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  • Filly di Somma

    Tutti in trepida attesa per gli amanti della settima arte: Il cinema. La diciannovesima edizione della Festa del Cinema di Roma si terrà dal 16 al 27 ottobre 2024.

    Un evento di successo, con una programmazione di qualità e una fruizione popolare sempre crescente.

    La manifestazione si svolgerà presso l’Auditorium Parco della Musica che ospiterà le principali sale di proiezione e il lungo red carpet, considerato uno dei più grandi al mondo. Ma il programma coinvolgerà inoltre altri luoghi e realtà culturali della Capitale.

    Il concorso internazionale e spazio anche ai giovani

    Direttrice Artistica della Festa del Cinema è Paola Malanga, giornalista e critica cinematografica.

    Sarà affiancata da:

     – Giovanna Fulvi, esperta di cinema asiatico, tra i programmatori del Festival di Toronto.
     – Enrico Magrelli, critico cinematografico, ex Direttore della Settimana internazionale della critica.
     – Emanuela Martini, critica cinematografica, ex Direttrice del Torino Film Festival.
     – Nico Marzano, Responsabile della sezione cinema dell’ICA (Institute of Contemporary Art di Londra).
     – Alberto Pezzotta, critico e storico del cinema, ex membro del comitato di selezione della Mostra del Cinema di Venezia.

    La Festa del Cinema ha introdotto nel suo regolamento un concorso internazionale: i film saranno giudicati da una giuria composta da professionisti del mondo del cinema, della cultura e delle arti.

    Il programma ospiterà altre sezioni non competitive, gli Incontri con il pubblico, eventi, proiezioni speciali e omaggi.

    Alice nella città, sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema dedicata alle giovani generazioni, si svolge nelle medesime date della Festa secondo un proprio regolamento. 

    Biglietteria

    Particolare attenzione è dedicata alla politica dei prezzi che prevede anche la presenza di numerosi eventi a ingresso gratuito.

    La biglietteria online e una serie di convenzioni renderanno più immediata e coinvolgente l’esperienza alla Festa del Cinema.  

    Per tutte le informazioni utili:

    Foto e Fonte: https://www.romacinemafest.it/

  • Filly di Somma

    La capitale del Giappone è in eterno bilico tra quella tradizione nipponica, che affascina tutti, e quella modernità dei grattacieli e della tecnologia, che lascia presagire il futuro.

    Di luoghi insoliti e particolari nella magica città di Tokyo ve ne sono tanti. Questi luoghi “deviano” dai soliti cliché dettati dalle guide turistiche le quali guidano sempre il viaggiatore, in arrivo alla scoperta della città, in modo tradizionale, con i classici itinerari.

    Tutto bellissimo! Ma cosa ci sarebbe di meglio nello scoprire anche quegli angoli nascosti della capitale giapponese?

    Foto Crediti: https://bookandbedtokyo.com/en/


    BOOK AND BED TOKYO è uno di quei luoghi insoliti nella frenetica città edochiana. Si tratta di un ostello con il concetto di “libreria in cui soggiornare”.

    Eh sì, perché qui non solo si leggono i libri, ma c’è anche lo spazio per dormirci dentro. Potrete immergervi nei 4000 volumi conservati nella grande sala libreria, addormentarvi sul letto e incontrare altri amanti dei libri. Non solo potrete godervi i soggiorni notturni, ma anche un pisolino sul letto e un po’ di relax nella grande sala, senza necessariamente trascorrervi la notte. Oltre alla sistemazione, sono disponibili cibi deliziosi e bevande originali.

    BOOK AND BED TOKYO è considerato il primo ostello libreria del mondo.

    Il quartiere in cui si colloca è quello animato di Ikebukuro, nella città di Tokyo, ed è ricco di attrazioni. L’ostello libreria si colloca al settimo e ottavo piano di uno di quei grattacieli che regalano viste mozzafiato sulle mille luci della città. Un ascensore li collega.

    Foto crediti: IG @bookandbedtokyo

    Ci sono 52 posti letto e un’area comune con sofa e divani dove rilassarsi e leggere. La gigantesca libreria – con i tanti libri aumentati nel corso del tempo – è messa a disposizione del cliente. C’è di tutto, dai romanzi, alle riviste, guide turistiche. La lingua di lettura è quella giapponese e inglese.

    Due sono le tipologie di cuccette

    Foto Crediti : @bookandbedtokyo


    Bookshelf: per dormire in una cuccetta dietro la grande libreria (questa sistemazione costa di più).

    Bunk: per chi vuole risparmiare e non avere il privilegio di dormire dietro la marea di libri nella grande libreria.

    Tutte le cuccette hanno una tenda per garantire la privacy oltre a luce per leggere e prese di corrente. La reception è aperta 24 ore su 24 e vi sono anche distributori automatici di snacks. Wi fi gratuito in tutto l’ostello.

    Foto Crediti : @bookandbedtokyo

    Ma quanto costa alloggiare qui?

    I prezzi variano a seconda della stagione, e oscillano tra i 30 e i 50 dollari al giorno. Gli architetti – Makoto Tanijiri e Ai Yoshida, che hanno realizzato questa idea innovativa – hanno voluto lanciare un messaggio: sposare l’architettura contemporanea con la eco sostenibilità.

