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  • Filly di Somma

    Nella primavera del 2025 Roma si arricchirà di una nuova apertura alberghiera: Art’otel Rome Piazza Sallustio. Alla base di ogni art’otel c’è sempre un Signature Artist che mette la sua “mano d’artista” quasi come se fosse una firma.

    La data sarebbe quella del 6 marzo 2025 e vedrà la nascita di un albergo cinque stelle ispirato all’arte. Sarà proprio la presenza dell’ artista contemporaneo romano Pietro Ruffo a dare un tocco originale a questo albergo nel cuore pulsante di una delle piazze più belle di Roma, Piazza Sallustio, e precisamente al numero 18, dove le porte si apriranno al mondo.

    https://www.radissonhotels.com/it-it/hotel/artotel-rome-piazza-sallustio

    Il luogo romano dove sorge questo albergo “artistico” è quella degli Horti Sallustiani – il cui nome deriva dallo storico Sallustio – e costituivano, insieme ai giardini e alla villa, il più grande parco monumentale di Roma. Si tratta di un’ area molto vasta che è compresa tra quelle strade che oggi sono conosciute come Via Salaria, Via Veneto, Via XX Settembre e le Mura Aureliane.
    Oggi, a Piazza Sallustio si possono vedere, ad una profondità di ben 14 metri dal livello stradale, i resti di un grande complesso con tre insiemi di edifici. Il principale di questi è una ampia sala circolare coperta da una cupola. Nelle pareti si notano anche delle nicchie.

    Dagli Horti Sallustiani provengono molte sculture famose, basti pensare a Galata Morente conservato nei Musei Capitolini, oppure il Galata Suicida o ancora il Trono Ludovisi il quale lo si ammira a Palazzo Altemps. Anche l’obelisco in cima alla scalinata di Trinità dei Monti, proviene dagli Horti Sallustiani.

    La catena alberghiera Radisson non poteva scegliere luogo migliore, intriso di storia e rovine, per l’apertura della sua ennesima perla dell’ospitalità romana.

    La struttura alberghiera e i suoi spazi

    https://www.radissonhotels.com/it-it/hotel/artotel-rome-piazza-sallustio

    Art’otel Rome Piazza Sallustio è composto da 99 camere e suite di grande design in nome di quell’arte che è la vera protagonista in questa struttura, non mancano all’appello un ristorante bar con terrazza all’aperto e una moderna palestra e sauna. Il tutto si arricchisce con spazi creativi per meeting ed eventi. Lo spazio dove si svolgono gli eventi è situato al primo piano ed è arricchito di luce naturale, perfetto per meeting aziendali o feste private.

    art’otel Rome Piazza Sallustio – Pietro Ruffo Signature Artist https://www.radissonhotels.com/it-it/hotel/artotel-rome-piazza-sallustio

    Ogni dettaglio delle camere, sia che si tratti di aree comuni oppure del ristorante & bar, è curato dal famoso artista contemporaneo romano Pietro Ruffo, conosciuto per le sue mostre internazionali e anche per delle collaborazioni con case di moda importanti, basti pensare a Valentino e Dior, oltre che per le sue opere esposte presso la Biblioteca Apostolica Vaticana.

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    Per questo Art’otel Rome Piazza Sallustio, Pietro Ruffo ha collaborato con lo studio di interior design Digital Space di Eyal Shoan. La sua collezione in art’otel punta a celebrare la storia della Città Eterna vista da varie prospettive. Dal cielo – con le stelle e le costellazioni – alla terra – con la flora e la fauna – il tutto celebrando le persone che danno vita alla città di Roma.

    Nel momento in cui si varca la soglia di questo albergo gli ospiti vivono un’esperienza artistica coinvolgente e stimolante.

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  • Filly di Somma

    L’Opéra National de Paris si prepara a festeggiare un compleanno davvero importante e che attirerà, in questo 2025, i tanti turisti innamorati di Parigi.

    Siamo nel lontano 5 gennaio 1875 quando fu inaugurato il Palais Garnier ossia il famoso Teatro dell’Opera di Parigi, quel meraviglioso edificio che salta subito all’occhio nella animata e frenetica Place de l’Opéra. L’edificio fu progettato dall’architetto Charles Garnier, da cui prese il nome. Si tratta di un vero e proprio “monumento della musica e della danza“ il quale organizzerà una serie di eventi proprio durante tutto l’anno 2025, in occasione dei suoi lunghi e intensi 150 anni, portati alla grande. Da sempre la sua eleganza è il fiore all’occhiello di Parigi, insieme ad altri monumenti iconici della città.

