dal lunedì al venerdì alle 20.20 su Rai3.

    “Riserva Indiana” è un programma di Stefano Massini e Massimo Martelli, scritto con Paolo Biamonte, Rossella Rizzi e Mariano Cirino, con la regia di Matteo Bergamini. La band è diretta da Jacopo Carlini, pianoforte e tastiere con Matteo Carlini al basso, Bruno Marinucci alla chitarra e Cristiano Micalizzi alla batteria. Capo progetto Rai, Giulia Lanza.

  • Filly di Somma

    Quando si visita il Paese del Sol Levante, ci sono tante bellezze da ammirare ad occhi aperti. Tra templi, santuari, città, tradizioni, ma c’è anche tanto cibo da scoprire. Sorprende sempre rendersi conto che il Giappone sia anche un Paese “gourmet”, tanto che il gusto gioca un ruolo importante.

    Il turismo gastronomico nel mercato turistico giapponese non è una novità, ma sconosciuto ad alcuni i quali pensano che sushi e sashimi siano i capisaldi della cucina del Sol Levante, non è così, c’è molto altro da scoprire.

    Foto: https://visitkanazawa.jp/it

    In particolare la città di Kanazawa, bellissima e affascinante nelle sue forme, è un mix di ingredienti regionali, fusion internazionale e tecniche artigianali tradizionali. La sua cucina vale davvero la pena assaggiarla e vi sorprenderà.

    Foto: https://visitkanazawa.jp/it

    Si passa dai cibi semplici e genuini che evocano le antiche tradizioni culinarie, ai cibi esotici e persino stravaganti da gustare e vedere. Kanazawa è un paradiso sotto tutti i punti di vista e soprattutto per il viaggiatore a caccia di novità insolite nel mondo gastronomico.

    Tutto parte da radici importanti come quelle della “cucina Kaga”, ossia un’integrazione di vari aspetti della cultura giapponese.

    Gourmet a Kanazawa

    Foto: https://visitkanazawa.jp/it

    Sushi e Kaisen: Il Pesce e i Frutti di mare

    La freschezza dei frutti di mare di Kanazawa permette di gustarli crudi, sotto forma di sashimi o sushi. Il kaisen-don, è un pesce crudo servito su una ciotola di riso caldo, ed è il modo migliore per gustare il pesce fresco. Il pesce di Kanazawa viene anche servito come sushi. Nei ristoranti della città viene proposto su stoviglie di ceramica tradizionale del luogo. I mesi più freddi sono i migliori per gustare la ricciola, un pesce molto buono che in inverno presenta uno strato di grasso molto appetitoso. Ma l’inverno è anche la stagione per gustare il “granchio delle nevi” e i gamberi dolci.

    Riso-san, il Signor Riso, quello Hanton

    Foto: https://visitkanazawa.jp/it

    La sua origine è molto singolare: sembra che sia stato inventato come “piatto unico” basato su una pietanza assaggiata da un cuoco giapponese durante un soggiorno in Ungheria. Lo chef modificò la ricetta per adattarla in Giappone e creò un’omelette di riso guarnita con gamberi fritti e condita con ketchup e salsa tartara. (Il piatto originale prevedeva una carpa fritta, condita con paprika e servita su uova e pasta)

    Il nostalgico Oden

    L’oden è un cibo tradizionale consumato in tutto il Giappone durante l’inverno. A Kanazawa, viene gustato tutto l’anno. Parliamo di uno stufato, contenente verdure, frutti di mare e altri ingredienti cotti in un brodo dashi, molto gustoso. Pietanza ideale per riscaldarsi quando il freddo inverno giapponese cala le temperature. Se poi si abbina un buon saké caldo, è perfetto.

    L’ oden di Kanazawa contiene alcuni ingredienti caratteristici.

    • Il kuruma-fu: una fetta di glutine di grano secco a forma di ruota, che assorbe i sapori del brodo.
    • Il kani-men: il “granchio delle nevi” femmina, disponibile solo durante l’inverno.

    Jibu-ni

    Foto: https://visitkanazawa.jp/it

    Questa è una zuppa un po’ dolce e un po’ salata, preparata con carne di anatra e verdure locali di stagione . La caratteristica è quella di essere addensata con fecola di grano o di patate. Diventa una crema molto appetitosa. Il suono prodotto dal brodo che bolle, “jibu-jibu” ha dato nome al piatto.

    Kabura-sushi

    Foto: https://visitkanazawa.jp/it

    Il nome kabura-sushi deriva da due parole.

    kabura, che significa rapa.

    Sushi, che non è il tipico sushi, che siamo soliti mangiare noi occidentali, ma un metodo di conservazione del cibo attraverso la fermentazione.