    In effetti questo spazio era una vecchia Izakaya, quel tradizionale luogo di ristoro – una via di mezzo tra bar e pub – molto frequentato dai giapponesi dopo il lavoro. Gli architetti hanno dato una nuova vita a quegli spazi oramai in disuso.

    BOOK AND BED TOKYO è sicuramente un paradiso per tutti gli amanti della lettura, in un modo davvero originale e insolito, come solo i giapponesi sanno esserlo agli occhi di noi occidentali e del mondo.

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    Foto – crediti : IG @bookandbedtokyo

  • Il comunicato stampa   del programma di Rai 3 condotto da  Stefano Massini “ Riserva indiana” e gli ospiti della settimana  dal   14 Ottobre . 

    Ospiti della settimana: Vinicio Capossela, Simona Molinari, Giovanni Truppi, Nayt, Raiz

    Lunedì 14 ottobre ultima settimana in compagnia di “Riserva Indiana”, il programma di Rai Cultura e Ruvido produzioni condotto da Stefano Massini, che con il suo messaggio di educazione civile ha portato uno spazio unico e importante nel palinsesto televisivo. 

    La formula è quella della combinazione tra i monologhi da narratore di storie di Massini e alcune delle più belle canzoni dei protagonisti della musica italiana che, nello studio dall’atmosfera raccolta, dove siede un pubblico di giovani, trovano l’occasione non solo di suonare dal vivo con una band resident formata da alcuni dei migliori session man italiani, ma anche di affrontare tematiche che esulano dai consueti schemi dell’intervista televisiva. 

    Vinicio Capossela è il primo ospite della settimana e con lui conosceremo la storia dell’ultimo vero stregone. Martedì 15 ottobre con Simona Molinari parleremo di “urla silenziose”. Mercoledì 16 insieme a Giovanni Truppi racconteremo la storia di Lilly, una donna francese che alcuni anni fa ha sorpreso il suo paese e fatto discutere il mondo intero. Giovedì 17 è la volta di Nayt e della differenza tra un genio e un cretino. Venerdì 18 chiude la settimana, e questa stagione di “Riserva Indiana”, Raiz con una storia di mafia e di camorra e della retorica dell’antimafia e della legalità.

    L’appuntamento con “Riserva Indiana” è dal lunedì al venerdì alle 20.20 su Rai3.

    “Riserva Indiana” è un programma di Stefano Massini e Massimo Martelli, scritto con Paolo Biamonte, Rossella Rizzi e Mariano Cirino, con la regia di Matteo Bergamini. La band è diretta da Jacopo Carlini, pianoforte e tastiere con Matteo Carlini al basso, Bruno Marinucci alla chitarra e Cristiano Micalizzi alla batteria. Capo progetto Rai, Giulia Lanza.

  • Filly di Somma

    Ottobre è il mese più “caldo” per volare in Giappone, pur restando a Roma.

    Due appuntamenti imperdibili per tutti gli amanti della cultura del Sol Levante


    Japan Days

    Si parte con una due giorni – il 19 e 20 ottobre – all’Ippodromo delle Capannelle di Roma.
    Questo evento sarà un festival gratuito che farà immergere chiunque, a tutto tondo, nella cultura giapponese, proprio come quel tondo rosso che siamo soliti vedere sulla bandiera nipponica.

    Japan Days sarà un mix di Giappone classico e cultura pop nerd contemporanea. Tante le attività in programma come spettacoli, workshop, show cooking, cibo e tanto altro per una full immersion nel Paese più affascinante che ci sia in Oriente. Spazio anche ai bimbi e un’area market dove acquistare oggetti bellissimi e tradizionali come i classici Kimono oppure gli affascinanti bonsai.

    Ma non è tutto, durante i Japan Days, ci saranno anche le arti marziali e delle lezioni sulla bevanda di riso fermentato, il saké. In particolare ci sarà la sushi chef più famosa d’Italia e non solo, Micaela Giambanco, a tutti conosciuta come Mikachan, la quale porterà il pubblico in Giappone tramite una delle specialità della cucina del Sol Levante, gli onigirazu, preparati con le sue sapienti mani.

    Non mancherà l’area talk in cui ci saranno delle presentazioni di ogni genere, diversi i libri in “vetrina”, con gli autori a seguito in dialogo con il pubblico dei lettori. Tra i tanti, ci sarà anche quello che in questo momento sta spopolando tra i lettori più assidui del Giappone, il titolo è “La ragazza che amava Miyazaki”.
    E poi non mancherà un tuffo nell’affascinante mondo dei manga, i fumetti giapponesi che da sempre attirano ogni generazione.


    Programma completo https://www.mercatinogiapponese.it/

    Kizuna Expo

    Il nome scelto per questo evento non è un caso.

    Kizuna in giapponese significa “legame” o “connessione” e ha l’obiettivo di sancire proprio quel ponte tra le culture. Lo spazio dove si svolgerà è quello delle Officine Farneto.

    Dal 25 al 27 ottobre prossimi, la prima edizione dell’evento nella tradizione del Paese del Sol Levante, si svolgerà tra workshop, attività, spettacoli e tanto cibo.
    Ci saranno 18 espositori, un ristorante e tante aree da visitare, per un totale di oltre 3mila metri quadri.

