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Filly di Somma
Classe 1970, nata a Tokyo, è una traduttrice e poetessa. Ha studiato giornalismo all’ Università di Waseda in Giappone. Dopo la laurea ha studiato alla Sorbona di Parigi. Pubblica i suoi libri sia in francese che giapponese.
La cucina è un contenitore molto importante per Ryoko Sekiguchi.
All’ interno di essa si possono inserire tante cose ed emozioni come l’amore, la felicità, la famiglia, la separazione, la malattia, e anche la morte. Per Ryoko non c’è affatto una separazione tra il mondo della cucina e quello della letteratura. Lei stessa punta l’attenzione su dei temi importanti: la vita, l’amore e la morte.
In particolare Ryoko Sekiguchi riflette su un aspetto molto importante.
Quando muore qualcuno, è come se finisse una stagione, è come se finisse anche un viaggio e c’è una separazione. Ma c’è il nagori, un termine giapponese molto caro a Ryoko, tanto da averne dedicato una pubblicazione.
Nagori si potrebbe tradurre con quel sentimento di nostalgia e tristezza quando qualcosa finisce, come una stagione che va via. Ma in realtà proprio questo nagori ci porta verso una nuova dimensione, una nuova tappa della vita, una rinascita.
“Nagori” è il titolo del libro scritto da Ryoko Sekiguchi pubblicato da Einaudi.
Nella vita della scrittrice e giornalista ci sono dei posti che le trasmettono quel sentimento di nagori, legato alla nostalgia di un qualcosa che passa. Ci sono in particolare due città a lei molto care – Roma e Beirut – le quali incarnano in pieno il nagori.
Ryoko Sekiguchi punta l’attenzione sulle stagioni che trasmettono emozioni, dato che la natura ci emoziona da sempre. La cucina viene vista come un riflesso della natura, ecco spiegato il motivo per cui anche essa è intrisa di emozioni. Se si riflette bene, ogni ingrediente che si usa quando cuciniamo è l’espressione di una stagione. Ma in fondo non c’è un momento in cui si vive solo una stagione, a volte nella stessa ce ne sono almeno due o tre.
Ryoko Sekiguchi punta l’attenzione anche sulla “opacità della temporalità” che in fondo è legata alle stagioni che cambiano ciclicamente.
Il mondo della cucina è caro a questa bravissima scrittrice giornalista. Adora le verdure invernali che spesso ritrova nella città di Roma e che invece in Francia dove vive (Parigi) non riesce a trovare. In estate ama l’anguria, in autunno le castagne, e poi la primavera con i fiori di ciliegio, sakura, che utilizza anche in cucina.
“Nagori. La nostalgia della stagione che ci ha appena lasciato” – il suo libro

Scritto da Ryoko Sekiguchi, è un viaggio meraviglioso nel mondo della cucina e delle emozioni.
Dal Giappone alla Francia – con un’importante tappa emotiva e culinaria a Roma – Nagori è una piccola guida alla scoperta di una visione tutta giapponese dell’arte e della gastronomia.
Quanti significati racchiude questa parola giapponese.
Nagori indica la fine della stagionalità di un frutto, di un ortaggio, di un dono della natura.
Nagori è anche nostalgia per una stagione giunta al termine e che ci lasciamo a malincuore alle spalle.
Nagori annuncia una assenza futura. Per ritrovare quell’odore, quel sapore, quell’emozione bisognerà aspettare un intero anno. Non resta che conservarne il ricordo nella memoria dei sensi.
Partendo da un’affascinante riflessione sul nostro legame con le stagioni e la natura, Ryoko Sekiguchi traccia un percorso incantevole attraverso l’arte, la letteratura, la gastronomia, e lo splendore millenario di saggezza e poesia del Giappone.
Nagori è un’idea che corrisponde a quella che si potrebbe definire una «retro-stagione».
Un frutto di nagori si consuma al termine del suo periodo di maturazione, e si può quindi considerare di fine stagione.
Per ritrovarne il sapore, bisognerà rassegnarsi al ciclo delle stagioni e attendere l’anno successivo: nagori allora è la nostalgia della stagione giunta al termine che ci lascia, e che siamo costretti a lasciare.
È l’atmosfera di qualcosa che non esiste più, come quella di una casa che evoca il ricordo di coloro che l’hanno abitata.
È ciò che rimane dopo il passaggio di una persona, di un oggetto, di un avvenimento.
È il momento del saluto prima di una partenza, o di una separazione definitiva.
Dal concetto di nagori e dalle stagioni, natura e tempo prende vita la riflessione di Ryoko Sekiguchi: Le stagioni le suddividiamo, delimitiamo, classifichiamo, desideriamo o trascuriamo continuamente.
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Foto copertina: https://www.facebook.com/ryoko.sekiguchi.7
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Filly di Somma
La primavera 2025 non è poi così tanto lontana. Il primo Orient Express Hotel al mondo apre le sue eleganti porte in uno dei luoghi più affascinanti della città di Roma.
Siamo a pochi passi dal Pantheon, nella suggestiva ed elegante Piazza della Minerva.
Questo è sicuramente un albergo cinque stelle lusso che fa già sognare tutti coloro i quali sono in trepida attesa che quelle porte si aprano al mondo.
Lo storico palazzo è stato acquisito nel 2021 da Arsenale Spa, società molto attiva e specializzata nella ospitalità di lusso.
L’albergo sorge tra le eleganti mura di Palazzo Fonseca, costruito nel 1620 come una residenza di una nobile famiglia portoghese e poi nel 1811 fu trasformato in albergo.

