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  • La città di Kanazawa e una serata nella sede romana di Japan Premium

    Filly di Somma

    Quando si visita il Paese del Sol Levante, ci sono tante bellezze da ammirare ad occhi aperti.
    Oltre i templi, santuari, città, tradizioni, c’è anche un cibo molto particolare da scoprire.
    Sorprende sempre rendersi conto che il Giappone sia anche un Paese “gourmet”, tanto che il gusto gioca un ruolo importante anche per il viaggiatore in visita. Non c’è solo sushi e sashimi, ma un vero mondo gastronomico da scoprire.

    In particolare la città di Kanazawa, bellissima e affascinante nelle sue forme, è un mix di ingredienti regionali, fusion internazionale e tecniche artigianali tradizionali.

    Si passa dai cibi semplici e genuini che evocano le antiche tradizioni culinarie, ai cibi esotici e persino stravaganti da gustare e anche belli da vedere. L’estetica in Giappone ha sempre una grande importanza.

    Kanazawa è un paradiso sotto tutti i punti di vista e soprattutto per il viaggiatore a caccia di novità insolite nel mondo gastronomico. Tutto parte da radici importanti come quelle della “cucina Kaga”, un’integrazione di vari aspetti della cultura giapponese.

    Qualche piatto da stuzzicare il palato?

    Sushi e Kaisen: Il Pesce e i Frutti di mare

    La freschezza dei frutti di mare di Kanazawa permette di gustarli crudi, sotto forma di sashimi o sushi. Il kaisen-don, è un pesce crudo servito su una ciotola di riso caldo, ed è il modo migliore per gustare il pesce fresco. Il pesce di Kanazawa viene anche servito come sushi. Nei ristoranti della città viene proposto su stoviglie di ceramica tradizionale del luogo. I mesi più freddi sono i migliori per gustare la ricciola, un pesce molto buono che in inverno presenta uno strato di grasso molto appetitoso. Ma l’inverno è anche la stagione per gustare il “granchio delle nevi” e i gamberi dolci.

    Riso-san, il Signor Riso, quello Hanton

    La sua origine è molto singolare: sembra che sia stato inventato come “piatto unico” basato su una pietanza assaggiata da un cuoco giapponese durante un soggiorno in Ungheria. Lo chef modificò la ricetta per adattarla in Giappone e creò un’omelette di riso guarnita con gamberi fritti e condita con ketchup e salsa tartara. (Il piatto originale prevedeva una carpa fritta, condita con paprika e servita su uova e pasta)


    Il nostalgico Oden

    L’oden è un cibo tradizionale consumato in tutto il Giappone durante l’inverno. A Kanazawa, viene gustato tutto l’anno. Parliamo di uno stufato, contenente verdure, frutti di mare e altri ingredienti cotti in un brodo dashi, molto gustoso. Pietanza ideale per riscaldarsi quando il freddo inverno giapponese cala le temperature. Se poi si abbina un buon saké caldo, è perfetto.
    L’ oden di Kanazawa contiene alcuni ingredienti caratteristici. Il kuruma-fu: una fetta di glutine di grano secco a forma di ruota, che assorbe i sapori del brodo. Il kani-men: il “granchio delle nevi” femmina, disponibile solo durante l’inverno.

    Jibu-ni e kabura-sushi

    Questa è una zuppa un po’ dolce e un po’ salata, preparata con carne di anatra e verdure locali di stagione . La caratteristica è quella di essere addensata con fecola di grano o di patate. Diventa una crema molto appetitosa. Il suono prodotto dal brodo che bolle, “jibu-jibu” ha dato nome al piatto.

    Il nome kabura-sushi deriva da due parole.

    kabura, che significa rapa. Sushi, che non è il tipico sushi, che siamo soliti mangiare noi occidentali, ma un metodo di conservazione del cibo attraverso la fermentazione.
    Il kabura-sushi consiste in un filetto di ricciola avvolto in una fetta di rapa kabu sottaceto e marinato nel malto di riso koji. La marinatura con il koji è molto particolare. Un vero simbolo della cucina invernale di Kanazawa, quando la ricciola è davvero quella del periodo.

    Un dolce “prezioso”: Il Gelato di Foglia d’Oro

    Kanazawa è famosa in Giappone per i wagashi (dolcetti giapponesi serviti con il tè), ma c’è anche il caratteristico gelato ricoperto di foglia d’oro. Non dimentichiamo che il nome della città stessa si traduce letteralmente in “palude d’oro”. I maestri artigiani del luogo sono in grado di stirare l’oro con il martello fino a trasformarlo in una foglia dallo spessore di 1/10.000 di millimetro, ed ecco la meravigliosa esperienza del mangiare un gelato ricoperto d’oro, per pochi eletti si intende!

    L’evento “Kanazawa, la città del gusto” e la Boutique Japan Premium di Roma.

    Lo store Japan Premium, sito in Via Merulana al numero 27/28, è da sempre un punto di riferimento per gli amanti del Giappone a Roma.

