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Filly di Somma
Nell’Oceano Indiano, al largo delle coste orientali dell’Africa, c’è una destinazione perfetta per chi ama la natura e la lentezza.
Tra paradisiache immersioni, trekking, spiagge, lemuri, baobab, foreste pluviali, villaggi tradizionali, deserti, ce n’è davvero per tutti i gusti in Madagascar. Non c’è solo natura a scandire il tempo di chi visita questo ennesimo incanto che il Pianeta ci ha donato, ma si respira anche la storia.

Crediti: Pixabay
Le 12 colline sacre di Antananarivo, il Cimitero dei Pirati di Ile Sainte Marie e poi qualche cenno della rivoluzione industriale in Mantasoa, anche questo è il Madagascar.

Parco naturale in Madagascar – Crediti: Pixabay
Il melting pot cultuarle rende questa destinazione molto affascinante, che sia il Nord o il Sud della grande isola, tutto è una piacevole scoperta. Non mancano le esperienze da vivere come assistere alla Famadihan, (la esumazione tradizionale e sepoltura) oppure alla cerimonia tradizionale di circoncisione. La flora e la fauna sono spettacolari con 19 parchi, 5 riserve naturali e 21 riserve speciali.

Camaleonte in Madagascar – Crediti: Pixabay
Le spiagge coprono ben 5.000 chilometri di costa, 450 chilometri sono destinati alla barriera corallina e poi le 250 isole che abbracciano il Madagascar lo arricchiscono in ogni angolo. Gli sport acquatici permettono di esplorare le “cattedrali” immerse sott’acqua, ma anche ammirare gli squali balena e altre tipologie di questo animale affascinante nel suo genere, seppur spaventoso.

Crediti: Pixabay
Non mancano le tenere tartarughe marine e la visita a quell’isola che prende il loro nome (Isola delle Tartarughe). Il luogo affascina chiunque voglia ammirare la schiusa e la corsa verso il mare dei piccoli animali. Non mancano nemmeno quei pesci coloratissimi tanto da sembrare finti.


Crediti: Pixabay
C’è chi preferisce entrare nell’animo del Madagascar attraverso i viaggi sulle piroghe, le canoe tradizionali usate per la pesca. Ma c’è anche chi ama il relax in spiaggia, adagiandosi sulle amache sparse qua e là, le quali invitano chiunque al riposo, lasciandosi cullare dalla “melodia” delle onde del mare.

Crediti: Pixabay
Il clima è tropicale lunga la costa, mentre l’entroterra è temperato e arido nella parte sud. Da novembre ad aprile, la stagione è calda, ideale, seppur con qualche pioggia. Da maggio ad ottobre più fresca.

Baobab in Madagascar – Crediti: Pixabay
Chi decide di visitare il Madagascar si perde piacevolmente tra le sue variegate bellezze come la Baia di Diego Suarez, Ankify, il Parco Nazionale de La Montagne Ambre, la Baia dei Piccioni e la Baia delle Dune. Il Parco dell’Ankarana offre una esperienza unica: una notte in tenda, per ammirare il cielo stellato del Madagascar.

Crediti: Pixabay
L’escursione alla riserva di Lokobe, la visita alla tipica distilleria di Ylang Ylang, in cui viene estratto l’olio della pianta, e poi incantarsi alla vista di quell’Albero “Sacro” i cui rami e radici aeree creano una meravigliosa e grande cupola: tutto è pura magia in questo grande arcipelago africano cullato dall’incontaminato oceano in cui natura, spiagge, mare e animali sono perfetti per i viaggiatori a caccia di emozioni.

Crediti: Pixabay
“Mora Mora”, letteralmente piano piano, è la filosofia di vita di questo Paese e chi sceglie di visitarlo ne comprende il motivo.
Sarà dura ripartire!
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foto copertina – crediti PIXABAY
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Filly di Somma
Come se fosse un palcoscenico nel cuore di Roma, la Piramide di Caio Cestio ha aperto le sue porte per una tre giorni dedicati all’arte contemporanea e a delle suggestive installazioni e performance dal vivo.
Dal 20 al 22 settembre è stato possibile tornare a scoprire, gratuitamente ma con prenotazione, il monumentale sepolcro romano, nel cuore vibrante e frenetico della città, ma con occhi diversi e proiettati verso il futuro.

Crediti: Filly di Somma
Il progetto “Piramide Contemporanea”, curato da Sala 1, ha previsto la presenza di tre artisti i quali si sono espressi in tre linguaggi diversi, mettendosi a confronto – e forse anche in discussione – con il sito archeologico e la città.- Il regista teatrale Fabrizio Crisafulli ha presentato un’installazione basata sull’utilizzo della luce all’interno della camera sepolcrale.
- La performance dal vivo della danzatrice statunitense Melissa Lohman ha letteralmente incantato.
- Ma è in particolare l’artista giapponese Uemon Ikeda a realizzare qualcosa di insolito: un’installazione con un filo di lana e seta rosso.

Crediti: Filly di Somma
Una sorta di architettura “sospesa” la quale percorre lo spazio verde esterno alla Piramide in varie direzioni, lasciando “viaggiare” la fantasia del visitatore.
La leggenda del filo rosso proviene dal Giappone e dalla Cina.
Ci racconta di anime gemelle legate da un filo rosso indistruttibile, scelto dal destino ed impossibile da rompere. A testimonianza che quel destino esiste e si manifesta attraverso questo filo rosso, che noi non possiamo vedere ma che prima o poi ci porta a congiungerci con le nostre anime gemelle.
Dal Giappone a Roma: Uemon Ikeda

Crediti: Filly di Somma
L’artista nasce a Kobe, in Giappone.
A ventun anni si trasferisce a Roma, sua città di adozione. Ikeda spazia dall’architettura, al disegno, fino ad arrivare alla fotografia, non mancano le installazioni, passando per un “teatro impossibile” fino a giungere alla scrittura.La sua arte è tradotta dal suo sguardo il quale isola segmenti di realtà urbane smaterializzandone la spazialità occidentale mediante quel concetto, tipicamente orientale di “vuoto”, che si tramuta in spazio scenico e teatro.