    Il kabura-sushi consiste in un filetto di ricciola avvolto in una fetta di rapa kabu sottaceto e marinato nel malto di riso koji. La marinatura con il koji è molto particolare. Un vero simbolo della cucina invernale di Kanazawa, quando la ricciola è davvero quella del periodo.

    Kanazawa al Curry

    Foto: https://visitkanazawa.jp/it

    Il curry giapponese è diverso da qualsiasi altro curry che siamo soliti mangiare in giro per il mondo e il curry di Kanazawa ha le sue particolarità. Funziona da accompagnamento più delicato alle verdure e alla carne, un po’ dolce e un po’ speziato, non piccante come siamo soliti mangiarlo altrove.

    Il curry di Kanazawa è noto per il suo colore scuro, quasi cioccolato, e per la consistenza densa, caratteristiche che lo differenziamo dalla maggior parte dei curry giapponesi. È spesso abbinato a un filetto di maiale fritto, il tonkatsu. Viene servito con riso e cavolo cappuccio affettato a listarelle sottili.

    Un dolce “prezioso” per palati sopraffini : Gelato di Foglia d’Oro

    Foto: https://visitkanazawa.jp/it

    Kanazawa è famosa in Giappone per i wagashi (dolcetti giapponesi serviti con il tè), ma c’è anche il caratteristico gelato ricoperto di foglia d’oro.

    Non dimentichiamo che il nome della città stessa si traduce letteralmente in “palude d’oro”. I maestri artigiani del luogo sono in grado di stirare l’oro con il martello fino a trasformarlo in una foglia dallo spessore di 1/10.000 di millimetro, ed ecco la meravigliosa esperienza del mangiare un gelato ricoperto d’oro, per pochi eletti si intende!

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    Fonte: https://visitkanazawa.jp/it

    Foto copertina : https://visitkanazawa.jp/it

  • Fiorella Mannoia ospite della prima puntata

    Dopo il successo della prima stagione, torna su Rai3, da lunedì 16 settembre alle 20.20, “Riserva Indiana”, il programma di Rai Cultura e Ruvido produzioni condotto da Stefano Massini, che con il suo messaggio di educazione civile ha portato uno spazio unico e importante nel palinsesto televisivo. 


    La formula è quella della combinazione tra i monologhi da narratore di storie di Massini e alcune delle più belle canzoni dei protagonisti della musica italiana che, nello studio dall’atmosfera raccolta, dove siede un pubblico di giovani, trovano l’occasione non solo di suonare dal vivo con una band resident formata da alcuni dei migliori session man italiani, ma anche di affrontare tematiche che esulano dai consueti schemi dell’intervista televisiva. 


    Tutto è tenuto insieme, tra parole e musica, da un ideale filo conduttore nel racconto di “Riserva Indiana”, un luogo privilegiato dove lo spettatore può finalmente sfuggire alla dittatura dell’immediatezza dei social e dell’algoritmo per riscoprire il tempo rilassato della riflessione, della verità dei sentimenti, delle storie esemplari, dei temi civili e del coraggio delle idee in un mix felice che non dimentica le regole dell’intrattenimento. 


    Fiorella Mannoia è l’ospite della prima puntata di questa nuova edizione. Martedì 17 settembre a “Riserva Indiana” La Rappresentante di Lista, mercoledì 18 il rapper Willie Peyote, giovedì 19 è la volta di Achille Lauro e chiude la settimana, venerdì 20, Fabio Concato.


    Inoltre, in questa edizione ci saranno: Roberto Vecchioni, Gabbani, Niccolò Fabi, Federico Zampaglione, Raiz, Simona Molinari, Vinicio Capossela, Nayt, Ariete, Ermal Meta, Mannarino, Irene Grandi e molti altri.

    “Riserva Indiana” è un programma di Stefano Massini e Massimo Martelli, scritto con Paolo Biamonte, Rossella Rizzi e Mariano Cirino, con la regia di Matteo Bergamini. La band è diretta da Jacopo Carlini, pianoforte e tastiere con Matteo Carlini al basso, Bruno Marinucci alla chitarra e Cristiano Micalizzi alla batteria.

    Capo progetto Rai, Giulia Lanza.

    Ruvido Produzioni

  • Filly di Somma

    La prestigiosa catena alberghiera Six Senses – con alberghi sparsi nel mondo – muove i suoi primi passi anche in Giappone e lo fa per la prima volta a Kyoto, una delle città più antiche e affascinanti del Sol Levante.

    Crediti: Six Senses Kyoto

    Kyoto è stata la capitale del Giappone dal 794 al 1185. In questa città – a differenza della modernissima e frenetica attuale capitale Tokyo – si respira il vero Giappone, spesso fanno ancora capolino le donne giapponesi con i loro bellissimi kimono, come se il tempo qui si fosse fermato, rinunciando a quel Giappone ultra moderno e tecnologico.