    All’interno si vendono oggetti di ogni tipo che riportano a quel Giappone affascinante e misterioso, tra stoviglie, ciotole, oggetti di arredo, piccoli gioielli, carta e tanto altro.

    I proprietari di questa boutique sono giapponesi e nascono come Tour Operator, da 30 anni portano il mondo in Giappone “disegnando” viaggi stupendi per ogni sogno e richiesta del viaggiatore, alla scoperta di un Paese affascinante e intrigante.
    Qui vige il concetto giapponese di Omotenashi (intrattenere gli ospiti con il cuore, la tipica ospitalità nipponica).

    Alla Japan Premium non c’è solo vendita, ma anche organizzazione di lezioni ed eventi, su temi specifici.

    Durante la serata del 7 ottobre a Roma, l’evento “Kanazawa, la città del gusto” ha fatto decollare tutti noi, i cultori della buona cucina giapponese, direttamente nel Paese del Sol Levante, atterrando – con la mente, gli occhi e il palato – nella città di Kanazawa.

    Alla serata hanno partecipato rappresentanti della città giapponese che hanno presentato alla città di Roma, il territorio ed il patrimonio gastronomico-culturale.
    Inoltre, la partecipazione speciale del presidente della Naogen Soy Sauce Co. Ltd, Junichiro Naoe che produce salsa di soia da 200 anni ed il proprietario del negozio di dolci tipici fondato nel 1947, Tahei Yoshihashi hanno reso l’evento davvero memorabile.

    Una serata speciale per conoscere la cultura gastronomica di Kanazawa, una delle principali città gastronomiche del Giappone.

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    Foto copyright @fillydisomma

  • Filly di Somma

    Diversi i giovani che in questo periodo della vendemmia hanno preso in considerazione l’idea di lavorare in Francia. Un sogno che si realizza per quei romantici amanti della vita nei campi.

    Oltre all’uva, gli ingredienti sono passione e forza fisica. Visto l’elevato bisogno di manodopera, trovare lavoro in Francia per la vendemmia non è affatto difficile.

    Vendemmiare consiste nella raccolta dell’uva e varia da regione a regione, a seconda delle condizioni climatiche e del tipo di uva, che ha tempi di maturazione diversi.

    A seconda delle dimensioni dei vigneti, la raccolta dell’uva può durare qualche giorno, un paio di settimane o addirittura un mese intero.

    Successivamente alla raccolta, l’uva viene venduta come frutta da tavola, oppure trasformata in vino.

    La Francia, si sa, è uno dei più importanti produttori di vino e proprio per questo nel periodo della vendemmia aumenta la richiesta di manodopera nei campi.

    In generale, la vendemmia si svolge tra fine agosto e fine settembre. Nel nord dell Francia la vendemmia può durare anche fino a inizio ottobre.

    Prima di cercare lavoro come vendemmiatore o vendemmiatrice – dato che anche molte donne lo fanno – è importante sapere in cosa consiste esattamente questa professione. Non bisogna sottovalutarne gli sforzi fisici, per otto o più ore al giorno, che sia sole, pioggia, freddo, perché l’uva va raccolta quando è matura, indipendentemente dal meteo.

    E l’alloggio?

    Le soluzioni possono essere diverse.

    Molti vendemmiatori stranieri non ricevono alloggio presso il datore di lavoro e quindi scelgono di dormire in tenda, a volte anche in campeggio.

    Altri ancora hanno un camper e il viticoltore permette loro di sostare sul proprio terreno.

    Alcuni vignerons e viticulteurs offrono, se non un alloggio, almeno accesso ad acqua ed elettricità.

    Tuttavia, ci sono alcune imprese a conduzione familiare che forniscono vitto e alloggio ai vendemmiatori, presso una seconda casa o all’interno della fattoria stessa. Viene stipulato in questo caso un contratto di vitto e alloggio, che comporta la detrazione della somma di circa 20 € al giorno dallo stipendio.

    L’orario di lavoro varia da 35 a 40 ore settimanali.

    Si lavora di solito dal lunedì al sabato, ma potrebbe capitare anche di lavorare la domenica, se vi è necessità. Gli straordinari sono piuttosto comuni durante la vendemmia e sono pagati di più.

    Una giornata di vendemmia

    I vendemmiatori sono spesso stranieri – giovani e meno giovani – che passano qualche mese all’anno nei campi, e non si tratta solo di lavoro, visto che poi nascono amicizie e si vivono quelle esperienze che arricchiscono la vita di ognuno.

    Altri lavori richiesti durante la vendemmia sono trattorista, pigiatore dell’uva e potatore, ma in questi casi è necessario avere esperienza o almeno delle competenze.

    tagliatori hanno delle forbici (ciseaux in francese) specifiche e dei secchi, o in alcuni casi delle cassette Tutti insieme avanzano nei vigneti, prendendo una fila di piante ciascuno e tagliando i grappoli d’uva con le cesoie.