Foto crediti: https://laminerva.orient-express.com/en/hotel/europe/italy/rome/la-minerva
Di anni e avvenimenti storici ne sono trascorsi tanti da allora e oggi – dopo un attento restauro curato dall’ architetto Hugo Toro – l’albergo riaccende il sogno, ma con una veste diversa.
Ben 93 camere e suite di grande lusso la cui vista si affaccia su quella eternità che solo Roma sa regalare: Il Pantheon e Piazza della Minerva con la sua chiesa e quell’obelisco che spicca, posizionato sulla groppa di un elefante marmoreo, scolpito da Ercole Ferrata su disegno di Gian Lorenzo Bernini nel 1667.
L’Orient Express La Minerva al suo interno regala angoli da sogno, come la Lobby Lounge, oppure al settimo piano il bar e ristorante Voliera con affaccio sull’eternità. Lo storico lucernario del palazzo rimane una costante così come la statua della Dea Minerva. Non mancano una pasticceria raffinata e una enoteca. Spazio anche ai meeting ed eventi.
Il vero fiore all’occhiello dell’Orient Express la Minerva sarà la Spa ispirata agli antichi rituali ottomani.

Foto crediti: https://laminerva.orient-express.com/en/hotel/europe/italy/rome/la-minerva
In questa nuova perla dell’ospitalità romana ci sarà un perfetto matrimonio tra la tradizione e la modernità.
Questo è sicuramente un periodo di grande Rinascimento per Roma e L’Orient Express La Minerva sorge in un contesto appropriato che celebra questa rinascita tanto attesa, tra le mura di un Palazzo che profuma di storia.
Da non dimenticare che il marchio Orient Express è il simbolo indiscusso dell’arte del viaggio dal 1883 con quei treni storici che hanno fatto sognare chiunque e continuano ad incantare, seppur destinati a pochi eletti.
L’Orient Express La Minerva sarà un punto di arrivo per i viaggiatori in città ma anche un luogo di incontro – circondati dalla bellezza e dall’eleganza – per i romani.
Qui la storia e la cultura si intrecciano in un connubio meraviglioso.
Tra i treni, gli yacht a vela e gli alberghi la firma Orient Express accende la magia.
Tutti pronti a sognare nella primavera romana del 2025!
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Foto copertina crediti: https://laminerva.orient-express.com/en/hotel/europe/italy/rome/la-minerva
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Filly di Somma
La tanto attesa data è oramai alle porte. Dopo il drammatico incendio dell’aprile 2019, la cattedrale riapre le sue porte ai parigini e al mondo.
Una messa ufficiale e poi diversi mesi di festeggiamenti.
Comincerà così la nuova vita della cattedrale più famosa della Francia.
Tra pochi giorni la Nostra Signora di Parigi riaprirà le sue porte a chiunque sia in trepida attesa di ritornare tra quella sacre mura.