Crediti: Filly di Somma
Le sue “architetture aeree” sono opere effimere, che prendono vita attraverso un filo di lana e seta.
Sapientemente intessuto dall’artista, svela elegantemente quelle forme ideali di architetture sospese all’interno di luoghi pubblici e di interesse culturale, come nel caso della Piramide a Roma.
Il filo rosso di Ikeda – posizionato durante l’installazione temporanea nel monumentale sepolcro romano – è stato volutamente “sospeso” dall’artista, collocandolo al di sopra dei visitatori, all’aperto.
Il pubblico attraversando questo spazio, ha compreso una trasformazione importante: il confine tra reale e virtuale. Chi guardava si è sicuramente posto diverse domande sul rapporto tra spazio fisico e percezione.
Le sue opere temporanee sono state esposte in molti angoli suggestivi della Città Eterna e di Tokyo, a conferma della sua duplice radice, dato che Ikeda è legato sia a Roma che al Giappone, grazie a quel filo rosso impossibile da recidere!
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Articolo pubblicato anche sul Corriere dello Spettacolo
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Ospiti della settimana: Francesco Gabbani, Ariete, Irene Grandi, Peppe Servillo, Ermal Meta
Lunedì 23 settembre inizia una nuova settimana in compagnia di “Riserva Indiana”, il programma di Rai Cultura e Ruvido produzioni condotto da Stefano Massini, che con il suo messaggio di educazione civile ha portato uno spazio unico e importante nel palinsesto televisivo.

La formula è quella della combinazione tra i monologhi da narratore di storie di Massini e alcune delle più belle canzoni dei protagonisti della musica italiana che, nello studio dall’atmosfera raccolta, dove siede un pubblico di giovani, trovano l’occasione non solo di suonare dal vivo con una band resident formata da alcuni dei migliori session man italiani, ma anche di affrontare tematiche che esulano dai consueti schemi dell’intervista televisiva.

Francesco Gabbani è il primo ospite della settimana e con lui affronteremo il tema della confusione. Martedì 24 si parlerà d’amore e paura con Ariete, mercoledì 25 sarà il momento di Irene Grandi e la fierezza, giovedì 26 è la volta di Peppe Servillo e le problematiche legate alla casa.

Chiude la settimana, venerdì 27, Ermal Meta con le fiabe. L’appuntamento con “Riserva Indiana” è dal lunedì al venerdì alle 20.20 su Rai3.

“Riserva Indiana” è un programma di Stefano Massini e Massimo Martelli, scritto con Paolo Biamonte, Rossella Rizzi e Mariano Cirino, con la regia di Matteo Bergamini. La band è diretta da Jacopo Carlini, pianoforte e tastiere con Matteo Carlini al basso, Bruno Marinucci alla chitarra e Cristiano Micalizzi alla batteria. Capo progetto Rai, Giulia Lanza.

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Filly di Somma
Quando si visita il Paese del Sol Levante, ci sono tante bellezze da ammirare ad occhi aperti. Tra templi, santuari, città, tradizioni, ma c’è anche tanto cibo da scoprire. Sorprende sempre rendersi conto che il Giappone sia anche un Paese “gourmet”, tanto che il gusto gioca un ruolo importante.
Il turismo gastronomico nel mercato turistico giapponese non è una novità, ma sconosciuto ad alcuni i quali pensano che sushi e sashimi siano i capisaldi della cucina del Sol Levante, non è così, c’è molto altro da scoprire.

Foto: https://visitkanazawa.jp/it
In particolare la città di Kanazawa, bellissima e affascinante nelle sue forme, è un mix di ingredienti regionali, fusion internazionale e tecniche artigianali tradizionali. La sua cucina vale davvero la pena assaggiarla e vi sorprenderà.

Foto: https://visitkanazawa.jp/it
Si passa dai cibi semplici e genuini che evocano le antiche tradizioni culinarie, ai cibi esotici e persino stravaganti da gustare e vedere. Kanazawa è un paradiso sotto tutti i punti di vista e soprattutto per il viaggiatore a caccia di novità insolite nel mondo gastronomico.
Tutto parte da radici importanti come quelle della “cucina Kaga”, ossia un’integrazione di vari aspetti della cultura giapponese.

Foto: https://visitkanazawa.jp/it
Sushi e Kaisen: Il Pesce e i Frutti di mare
La freschezza dei frutti di mare di Kanazawa permette di gustarli crudi, sotto forma di sashimi o sushi. Il kaisen-don, è un pesce crudo servito su una ciotola di riso caldo, ed è il modo migliore per gustare il pesce fresco. Il pesce di Kanazawa viene anche servito come sushi. Nei ristoranti della città viene proposto su stoviglie di ceramica tradizionale del luogo. I mesi più freddi sono i migliori per gustare la ricciola, un pesce molto buono che in inverno presenta uno strato di grasso molto appetitoso. Ma l’inverno è anche la stagione per gustare il “granchio delle nevi” e i gamberi dolci.
Riso-san, il Signor Riso, quello Hanton

Foto: https://visitkanazawa.jp/it
La sua origine è molto singolare: sembra che sia stato inventato come “piatto unico” basato su una pietanza assaggiata da un cuoco giapponese durante un soggiorno in Ungheria. Lo chef modificò la ricetta per adattarla in Giappone e creò un’omelette di riso guarnita con gamberi fritti e condita con ketchup e salsa tartara. (Il piatto originale prevedeva una carpa fritta, condita con paprika e servita su uova e pasta)
Il nostalgico Oden
L’oden è un cibo tradizionale consumato in tutto il Giappone durante l’inverno. A Kanazawa, viene gustato tutto l’anno. Parliamo di uno stufato, contenente verdure, frutti di mare e altri ingredienti cotti in un brodo dashi, molto gustoso. Pietanza ideale per riscaldarsi quando il freddo inverno giapponese cala le temperature. Se poi si abbina un buon saké caldo, è perfetto.
L’ oden di Kanazawa contiene alcuni ingredienti caratteristici.
- Il kuruma-fu: una fetta di glutine di grano secco a forma di ruota, che assorbe i sapori del brodo.
- Il kani-men: il “granchio delle nevi” femmina, disponibile solo durante l’inverno.
Jibu-ni

Foto: https://visitkanazawa.jp/it
Questa è una zuppa un po’ dolce e un po’ salata, preparata con carne di anatra e verdure locali di stagione . La caratteristica è quella di essere addensata con fecola di grano o di patate. Diventa una crema molto appetitosa. Il suono prodotto dal brodo che bolle, “jibu-jibu” ha dato nome al piatto.
Kabura-sushi