    Tra i tanti appuntamenti da non perdere ci saranno le dimostrazioni di arti marziali; gli spettacoli dei tamburi taiko; gli spettacoli di danza tradizionale; le esecuzioni di musica tradizionale; workshop di calligrafia, origami e cucina. Moltissimi stand in cui poter acquistare oggettistica, abbigliamento giapponese, ma anche tè e sake. 

    Durante la tre giorni si potranno assaggiare una vasta gamma di specialità culinarie nipponiche, preparate da chef autentici, come sushi, ramen, yakitori, takoyaki e molto altro. Da non perdere, gli show cooking dello chef Hiro, ambasciatore ufficiale della cucina e cultura giapponese in Italia.

    Presenti anche due bar e un vero e proprio ristorante. 

    Programma completo: https://www.kizunaexpo.com/

    Tutti pronti a volare in Giappone in questo “caldo” mese di ottobre?

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    Foto copertina: copyright: @JapanDays e @Kizunaexpo

  • La città di Kanazawa e una serata nella sede romana di Japan Premium

    Filly di Somma

    Quando si visita il Paese del Sol Levante, ci sono tante bellezze da ammirare ad occhi aperti.
    Oltre i templi, santuari, città, tradizioni, c’è anche un cibo molto particolare da scoprire.
    Sorprende sempre rendersi conto che il Giappone sia anche un Paese “gourmet”, tanto che il gusto gioca un ruolo importante anche per il viaggiatore in visita. Non c’è solo sushi e sashimi, ma un vero mondo gastronomico da scoprire.

    In particolare la città di Kanazawa, bellissima e affascinante nelle sue forme, è un mix di ingredienti regionali, fusion internazionale e tecniche artigianali tradizionali.

    Si passa dai cibi semplici e genuini che evocano le antiche tradizioni culinarie, ai cibi esotici e persino stravaganti da gustare e anche belli da vedere. L’estetica in Giappone ha sempre una grande importanza.

    Kanazawa è un paradiso sotto tutti i punti di vista e soprattutto per il viaggiatore a caccia di novità insolite nel mondo gastronomico. Tutto parte da radici importanti come quelle della “cucina Kaga”, un’integrazione di vari aspetti della cultura giapponese.

    Qualche piatto da stuzzicare il palato?

    Sushi e Kaisen: Il Pesce e i Frutti di mare

    La freschezza dei frutti di mare di Kanazawa permette di gustarli crudi, sotto forma di sashimi o sushi. Il kaisen-don, è un pesce crudo servito su una ciotola di riso caldo, ed è il modo migliore per gustare il pesce fresco. Il pesce di Kanazawa viene anche servito come sushi. Nei ristoranti della città viene proposto su stoviglie di ceramica tradizionale del luogo. I mesi più freddi sono i migliori per gustare la ricciola, un pesce molto buono che in inverno presenta uno strato di grasso molto appetitoso. Ma l’inverno è anche la stagione per gustare il “granchio delle nevi” e i gamberi dolci.

    Riso-san, il Signor Riso, quello Hanton

    La sua origine è molto singolare: sembra che sia stato inventato come “piatto unico” basato su una pietanza assaggiata da un cuoco giapponese durante un soggiorno in Ungheria. Lo chef modificò la ricetta per adattarla in Giappone e creò un’omelette di riso guarnita con gamberi fritti e condita con ketchup e salsa tartara. (Il piatto originale prevedeva una carpa fritta, condita con paprika e servita su uova e pasta)


    Il nostalgico Oden

    L’oden è un cibo tradizionale consumato in tutto il Giappone durante l’inverno. A Kanazawa, viene gustato tutto l’anno. Parliamo di uno stufato, contenente verdure, frutti di mare e altri ingredienti cotti in un brodo dashi, molto gustoso. Pietanza ideale per riscaldarsi quando il freddo inverno giapponese cala le temperature. Se poi si abbina un buon saké caldo, è perfetto.
    L’ oden di Kanazawa contiene alcuni ingredienti caratteristici. Il kuruma-fu: una fetta di glutine di grano secco a forma di ruota, che assorbe i sapori del brodo. Il kani-men: il “granchio delle nevi” femmina, disponibile solo durante l’inverno.

    Jibu-ni e kabura-sushi

    Questa è una zuppa un po’ dolce e un po’ salata, preparata con carne di anatra e verdure locali di stagione . La caratteristica è quella di essere addensata con fecola di grano o di patate. Diventa una crema molto appetitosa. Il suono prodotto dal brodo che bolle, “jibu-jibu” ha dato nome al piatto.

    Il nome kabura-sushi deriva da due parole.

    kabura, che significa rapa. Sushi, che non è il tipico sushi, che siamo soliti mangiare noi occidentali, ma un metodo di conservazione del cibo attraverso la fermentazione.
    Il kabura-sushi consiste in un filetto di ricciola avvolto in una fetta di rapa kabu sottaceto e marinato nel malto di riso koji. La marinatura con il koji è molto particolare. Un vero simbolo della cucina invernale di Kanazawa, quando la ricciola è davvero quella del periodo.