    L’agenda è davvero fitta di questo anno che celebra il compleanno speciale. Si parte con la data del 24 gennaio 2025 quando ci sarà un gala il quale metterà insieme tutti gli artisti dell’Opéra National de Paris. Diverse le figure che si esibiranno in questo evento inaugurale che emozionerà i tanti amanti di un luogo di vero culto parigino.

    Ci saranno i musicisti dell’Orchestra dell’Opéra, gli artisti del Coro e dell’Accademia, ma anche le stelle del Balletto e danzatori, oltre agli studenti della Scuola di Ballo e nell’elenco non mancheranno artisti ospiti con nomi importanti a seguito.

    Quella del 24 gennaio 2025 sarà una vera celebrazione di un anniversario di un luogo iconico di Parigi, da sempre considerato un vero tempio dove musica e danza si abbracciano in perfetta sintonia. Lo spettacolo sarà ispirato proprio a quel gala di apertura nel lontano 1875 quando la magia ebbe inizio. Questo attesissimo gala sarà preceduto, nel giorno del 17 gennaio 2025, da un concerto degli artisti in residenza dedicato a Bizet.

    L’agenda degli eventi che festeggeranno i 150 anni dell’Opéra Garnier si arricchisce anche con un’altra data, l’11 maggio 2025, quando sarà in programma un Concerto degli Ambasciatori Rolex. Ma questo compleanno importante, che supera il centenario, dell’Opéra Garnier non verrà festeggiato solo con la musica ma anche con una mostra sulla storia dei 150 anni della sala nella Bibliothèque-musée de l’Opéra in collaborazione con la Bibliothèque national de France. Una seconda mostra ci sarà negli spazi del teatro e presenterà una selezione di costumi di balletti e opere dagli anni Cinquanta a oggi.

    Verso la fine del 2025, il 22 e 23 novembre, ci saranno cinque incontri sotto il titolo “Le Palais Garnier, objet de tous les fantasmes” nel Grand Foyer del teatro. In questa occasione si parlerà di vari aspetti e leggende legate proprio all’edificio dell’Opéra di Parigi. Questa sarà una occasione per addentrarsi nel cantiere e soprattutto scoprire le tante curiosità del luogo. A tal proposito saranno invitati dei personaggi chiave che racconteranno tanto del luogo, come storici, architetti, politici, giornalisti, musicisti, artisti e filosofi.

    Ma i festeggiamenti dei 150 anni dell’Opéra, prevedono anche un programma di residenze di artisti nell’edificio, il quale è intitolato “PROJET 12: 12 mesi – 12 artisti – 12 opere”. Nel corso dell’anno, un artista verrà accolto ogni mese al Palais Garnier e questa sarà una opportunità per potersi immergere nella vita di tutti i giorni dell’Opéra di Parigi. Un modo per vivere dei momenti unici come assistere alle prove, oppure conoscere i ballerini, ma anche i cantanti, i musicisti e gli artigiani. Tutti personaggi chiave nella costruzione degli spettacoli dell’Opéra.

    Ma non è tutto. Questo compleanno speciale vedrà anche delle visite offerte all’interno del bellissimo edificio in particolare nella Rotonde des Abonnés al Bassin de la Pythie, alla Grand escalier, all’Auditorium, all’Avant e al Grand Foyer. Questa sarà una occasione per i visitatori di vivere dei momenti importanti come ascoltare la storia di questo teatro, e a tal proposito non verrà solo analizzata l’architettura delle sue splendide e possenti mura ma ci si addentrerà anche nelle varie influenze politiche, artistiche, culturali che hanno reso celebre questo tempio della musica e della danza non solo a Parigi ma nel mondo intero.

    Buon compleanno all’ Opéra Garnier di Parigi per questi 150 anni e che sia una lunga vita.

    Per conoscere il programma completo degli eventi

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    Tutte le foto sono copyright IG@operadeparis e IG@balletoperadeparis

  • Filly di Somma

    Era una fredda giornata di inizio anno, il 7 gennaio del 2015, mi trovavo a Parigi, abitavo a pochi metri dalla redazione di Charlie Hebdo. Ho vissuto il terrore di quel terribile giorno, quando tutta Parigi fu paralizzata da una strage che ha segnato non solo la Francia, ma il mondo intero.

    Le strade di Parigi, in quella fredda giornata di inizio gennaio, erano invase da sirene impazzite. La città era blindata e le avevano tolto il suo respiro, sembrava in apnea, proprio come noi, chiusi a chiave nelle nostre case parigine, prigionieri impotenti, davanti a quelle orribili immagini, ostaggi di un terrorismo anche psicologico, quando la paura decide tutto.