Foto: https://visitkanazawa.jp/it
Il nome kabura-sushi deriva da due parole.
kabura, che significa rapa.
Sushi, che non è il tipico sushi, che siamo soliti mangiare noi occidentali, ma un metodo di conservazione del cibo attraverso la fermentazione.
Il kabura-sushi consiste in un filetto di ricciola avvolto in una fetta di rapa kabu sottaceto e marinato nel malto di riso koji. La marinatura con il koji è molto particolare. Un vero simbolo della cucina invernale di Kanazawa, quando la ricciola è davvero quella del periodo.
Kanazawa al Curry

Foto: https://visitkanazawa.jp/it
Il curry giapponese è diverso da qualsiasi altro curry che siamo soliti mangiare in giro per il mondo e il curry di Kanazawa ha le sue particolarità. Funziona da accompagnamento più delicato alle verdure e alla carne, un po’ dolce e un po’ speziato, non piccante come siamo soliti mangiarlo altrove.
Il curry di Kanazawa è noto per il suo colore scuro, quasi cioccolato, e per la consistenza densa, caratteristiche che lo differenziamo dalla maggior parte dei curry giapponesi. È spesso abbinato a un filetto di maiale fritto, il tonkatsu. Viene servito con riso e cavolo cappuccio affettato a listarelle sottili.
Un dolce “prezioso” per palati sopraffini : Gelato di Foglia d’Oro

Foto: https://visitkanazawa.jp/it
Kanazawa è famosa in Giappone per i wagashi (dolcetti giapponesi serviti con il tè), ma c’è anche il caratteristico gelato ricoperto di foglia d’oro.
Non dimentichiamo che il nome della città stessa si traduce letteralmente in “palude d’oro”. I maestri artigiani del luogo sono in grado di stirare l’oro con il martello fino a trasformarlo in una foglia dallo spessore di 1/10.000 di millimetro, ed ecco la meravigliosa esperienza del mangiare un gelato ricoperto d’oro, per pochi eletti si intende!
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Fonte: https://visitkanazawa.jp/it
Foto copertina : https://visitkanazawa.jp/it
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Fiorella Mannoia ospite della prima puntata
Dopo il successo della prima stagione, torna su Rai3, da lunedì 16 settembre alle 20.20, “Riserva Indiana”, il programma di Rai Cultura e Ruvido produzioni condotto da Stefano Massini, che con il suo messaggio di educazione civile ha portato uno spazio unico e importante nel palinsesto televisivo.

La formula è quella della combinazione tra i monologhi da narratore di storie di Massini e alcune delle più belle canzoni dei protagonisti della musica italiana che, nello studio dall’atmosfera raccolta, dove siede un pubblico di giovani, trovano l’occasione non solo di suonare dal vivo con una band resident formata da alcuni dei migliori session man italiani, ma anche di affrontare tematiche che esulano dai consueti schemi dell’intervista televisiva.
Tutto è tenuto insieme, tra parole e musica, da un ideale filo conduttore nel racconto di “Riserva Indiana”, un luogo privilegiato dove lo spettatore può finalmente sfuggire alla dittatura dell’immediatezza dei social e dell’algoritmo per riscoprire il tempo rilassato della riflessione, della verità dei sentimenti, delle storie esemplari, dei temi civili e del coraggio delle idee in un mix felice che non dimentica le regole dell’intrattenimento.
Fiorella Mannoia è l’ospite della prima puntata di questa nuova edizione. Martedì 17 settembre a “Riserva Indiana” La Rappresentante di Lista, mercoledì 18 il rapper Willie Peyote, giovedì 19 è la volta di Achille Lauro e chiude la settimana, venerdì 20, Fabio Concato.
Inoltre, in questa edizione ci saranno: Roberto Vecchioni, Gabbani, Niccolò Fabi, Federico Zampaglione, Raiz, Simona Molinari, Vinicio Capossela, Nayt, Ariete, Ermal Meta, Mannarino, Irene Grandi e molti altri.“Riserva Indiana” è un programma di Stefano Massini e Massimo Martelli, scritto con Paolo Biamonte, Rossella Rizzi e Mariano Cirino, con la regia di Matteo Bergamini. La band è diretta da Jacopo Carlini, pianoforte e tastiere con Matteo Carlini al basso, Bruno Marinucci alla chitarra e Cristiano Micalizzi alla batteria.
Capo progetto Rai, Giulia Lanza.
Ruvido Produzioni
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Filly di Somma
La prestigiosa catena alberghiera Six Senses – con alberghi sparsi nel mondo – muove i suoi primi passi anche in Giappone e lo fa per la prima volta a Kyoto, una delle città più antiche e affascinanti del Sol Levante.

Crediti: Six Senses Kyoto
Kyoto è stata la capitale del Giappone dal 794 al 1185. In questa città – a differenza della modernissima e frenetica attuale capitale Tokyo – si respira il vero Giappone, spesso fanno ancora capolino le donne giapponesi con i loro bellissimi kimono, come se il tempo qui si fosse fermato, rinunciando a quel Giappone ultra moderno e tecnologico.

Crediti: Six Senses Kyoto
Six Senses Kyoto: la nuova perla dell’ospitalità in Giappone
Questo è sicuramente un “Rifugio urbano nel centro di Kyoto”.
Storicamente la città è stata la capitale del Sol Levante ma tuttora è considerata il cuore culturale e storico del Giappone, Kyoto è famosa per i suoi templi buddisti, i santuari shintoisti, i palazzi, l‘architettura tradizionale giapponese, i bellissimi ciliegi in fiore e le montagne ricoperte di cedri secolari che circondano la città.
Crediti: Six Senses Kyoto
Il Six Senses Kyoto si trova nel tranquillo quartiere di Higashiyama, a pochi passi dal Tempio Myoho-in, dal Museo Nazionale di Kyoto e dal Tempio Buddista Sanjusangendo, e offre un rifugio sereno ispirato al fiorente patrimonio artistico e culturale dell’epoca Heian.
Tocchi di design ispirati al capolavoro letterario ” Racconto di Genji ” e antiche tradizioni popolari si intrecciano nell’hotel, incarnando l’estetica e l’elegante sensibilità della cultura giapponese. Le 81 camere e suite, il cortile interno, la città attorno, il giardino del famoso Santuario Toyokuni del XVI secolo. Tutto regala pure emozioni a chiunque decida di alloggiare al Six Senses Kyoto.