    Si indossano anche dei guanti, per evitare piccoli tagli a causa dei rami e delle forbici.

    L’uva tagliata va deposta nei secchi, che una volta pieni vanno svuotati sul trattore che segue i vendemmiatori.

    A svuotare i secchi sono poi i portatori. Questi, invece di tagliare l’uva, seguono i tagliatori con dei secchi vuoti e recuperano quelli pieni, per svuotarli sul trattore e far risparmiare tempo a chi ha il compito di raccogliere l’uva.

    Quando iniziare a cercare lavoro per la vendemmia in Francia?

    Meglio non attendere troppo.

    Sebbene la raccolta non inizi prima di metà agosto, sono davvero tanti gli stranieri che si recano nei vigneti francesi per la vendemmia.

    Sarebbe meglio monitorare gli annunci di lavoro con qualche mese di anticipo, almeno all’inizio dell’estate, per prenotarsi.

    La data vera e propria di inizio della raccolta però viene decisa solo una decina di giorni prima, a seconda della maturazione dell’uva.

    Nel sud della Francia la raccolta inizia spesso a fine agosto. Nel Nord, l’inizio della raccolta viene gradualmente posticipato, a causa del clima più rigido, che ritarda la maturazione dell’uva.

    Requisiti per lavorare nella vendemmia

    In Francia si può lavorare a partire da 16 anni, ma non tutti i viticoltori sono disposti ad accettare lavoratori sotto i 18 anni, quindi, essere maggiorenne è un primo requisito, soprattutto per gli stranieri.

    La conoscenza del francese non è necessaria, ma saper dire qualche frase per poter comunicare è sicuramente utile e attirerà la simpatia di datori di lavoro e colleghi. Non dimentichiamo che in Francia sono molto orgogliosi di tutto ciò che sia francese, lingua inclusa.

    È importante, visto che si tratta di un lavoro impegnativo a livello fisico, essere in buona forma e in ottima salute.
    Anche avere una macchina, o trovare qualcuno che dia un passaggio, è utile, per raggiungere le vigne quando si alloggia lontano da esse.

    Vendemmiatori a Bordeaux – copyright Salvatore Di Somma

    I contratti e lo stipendio

    I tipici contratti stipulati per i vendemmiatori durano di solito per un periodo tra gli 8 e i 15 giorni.

    Si tratta di uno speciale “contratto di raccolta” per i lavoratori stagionali, che non può superare il mese.

    È possibile avere diversi contratti di raccolta, lavorando fino a un massimo di due mesi successivi.

    In Francia, esiste uno stipendio minimo orario, o SMIC, (salaire minimum de croissance), che aumenta ogni anno. Un vendemmiatore può arrivare a essere pagato 11,60 euro all’ora. 

    I portatori dei secchi possono essere pagati leggermente di più.

    Alcuni viticoltori pagano a cottimo, cioè secondo il numero di chili d’uva raccolti. Un vantaggio per chi è veloce.

    Aspetto da non sottovalutare: I lavoratori stranieri al rientro in Italia possono richiedere la disoccupazione di rimpatrio.

    Come trovare lavoro in Francia per la vendemmia

    Il modo migliore, più veloce e più sicuro, è cercare tra i vari annunci e quindi fare una attenta ricerca online, visto che i datori di lavori ne pubblicano diversi prima che la vendemmia abbia inizio. Ma bisogna giocare in anticipo, altrimenti non si trova più nulla disponibile.

    Si può anche selezionare una determinata area geografica, per ottenere i risultati pertinenti alla zona di interesse. Che sia il Nord o il Sud della Francia, ve ne è per tutti i gusti.

    Anche contattare direttamente i viticoltori che cercano attivamente vendemmiatori, potrebbe essere molto utile.

    Giovani e non, fatevi avanti per la prossima vendemmia!

    La Francia vi aspetta !

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    FOTO COPERTINA: copyright Salvatore Di Somma

    Fonte: indeed.com

  • RISERVA INDIANA

    Ospiti della settimana: Federico Zampaglione, Fulminacci, Emma Nolde, Mirkoeilcane, Niccolò Fabi

    Lunedì 7 ottobre inizia una nuova settimana in compagnia di “Riserva Indiana”, il programma di Rai Cultura e Ruvido produzioni condotto da Stefano Massini, che con il suo messaggio di educazione civile ha portato uno spazio unico e importante nel palinsesto televisivo.

    La formula è quella della combinazione tra i monologhi da narratore di storie di Massini e alcune delle più belle canzoni dei protagonisti della musica italiana che, nello studio dall’atmosfera raccolta, dove siede un pubblico di giovani, trovano l’occasione non solo di suonare dal vivo con una band resident formata da alcuni dei migliori session man italiani, ma anche di affrontare tematiche che esulano dai consueti schemi dell’intervista televisiva.

    Federico Zampaglione è il primo ospite della settimana e con lui parleremo del tempo e di ogni attimo che buttiamo.