    A Parigi si respirava la polvere da sparo, quella dei kalashnicov.

    In televisione, tutti i notiziari francesi ci avevano intimato a non uscire di casa perché gli attentatori erano ancora in fuga. Mi sentivo prigioniera in una città che amo da sempre, ma da cui avrei voluto, in quel preciso istante, scappare. Quel giorno è impresso nella mia mente e nella mia anima, e lo sarà per sempre. Quel giorno ha cambiato tutti noi.

    copyright IG@charlie_hebdo_officiel.

    Non hanno ucciso Charlie Hebdo”. Questo è il messaggio dell’edizione speciale di 32 pagine che sarà in edicola, per un periodo di due settimane, a partire da martedì 7 gennaio 2025, il giorno in cui cade il decimo anniversario della strage. Le 12 persone nella redazione parigina della rivista satirica francese persero la vita in un brutale massacro che poi fu rivendicato dall’Aqap, al-Qaeda nella Penisola Arabica.

    Gli spari dei kalashnikov rimbombarono nell’aria mentre era in corso la riunione di redazione. Quei 12 giornalisti furono uccisi, senza pietà, come se fosse una vera esecuzione, perché avevano preso in giro l’Islam e l’atto serviva a vendicare il Profeta” Maometto. A perdere la vita durante la strage furono il direttore della rivista Stephane Charbonnier e i vignettisti Cabu, Honoré, Tignous e Georges Wolinski, la psichiatra e psicoanalista Elsa Cayat, l’economista e consigliere della Banca di Francia Bernard Maris e il correttore di bozze Mustapha Ourrad.

    Uscendo dalla redazione, in quella fredda mattina del 7 gennaio 2015, i due attentatori urlarono ”Abbiamo ucciso Charlie Hebdo!”. Ma poi furono uccisi anche loro, grazie all’intervento delle teste di cuoio francesi durante un blitz in un paesino ad una cinquantina di chilometri a nord est di Parigi. Qui, i due attentatori, fratelli, si erano rifugiati in una tipografia e tennero in ostaggio il titolare.

    Sono trascorsi ben 10 anni da allora e la sede di Charlie Hebdo è stata spostata in un luogo segreto e molto protetto. La rivista fu fondata nel 1970 e Charlie Hebdo è stato oggetto di minacce jihadiste dopo la pubblicazione delle caricature del profeta Maometto già nel 2006.

    Dopo l’attentato del 7 gennaio 2015 Charlie Hebdo uscì una settimana dopo l’attacco, il 14 gennaio, con una tiratura di 7 milioni di copie e in 16 lingue. Poi sospese le pubblicazioni fino al 25 febbraio successivo.

    Dopo questo terribile attentato ci fu una grande solidarietà che “abbracciò” il mondo intero e diede origine al famoso slogan: “Je suis Charlie – Io sono Charlie”. L’11 gennaio ben quattro milioni di persone scesero in piazza in Francia – me compresa –  a sostegno della rivista e della libertà di espressione. Al corteo di Parigi parteciparono numerosi capi di Stato e di governo. Fu una giornata memorabile, intrisa di terrore, sofferenza ma certamente senza nessuna rassegnazione al terrorismo.

    Sono trascorsi dieci anni da questo attentato e il tragico evento è davvero “una pagina di storia” che nessuno riesce a dimenticare. Sia chi, come me, era a Parigi e chi invece ne osservava l’orrore a distanza, in quel sacro silenzio e una triste impotenza. Il direttore editoriale di Charlie Hebdo, vive ancora sotto scorta della polizia. Ma la rivista va avanti per la sua strada, non cambia linea come dimostra l’edizione speciale che sarà in edicola martedì 7 gennaio 2025.

    Dal 2015 gli spazi di satira e libera espressione si sono man mano ridotti, invece di aprirsi. I media satirici sono per la maggior parte molto fragili economicamente e questa è l’altra grande minaccia, insieme a quella terroristica, che pesa come un macigno sulle piccole testate. Qualche mese dopo la strage di Charlie Hebdo, il 13 novembre del 2015, ci furono altri attentati a Parigi, come quello del Bataclan. Un’altra grande ferita profonda per la Francia e non solo, in nome di un terrorismo ancora troppo potente.

    E’ triste pensare come questa violenza abbia lasciato il mondo intero paralizzato dalla paura e dal terrore, ma una cosa è certa: “Non hanno ucciso Charlie Hebdo” e il 7 gennaio 2025 lo dimostra.