Crediti: Six Senses Kyoto
Diverse sono le esperienze da vivere al Six Senses Kyoto: Intraprendete un percorso di benessere olistico alla Six Senses Spa, oppure godere le esperienze culinarie ultra-stagionali al Sekki, il ristorante aperto tutto il giorno che si ispira all’etica locale e sostenibile di Eat With Six Senses. Assaporare le birre aromatiche e i dolci al Cafe Sekki oppure rilassarsi al bar Nine Tails.

Crediti: Six Senses Kyoto
Lusso, tranquillità e raffinatezza le parole d’ordine. La luce naturale è la vera protagonista in questa struttura, come anche i materiali naturali, il rumore dell’acqua, oppure le foglie degli alberi, insomma non importa se ci si trovi in Giappone o altrove, la magia è assicurata.

Crediti: Six Senses Kyoto
Salta subito all’occhio lo spazio luminoso della lobby del Six Senses Kyoto. Quasi come se fosse un segreto ben custodito, l’ emozione c’è ma si rivela lentamente al cliente. Le maschere di volpe, animale sacro in questi luoghi del Giappone, accompagnano il cliente come se fosse un fil rouge. I passi sono dettati dalla bellissima tappezzeria di un grande tatami al suolo.

Crediti: Six Senses Kyoto
Le camere affacciano anche sul giardino zen, la mobilia è bassa e confortevole, il letto segue meticolosamente il programma della catena alberghiera – Sleep With Six Senses – Dormire con i Sei Sensi. La serenità è garantita a tutti quei viaggiatori che arrivano nell’affascinante Giappone e in particolare nella meravigliosa Kyoto.

Crediti: Six Senses Kyoto
La sera cala ed ecco che l‘angolo bar dell’albergo diventa un luogo dove rilassare tutti i sensi. Il bancone è in cedro massiccio, il barman sembra un artista e prepara cocktail 100% Giapponesi. Tra le bevande classiche :Shiso, yuzu, il whisky giapponese.

Crediti: Six Senses Kyoto
Quel simbolo della volpe lo si ritrova ancora tra le mura dell’albergo, quasi a ricordare l’animale sacro.
Il ristorante rilassa e coccola il cliente. Qui l’ambiente è elegante come anche le pietanze che si gustano, le quali sono anche molto sane, nel rispetto della tradizione culinaria giapponese. I prodotti provengono dalle fattorie intorno alla struttura e sono bio. Le pietanze del menù celebrano le stagioni e la natura.
La SPA dell’albergo regala momenti meravigliosi per un completo relax. Programmi su misura in base alle richieste del cliente oppure i classici massaggi offerti dal programma.

Crediti: Six Senses Kyoto
Il fiore all’occhiello è il sound bath, ossia il bagno del suono. Ci si rilassa guidati dal suono di ampolle di cristallo. Anche agopuntura e il massaggio profondo e intenso, deep tissue. Una grande vasca permette di “purificare” corpo e anima, proprio nel rispetto della tradizione giapponese in cui il bagno è sacro.