    Martedì 8 ottobre con Fulminacci racconteremo di un braccio spezzato, quello di uno dei tanti braccianti che lavorano nei nostri campi sottopagati, sfruttati e abbrutiti dai loro caporali.

    Mercoledì 9 sarà il momento di Emma Nolde e dei rifiuti, intesi non solo come oggetti ma anche come persone.

    Giovedì 10 è la volta di Mirkoeilcane e delle immagini.

    Chiude la settimana, venerdì 11, Niccolò Fabi, con lui “Riserva Indiana” ci farà conoscere la guerra più lunga che sia mai stata combattuta.

    L’appuntamento con “Riserva Indiana” è dal lunedì al venerdì alle 20.20 su Rai3.    

    “Riserva Indiana” è un programma di Stefano Massini e Massimo Martelli, scritto con Paolo Biamonte, Rossella Rizzi e Mariano Cirino, con la regia di Matteo Bergamini. La band è diretta da Jacopo Carlini, pianoforte e tastiere con Matteo Carlini al basso, Bruno Marinucci alla chitarra e Cristiano Micalizzi alla batteria. Capo progetto Rai, Giulia Lanza.

  • Filly di Somma

    Il messaggio non è affatto scontato, come quello che si potrebbe pensare, supporre o immaginare dopo aver solo acquistato questo splendido libro per ragazzi, che solo per ragazzi non è!

    C’è molto di più dietro a questo romanzo scritto a sei mani da tre anime belle: Silvia Casini, Raffaella Fenoglio, Francesco Pasqua.

    Sofia ha diciotto anni e una passione sfrenata per il grande regista giapponese Hayao Miyazaki.

    Sogna di andare in Giappone per diventare una disegnatrice di manga, quei fumetti giapponesi che hanno fatto parte della infanzia e adolescenza di tutti noi.

    Ma per il momento Sofia si accontenterebbe di scoprire chi sia Pagot, il misterioso writer che ha ricoperto i muri del piccolo borgo in cui vive con le immagini ispirate ai film del suo amato maestro.

    Tra disegni, fughe in bici e incontri sorprendenti, Sofia affronterà le proprie paure e i propri dubbi, imparando a credere in sé e nella forza del talento.

    Quanti di noi hanno un sogno, un desiderio, che rincorrono da sempre. Ebbene nella Ragazza che amava Miyazaki, il messaggio pilastro è chiaro e ridondante: a quei sogni bisogna crederci e come.

    Spesso, i pessimisti, pensano che quei sogni “impolverati” nei cassetti resteranno tali e non si realizzeranno mai, gli ottimisti invece si impegnano a coltivarli quei sogni, perché prima o poi qualcosa succede e quel cassetto, in un modo e nell’altro, lo libera quel sogno “intrappolato”.

    Ebbene questo romanzo ci insegna a coltivarlo l’ottimismo.

    Proprio grazie ai sogni, entriamo in una dimensione sì surreale, ma anche infinita ed eterna.

    Non è forse vero che quando coltiviamo i nostri sogni siamo più felici?

    Il sogno è il vero protagonista di questo libro, lo abbiamo capito, ma si punta l’attenzione anche su un qualcosa che ci imprigiona senza via d’uscita: il giudizio degli altri e le troppe aspettative. Fin a quando arriva quel momento in cui si comprende quale sia la cura e come liberarsi da queste prigioni.

    Il linguaggio è quello fresco, della letteratura per ragazzi, e arriva a chiunque, perché tutti possono leggere questo libro, che siano i 12 o i 100 anni, poco importa.

    La ragazza che amava Miyazaki più che un libro è anche una grande “illustrazione narrativa”.

    Una storia di passione, arte e determinazione che ricorda non solo di sognare, ma di credere nel potere dell’amore, ovunque esso porti, anche con la complicità dell’immaginazione!

    Gli autori sono stati bravissimi e hanno spaziato tra diversi generi.

    All’inizio ci sono degli accenni allo stile giallo, ma non manca il romance e il romanzo di formazione. Questo almeno nella prima parte del libro, quella inziale.

    Nella seconda parte ci sono più difficoltà e dubbi che la protagonista dovrà affrontare, ma senza scoraggiarsi.

    Ci si chiede fin dall’inizio se Sofia riuscirà a realizzare i suoi sogni, non solo quelli legati al cuore ma anche alla professione.

    Senza svelare nulla in anticipo, quell’ottimismo ci accompagna sempre –  come fil rouge di sottosfondo – tra le varie pagine della lettura.

    Al di là dei sogni, si parla anche della realizzazione personale e dell’essere se stessi senza snaturarsi.

    Portare il lettore ad apprezzare le gioie della vita, anche quelle piccole, è un messaggio importante.

    Senza tralasciare il ruolo dell’amicizia, dell’amore, della bellezza, forse oggi – nella frenesia della vita quotidiana e troppo moderna –  si sentono trascurate?

    Grande maestria degli autori nel combinare la modernità con la tradizione, sempre in bilico.