    Un dolce “prezioso”: Il Gelato di Foglia d’Oro

    Kanazawa è famosa in Giappone per i wagashi (dolcetti giapponesi serviti con il tè), ma c’è anche il caratteristico gelato ricoperto di foglia d’oro. Non dimentichiamo che il nome della città stessa si traduce letteralmente in “palude d’oro”. I maestri artigiani del luogo sono in grado di stirare l’oro con il martello fino a trasformarlo in una foglia dallo spessore di 1/10.000 di millimetro, ed ecco la meravigliosa esperienza del mangiare un gelato ricoperto d’oro, per pochi eletti si intende!

    L’evento “Kanazawa, la città del gusto” e la Boutique Japan Premium di Roma.

    Lo store Japan Premium, sito in Via Merulana al numero 27/28, è da sempre un punto di riferimento per gli amanti del Giappone a Roma.

    All’interno si vendono oggetti di ogni tipo che riportano a quel Giappone affascinante e misterioso, tra stoviglie, ciotole, oggetti di arredo, piccoli gioielli, carta e tanto altro.

    I proprietari di questa boutique sono giapponesi e nascono come Tour Operator, da 30 anni portano il mondo in Giappone “disegnando” viaggi stupendi per ogni sogno e richiesta del viaggiatore, alla scoperta di un Paese affascinante e intrigante.
    Qui vige il concetto giapponese di Omotenashi (intrattenere gli ospiti con il cuore, la tipica ospitalità nipponica).

    Alla Japan Premium non c’è solo vendita, ma anche organizzazione di lezioni ed eventi, su temi specifici.

    Durante la serata del 7 ottobre a Roma, l’evento “Kanazawa, la città del gusto” ha fatto decollare tutti noi, i cultori della buona cucina giapponese, direttamente nel Paese del Sol Levante, atterrando – con la mente, gli occhi e il palato – nella città di Kanazawa.

    Alla serata hanno partecipato rappresentanti della città giapponese che hanno presentato alla città di Roma, il territorio ed il patrimonio gastronomico-culturale.
    Inoltre, la partecipazione speciale del presidente della Naogen Soy Sauce Co. Ltd, Junichiro Naoe che produce salsa di soia da 200 anni ed il proprietario del negozio di dolci tipici fondato nel 1947, Tahei Yoshihashi hanno reso l’evento davvero memorabile.

    Una serata speciale per conoscere la cultura gastronomica di Kanazawa, una delle principali città gastronomiche del Giappone.

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    Foto copyright @fillydisomma

  • Filly di Somma

    Diversi i giovani che in questo periodo della vendemmia hanno preso in considerazione l’idea di lavorare in Francia. Un sogno che si realizza per quei romantici amanti della vita nei campi.

    Oltre all’uva, gli ingredienti sono passione e forza fisica. Visto l’elevato bisogno di manodopera, trovare lavoro in Francia per la vendemmia non è affatto difficile.

    Vendemmiare consiste nella raccolta dell’uva e varia da regione a regione, a seconda delle condizioni climatiche e del tipo di uva, che ha tempi di maturazione diversi.

    A seconda delle dimensioni dei vigneti, la raccolta dell’uva può durare qualche giorno, un paio di settimane o addirittura un mese intero.

    Successivamente alla raccolta, l’uva viene venduta come frutta da tavola, oppure trasformata in vino.

    La Francia, si sa, è uno dei più importanti produttori di vino e proprio per questo nel periodo della vendemmia aumenta la richiesta di manodopera nei campi.

    In generale, la vendemmia si svolge tra fine agosto e fine settembre. Nel nord dell Francia la vendemmia può durare anche fino a inizio ottobre.

    Prima di cercare lavoro come vendemmiatore o vendemmiatrice – dato che anche molte donne lo fanno – è importante sapere in cosa consiste esattamente questa professione. Non bisogna sottovalutarne gli sforzi fisici, per otto o più ore al giorno, che sia sole, pioggia, freddo, perché l’uva va raccolta quando è matura, indipendentemente dal meteo.

    E l’alloggio?

    Le soluzioni possono essere diverse.

    Molti vendemmiatori stranieri non ricevono alloggio presso il datore di lavoro e quindi scelgono di dormire in tenda, a volte anche in campeggio.

    Altri ancora hanno un camper e il viticoltore permette loro di sostare sul proprio terreno.

    Alcuni vignerons e viticulteurs offrono, se non un alloggio, almeno accesso ad acqua ed elettricità.

    Tuttavia, ci sono alcune imprese a conduzione familiare che forniscono vitto e alloggio ai vendemmiatori, presso una seconda casa o all’interno della fattoria stessa. Viene stipulato in questo caso un contratto di vitto e alloggio, che comporta la detrazione della somma di circa 20 € al giorno dallo stipendio.

    L’orario di lavoro varia da 35 a 40 ore settimanali.

    Si lavora di solito dal lunedì al sabato, ma potrebbe capitare anche di lavorare la domenica, se vi è necessità. Gli straordinari sono piuttosto comuni durante la vendemmia e sono pagati di più.