Crediti: Six Senses Kyoto
Questo spazio benessere si apre anche su un meraviglioso giardino, perchè la natura è davvero ovunque in questa nuova perla dell’ospitalità Six Senses che arriva in Giappone.
Qui corpo e spirito si riposano e si percepisce dall’inizio alla fine del “viaggio”.
Hôtel Six Senses Kyoto
431 Myohoin Maekawacho, Higashiyama Ward, Kyoto -
COMUNICATO STAMPA
LA VACCHERIA DELL’EUR DIVENTA LA “CASA DELLA POP ART” CON UNA NUOVA ESPOSIZIONE E TRE GIORNI DI FESTIVAL
Il 13 settembre apre al pubblico Viaggio nella Pop Art: un nuovo modo di amare le cose, progetto espositivo con circa 200 opere di 45 artisti.
E dal 13 al 15 settembre, la prima edizione di From Pop to Pop tra teatro, lezioni magistrali, classici del cinema e concerti jazz
CARTELLA STAMPA CON IMMAGINI DISPONIBILE AL SEGUENTE LINK:
https://cloud.zetema.it/index.php/s/7gC8afq7J2H49rD
Roma, 12 settembre 2024 – A due anni dall’apertura dello spazio espositivo e dopo aver ospitato importanti mostre come Flesh: Warhol & The Cow. Le opere di Andy Warhol alla Vaccheria e Dal Futurismo all’arte virtuale, gli spazi della Vaccheria nel Municipio IX Roma EUR sono pronti ad accogliere Viaggio nella Pop Art: un nuovo modo di amare le cose, il nuovo progetto espositivo a ingresso libero curato da Giuliano Gasparotti e Francesco Mazzei,che aprirà al pubblico dal 13 settembre 2024 al 31 marzo 2025 con circa 200 opere provenienti da collezioni private e raccolte dalla Collezione Rosini Gutman a cura di Gianfranco Rosini.
Da grande casale dell’agro romano adibito a stalla a polo culturale aperto al coinvolgimento di tutti, punto di riferimento per tanti giovani talenti e artisti del territorio, la Vaccheria dell’EUR si candida a diventare, con questo nuovo progetto espositivo, la Casaromana della Pop Art, una nuova Factory attualizzata al contesto e ai tempi di oggi, fortemente voluta dalla Presidente del Municipio IX Roma EUR con delega alla cultura Titti Di Salvo. A dare il via a questo processo di trasformazione contribuirà, oltre alla mostra, la prima edizione di From Pop to Pop, festival dedicato alla cultura pop in programma dal 13 al 15 settembre con eventi a ingresso libero e gratuiti per tutti.
LA MOSTRA
Attraversando quasi otto decenni, il percorso espositivo di Viaggio nella Pop Art: un nuovo modo di amare le cose, racconta la corrente artistica anticonformista e “popolare” per definizione, in grado di superare le barriere e determinare identificazione. Si consolida così una vocazione già manifestata nel settembre 2022, quando la Vaccheria ha celebrato l’apertura con una grande mostra dedicata proprio al genio di Warhol, tra le più apprezzate dai visitatori, riuscendo a reinterpretare e restituire alla fruizione del pubblico lo spirito di un movimento che, con la sua visione del mondo leggera ma mai superficiale, concettuale e al tempo stesso comprensibile, ha letteralmente rivoluzionato il “modo di amare le cose”.
La mostra presenta al pubblico circa 200 opere di 45 artisti italiani e internazionali, riconducibili alla Pop Art e alle sue varie articolazioni moderne e contemporanee: dalla Pop Art americana dei primi anni Sessanta al Noveaux Realisme, dai circoli romani di piazza del Popolo al New Pop, passando per la Urban Art e la New Web Generation. Artisti diversi e distanti tra loro ma uniti da tratti comuni, ugualmente impegnati nella volontà di comunicare un’emozione, un’idea, uno stato d’animo attraverso un’esplosione di energia pura e dinamica, di colori sgargianti, luce, vitalità, movimento.
L’esposizione si snoda lungo tre direttrici. La prima è un focus sui grandi protagonisti della Pop Art americana (Andy Warhol, Roy Lichtenstein e Robert Rauschenberg) e della New Pop (Marco Lodola e Mark Kostabi). In mostra opere iconiche di Andy Warhol, come Liza Minnelli e Cow, unite ad alcuni suoi lavori che testimoniano il suo rapporto profondo con l’Italia e la società del tempo. Tra queste è celebre il Fate Presto, interpretazione in stile Pop Art della prima pagina del quotidiano Il Mattino del 26 novembre 1980 che esortava il tempestivo intervento in soccorso delle vittime del terremoto che sconvolse l’Irpinia. A completare il viaggio nella corrente americana opere iconiche di Roy Lichtenstein (Sunrise, Shipboard Girl), Robert Rauschenberg (Sky Rite) e Robert Indiana (Liebe Love).
I temi cari a Warhol, dal rapporto con la musica e con i media alla mescolanza di linguaggi, tecniche e materiali, sono reinterpretati in chiave postmoderna da Mark Kostabi, di cui l’esposizione presenta, tra le altre, l’opera Gaming the Course of History, qui esposta per la prima volta. L’esplosione di colore presente in quest’opera è bilanciata dalla presenza in mostra di alcuni disegni a matita preparatori che costituiscono la fase iniziale del suo percorso artistico e testimonianza concreta della produzione del suo Kostabi World, lo spazio newyorkese in cui il collettivo che ruota intorno all’artista reinterpreta i temi cari a Warhol in chiave contemporanea.
Colori e tratti vibranti caratterizzano anche la produzione artistica di Marco Lodola, fondatore del Nuovo Futurismo, del quale la mostra presenta, tra le altre, il Jim Morrison e l’imponente scultura tridimensionale Abbey Road, al centro del percorso espositivo con i suoi monumentali pannelli portanti per 8 metri di larghezza e 4 di altezza.
La seconda direttrice della mostra si concentra sul protagonismo femminile e sulla forza dirompente delle artiste donne della New Pop Art, raccolte intorno alle Nana dansant di Niki De Saint Phalle, sospese dentro un tornado di tessuti sgargianti, in una sensuale esplosione di vita e femminilità. La presenza artistica femminile è inoltre valorizzata dalle opere di artiste quali Ilaria Rezzi, vicina alla corrente pop surrealista che, con tecnica abile e potente, ci porta in un regno incantato popolato da omini blu; Ludmilla Radchenko, con la sua arte “urlata” e piena di ironia; Erika Calesini e gli oggetti esausti trasformati in qualcosa di utile e funzionale; Olivia Gozzano, che fonde fotografia e tecnica pittorica in una continua ricerca tra spirito e materia; Annalisa Benvenuti con le sue sculture in metallo, e ancora Sandra Tomboloni, Elena Arzuffi, Laura Lanci, Rita Mancini, Marina Roos.
Infine, ma non certo per importanza, l’ultima direttrice del percorso espositivo ci porta nel cuore della Roma degli anni Sessanta, alla riscoperta delle radici italiane della Pop Art che affondano nella Scuola di piazza del Popolo, nata presso il Caffè Rosati e la Galleria la Tartaruga di Plinio De Martis attorno ai fondatori Franco Angeli che realizzava quadri con stencil e vernice spray o pittura e strati di garza (in mostra con Olimpico e Olimpico svastiche), Tano Festa con i suoi dipinti monocromi (presente con la sua opera Manet del 1981), e Mario Schifano, esponente di spicco e tra le figure più poliedriche e affascinanti del gruppo (in esposizione alcune foto da lui ritoccate con smalti e l’omaggio a De Chirico Piazza delle Muse inquietanti).
A completare il percorso espositivo, le consuete installazioni ideate da Giuliano Gasparotti e Francesco Mazzei e realizzate da KIF Italia negli spazi della Vaccheria. Sia l’installazione sospesa Pixell, un riferimento all’utilizzo delle Polaroid in dialogo con il ritratto di Liza Minnelli, che la video opera Pop Mirage, all’interno della Mirror room, saranno un omaggio al genio di Warhol che ha rivoluzionato il modo di produrre arte nella sua Factory; mentre Hurricane sarà un tornado di colori fluorescenti che travolgerà le Nana dansant di Niki de Saint Phalle. Tre installazioni con cui KIF Italia intende mettere in evidenza i tre temi portanti della mostra: il sistema della factory, l’utilizzo dei colori e l’influenza della musica e delle celebrità.