copyright IG @notredamedeparis
Lo scorso 15 novembre c’è stato l’ingresso della statua Vergine con il Bambino la quale era stata spostata, durante i lavori di restauro post incendio, in un’altra chiesa.
Questo evento è stato un primo passo al battesimo ufficiale che si terrà i primi di dicembre 2024.
Il grande e significativo restauro di Notre-Dame ha riguardato la chiesa, il tetto, la guglia.
Nel fine settimana del 7 dicembre, a ridosso dell’ Immacolata, comincerà la cerimonia ufficiale per l’inaugurazione della cattedrale rinata dopo che le fiamme ne avevano distrutto una buona parte.
Si comincerà con una messa pubblica prevista per l’8 dicembre. I festeggiamenti si protrarranno fino all’estate del 2025.
Le campane di Notre-Dame hanno risuonato già in questi giorni, come una grande eco su tutta la città di Parigi, per annunciare la fine dei lavori e la sua rinascita dopo ben 5 anni.
Si pensa ad un biglietto d’ingresso di 5 euro per accogliere tutti i visitatori del mondo in trepida attesa, in modo da contingentare il flusso e preservare la bellezza della cattedrale.
Vetrate meravigliose dai mille colori, pavimenti in marmo, nuovi arredi in bronzo, un reliquiario con le reliquie dei santi. Tutto è tornato al suo splendore con qualche novità che si noterà solo una volta varcata quella soglia.
Il restauro ha rispettato fedelmente il progetto dell’architetto Eugène Viollet-le-Duc il quale si occupò del restauro della cattedrale medievale nell’ Ottocento.
Notre-Dame de Paris fu voluta dal re Luigi IX e dal vescovo De Sully e fu fondata nel lontano 1163.
Una cattedrale gotica con i suoi gargoyle, quelle figure fantastiche e mostruose arroccate in alto come se guardassero la città di Parigi in basso, e poi quelle grandi vetrate colorate.
Una splendida navata e gli archi.
Tutto sarà un incanto.
Chi visiterà la nuova Notre-Dame potrà prenotare gratuitamente scegliendo diverse fasce orarie proprio per limitare quella enorme affluenza di visitatori.
I primi sei mesi – da dicembre 2024 fino a giungo 2025 – potranno visitare la cattedrale solo i turisti e i singoli fedeli. Poi da giugno 2025 riprenderanno le visite dei gruppi e anche quelle guidate. Tre i percorsi: biblico, educativo e simbolico.
La Nostra Signora di Parigi riapre al mondo e noi non vediamo l’ora di entrarci!
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Foto copertina: copyright IG @notredamedeparis
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Filly di Somma
Ogni anno, il terzo giovedì del mese di novembre, si inaugura la stagione di un vino molto amato in Francia. Il 21 novembre 2024 il Beaujolais Nouveau ritorna nei bar e nei ristoranti della Francia e ovviamente Parigi, non manca mai all’appello.
Questo è l’unico vino francese ad avere una festa annuale per celebrarlo in tutta la Francia. Tutti a caccia del vino da sorseggiare e abbinare alle succulente pietanze francesi. Un vino privo di tannini, semplice e fruttato.