    Leggendo questo libro ci si emoziona, ma si ride anche.

    Il messaggio finale non fa riflettere solo i ragazzi ma anche gli adulti.

    Che meraviglia poi la descrizione di Valvento, il piccolo borgo dove vive Sofia. Gli autori sono così bravi nelle descrizioni meticolose di questo paesino, tanto che il lettore sembra camminarci dentro, a punta di piedi, per non disturbare la narrazione.

    E poi quel “ponte” sempre presente, che si percepisce, tra le righe, che lega l’Italia al Giappone, da sempre due Paesi gemellati.

    Il Maestro, Miyazaki, si rivela nella parte finale della storia.

    Il grande regista è l’artista delle più belle animazioni giapponesi di tutti i tempi. Crea film di animazione basati sul modello tradizionale dei disegni classici, utilizzando le proprie mani.

    I tratti che ne derivano, sono il frutto della sua incredibile maestria, senza avvalersi dell’uso della tecnologia.

    Ecco spiegato il motivo per cui è amato da tante generazioni.

    Chi legge questo libro, alla fine – che sia ignaro oppure conoscitore e cultore del grande regista giapponese – è spinto a scoprirlo da zero oppure ad approfondirne la conoscenza.

    Dopo l’ultima pagina del romanzo, si chiude il libro, si chiudono gli occhi e il messaggio arriva forte e chiaro.

    Mai smettere di credere nei propri sogni, ma vivere una vita autentica, senza rimpianti, perché in fondo c’è sempre spazio per se stessi.

    Mai rinunciare alla gioia di vivere e a quella grande serenità, di cui tutti noi siamo alla perenne ricerca.

    La ragazza che amava Miyazaki  è un libro per tutti….sognatori o presunti tali!

  • Filly di Somma

    Oramai giunta agli sgoccioli, la settimana della moda più lunga di Parigi, dal 23 settembre 2024 al 1 ottobre 2024, ha aperto le porte alla moda femminile nella prossima Primavera-Estate 2025.

    Bellissime le sfilate e i capi che hanno fatto letteralmente sognare tutti, soprattutto quelli seduti in prima fila. Tanti sono stati i VIP, tra cantanti, attori, personaggi del Jet Set internazionale.

    I più fortunati hanno potuto assistere dal vivo alla sfilate nei luoghi da sogno della città di Parigi, la quale in questa Paris Fashion Week, oramai alle battute finali, si è trasformata in una grande passerella dove hanno sfilato la moda e le emozioni.

    Qualcuno si è accontentato di assistere alla Settimana della Moda Parigina, tramite i video streaming online, non con la stessa emozione dal vivo, ma il messaggio è stato lo stesso: Gli stilisti puntano all’essenziale, alla sottrazione, alla riduzione abbandonando quel superfluo che non piace più.

    Crediti: https://www.fhcm.paris/

    Il risultato?

    Abbiamo visto abiti alla portata di tutti, indossabili da chiunque e non più abiti di nicchia.

    Anche la moda ha compreso che siamo in un periodo di crisi e di forte incertezza economica e quella donna nella prossima Primavera-Estate 2025 lo testimonia alla grande.

    “Essenziali” sono stati gli stilisti Loewe e Vivienne Westwood.

    Ancora abiti quotidiani che puntano all’essenzialità quelli di Daniel Rosberry, da Schiaparelli. Madre e figlie possono portare gli stessi capi e si punta al “vintage del futuro”. Per questa Maison la maglieria resta il punto forte della moda femminile, complice la freschezza della stagione Primavera-Estate 2025.

    Giambattista Valli ha dato sfogo alla sua fantasia in un tripudio di colori e fiori, tipico della Primavera. Si ispira al bellissimo libro di Milan Kundera, “La Insostenibile Leggerezza dell’ Essere” ed ecco che la leggerezza è il fil rouge dei suoi bellissimi e colorati capi. Anche questo stilista gioca sulla sottrazione e l’essenzialità delle forme e ci riesce benissimo.

    Gherardo Felloni, Il Direttore creativo di Roger Vivier, ha sfilato i suoi capi in una location meravigliosa di Parigi, sede dell’ Ambasciata Italiana in Francia, trasformando questo luogo in un giardino incantato. I suoi capi e accessori sono stati la testimonianza della eleganza di una donna nella tipica stagione dei fiori. Basti pensare ai sandali gioiello e alle borse, delle vere e proprie opere d’arte, ma senza strafare ed esagerare, restando sempre fedele al quel messaggio: ” Via il superfluo”.

    Crediti: https://www.fhcm.paris/

    Ma è stata soprattutto la Maison Valentino e la prima sfilata del suo Direttore Creativo Alessandro Michele a catturare l’attenzione di molti i quali erano in trepida attesa di questo “battesimo” su passerella.

    La sua sfilata la si riassume così: I borghesi ribelli sono vestiti di pizzo, camminano su dei vetri rotti, con cappelli enormi, e grazie agli abiti gioiscono di un qualcosa: le vulnerabilità.