    Una giornata di vendemmia

    I vendemmiatori sono spesso stranieri – giovani e meno giovani – che passano qualche mese all’anno nei campi, e non si tratta solo di lavoro, visto che poi nascono amicizie e si vivono quelle esperienze che arricchiscono la vita di ognuno.

    Altri lavori richiesti durante la vendemmia sono trattorista, pigiatore dell’uva e potatore, ma in questi casi è necessario avere esperienza o almeno delle competenze.

    tagliatori hanno delle forbici (ciseaux in francese) specifiche e dei secchi, o in alcuni casi delle cassette Tutti insieme avanzano nei vigneti, prendendo una fila di piante ciascuno e tagliando i grappoli d’uva con le cesoie.

    Si indossano anche dei guanti, per evitare piccoli tagli a causa dei rami e delle forbici.

    L’uva tagliata va deposta nei secchi, che una volta pieni vanno svuotati sul trattore che segue i vendemmiatori.

    A svuotare i secchi sono poi i portatori. Questi, invece di tagliare l’uva, seguono i tagliatori con dei secchi vuoti e recuperano quelli pieni, per svuotarli sul trattore e far risparmiare tempo a chi ha il compito di raccogliere l’uva.

    Quando iniziare a cercare lavoro per la vendemmia in Francia?

    Meglio non attendere troppo.

    Sebbene la raccolta non inizi prima di metà agosto, sono davvero tanti gli stranieri che si recano nei vigneti francesi per la vendemmia.

    Sarebbe meglio monitorare gli annunci di lavoro con qualche mese di anticipo, almeno all’inizio dell’estate, per prenotarsi.

    La data vera e propria di inizio della raccolta però viene decisa solo una decina di giorni prima, a seconda della maturazione dell’uva.

    Nel sud della Francia la raccolta inizia spesso a fine agosto. Nel Nord, l’inizio della raccolta viene gradualmente posticipato, a causa del clima più rigido, che ritarda la maturazione dell’uva.

    Requisiti per lavorare nella vendemmia

    In Francia si può lavorare a partire da 16 anni, ma non tutti i viticoltori sono disposti ad accettare lavoratori sotto i 18 anni, quindi, essere maggiorenne è un primo requisito, soprattutto per gli stranieri.

    La conoscenza del francese non è necessaria, ma saper dire qualche frase per poter comunicare è sicuramente utile e attirerà la simpatia di datori di lavoro e colleghi. Non dimentichiamo che in Francia sono molto orgogliosi di tutto ciò che sia francese, lingua inclusa.

    È importante, visto che si tratta di un lavoro impegnativo a livello fisico, essere in buona forma e in ottima salute.
    Anche avere una macchina, o trovare qualcuno che dia un passaggio, è utile, per raggiungere le vigne quando si alloggia lontano da esse.

    Vendemmiatori a Bordeaux – copyright Salvatore Di Somma

    I contratti e lo stipendio

    I tipici contratti stipulati per i vendemmiatori durano di solito per un periodo tra gli 8 e i 15 giorni.

    Si tratta di uno speciale “contratto di raccolta” per i lavoratori stagionali, che non può superare il mese.

    È possibile avere diversi contratti di raccolta, lavorando fino a un massimo di due mesi successivi.

    In Francia, esiste uno stipendio minimo orario, o SMIC, (salaire minimum de croissance), che aumenta ogni anno. Un vendemmiatore può arrivare a essere pagato 11,60 euro all’ora. 

    I portatori dei secchi possono essere pagati leggermente di più.

    Alcuni viticoltori pagano a cottimo, cioè secondo il numero di chili d’uva raccolti. Un vantaggio per chi è veloce.

    Aspetto da non sottovalutare: I lavoratori stranieri al rientro in Italia possono richiedere la disoccupazione di rimpatrio.

    Come trovare lavoro in Francia per la vendemmia

    Il modo migliore, più veloce e più sicuro, è cercare tra i vari annunci e quindi fare una attenta ricerca online, visto che i datori di lavori ne pubblicano diversi prima che la vendemmia abbia inizio. Ma bisogna giocare in anticipo, altrimenti non si trova più nulla disponibile.

    Si può anche selezionare una determinata area geografica, per ottenere i risultati pertinenti alla zona di interesse. Che sia il Nord o il Sud della Francia, ve ne è per tutti i gusti.

    Anche contattare direttamente i viticoltori che cercano attivamente vendemmiatori, potrebbe essere molto utile.

    Giovani e non, fatevi avanti per la prossima vendemmia!

    La Francia vi aspetta !

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    FOTO COPERTINA: copyright Salvatore Di Somma

    Fonte: indeed.com

  • RISERVA INDIANA

    Ospiti della settimana: Federico Zampaglione, Fulminacci, Emma Nolde, Mirkoeilcane, Niccolò Fabi

    Lunedì 7 ottobre inizia una nuova settimana in compagnia di “Riserva Indiana”, il programma di Rai Cultura e Ruvido produzioni condotto da Stefano Massini, che con il suo messaggio di educazione civile ha portato uno spazio unico e importante nel palinsesto televisivo.