IG @beaujolais_wines
Il prezzo è decisamente economico e conveniente, alla portata di tutti. Ecco spiegato il motivo per cui non appena scatta il terzo giovedì del mese di novembre, ogni anno è caccia al Beaujolais Nouveau. Viene consumato rapidamente dopo la vendemmia, senza attendere troppo, non è un vino pregiato.L’aroma è molto particolare che sia frutta rossa o a volte anche banana, il suo è un colore rosso brillante. Un vino che non deve essere bevuto invecchiato per apprezzarne l’aroma – come accade di solito per i vini pregiati – ma può essere gustato fresco e imbottigliato da pochi mesi.
Il vino oramai non è più solo circoscritto alla bellissima Francia, ha varcato i confini. Addirittura in Asia e Stati Uniti, sono le mete preferite in cui “viaggia”. Addirittura i giapponesi – in notevole anticipo rispetto ai francesi per una questione di lancette in avanti, causa fuso orario – sono i primi a stappare una buona bottiglia di questo Beaujolais Nouveau.
E allora che abbia inizio la stagione!
Il 21 novembre non è poi così lontano….
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Foto copertina: IG@beaujolais_wines
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Filly di Somma
BookTok è diventato un termine oramai inserito anche all’interno della Treccani, la prestigiosa enciclopedia di lingua italiana.
Il termine oramai è considerato un neologismo del 2023 ed è diventato virale, usato dagli amanti dei libri e della lettura.
Non si tratta solo di condividere banalmente sui social i libri che in quel momento sono in vendita, Booktok è un vero e proprio fenomeno che sta letteralmente condizionando non solo il mondo dell’editoria ma anche i lettori e il mercato.
Il tutto inizia nel 2021 quando una giovane studentessa di Chicago, pubblica su TikTok, un social molto amato dai giovanissimi, un video della durata di soli 7 secondi raccontando di un libro che aveva letto e che l’aveva emozionata particolarmente.
Il video verrà visualizzato da tantissimi utenti e il libro schizza nelle vendite.
Da qui comincia il fenomeno, di “raccontare” su TikTok i libri letti e coinvolgere, soprattutto con le emozioni, chi ascolta, inducendolo ad acquistare quel libro.
Con l’Hashtag #booktok, che spopola ovunque, si apre un mondo dei libri davvero unico e affascinante. I booktoker stanno diventando sempre più decisivi nella scelta di un libro da acquistare. Sono ragazzi tra i 16 e i 25 anni i quali dopo aver letto un libro, creano una specie di book club su TikTok per consigliare le nuove uscite, organizzando anche delle letture di gruppo virtuali coinvolgendo sempre più utenti.
Ovviamente essendo la piattaforma molto giovane e frequentata in particolare da quella fascia di età sempre attenta alle nuove tendenze il genere fantasy oppure romance spopola maggiormente.
Non si parla solo di nuovi libri ma anche di quelli classici e riscritti.
Vengono rispolverati titoli come Via col vento oppure Orgoglio e Pregiudizio. Storie che continuano a essere un successo in libreria.
Un difetto di questo fenomeno di Booktok?
Non si conosce l’indice di lettura, ossia se i libri vengano poi letti, dopo l’acquisto degli utenti convinti dal booktoker.
Nonostante tutto anche le case editrici si stanno oramai adattando al fenomeno social. La lettura arriva alle nuove generazioni grazie alla tecnologia, a portata di click.
Che siano le nuove letture oppure i grandi classici del passato, Booktok è la nuova tendenza per vendere un libro e sta piacendo sempre di più a scrittori e lettori.
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Filly di Somma
Il primo libro di Mauro Pepe, ci riporta a quei meravigliosi anni 80 e alle emozioni che animavano i giovani di un’epoca in cui il linguaggio erano “la musica” e la “libertà”.
Lo cantava anche Cesare Cremonini nella sua canzone 50 Special:
(..)Ma quanto è bello andare in giro con le ali sotto ai piedi se hai una Vespa Special che ti toglie i problemi…(..)
L’autore, il suo amico e una vespa 50 Special, di colore bianco – soprannominata La Portentosa – sono i protagonisti di questo libro autobiografico basato su una storia realmente vissuta.
I paesaggi scorrono come un dolce sottofondo, alla conquista di quel sogno che oramai non è più tale, ma chilometro su chilometro, sta diventando realtà.
Mauro e Alfonso, sono due ragazzi con tanta voglia di divertirsi e sfidare la vita. Eh sì perché la sfida è quella di partire – a bordo della vespa – dalla provincia campana, in cui i due giovani abitano, per raggiungere Roma.
Tutto comincia con un pieno di benzina in un mattino di fine estate, nel mese di settembre, con la sua tipica freschezza, quando il mare e la spiaggia sono oramai un lontano ricordo.
Quella sfida resta la chiave del viaggio, contro tutti, soprattutto i genitori, a cui i due ragazzi non dissero del loro “progetto” su due ruote, ma su rotaie.
“(..)Portaci a Roma, tu puoi(..)”
Un mangianastri della Grunding ci ricorda che siamo negli anni 80. Questo iconico oggetto “monta” a bordo della vespa e si avventura insieme ai ragazzi per il raggiungimento della meta agognata.
La musica, resta la “colonna sonora” di questo libro, dall’inizio alla fine.
Quel paesaggio – dal punto di partenza fino a destinazione – è un nostalgico e meticoloso susseguirsi di descrizioni, interrotto dai ricordi. Sembra che il lettore sia su quella vespa, insieme ai due amici – felici ed entusiasti – osservi quello che scorre e si chieda tutto il tempo: ma cosa succederà dopo?
“(…) Quindici anni, il vento nei capelli, che allora i caschi non si mettevano, La Portentosa con il suo lento incedere e il nostro mangianastri, adesso a tutto volume, che, tra le varie cassette che avevamo, si ritrovava sempre a far girare: “…quell’autostrada è un muro pieno di felicità…”
Era il grande successo musicale di quell’anno”IN BILICO TRA I RICORDI
L’autore alterna al viaggio in vespa momenti della sua infanzia, i quali riaccendono delle emozioni a distanza di tempo e lo immergono in una dimensione nostalgica di un passato che non tornerà più ma che rimane dentro al cuore.
Quelle giornate al mare di un’estate oramai terminata, sono scandite dal rintocco dei ricordi, quasi come se fossero lancette.
Esperienze vissute in luoghi cari come Castellammare di Stabia, Sorrento, Capri, Penisola Sorrentina. Senza dimenticare Gragnano e la Valle dei Mulini.
L’autore descrive con dovizia i suoi ricordida bambino e adolescente tra le sagome di paesaggi campani bellissimi in cui c’è anche Ischia, Vivara, Procida, Capo Miseno, Posillipo e un baretto di Alimuri.
Con quei motorini sempre presenti all’appello.
Quella degli anni 80 era una generazione su due ruote e senza casco, in nome della libertà, la stessa che si respira nel libro.
In Era l’anno di nero a metà non mancano gli amori giovanili, quelli che fanno sussultare anche al solo sfiorare i capelli. E intanto, dopo quelle parentesi di vita in cui l’autore ci guida nelle sue esperienze giovanili e nostalgiche, il viaggio su La Portentosa continua, scandito da chilometri e paesaggi cangianti.
“(..) Il viaggio scorreva lento così come la velocità che tenevamo, mai più di 35-40 km/h. Avevamo, infatti, timore di sforzare La Portentosa, che aveva quasi 300 km da macinare in quella giornata e due borse da viaggio sul portapacchi. Una velocità maggiore sarebbe tornata utile, visto il tragitto da percorrere, ma preferivamo non rischiare(..)”
Era una meravigliosa sensazione, tutta nuova nella loro vita.
Quel vagare liberi stava facendo scoprire loro nuove emozioni, inebriandoli.
Erano, finalmente, giunti gli agognati momenti in cui il viaggio regalava loro le sensazioni che avevano sognato, quelle di cui erano andati alla ricerca fin dal momento che l’idea di partire in vespa verso Roma, aveva iniziato a farsi strada in loro.
(…) Eravamo consapevoli del fatto che, a ogni chilometro percorso, potevamo imbatterci in un imprevisto, un guaio meccanico, un fattore esterno non dipendente dalle nostre volontà o anche una qualsiasi cosa, dovuta alla nostra inesperienza, alla nostra giovane età, che avrebbe potuto procurare grosse complicazioni.