    Tramite i suoi capi lo stilista ci ricorda un messaggio importante: la Bellezza può tutto. Ma ci dice anche che delle vulnerabilità si può anche gioire, anzi si deve. Basta con questa ossessione per la perfezione. La sfilata del nuovo Direttore Creativo di una della Maison più famose al mondo, conforta chiunque soprattutto chi sogna e di sognatori ne abbiamo sempre bisogno.

    Sicuramente Alessandro Michele ha portato in passerella eclettismo ed esuberanza, tutto in nome della creatività. Un mix di barocco bohémien e romanticismo gotico. E ancora quella “Bellezza”: la cura di tutto. Il motivo: questa bellezza è una salvezza nel Padiglione delle Follie che fanno parte della vita.

    Con Valentino e il suo Direttore Creativo Alessandro Michele si fugge dagli stereotipi che la vita ci impone, abbandonando anche quei cliché che tanto imprigionano.

    Borse-Pupazzo, cappelli molto stravaganti con le penne, guanti che escono da quel impolverato armadio della nonna, e poi cristalli a pioggia sul volto, piercing gioiello sul naso o sulle labbra. Sono proprio questi i romantici protagonisti della moda di Valentino. Quei nostalgici degli anni Settanta, dei pois. Insomma Valentino e Alessandro Michele hanno veramente confortato i sognatori.

    La Joie de Vivre – la gioia di vivere – la leggerezza, l’essenzialità, la sottrazione, la ripulitura, insieme ad abiti portabilissimi e concreti, sono stati quel Fil Rouge della Paris Fashion Week che in tanti hanno amato.

    Foto Copertina – Crediti – https://www.fhcm.paris

  • Filly di Somma

    La data la stavamo attendendo tutti, ed è arrivata. Il 27 settembre le porte di questo albergo iconico a Roma, adesso parte di Starhotels Collezione, si riaprono dopo un attento restyling.

    Crediti: HOTEL D’INGHILTERRA

    Una vera metamorfosi quella che c’è stata tra le mure di questo antico albergo, pur restando fedeli a quelle radici intoccabili di un passato lontano che ancora fa “rumore”.

    Collocato tra Via dei Condotti e Piazza di Spagna, l’ Hotel d’Inghilterra è da sempre stato un punto di riferimento per i viaggiatori internazionali in arrivo nella Città Eterna, sin dall’ Ottocento. Non dimentichiamo che già nel XV secolo questa zona di Roma attirava tutto il mondo in arrivo. Nella metà del XVI secolo l’albergo era la dimora nobiliare destinata ad accogliere gli ospiti di Palazzo Torlonia.

    Solo nel 1845 l’albergo prese il nome di Hotel d’Angleterre, dato che nell’ epoca del Grand Tour, vi erano notevoli visitatori britannici in città. Non a caso il logo dell’albergo è ispirato al blasone della famiglia reale inglese.

    Tra le sue mura risuonano le “voci” della storia

    Diverse furono le personalità che varcarono la soglia di questo meraviglioso albergo.

    Alcuni nomi?

    John Keats, Byron e Shelley, senza dimenticare il grande Ernest Hemingway, Gregory Peck ed Elizabeth Taylor, tutti quelli che vi hanno transitato hanno reso questo albergo leggendario e oggi questa leggenda rinasce, bella più che mai.

    Il restauro è stato voluto da Elisabetta Fabri, Presidente e AD di Starhotels, ed è partito a maggio 2023, ha riguardato la storica facciata, gli spazi comuni e alcune camere e piani.

    Appena si entra nella nuova struttura si è immediatamente attratti dall‘eleganza e dal comfort degli spazi e arredi, con un tocco contemporaneo ma sempre molto affascinante, il quale si sposa benissimo con la storia di queste mura.

    Anche le lampade di arredo hanno un loro perché con quella luce soffusa che crea ombre romantiche e misteriose, lasciando intravedere e immaginare spazi.

    Per non parlare dei tessuti, delle vere e proprie opere d’arte dai colori caldi e avvolgenti, su tende, poltrone e divani.

    Le camere e suite sono state ridotte in numero, da 84 a 80, ma è il bellissimo Caffé-Ristorante – il Café Romano – a rubare la scena per qualche attimo.

    Lo spazio è stato ampliato e collegato alla lobby, creando un sofisticato “salotto romano”.

    Affacciato su Via Borgognona, accanto alla elegante Via dei Condotti, il posto ideale per osservare quella Roma dello shopping di lusso, tra negozi e vetrine da sogno.

    Al sesto piano si affaccia sulla Città Eterna in tutta la sua bellezza, la Terrazza Romana con una vista mozzafiato sui tetti, dove poter godere di un momento di relax e conviviale.

    Non manca nemmeno una SPA per completare la cura del corpo e anima.

    Storia, charme, fascino, eleganza, comfort, quegli ingredienti giusti per arrivare e ritornare, sempre, qui all’ Hotel d’ Inghilterra, quel rifugio di lusso che dura da secoli!