    La formula è quella della combinazione tra i monologhi da narratore di storie di Massini e alcune delle più belle canzoni dei protagonisti della musica italiana che, nello studio dall’atmosfera raccolta, dove siede un pubblico di giovani, trovano l’occasione non solo di suonare dal vivo con una band resident formata da alcuni dei migliori session man italiani, ma anche di affrontare tematiche che esulano dai consueti schemi dell’intervista televisiva.

    Federico Zampaglione è il primo ospite della settimana e con lui parleremo del tempo e di ogni attimo che buttiamo.

    Martedì 8 ottobre con Fulminacci racconteremo di un braccio spezzato, quello di uno dei tanti braccianti che lavorano nei nostri campi sottopagati, sfruttati e abbrutiti dai loro caporali.

    Mercoledì 9 sarà il momento di Emma Nolde e dei rifiuti, intesi non solo come oggetti ma anche come persone.

    Giovedì 10 è la volta di Mirkoeilcane e delle immagini.

    Chiude la settimana, venerdì 11, Niccolò Fabi, con lui “Riserva Indiana” ci farà conoscere la guerra più lunga che sia mai stata combattuta.

    L’appuntamento con “Riserva Indiana” è dal lunedì al venerdì alle 20.20 su Rai3.    

    “Riserva Indiana” è un programma di Stefano Massini e Massimo Martelli, scritto con Paolo Biamonte, Rossella Rizzi e Mariano Cirino, con la regia di Matteo Bergamini. La band è diretta da Jacopo Carlini, pianoforte e tastiere con Matteo Carlini al basso, Bruno Marinucci alla chitarra e Cristiano Micalizzi alla batteria. Capo progetto Rai, Giulia Lanza.

  • Filly di Somma

    Il messaggio non è affatto scontato, come quello che si potrebbe pensare, supporre o immaginare dopo aver solo acquistato questo splendido libro per ragazzi, che solo per ragazzi non è!

    C’è molto di più dietro a questo romanzo scritto a sei mani da tre anime belle: Silvia Casini, Raffaella Fenoglio, Francesco Pasqua.

    Sofia ha diciotto anni e una passione sfrenata per il grande regista giapponese Hayao Miyazaki.

    Sogna di andare in Giappone per diventare una disegnatrice di manga, quei fumetti giapponesi che hanno fatto parte della infanzia e adolescenza di tutti noi.

    Ma per il momento Sofia si accontenterebbe di scoprire chi sia Pagot, il misterioso writer che ha ricoperto i muri del piccolo borgo in cui vive con le immagini ispirate ai film del suo amato maestro.

    Tra disegni, fughe in bici e incontri sorprendenti, Sofia affronterà le proprie paure e i propri dubbi, imparando a credere in sé e nella forza del talento.

    Quanti di noi hanno un sogno, un desiderio, che rincorrono da sempre. Ebbene nella Ragazza che amava Miyazaki, il messaggio pilastro è chiaro e ridondante: a quei sogni bisogna crederci e come.

    Spesso, i pessimisti, pensano che quei sogni “impolverati” nei cassetti resteranno tali e non si realizzeranno mai, gli ottimisti invece si impegnano a coltivarli quei sogni, perché prima o poi qualcosa succede e quel cassetto, in un modo e nell’altro, lo libera quel sogno “intrappolato”.

    Ebbene questo romanzo ci insegna a coltivarlo l’ottimismo.

    Proprio grazie ai sogni, entriamo in una dimensione sì surreale, ma anche infinita ed eterna.

    Non è forse vero che quando coltiviamo i nostri sogni siamo più felici?

    Il sogno è il vero protagonista di questo libro, lo abbiamo capito, ma si punta l’attenzione anche su un qualcosa che ci imprigiona senza via d’uscita: il giudizio degli altri e le troppe aspettative. Fin a quando arriva quel momento in cui si comprende quale sia la cura e come liberarsi da queste prigioni.

    Il linguaggio è quello fresco, della letteratura per ragazzi, e arriva a chiunque, perché tutti possono leggere questo libro, che siano i 12 o i 100 anni, poco importa.

    La ragazza che amava Miyazaki più che un libro è anche una grande “illustrazione narrativa”.

    Una storia di passione, arte e determinazione che ricorda non solo di sognare, ma di credere nel potere dell’amore, ovunque esso porti, anche con la complicità dell’immaginazione!

    Gli autori sono stati bravissimi e hanno spaziato tra diversi generi.

    All’inizio ci sono degli accenni allo stile giallo, ma non manca il romance e il romanzo di formazione. Questo almeno nella prima parte del libro, quella inziale.

    Nella seconda parte ci sono più difficoltà e dubbi che la protagonista dovrà affrontare, ma senza scoraggiarsi.

    Ci si chiede fin dall’inizio se Sofia riuscirà a realizzare i suoi sogni, non solo quelli legati al cuore ma anche alla professione.

    Senza svelare nulla in anticipo, quell’ottimismo ci accompagna sempre –  come fil rouge di sottosfondo – tra le varie pagine della lettura.

    Al di là dei sogni, si parla anche della realizzazione personale e dell’essere se stessi senza snaturarsi.

    Portare il lettore ad apprezzare le gioie della vita, anche quelle piccole, è un messaggio importante.