L’esposizione, a ingresso gratuito, è realizzata dal Municipio IX Roma EUR con il supporto di Roma Capitale e la collaborazione di Zètema Progetto Cultura. Coordinamento organizzativo a cura di Gianfranco Rosini per IconArs S.R.L. La produzione delle ambientazioni artistiche è a cura di Kif Italia. Il Catalogo è edito da RG – Rosini Gianfranco Gallerie d’Arte con testi storici e critici a cura di Titti Di Salvo, Giuliano Gasparotti, Francesco Mazzei e Gianfranco Rosini.
IL FESTIVAL
La mostra sarà accompagnata dalla prima edizione del Festival From Pop To Pop, una manifestazioneorganizzata dal Municipio IX Roma Eur che, dal 13 al 15 settembre, regalerà tre giorni di eventi a ingresso libero e gratuito, anche in orario serale, dedicati alla cultura pop.
Il 13 settembre alle 17.00 si terrà una Passeggiata nella Pop Art, visita alla nuova mostra con Francesca Romano, a cura di Tam Tam Cultura Aps della Consulta della Cultura del IX Municipio Roma Eur. Alle 18.30, lectio magistralis sulla Pop Art a cura di Alessio Bertini (Fondazione Pistoia Musei). Infine, alle 20.00, visione del film Diabolik (1968) di Mario Bava e musiche di Ennio Morricone.
La giornata del 14 settembre si apre alle 18.30 con gli ascolti guidati sul jazz a cura del maestro Livio Ventura. Alle 20.30 si prosegue con la visione del film Blow up (1966) di Michelangelo Antonioni e colonna sonora di Herbie Hancock. Dalle 22.30, spazio alla musica con il concerto jazz del Lucrezio de Seta Quintet ispirato proprio alle sonorità di Hancock.
Si riprende il 15 settembre alle 11 con un Pop Art Brunch accompagnato dall’ascolto di vinili, per riprendere, alle 18.30, con “Dopo Carosello iniziano i sogni”. Ricercare Pop Art, spettacolo teatrale liberamente tratto da un testo di Sandro Gindro, di e con Francesco Pezzella che si esibirà insieme ad Andrea Biondi e Alessandro Palermo e la voce fuori campo di Roberta Pia. Alle 19.30, Andrea D’Ammando (Università di Roma La Sapienza) e il gallerista e collezionista Gianfranco Rosini, sotto la moderazione di Titti di Salvo (presidente IX Municipio Roma Eur), dialogheranno su Quel filo tra Pierpaolo Pasolini e Andy Warhol. A conclusione della kermesse, alle 20.30, sarà proiettato il film La decima vittima di Elio Petri (1965). Il tutto, e per tutta la durata del Festival, arricchito da una postazione fissa per l’ascolto di musica in vinile e proiezioni LED di un’intervista ad Andy Warhol.
VIAGGIO NELLA POP ART: UN NUOVO MODO DI AMARE LE COSE
13 settembre 2024 – 31 marzo 2025. Ingresso gratuito.
Indirizzo: via Giovanni l’Eltore 35/37, Roma Eur
Orari: dal martedì al giovedì dalle 9 alle 13. Venerdì, sabato e domenica dalle 9 alle 19. Chiusura il lunedì.
Info: tel. 06 69612221 | www.comune.roma.it/web/it/municipio-ix.page
Ufficio Stampa Zètema Progetto Cultura
Lorenzo Vincenti (+39) 347 1025613 l.vincenti@zetema.it
Anna Maria Baiamonte (+ 39) 348 2696259 a.baiamonte@zetema.it
Roberto Martelli (+39) 347 6830992 r.martelli@zetema.it
Anna Maria Baiamonte
Ufficio Stampa Zètema Progetto Cultura
Via A. Benigni, 59 – 00156 Roma
M. +39 3482696259
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crediti: https://x.com/KamalaHQ
Filly di Somma
Un “testa a testa” molto atteso quello tra l’ex Presidente degli Stati Uniti d’America – Donald Trump – e la Vice Presidente – Kamala Harris. L’incontro alle 3:00 del mattino italiane, del 10 settembre 2024. Un’ora e 45 minuti di acceso dibattito.
La notte americana a Philadelphia – in Pennsylvania – è stata lunga e non solo per gli americani ma anche per chi, al di là del grande oceano, ha atteso le 3 del mattino per essere connesso. Ma forse non è stato detto tutto, tanto che la Harris ha chiesto un altro confronto fra un mese.
Il voto definitivo sarà il 5 novembre, manca poco.
I temi messi sul “piatto” erano molto importanti: Aborto, economia e immigrazione. Ma anche le guerre, come quelle in Ucraina e Medio Oriente. Non sono mancate nemmeno le tanto conosciute vicende legali di Donald Trump e la debolezza di una Vice Presidente che per molti trumpiani è risultata assente in questi quattro anni – oramai al termine – della Presidenza Biden.
Un dibattito che ha rispettato i due minuti concessi a ogni candidato per le risposte e le repliche, ma che a microfoni spenti, come vuole la prassi, ha poi dato spazio anche a delle mimiche facciali.
Una comunicazione non verbale che a volte spiegava più di mille parole.
L’intervento di Kamala Harris
In merito al tema dell’aborto, la Vice Presidente degli Stati Uniti d’America ha dichiarato, rivolgendosi a Trump, che ” Lui non dovrebbe certo dire a una donna cosa fare del suo corpo”
Il tema dell’immigrazione, tanto caro a Trump, è stato più volte incalzato contro la Harris. Tanto che Trump ha fatto una dichiarazione abbastanza forte affermando che i migranti irregolari mangiano i cani e i gatti dei vicini.
Circa l’economia, la Vice Presidente si è difesa affermando che in questi quattro anni è stato fatto il possibile per “ripulire quel pasticcio” causato dalla ex Presidenza di Trump.
E poi quella domanda diretta della Harris al suo avversario circa Putin e le sue ambizioni territoriali.
Kamala Harris conclude il suo speech affermando di volere dare agli americani quello che meritano, ossia una Presidenza forte e credibile, totalmente diversa da quella del suo avversario.
La reazione di Trump
Il Tycoon punta sempre il dito sul tema dell’immigrazione anche quando la conversazione era su altri temi. Trump definisce la Harris una marxista e la definisce “peggio di Biden”.
Circa il tema dell’aborto ha parlato di libertà personale e quindi ha accusato la Harris di affermare delle bugie sul suo conto, in merito al tema dell’interruzione della gravidanza.
In merito al conflitto in Ucraina, si definisce come colui che ancor prima di salire alla Casa Bianca potrebbe far interrompere lo sterminio. Definisce Putin come colui che possiede le armi nucleari e le può utilizzare.
In generale Trump non ha mostrato molta reazione alle provocazioni della Harris, si è mostrato disciplinato proprio per scongiurare dei possibili insulti.
Ma allora questo “Testa a Testa” chi lo ha vinto?
Secondo i sondaggi Trump ha subito una leggera sconfitta, Harris quindi potrebbe dirsi soddisfatta di essere in leggero vantaggio, visti i risultati della Presidenza Biden e dei suoi famosi comizi in cui si mostrava non proprio all’altezza e in “forma” per una nuova Presidenza.
Ma gli interventi della Harris sono apparsi spesso troppo generici, senza concentrarsi sulle tematiche specifiche come ci si aspettava. Apparsa sulla difensiva a ogni affermazione di Trump. Di rimando Trump ha affermato di avere il sostegno del Premier Ungherese Orban.
La Harris a suo vantaggio ha le donazioni, dal 21 luglio oltre 1 miliardo di dollari , e i vari endorsement – non solo politici ma anche extra, come la cantante Taylor Swift.
La notte americana è stata lunga, ma l’attesa di quel “domani” lo sarà ancora di più.
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Il Salon du Saké celebra la sua decima edizione! Ecco i dettagli e uno sguardo indietro a 10 anni di sake e passione.