    Il Direttore della struttura è Massimo Colli.

    Hotel d’Inghilterra
    Via Bocca di Leone 14 – 00187 Roma
    Tel  06 699811

  • RUVIDO PRODUZIONI

  • Filly di Somma

    Il Maestro Antonio Nocera e la sua un’installazione site-specific si rivelano al pubblico all’interno dell’Hotel Sina Bernini Bristol che proprio quest’anno soffia i suoi 150 anni di “ospitalità”

    Xenìa era la parola usata per esprimere il concetto di ospitalità nell’antica Grecia. Quell’atto di accogliere una persona era ritenuto sacro. Credenza voleva che dietro alla persona ricevuta si potesse nascondere un’entità divina nascosta da sembianze umane.

    Proprio quella “sacralità dell’accoglienza” viene onorata ogni qual volta che si varcano le porte dei Sina Hotels sparsi in Italia.

    Bernabò e Matilde Bocca – Presidente e Vicepresidente del gruppo Sina Hotels – hanno chiamato il Maestro Antonio Nocera per celebrare questa ospitalità così sacra ai greci e per realizzare un’installazione site-specific all’interno dell’hotel Sina Bernini Bristol.

    Una occasione speciale per festeggiare 150 anni della struttura.

                Sintonia e Armonia nell’opera “Xenìa” 

    Le farfalle, simboli i di libertà, ma anche di cambiamento spirituale. Le conchiglie, immagine della casa ma anche il simbolo di Sina Hotels. Le donne creano una relazione di sintonia e armonia tra l’Artista e il luogo scelto per ospitarla.

    Questo e molto altro si “legge” nell’osservare l’opera, intitolata “Xenìa”, un tripudio di colori, materiali e simboli rappresentati.

    L’opera è accessibile anche al pubblico esterno che contestualmente potrà visitare anche l’altra opera esposta stabilmente al piano nobile dell’hotel.

    Parliamo dell’affresco “The Birth of Baroque” risalente agli anni ‘40 e che illustra i capolavori di Gian Lorenzo Bernini attraverso i decenni.

    Ai visitatori l’hotel offre una web-app gratuita con i cenni storici e artistici sul Bernini e le sue opere oltre ad una mappa virtuale con l’itinerario per visitare dal vivo tutte le opere presenti nell’affresco.

    Antonio Nocera

    L’artista nasce a Caivano (Napoli).

    Nella sua vita e carriera alterna viaggi tra la Francia, la Svizzera e l’Inghilterra, paesi in cui consolida la sua esperienza internazionale e la sua fama.

    Oggi il Maestro Nocera vive e lavora principalmente tra Roma e Firenze, mantenendo lo studio anche a Napoli.

    Nel corso degli anni si è espresso attraverso diversi mezzi tra cui: pittura, scultura e installazioni.

    Ad ospitare l’opera del Maestro Antonio Nocera è il Sina Bernini Bristol, Autograph Collection che da 150 anni rappresenta un punto di riferimento per l’Ospitalità di lusso nella Capitale.

    Situato nel cuore della Roma Barocca e della Dolce Vita, è l’unico Hotel 5 stelle lusso che si affaccia su Piazza Barberini.

    La famiglia Bocca e Sina Hotels, oggi con Bernabò Bocca e la sorella Matilde Salvo Bocca alla guida del gruppo, rappresentano un legame solido, che ha saputo rivelare al mondo la vera ospitalità italiana.

    Una filosofia, ma anche una mission quella di Sina Hotels, nel rispetto di una ospitalità di eccellenza tipicamente italiana.

    Gli alberghi di Roma, Milano, Firenze e Venezia, restano le primarie destinazioni sia per affari che per turismo.

    Le strutture di Parma, Perugia, Viareggio, Romano Canavese (To) e Capri offrono prevalentemente il relax ed il contatto con il territorio circostante.

    Carmen Galiano – MICE & Leisure Groups Account Director presso Sina Hotels

    L’artista Antonio Nocera

    La giornalista Filly di Somma con la sua Anais

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    FOTO: crediti @fillydisomma

  • Filly di Somma


    Una birra ancestrale e sostenibile creata dal riciclo del pane, protagonista della serata inaugurale del 25 settembre nella cornice della Dolce Vita Romana.

    Realizzata dal Birrificio Alta Quota di Cittareale Rieti, si tratta di una ricetta antichissima della birra rivisitata contro lo spreco del pane.


    Proprio al Café Doney – all’interno dell’elegantissimo Westin Excelsior di Roma – arriva la Birra Rinata, un progetto studiato per una “rinascita” della bevanda molto amata in tutto il mondo.


    A partire dal 25 settembre, serata inaugurale, la Birra Rinata sarà disponibile al Café Doney e servita con un piccolo aperitivo firmato dall’Executive Chef James Foglieni.
    Tutto sostenibile, ad un prezzo accessibile di 10 euro per persona.