Forse solo ora che quelle sensazioni, descrivendole, un po’ le rivivo, mi appare chiaro che proprio il “brivido” era l’essenza del nostro viaggio. Non ci fosse stato quel fremito ad accompagnare altre sensazioni, quelle più immediatamente gratificanti, nemmeno saremmo partiti. Oppure saremmo andati col treno! Era, invece, la “sfida”, quella che avevamo voluto. Era per lei che eravamo lì, per la voglia di confrontarci con il mondo, quello vero, quello dei “grandi” e la nostra prova dovevamo averla da pari a pari!
Rimanevamo sempre in bilico tra appagamento e sgomento; le due sensazioni, pur alternandosi nel prevalere, ora l’una ora l’altra, chiudevano sempre in pareggio. Viaggiavamo costante- mente sul filo dell’esile lama di un’esaltazione che, a ogni momento, rischiava di tramutarsi in turbamento, in angoscia (..)
IL BOOMER RACCONTA, LA MUSICA “SUONA”.
“Boomers”, si chiamano così.
Sono i nati agli inizi degli anni Sessanta e la metà del decennio successivo.
Sembra sia stata la generazione più felice di sempre, appena sfiorata dai retaggi post-sessantottini della politica come missione di vita e dagli incubi degli anni di piombo e guerra fredda.
I Boomers hanno vissuto quell’edonismo degli anni 80, quello fatto di comunicazione occhi negli occhi.
Ma cosa ne sanno i giovani di adesso?
La generazione Z.
Loro figli dei social e della tecnologia, schiavi di una “storia tecnologica e ritoccata da filtri artificiali”.
La Portentosa, intanto, avanza.
Senza timori reverenziali!
Il lettore rimane sempre concentrato sulla meta, sospeso tra i ricordi dell’autore, in una perenne attesa del “dopo”.
(..) Eravamo arrivati! E ci abbracciammo, quasi commossi, ma sorridenti e super eccitati, straniti, come novelli “Alice” dentro la favola(..)
Finalmente la magnificenza e maestosità della città di Roma si presenta agli occhi di questi due ragazzi, mentre la loro vespa 50 “ruggiva” in nome della felicità! Aveva raggiunto il traguardo!
Una giornata memorabile, tra le più incredibili della loro vita, stava per chiudersi, ma era solo l’inizio di una breve vacanza, della tarda estate del 1980, che, sicuramente entrambi, porteranno per sempre nel cuore come la più indimenticabile.
La descrizione della Città Eterna si alterna tra Trinità dei Monti, il Lungotevere, Torre Argentina e una bella partita di pallone al Villaggio Olimpico. E non mancano quelle passeggiate romantiche tra il Pincio e Villa Borghese. Momenti scanditi tra i primi baci, minigonne e camperos, che ci ricordano sempre di essere nei ruggenti anni 80.
La musica, quel “fil rouge” del libro, continua a fare capolino, per ricordarci di come quelle note abbiano scandito la vita di una generazione felice.
Il concerto di Pino Daniele a Roma, è un evento tanto atteso soprattutto dai giovani di quegli anni.
Il cantante inseriva termini del linguaggio dei ragazzi che, infatti, in qualche caso, non sembravano nemmeno accordarsi con una piena coerenza al testo, ma facevano il loro effetto.
Al di là della follia di “ io so pazz”, le sue canzoni, seppur non con la stessa pronuncia, potevano cantarle tutti, dal profondo nord in giù.
La scelta del titolo del libro di Mauro Pepe non è casuale.
Nero a Metà di Pino Daniele è uno degli album più iconici dell’autore campano nel 1980.
La musica resta fedele in questo libro anche quando si parla del Much More e non manca l’accenno anche a Discoring, trasmissione musicale popolarissima tra i giovani di quegli anni.
Si torna a casa, ma il viaggio ha profondamente cambiato i due amici e forse ha cambiato anche noi lettori.
(..) Arrivammo all’imbrunire di una di quelle giornate di settembre, che ti danno la percezione, più che in altri periodi, di quanto le giornate si siano accorciate, quanto sia l’estate realmente alla fine. Sensazione, anche quella, che non aiutava, certo, il nostro umore, sempre più cupo quanto più ci avvicinavamo al rientro nelle mura domestiche. Ed era da un po’, ormai, che non proferivamo parola(..)
Nella lettura del libro riflettiamo con l’autore e il suo pensiero:
Succede, a volte, che si imprimano dentro di noi sensazioni in momenti in cui, quasi, vogliamo scacciarle, perché le priorità ci sembrano altre.
E, invece, restano lì, nascoste da qualche parte nell’anima, per riaffiorare più tardi, all’improvviso.
Magari, anche tanto tempo dopo.
Però le riscopriamo prima o poi, perché, nei momenti in cui erano venute, sebbene sotto mentite spoglie, erano sincere, autentiche. Quando finalmente tornano, poi, non manca il rimpianto di non averle riconosciute e godute al loro apparire.
Che siate Boomer oppure Generazione Z, leggere questo libro è pura emozione.
I Boomer torneranno indietro, a quegli anni nostalgici e felici, rimpiangendoli.
La Generazione Z comprenderà quanto un viaggio in vespa in nome del sogno e della libertà, rendesse davvero felici, molto felici, più di quei 1000 like digitali.
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Titolo: ERA L’ANNO DI NERO A METÁ
Editore: DELTA3EDIZIONI
NOTE SULL’AUTORE:
Mauro Pepe nasce a Piano di Sorrento nel 1964. Si diploma presso il Liceo Classico Plinio Seniore di Castellammare di Stabia. Nel 1991 si laurea in Medicina e Chirurgia presso L’università di Napoli, dove, si specializza in Radiodiagnostica. Nel 1999 è assunto come Dirigente Medico all’ospedale di Nocera Inferiore, dove tuttora esercita la professione.Sposato con Patrizia dal 1998, ha due gli: Alberto nel 2001 e Marianna nel 2007.________________
Filly di Somma
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Filly di Somma
PARIGI, PER CASO: In bilico tra sogno e casualità.
Il primo romanzo di Filly di Somma, dedicato alla città di Parigi, un luogo che da 30 anni ispira e fa sognare l’autrice. Il caso non ci abbandona mai e nemmeno i sogni. Così nasce ” PARIGI, PER CASO”.
All’interno del volume due racconti in “bilico” tra il SOGNO e la CASUALITÀ, ambientati a Parigi. La città di “sottofondo” si presenta agli occhi del lettore in modo molto affascinante ed è vista dall’autore con quelle sue esperienze e sfumature che in questi lunghi anni l’autrice, Filly di Somma, ha vissuto nella Ville Lumière.Non è forse vero che le cose più belle nascono PER CASO?
Non è forse vero che dobbiamo sempre lasciarci guidare dai SOGNI?
Parigi, ce lo insegna.
Il libro comprende due racconti
- – SEDUTA IN QUEL CAFFÉ DI MONTMARTRE
Il racconto è ambientato in un caffè parigino di Montmartre: Café Des Deux Moulins. Un luogo molto famoso nella collina degli artisti.
La trama si struttura su quattro racconti, quattro stagioni, quattro sogni e quattro personaggi.
Questi ultimi, in alternanza, si siedono a quel caffè e si raccontano all’autore, in una continua sospensione tra realtà e sogno.
Nello sfondo ci sono sempre la città di Parigi e il quartiere di Montmartre, come un fil rouge del libro!
L’autore alterna ai nuovi incontri in quel caffè parigino, anche esperienze vissute durante i suoi viaggi a Parigi. Guida il lettore, quasi come se lo prendesse per mano, a scoprire angoli nascosti, insoliti con le tante curiosità pronte a rivelare, con occhi diversi – i suoi – l’affascinante città di Parigi.Nell’ultimo capitolo i quattro personaggi (Clélie, Alice, Laurent e Cédric) si incontrano in una occasione molto speciale che l’autore creerà a proposito. In qualche modo le loro quattro storie si incroceranno,
così come i loro sogni.- – SEDUTA IN QUELL’ALBERGO DI PARIGI
Il racconto ha come protagonisti quattro personaggi famosi del passato, che con Parigi hanno avuto un legame speciale, incontrati dall’autore in quattro alberghi storici della città.
La macchina del tempo torna indietro e l’autore fa un vero e proprio viaggio nel passato grazie a questi personaggi, pur restando nel presente, in quell’albergo.L’autore non svela da subito il nome del personaggio famoso, lascia che il lettore lo immagini nel corso della narrazione. Fin quando alla fine di ogni incontro, prima di congedarsi, lo svela palesemente.
Conclude il racconto con una storia ambientata in una strada di Parigi. Il ritrovamento, per caso, di un quadro riaccende dei ricordi.
Il caso – il fil rouge che lega i due racconti e i personaggi. Il sogno, sempre presente, dal primo capitolo fino all’ultimo
PARIGI, PER CASO – editore DELTA3EDIZIONI.
Note sull’autore:

Filly di Somma, classe 1972, campana, è una giornalista pubblicista, vive tra Roma e Parigi. Si definisce una cittadina del mondo e alla continua ricerca di “Finestre” da aprire. Così nasce il suo sito lefinestrediparigi.com.

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di Filly di Somma
Dal 22 al 24 novembre 2024, nella splendida cornice del centro congressuale ed espositivo più avveniristico della capitale, parte ARTE IN NUVOLA.
La terza edizione della Fiera Internazionale che consacra l’Arte Moderna e Contemporanea a livello internazionale, presenterà una proposta espositiva integrata di qualità sempre crescente nonché dalla forte impronta divulgativa.
L’evento è oramai diventato un punto di incontro per artisti, galleristi e appassionati di arte locali e in transito, i quali arrivano a Roma, nel quartiere EUR – da sempre considerata la “bolla” BLEISURE della Capitale – dove il Business si sposa con il Leisure. Quale occasione migliore se non celebrare questo “matrimonio” in nome dell’Arte in una tre giorni immersiva e colorata.
A sottolineare la vocazione internazionale di ARTE IN NUVOLA, l’edizione di quest’anno ha scelto di ospitare il Portogallo. Un Paese molto amato e anche molto artistico, basti pensare alle sue città, le quali a volte appaiono come delle tele dipinte adagiate sul mare.
Alle gallerie nazionali e internazionali sono dedicati grandi spazi espositivi, in cui il visitatore compirà un vero e proprio “viaggio nell’arte”, assaggiandone tutti i gusti e le forme.
C’è davvero tanto in questa edizione di ARTE IN NUVOLA.
Dalla pittura alle installazioni, dalla scultura alle performance, dalla video arte alla digital art fino alla street art.
La sezione principale comprende le gallerie d’arte più importanti presenti sia nel settore del moderno che in quello del contemporaneo.
Va ricordato che non sempre la fiera è il luogo ideale per far conoscere un artista, in particolare se giovane o esordiente. Ed ecco che in occasione di ARTE IN NUVOLA, quest’anno ci sarà uno stand dedicato a un solo progetto realizzato da un unico artista. Questo è sicuramenteun modo efficace e convincente per veicolarne la giusta comunicazione.
Si tratta di uno spazio dedicato all’arte, a quella che sarà probabilmente l’arte di domani.
Ma qui non si parla solo di arte emergente, ma anche sperimentale, dove si modellano i nuovi linguaggi espressivi accanto a quelli dei new media. Oramai anche l’Arte parla il linguaggio della digitalizzazione e dei social. Strumenti sempre più presenti tra artisti e galleristi, per la promozione delle opere e degli spazi espositivi.
Tra i numerosi progetti speciali di questa terza edizione, ci sarà un omaggio dedicato a un pioniere dell’arte astratta riconosciuto tra Europa, Stati Uniti e Giappone: Pietro Consagra.
PER ACQUISTARE I BIGLIETTI: https://www.ticketone.it/artist/roma-arte-nuvola/
Foto copertina: https://romaarteinnuvola.eu/
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Filly di Somma
Una domanda sorge spontanea: ma la Musa può essere considerata la nemica del Male?
Nel 1807, Napoleone ordinò di chiudere il teatro, considerato troppo “osé” per l’epoca. Sembra che le donne che si esibivano avessero una moralità discutibile. L’ironia è che successivamente alla chiusura divenne la sede del Convento delle Figlie del Calvario (Filles du Calvaire). L’ordine religioso che professa Ora et Labora. Dopo 100 anni l’edificio si è trasformato in un boutique hotel, tutto da scoprire.
Gli eventi da vivere al Boudoir des Muses sono molteplici:
Ogni sera della settimana è in programma uno spettacolo, che può comprendere una serata di lettura di cristalli o tarocchi, oppure uno spettacolo di burlesque o un’esibizione musicale, ma non mancano i DJ set del fine settimana. Le protagoniste sono sempre le Donne, tanto che il martedì sera l’hotel apre le sue porte ai circoli femminili della città. Qui ci si incontra e si discute di temi legati all’imprenditoria, all’amore e alla sessualità. E ancora le Donne sono le protagoniste in veste di DJ, tanto da far ballare nell’atrio dell’hotel – uomini e donne senza distinzioni – ogni sabato sera. E poi non mancano le musiciste che si esibiscono i venerdì sera. La settimana si conclude la domenica con letture erotiche su temi sempre diversi, con gli autori presenti.
Un luogo misterioso, chiuso per un secolo, ora vive la sua redenzione