Il Salon du Saké, un evento imperdibile per i professionisti e gli appassionati di sake in Francia e in Europa, festeggia il suo 10° anniversario dal 28 al 30 settembre a Parigi. Per celebrare questo anniversario eccezionale, il tema dell’evento è “Un decennio da festeggiare, un altro da immaginare”.
Per la prima volta, i produttori delle magnifiche regioni del sake di Fukushima e Yamagata presenteranno le loro annate eccezionali. Queste due regioni, rinomate sia per la qualità dell’acqua e del riso che per la diversità e l’esperienza dei loro produttori, si aggiungono a una selezione già eccezionale di sake provenienti dalle migliori regioni produttrici del Giappone.
Questa edizione dell’anniversario vede anche l’arrivo di nuovi distributori e produttori dal Giappone… oltre che da Francia, Svizzera, Paesi Bassi e Regno Unito.
Il programma dettagliato degli eventi sarà svelato a breve e promette di soddisfare tutti i gusti. Al centro dell’evento, i visitatori potranno scoprire una moltitudine di sake, partecipare a masterclass e tavole rotonde condotte da esperti, assistere ad affascinanti conferenze e scoprire i più sorprendenti abbinamenti tra cibo e sake durante i laboratori di degustazione.

Negli ultimi dieci anni, il Salon du Saké si è affermato come l’evento imperdibile per i professionisti e gli appassionati di sake in Francia e in Europa. Questo successo testimonia la crescente popolarità di questa bevanda millenaria e la diversità delle regioni e dei produttori giapponesi di saké.
Informazioni pratiche:
Date: 28, 29 e 30 settembre 2024
Luogo: Centro Eventi New Cap, 3 quai de Grenelle 75015 Parigi
Biglietti: I biglietti sono già in vendita su http://salon-du-sake.fr/.
Accreditamento professionale: tramite modulo professionale da compilare online.Elenco degli espositori 2024: http://salon-du-sake.fr/exposants/

Sylvain Huet, 1° samurai francese del sake e organizzatore del salone, dichiara:
“10 anni di sake in Francia e in Europa: una storia di successo!
Ricordate: dal 2013 al 2023, in un mercato ancora agli albori, il primo Salon du Saké di Parigi assumeva già una dimensione europea per diventare, nelle edizioni successive, il più grande salone dedicato al sake giapponese al di fuori del Giappone; con un successo strepitoso e un nuovo record di presenze raggiunto nel 2023 (5.716 visitatori da 41 Paesi).
In soli 10 anni, le esportazioni di sake dal Giappone all’Europa sono esplose, aumentando di 4,6 volte in valore! La Francia, nel frattempo, ha visto una crescita ancora più rapida, con un aumento di 6,6 volte! (Valore delle esportazioni di sake in yen tra il 2012 e il 2022 – fonte: Ministero delle Imposte giapponese)
Il Salon Européen du Saké et des boissons japonaises, che ha assistito e svolto un ruolo attivo in questa rivoluzione, ha contribuito a far conoscere questa bevanda millenaria a un pubblico sempre più vasto, dai professionisti del settore delle bevande e della gastronomia in Francia e in Europa al grande pubblico e ai suoi fan, sempre più appassionati di questa bevanda giapponese”.
Vi aspettiamo tutti, dalle 10.30 di sabato 28 settembre, per contribuire a rendere eccezionale questa edizione dell’anniversario!
Programma, informazioni, iscrizioni e prenotazioni:
SABATO 28 SETTEMBRE
DOMENICA 29 SETTEMBRE 2024
PROFESSIONISTI E PUBBLICO IN GENERALE
APERTURA DELL’AREA DI DEGUSTAZIONE
DALLE 10.30 ALLE 19.30LUNEDÌ 30 SETTEMBRE 2024
GIORNATA RISERVATA AI PROFESSIONISTI
DALLE 10.00 ALLE 18.00.
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Filly di Somma
Questo luogo immerso nel cuore della California offre un lusso impareggiabile ed esperienze uniche su misura, curando meticolosamente avventure indimenticabili per tutti, dagli appassionati che desiderano scoprire sempre nuove emozioni ai nuovi arrivati che invece vogliono addentrarsi per la prima volta alla scoperta della principale destinazione vinicola americana.

https://www.facebook.com/kellyecarter
Era l’estate del 2010, la mia terza volta negli Stati Uniti d’America, in quella occasione decidemmo con William, il mio compagno americano, di esplorare la meravigliosa California, le sue spiagge, le colline, le bellissime città e poi rivedere i nostri amici, quelli conosciuti in Boeing, l’azienda dove avevamo lavorato entrambi e che ci aveva fatto incontrare.
Addentarsi in quei paesaggi mozzafiato che la California sa regalare fu un toccasana per noi. Un mese intero che ricorderò per tutta la vita. William ci ha lasciati improvvisamente nel 2020, ma ogni volta che ricordo questo viaggio – uno dei tanti fatti assieme – è un’ emozione particolare.