    The Westin Excelsior Rome fu inaugurato nel 1906, come il primo hotel internazionale di Via Veneto e resta uno dei palazzi più rappresentativi e iconici della città. Simbolo indiscusso della Dolce Vita e di quel Federico Fellini che tanto la osannò.

    Grazie all’iconico Café Doney e all’Orum Bar al suo interno, l’albergo ha da sempre
    rappresentato un punto di riferimento per viaggiatori internazionali.

    Una Birra che ci riporta ai Sumeri

    RINATA come rinascita che simbolizza una seconda vita del pane.
    RINATA come speranza e ottimismo.
    RINATA semplice, naturale e consapevole.
    RINATA buona come il pane.

    La ricetta affonda le sue radici circa 6000 anni e ha come protagonisti i Sumeri, i quali utilizzavano il pane raffermo per produrre una bevanda alcolica dal sapore amarognolo.


    La Birra Rinata segue quella ricetta originale che tanto profuma di storia e utilizza il pane riciclato, che sostituisce in parte il malto d’orzo, per innescare la fermentazione alcolica e la trasformazione in birra, in modo del tutto naturale e circolare.

    Eccone spiegato il significato del termine RINATA.

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    Per maggiori informazioni e prenotazioni Doney Restaurant & Café:

    +39 06 47082783

    restaurant.doney@westin.com

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    Foto: crediti The Westin Excelsior Rome

  • Filly di Somma

    Dicembre è il mese ideale per visitare questa parte suggestiva dell’Europa. Fiocchi di neve imbiancano le città e coprono quei ciottoli delle antiche strade. Il solstizio d’inverno si presenta con quella tipica magia, quando il Natale è alle porte, e tante sono le esperienze da vivere in Estonia.

    In particolare la città di Tallin e la sua suggestiva Piazza del Municipio, nel centro storico, ospitano un mercatino natalizio decisamente fiabesco, durante il mese di dicembre. Bancarelle di ogni tipo incorniciano la città, con un imponente albero di Natale di 15 metri e decorato con 300 palline. Non mancano una pista da pattinaggio sul ghiaccio, gli spettacoli della tradizione locale e tante prelibatezze da gustare per riscaldarsi dal freddo e lungo inverno estone.

    Crediti: Pixabay

    Anche i concerti con il Jazz di Natale sono in programma in questo periodo insieme alle varie esposizioni di quel pan di zenzero che tanto “profuma” il Natale.

    Il Museo dell’Estonia all’aria aperta è ideale per i bambini e gli adulti, per realizzare decorazioni natalizie, fare gite in carrozza, e addentrarsi nelle tradizioni del Natale estone con quella tipica magia della neve, che non manca mai, soprattutto a dicembre.

    Crediti: Pixabay

    Ma anche Gadgetville per i più piccoli è un Paese delle Meraviglie nel periodo di Natale con le rappresentazioni tipiche estoni e tante sorprese.

    Lasciando la città di Tallin e le luci del Natale, diverse sono le esperienze da vivere nel resto dell’Estonia nel mese di dicembre.

    Le gite con i cani da slitta e quelle bellissime escursioni, esplorando i laghi ghiacciati, le strade forestali e ammirare i paesaggi imbiancati dell’Estonia in tutto il loro splendore, sono esperienze imperdibili.

    Crediti: Pixabay

    Il Safari sul ghiaccio del lago Peipus con i Karkat, i veicoli costruiti dai pescatori locali per la navigazione nel lago d’inverno, è un qualcosa a cui non si rinuncia.

    La navigazione su ghiaccio a Haapsalu e a Pärnu, a bordo di una barca a vela, è altrettanto suggestiva.

    L’inverno in Estonia è anche la Ice Road. Durante i mesi freddi ben 80 km di strade ghiacciate nel Paese sono aperte al traffico e vengono percorse dai turisti incuriosirti nell’ammirare le distese di ghiaccio.

    Ma l’Estonia è anche una destinazione che nel freddo inverno attira i tanti che scelgono di rilassarsi nelle meravigliose saune, una parte fondamentale della tradizione estone, un vero rito da centinaia di anni tanto da essere classificate come Patrimonio dell’Unesco.

    Crediti: Pixabay

    La tipica Mooska Farm offre la Smoke Sauna, con aroma di legno bruciato, rami di betulla e miele. Si trova vicino ad un laghetto, in inverno ci si può anche immergere nelle acque ghiacciate nelle vicinanze.

    Igloo Saunas a Kõrvemaa, realizzata al 100% a mano, è ricoperta con trucioli di abete rosso al di fuori e trucioli di pioppo tremulo all’interno. Anche Iglupark permette di regalarsi del tempo per sé, senza isolarsi troppo.

    Tra mercatini natalizi, esperienze in lungo e in largo e quelle meravigliose saune, l’Estonia accompagna sempre il viaggiatore ad affrontare il lungo inverno, accendendone la magia.

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    Foto copertina: crediti Pixabay