    Crediti: Six Senses Kyoto

    Six Senses Kyoto: la nuova perla dell’ospitalità in Giappone

    Questo è sicuramente un “Rifugio urbano nel centro di Kyoto”.
    Storicamente la città è stata la capitale del Sol Levante ma tuttora è considerata il cuore culturale e storico del Giappone, Kyoto è famosa per i suoi templi buddisti, i santuari shintoisti, i palazzi, l‘architettura tradizionale giapponese, i bellissimi ciliegi in fiore e le montagne ricoperte di cedri secolari che circondano la città.

    Crediti: Six Senses Kyoto

    Il Six Senses Kyoto si trova nel tranquillo quartiere di Higashiyama, a pochi passi dal Tempio Myoho-in, dal Museo Nazionale di Kyoto e dal Tempio Buddista Sanjusangendo, e offre un rifugio sereno ispirato al fiorente patrimonio artistico e culturale dell’epoca Heian.

    Tocchi di design ispirati al capolavoro letterario ” Racconto di Genji ” e antiche tradizioni popolari si intrecciano nell’hotel, incarnando l’estetica e l’elegante sensibilità della cultura giapponese. Le 81 camere e suite, il cortile interno, la città attorno, il giardino del famoso Santuario Toyokuni del XVI secolo. Tutto regala pure emozioni a chiunque decida di alloggiare al Six Senses Kyoto.

    Crediti: Six Senses Kyoto

    Diverse sono le esperienze da vivere al Six Senses Kyoto: Intraprendete un percorso di benessere olistico alla Six Senses Spa, oppure godere le esperienze culinarie ultra-stagionali al Sekki, il ristorante aperto tutto il giorno che si ispira all’etica locale e sostenibile di Eat With Six Senses. Assaporare le birre aromatiche e i dolci al Cafe Sekki oppure rilassarsi al bar Nine Tails.

    Crediti: Six Senses Kyoto

    Lusso, tranquillità e raffinatezza le parole d’ordine. La luce naturale è la vera protagonista in questa struttura, come anche i materiali naturali, il rumore dell’acqua, oppure le foglie degli alberi, insomma non importa se ci si trovi in Giappone o altrove, la magia è assicurata.

    Crediti: Six Senses Kyoto

    Salta subito all’occhio lo spazio luminoso della lobby del Six Senses Kyoto. Quasi come se fosse un segreto ben custodito, l’ emozione c’è ma si rivela lentamente al cliente. Le maschere di volpe, animale sacro in questi luoghi del Giappone, accompagnano il cliente come se fosse un fil rouge. I passi sono dettati dalla bellissima tappezzeria di un grande tatami al suolo.

    Crediti: Six Senses Kyoto

    Le camere affacciano anche sul giardino zen, la mobilia è bassa e confortevole, il letto segue meticolosamente il programma della catena alberghiera – Sleep With Six SensesDormire con i Sei Sensi. La serenità è garantita a tutti quei viaggiatori che arrivano nell’affascinante Giappone e in particolare nella meravigliosa Kyoto.

    Crediti: Six Senses Kyoto

    La sera cala ed ecco che l‘angolo bar dell’albergo diventa un luogo dove rilassare tutti i sensi. Il bancone è in cedro massiccio, il barman sembra un artista e prepara cocktail 100% Giapponesi. Tra le bevande classiche :Shiso, yuzu, il whisky giapponese.

    Crediti: Six Senses Kyoto

    Quel simbolo della volpe lo si ritrova ancora tra le mura dell’albergo, quasi a ricordare l’animale sacro.

    Il ristorante rilassa e coccola il cliente. Qui l’ambiente è elegante come anche le pietanze che si gustano, le quali sono anche molto sane, nel rispetto della tradizione culinaria giapponese. I prodotti provengono dalle fattorie intorno alla struttura e sono bio. Le pietanze del menù celebrano le stagioni e la natura.

    La SPA dell’albergo regala momenti meravigliosi per un completo relax. Programmi su misura in base alle richieste del cliente oppure i classici massaggi offerti dal programma.

    Crediti: Six Senses Kyoto

    Il fiore all’occhiello è il sound bath, ossia il bagno del suono. Ci si rilassa guidati dal suono di ampolle di cristallo. Anche agopuntura e il massaggio profondo e intenso, deep tissue. Una grande vasca permette di “purificare” corpo e anima, proprio nel rispetto della tradizione giapponese in cui il bagno è sacro.

    Crediti: Six Senses Kyoto

    Questo spazio benessere si apre anche su un meraviglioso giardino, perchè la natura è davvero ovunque in questa nuova perla dell’ospitalità Six Senses che arriva in Giappone.

    Qui corpo e spirito si riposano e si percepisce dall’inizio alla fine del “viaggio”.

    Hôtel Six Senses Kyoto
    431 Myohoin Maekawacho, Higashiyama Ward, Kyoto

    Sito Internet