Filly in California – Napa Valley – 2010
Un giorno decidemmo di recarci a Napa Valley. I nostri amici vennero a prenderci con una bellissima auto cabrio – bianca e cappotta nera – per farci ammirare meglio la vallata e i suoi vigneti. Ricordo le cantine aperte, i castelli, del cibo favoloso, tutto a tema del “Vino”. Il sole picchiava forte, e i miei amici mi regalarono un cappello, con su scritto: Napa Valley Adventure. Lo conservo ancora. Mentre ero in auto e il vento ci accarezzava i volti, osservavo quelle campagne californiane e pensavo alla nostra bellissima Toscana dove tramite la famosa Via del Vino, si degusta il nettare degli Dei.
Nella California vinicola di Napa Valley ci si può anche fermare in qualche resort, dormire, fare un massaggio oppure semplicemente “sorseggiare”. Questa è sicuramente una California diversa da quella che siamo soliti immaginare, quella che vediamo nei film, ma è decisamente affascinante. Ben 400 aziende vinicole, famose per il Cabernet Sauvignon. In un’ora di auto da San Francisco si è immersi in una realtà meravigliosa. Come è successo a noi, in quel lontano e indimenticabile 2010.
Recentemente, grazie alla mia carissima amica di Chicago Maureen – la quale gira il mondo in lungo e in largo e ha amici in ogni angolo – ho avuto modo di conoscere Kelly Carter, la quale ha creato Napa Valley Noir. Molto presto la intervisterò, ci racconterà tutto quello che c’è da offrire agli appassionati di vino nella suggestiva vallata di Napa.
Un sogno tra i vigneti californiani con Kelly Carter

Kelly E. Carter, la fondatrice di Napa Valley Noir ( crediti: https://www.nvnoir.com/)
Napa Valley Noir crea esperienze indimenticabili che combinano i vini più pregiati con un servizio personalizzato, che va dalle degustazioni private presso le cantine boutique e l’accesso esclusivo ai proprietari e ai produttori di vino ai pranzi nei vigneti e alle cene in grotta nelle tenute d’élite. Gli esperti personalizzano gli itinerari per tutti, esperti, appassionati o neofiti del mondo del vino. Organizzano anche soggiorni in alloggi eleganti, trasporti privati di lusso, prenotazioni nei migliori ristoranti e attività spettacolari, assicurando che ogni dettaglio della vostra visita sia orchestrato in modo impeccabile.
Napa Valley Noir è una testimonianza del viaggio di Kelly Carter, delle sue connessioni e della sua passione per la cura di esperienze eccezionali.
La sua carriera di scrittrice di lifestyle di lusso e la sua affinità per i viaggi hanno portato Kelly in quasi 50 Paesi e territori, permettendole di apprezzare l’arte di vivere bene a livello globale. Sebbene abbia vissuto in città iconiche, da Los Angeles e San Francisco a New York e Firenze, in Italia, è stato nel cuore della Napa Valley che ha trovato la sua vera vocazione nel 2015.
Spinta dai ricordi delle dolci colline toscane, ha piantato le radici nella destinazione vinicola più importante d’America. Affermandosi come figura rispettata nella comunità della Napa Valley, ha costruito solide relazioni con proprietari di cantine, produttori di vino, ristoratori e chef. Durante questo percorso, ha anche ottenuto la certificazione di livello 3 del Wine & Spirit Education Trust (WSET).
Come autore di bestseller del New York Times e giornalista pluripremiata, si impegna a contribuire all’evoluzione della narrazione del settore vinicolo. Combinando un ricco background nei media di sport, spettacolo, viaggi, cibo, vino, liquori e moda con sette anni come direttore della stimata cantina Alpha Omega della Napa Valley, ha coltivato un’esperienza nella sofisticata cultura dello stile di vita di questa regione. La sua conoscenza approfondita e i suoi contatti le permettono di creare itinerari su misura che offrono avventure uniche e indimenticabili per tutti, dagli appassionati, esperti, ai neofiti.
Le Esperienze
Degustazioni private di vino

( crediti: https://www.nvnoir.com/)
Vivete la Napa Valley e la Sonoma Valley come un insider con degustazioni private di vino curate grazie ai profondi legami e adattate alle vostre preferenze personali. Le relazioni con proprietari di cantine e produttori appassionati vi garantiscono l’accesso a tenute e vigneti privati solo su invito, offrendovi un’esplorazione rara e intima dei vini più ambiti della regione e delle storie che vi sono dietro.Alloggio

( crediti: https://www.nvnoir.com/)
Al Napa Valley Noir sono consapevoli che il luogo in cui soggiornate è fondamentale quanto le esperienze che vivete. Curano opzioni di alloggio esclusive, da hotel boutique intimi a case private di lusso, assicurandosi che le vostre sistemazioni riflettano l’eleganza e il comfort che meritate. Ogni opzione è personalizzata per offrire un rifugio sereno, che vi permetta di rilassarvi con stile dopo una giornata trascorsa a esplorare i tesori della Napa Valley e della Sonoma Valley.Trasporto di lusso
Viaggiate nella Napa Valley e nella Sonoma Valley con stile. Che preferiate l’eleganza di una berlina, il comfort di un SUV, la spaziosità di uno Sprinter, il lusso di una limousine o la praticità di un pulmino, hanno il veicolo perfetto per le vostre esigenze. I partner di trasporto offrono un’ampia gamma di veicoli di alta qualità, che vi permetteranno di rilassarvi e di godervi i paesaggi mozzafiato della Wine Country.Esperienze culinarie

( crediti: https://www.nvnoir.com/)
Elevate il vostro viaggio culinario con esperienze gastronomiche che vanno al di là di un pasto: diventano momenti indimenticabili. Prenotano tavoli nei migliori ristoranti della Napa Valley e della Sonoma Valley, organizzano cene con chef privati, organizzano picnic unici nei vigneti e molto altro ancora, tutto in base ai vostri gusti. Ogni esperienza culinaria è una celebrazione della ricca cultura gastronomica delle regioni.
Le attività
La Napa Valley e la Sonoma Valley non offrono solo vino. Dai giri in mongolfiera sui vigneti alle visite guidate d’arte, dai corsi di cucina alle passeggiate in bicicletta tra i vigneti e alle uscite di golf, le attività curate vi permettono di sperimentare la diversità e la bellezza della regione. Qualunque siano i vostri interessi, si creano itinerari personalizzati che vi permetteranno di trarre il massimo dal vostro soggiorno nelle valli di Napa e Sonoma.Spa e benessere
Ringiovanite il vostro corpo e la vostra anima con i servizi spa e benessere su misura. Che desideriate una sessione privata di yoga tra i vigneti, un massaggio profondo in una spa di classe mondiale o un ritiro di benessere olistico, ogni desiderio è esaudito. Le offerte di benessere sono progettate per armonizzarsi con gli ambienti tranquilli della Napa Valley e della Sonoma Valley, lasciandovi rinfrescati e rivitalizzati.
( crediti: https://www.nvnoir.com/)
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Fonte: https://www.nvnoir.com/
Foto copertina : Kelly E. Carter – IG @kellyecarter