    Senza tralasciare il ruolo dell’amicizia, dell’amore, della bellezza, forse oggi – nella frenesia della vita quotidiana e troppo moderna –  si sentono trascurate?

    Grande maestria degli autori nel combinare la modernità con la tradizione, sempre in bilico.

    Leggendo questo libro ci si emoziona, ma si ride anche.

    Il messaggio finale non fa riflettere solo i ragazzi ma anche gli adulti.

    Che meraviglia poi la descrizione di Valvento, il piccolo borgo dove vive Sofia. Gli autori sono così bravi nelle descrizioni meticolose di questo paesino, tanto che il lettore sembra camminarci dentro, a punta di piedi, per non disturbare la narrazione.

    E poi quel “ponte” sempre presente, che si percepisce, tra le righe, che lega l’Italia al Giappone, da sempre due Paesi gemellati.

    Il Maestro, Miyazaki, si rivela nella parte finale della storia.

    Il grande regista è l’artista delle più belle animazioni giapponesi di tutti i tempi. Crea film di animazione basati sul modello tradizionale dei disegni classici, utilizzando le proprie mani.

    I tratti che ne derivano, sono il frutto della sua incredibile maestria, senza avvalersi dell’uso della tecnologia.

    Ecco spiegato il motivo per cui è amato da tante generazioni.

    Chi legge questo libro, alla fine – che sia ignaro oppure conoscitore e cultore del grande regista giapponese – è spinto a scoprirlo da zero oppure ad approfondirne la conoscenza.

    Dopo l’ultima pagina del romanzo, si chiude il libro, si chiudono gli occhi e il messaggio arriva forte e chiaro.

    Mai smettere di credere nei propri sogni, ma vivere una vita autentica, senza rimpianti, perché in fondo c’è sempre spazio per se stessi.

    Mai rinunciare alla gioia di vivere e a quella grande serenità, di cui tutti noi siamo alla perenne ricerca.

    La ragazza che amava Miyazaki  è un libro per tutti….sognatori o presunti tali!

  • Filly di Somma

    Oramai giunta agli sgoccioli, la settimana della moda più lunga di Parigi, dal 23 settembre 2024 al 1 ottobre 2024, ha aperto le porte alla moda femminile nella prossima Primavera-Estate 2025.

    Bellissime le sfilate e i capi che hanno fatto letteralmente sognare tutti, soprattutto quelli seduti in prima fila. Tanti sono stati i VIP, tra cantanti, attori, personaggi del Jet Set internazionale.

    I più fortunati hanno potuto assistere dal vivo alla sfilate nei luoghi da sogno della città di Parigi, la quale in questa Paris Fashion Week, oramai alle battute finali, si è trasformata in una grande passerella dove hanno sfilato la moda e le emozioni.

    Qualcuno si è accontentato di assistere alla Settimana della Moda Parigina, tramite i video streaming online, non con la stessa emozione dal vivo, ma il messaggio è stato lo stesso: Gli stilisti puntano all’essenziale, alla sottrazione, alla riduzione abbandonando quel superfluo che non piace più.

    Crediti: https://www.fhcm.paris/

    Il risultato?

    Abbiamo visto abiti alla portata di tutti, indossabili da chiunque e non più abiti di nicchia.

    Anche la moda ha compreso che siamo in un periodo di crisi e di forte incertezza economica e quella donna nella prossima Primavera-Estate 2025 lo testimonia alla grande.

    “Essenziali” sono stati gli stilisti Loewe e Vivienne Westwood.

    Ancora abiti quotidiani che puntano all’essenzialità quelli di Daniel Rosberry, da Schiaparelli. Madre e figlie possono portare gli stessi capi e si punta al “vintage del futuro”. Per questa Maison la maglieria resta il punto forte della moda femminile, complice la freschezza della stagione Primavera-Estate 2025.

    Giambattista Valli ha dato sfogo alla sua fantasia in un tripudio di colori e fiori, tipico della Primavera. Si ispira al bellissimo libro di Milan Kundera, “La Insostenibile Leggerezza dell’ Essere” ed ecco che la leggerezza è il fil rouge dei suoi bellissimi e colorati capi. Anche questo stilista gioca sulla sottrazione e l’essenzialità delle forme e ci riesce benissimo.

    Gherardo Felloni, Il Direttore creativo di Roger Vivier, ha sfilato i suoi capi in una location meravigliosa di Parigi, sede dell’ Ambasciata Italiana in Francia, trasformando questo luogo in un giardino incantato. I suoi capi e accessori sono stati la testimonianza della eleganza di una donna nella tipica stagione dei fiori. Basti pensare ai sandali gioiello e alle borse, delle vere e proprie opere d’arte, ma senza strafare ed esagerare, restando sempre fedele al quel messaggio: ” Via il superfluo”.

    Crediti: https://www.fhcm.paris/

    Ma è stata soprattutto la Maison Valentino e la prima sfilata del suo Direttore Creativo Alessandro Michele a catturare l’attenzione di molti i quali erano in trepida attesa di questo “battesimo” su passerella.

    La sua sfilata la si riassume così: I borghesi ribelli sono vestiti di pizzo, camminano su dei vetri rotti, con cappelli enormi, e grazie agli abiti gioiscono di un qualcosa: le vulnerabilità.