crediti: https://www.boudoirdesmuses.com/
Apriamo le stanze del Boudoir des Muses, delle Muse di ispirazione monastica in riferimento alla sua storia e al convento delle Figlie del Calvario. La storia del luogo è stata una forte ispirazione. Questo palazzo nel cuore del Marais – che in francese significa palude, proprio perché un tempo era questo lo scenario – è stato un teatro, un bordello e poi un convento fino a diventare una casa dell’ospitalità. Ha avuto la sua redenzione.
Il Boudoir des Muses ha giocato con questi codici diversi, a volte opposti (religioso e sensuale), per creare un’identità unica per questo affascinante boutique hotel, in uno dei quartieri più amati della Rive Droite. Ben 28 camere le quali regalano un’atmosfera rilassante che si adatta agli spazi abitativi.

crediti: https://www.boudoirdesmuses.com/
Il bar teatrale ha un posto in prima fila sul palco del Boudoir des Muses. Il programma è disponibile sul sito. Chiunque è invitato al bar dalle muse, dove si apre il loro boudoir, il tempio della bellezza e della loro ritrovata libertà. Orari di apertura: Da lunedì a domenica, dalle 17:00 alle 23:30
Gustate un cocktail o un elisir magico, come il philtre di Tristano e Isotta. Per un aperitivo o un bicchiere di vino, Les Muses vi aspetta. Concedetevi una cena con un menù sensazionale.
Da lunedì a domenica, dalle 7.00 alle 11.00, la colazione a buffet è aperta ai clienti esterni per 25 euro a persona. Il buffet offre prodotti locali e del commercio equo e solidale, nel rispetto del benessere degli animali e dell’agricoltura biologica. Opzione colazione continentale: 12,50 euro (2 mini-viennoiseries, 2 fette di pane tostato, 1 bevanda calda, 1 ciotola di fromage blanc, 1 frutto).