    Tramite i suoi capi lo stilista ci ricorda un messaggio importante: la Bellezza può tutto. Ma ci dice anche che delle vulnerabilità si può anche gioire, anzi si deve. Basta con questa ossessione per la perfezione. La sfilata del nuovo Direttore Creativo di una della Maison più famose al mondo, conforta chiunque soprattutto chi sogna e di sognatori ne abbiamo sempre bisogno.

    Sicuramente Alessandro Michele ha portato in passerella eclettismo ed esuberanza, tutto in nome della creatività. Un mix di barocco bohémien e romanticismo gotico. E ancora quella “Bellezza”: la cura di tutto. Il motivo: questa bellezza è una salvezza nel Padiglione delle Follie che fanno parte della vita.

    Con Valentino e il suo Direttore Creativo Alessandro Michele si fugge dagli stereotipi che la vita ci impone, abbandonando anche quei cliché che tanto imprigionano.

    Borse-Pupazzo, cappelli molto stravaganti con le penne, guanti che escono da quel impolverato armadio della nonna, e poi cristalli a pioggia sul volto, piercing gioiello sul naso o sulle labbra. Sono proprio questi i romantici protagonisti della moda di Valentino. Quei nostalgici degli anni Settanta, dei pois. Insomma Valentino e Alessandro Michele hanno veramente confortato i sognatori.

    La Joie de Vivre – la gioia di vivere – la leggerezza, l’essenzialità, la sottrazione, la ripulitura, insieme ad abiti portabilissimi e concreti, sono stati quel Fil Rouge della Paris Fashion Week che in tanti hanno amato.

    Foto Copertina – Crediti – https://www.fhcm.paris

  • Filly di Somma

    La data la stavamo attendendo tutti, ed è arrivata. Il 27 settembre le porte di questo albergo iconico a Roma, adesso parte di Starhotels Collezione, si riaprono dopo un attento restyling.

    Crediti: HOTEL D’INGHILTERRA

    Una vera metamorfosi quella che c’è stata tra le mure di questo antico albergo, pur restando fedeli a quelle radici intoccabili di un passato lontano che ancora fa “rumore”.

    Collocato tra Via dei Condotti e Piazza di Spagna, l’ Hotel d’Inghilterra è da sempre stato un punto di riferimento per i viaggiatori internazionali in arrivo nella Città Eterna, sin dall’ Ottocento. Non dimentichiamo che già nel XV secolo questa zona di Roma attirava tutto il mondo in arrivo. Nella metà del XVI secolo l’albergo era la dimora nobiliare destinata ad accogliere gli ospiti di Palazzo Torlonia.

    Solo nel 1845 l’albergo prese il nome di Hotel d’Angleterre, dato che nell’ epoca del Grand Tour, vi erano notevoli visitatori britannici in città. Non a caso il logo dell’albergo è ispirato al blasone della famiglia reale inglese.

    Tra le sue mura risuonano le “voci” della storia

    Diverse furono le personalità che varcarono la soglia di questo meraviglioso albergo.

    Alcuni nomi?

    John Keats, Byron e Shelley, senza dimenticare il grande Ernest Hemingway, Gregory Peck ed Elizabeth Taylor, tutti quelli che vi hanno transitato hanno reso questo albergo leggendario e oggi questa leggenda rinasce, bella più che mai.

    Il restauro è stato voluto da Elisabetta Fabri, Presidente e AD di Starhotels, ed è partito a maggio 2023, ha riguardato la storica facciata, gli spazi comuni e alcune camere e piani.

    Appena si entra nella nuova struttura si è immediatamente attratti dall‘eleganza e dal comfort degli spazi e arredi, con un tocco contemporaneo ma sempre molto affascinante, il quale si sposa benissimo con la storia di queste mura.

    Anche le lampade di arredo hanno un loro perché con quella luce soffusa che crea ombre romantiche e misteriose, lasciando intravedere e immaginare spazi.

    Per non parlare dei tessuti, delle vere e proprie opere d’arte dai colori caldi e avvolgenti, su tende, poltrone e divani.

    Le camere e suite sono state ridotte in numero, da 84 a 80, ma è il bellissimo Caffé-Ristorante – il Café Romano – a rubare la scena per qualche attimo.

    Lo spazio è stato ampliato e collegato alla lobby, creando un sofisticato “salotto romano”.

    Affacciato su Via Borgognona, accanto alla elegante Via dei Condotti, il posto ideale per osservare quella Roma dello shopping di lusso, tra negozi e vetrine da sogno.

    Al sesto piano si affaccia sulla Città Eterna in tutta la sua bellezza, la Terrazza Romana con una vista mozzafiato sui tetti, dove poter godere di un momento di relax e conviviale.

    Non manca nemmeno una SPA per completare la cura del corpo e anima.

    Storia, charme, fascino, eleganza, comfort, quegli ingredienti giusti per arrivare e ritornare, sempre, qui all’ Hotel d’ Inghilterra, quel rifugio di lusso che dura da secoli!

    Il Direttore della struttura è Massimo Colli.

    Hotel d’Inghilterra
    Via Bocca di Leone 14 – 00187 Roma
    Tel  06 699811