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La colazione al Boudoir des Muses può essere inclusa nel prezzo della camera se si sceglie questa opzione al momento della prenotazione. La colazione è disponibile con servizio in camera con un supplemento di 5 euro. Al ristorante dell’albergo la colazione è servita dalle 7.00 alle 11.00. Il Boudoir des Muses apre alle 11.30 tutti i giorni della settimana, fino alle 23.30.
Una buona notizia: il bar dell’albergo è aperto tutti i giorni dalle 17:00 alle 23:30! (ultimo ordine alle 23.15).
Cosa si può mangiare al Boudoir des Muses?
L’hotel dispone di una vivace sala da pranzo dove è possibile gustare un pasto sotto forma di piatti da condividere dalle 18:30 alle 23:00.
Ma non è tutto al Boudoir des Muses. Ci sono anche dei Bagni Privati, per vivere il piacere del corpo a tutto tondo.

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Scendiamo nelle sale da bagno Venus e Hédoné per una maggiore privacy. I 2 bagni privati sono fuori dal tempo, prendendo vita in un’atmosfera sommessa. Sono dedicati al piacere del corpo: vasca idromassaggio, doccia doppia, sauna o hammam, relax su grandi panche, bar, toletta e toilette. Il soffitto acquatico vi accompagna in questa esperienza che unisce bagni, vapore, sensualità e relax in un’architettura monastica. Su prenotazione per ospiti residenti e fuori città.
Il palcoscenico del Boudoir des Muses e la sua area bar teatrale sono a vostra disposizione dalle 12.00 alle 17.00. È possibile privatizzare questo spazio per i vostri eventi privati o aziendali. Vi invitiamo a dare un’occhiata alle formule per il vostro evento su misura.
4 possibili formule per le vostre privatizzazioni:
- Semi-privatizzazione del ristorante e cocktail bar per il vostro evento
- Semi-privatizzazione con opzione pranzo e pausa gourmet
- Scoprite l’intimità del Petit Salon. Un luogo riservato per 20 persone
- Affitto di uno o entrambi i bagni
Questo Teatro di Parigi, chiuso da Napoleone per ragioni morali, è diventato un elegante albergo.
Questo luogo di perdizione ha la sua metamorfosi e redenzione, diventando una elegante casa dell’ospitalità.
Spettacoli, incontri letterari e la celebrazione femminile.
Al numero 6 di Rue de Saintonge, nel cuore dell’alto Marais, si accende la magia, giorno e notte.

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Filly di Somma
Un’aria di campagna nel cuore della Ville Lumière. Qui vi sentirete come in un bozzolo, una vera e propria bolla di pace, lontano dalla frenesia della città. Eccolo l’ Hôtel Des Grandes Écoles.

Foto – crediti – hoteldesgrandesecoles.com
Nella tranquilla Rue du Cardinal Lemoine, troverete il rifugio che tutti sognano nel cuore del Quartiere Latino, una casa di campagna a conduzione familiare dove il tempo sembra essersi fermato e la vita è bella.
Questo indirizzo, non lontano dal Théâtre de la Contrescarpe e dal Panthéon, è sussurrato alle orecchie degli ospiti in cerca di calma e serenità.

Foto – crediti – hoteldesgrandesecoles.com
Quando arrivate all’hotel, vi assicurerete di staccare la spina. Sarete accolti in un bellissimo giardino alberato che vi offrirà una pausa o una dolce parentesi. Vi troverete in un’atmosfera calda, familiare e rassicurante, con un team che vi farà sentire a vostro agio e farà il possibile per aiutarvi.
Vivete in questa “pensione familiare” come se fosse la vostra.
Le camere

Foto – crediti – hoteldesgrandesecoles.com
La struttura dispone di 51 camere di dimensioni comprese tra 10 e 25 m2 con letti matrimoniali o doppi.
L’arredamento sembra aver superato la prova del tempo, riflettendo perfettamente lo spirito di “pensione” della struttura con la sua estetica country: pareti in toile de Jouy, mobili in legno consumato, applique in bronzo con una patina di età…
Hôtel des Grandes Ecoles
75, rue Cardinal Lemoine
75005 Paris, France
Stazione Vélib più vicina: Stazione n°5016 “Thouin – Cardinal Lemoine” 1 Rue Thouin, 75005 Paris
Foto – crediti – hoteldesgrandesecoles.com