    Foto copertina e interna : copyright IG@charlie_hebdo_officiel.

  • Filly di Somma

    Bastano solo due dischi di pasta sfoglia con all’interno la crema frangipane e la magia dei re è fatta.

    Questa torta è originaria della Francia Settentrionale e proprio in questa nazione viene preparata in occasione dell’Epifania. Ma in effetti il dolce, gustoso e delicato, è disponibile per tutto il mese di gennaio e non solo il giorno 6.

    copyright: IG@lelevainroma

    Si chiama  Galette des Rois, ossia la torta dei Re. La scelta del nome si riferisce all’arrivo dei Re Magi nel giorno della Epifania. Il dolce è molto gustoso ed è composto da due dischi di pasta sfoglia, con una golosa crema frangipane all’interno, quasi come se fosse un cuore pulsante a cui non si rinuncia mai in questo periodo dell’anno ancora festivo, ma che tutte le feste porta via.
    In fase di preparazione viene nascosta nella crema una sorpresa, che può essere un confetto, una mandorla oppure les fèves, ossia dei pupazzetti molto piccoli e non commestibili. Chi riceverà la fetta contenente la sorpresa, sarà nominato re o regina per un giorno e quindi viene incoronato con la corona di carta che accompagna il classico dolce dell’ Epifania.

    copyright: IG@madeleinerome

    La tradizione prevede anche che il bambino più piccolo vada sotto il tavolo. Quindi quando si taglia la torta sarà lui a decidere a chi dare le fette, in questo modo colui che le taglia non potrà barare. A volte accade una magia, ossia la sorpresa si trova proprio nella porzione del bambino che sta sotto il tavolo.

    Anche a Roma, questa tipica tradizione francese si respira in alcuni angoli della città. Quindi se avete intenzione di gustare la Galette des Rois e “viaggiare” in Francia per qualche ora, prendere nota dei luoghi dove andare.

    Gastromario, Via Voghera, 10. Si tratta di un bistrot e pasticceria aperto da tre giovani: Simone Romano, Francesco D’Agostino e Valentina De Caro. In questi giorni è disponibile su ordinazione la Galette des Rois e per i più fortunati si può anche trovare disponibile sul banco.

    Le Levain, Via Lugi Santini 22 (Trastevere). Via Piave 8 (Piazza Fiume). Il maestro pasticcere Giuseppe Solfrizzi prepara da sempre delle eccellenze francesi tra cui, in questi giorni di Epifania, anche la Galette des Rois la quale è disponibile nei due punti vendita.

    copyright: IG@lelevainroma

    Le Carré Français, Via Vittoria Colonna, 30. Siamo nel quartiere Prati e questo luogo è davvero un angolo molto amato della Francia a Roma, dove anche la Galette des Rois ha il suo posto d’onore.

    copyright: IG@le_carre_francais

    Madeleine, Via Monte Santo, 64. La madeleine è un tipico pasticcino francese, che di solito si gusta con il tè. Questo luogo propone una pasticceria di ispirazione francese e in questi giorni di Epifania ci sono anche le Galettes des Rois con la classica corona di cartone a seguito.

    Pasticceria NOËL, Via del Gazometro, 11.La pasticceria è stata aperta da Noel. Qui la Galette des Rois è disponibile in questi giorni.

    Va Sano, Via Po, 66. Il luogo nasce nel 2013 quando, Laurène e David, una coppia, s’innamorano di Roma dopo averla visitata da turisti. Decidono quindi di lasciare la loro città e i loro lavori (Laurène, avvocato e David, ingegnere). La loro nuova vita nella capitale romana permette loro di aprire questa bottega di prodotti e vini francesi. La Galette des Rois qui è disponibile durante tutto il mese di gennaio, su prenotazione.

    Pasticceria Veneziani, Via Tagliamento, 86. Siamo nel quartiere Coppedè e anche qui si può trovare una eccellente Galette des Rois.

    Grani, Farine e Caffè, Via dei Quattro Venti, 152 C/D. Siamo a Monteverde, qui Giorgia Roscioli ha aperto questo piccolo laboratorio di pasticceria. Una Galette di genere femminile, Galette de la Reine, fatta con pasta croissant che racchiude una crema frangipane alle nocciole e scaglie di cioccolato. 

    E se ci si trovasse nella capitale francese?

    Di indirizzi dove gustare questo tipico dolce dell’ Epifania a Parigi ce ne sono davvero tanti, ve ne segnaliamo alcuni imperdibili e famosi dove la Galette des Rois è la regina.

    Pierre Hermé

    https://www.pierreherme.com
    39, avenue Opéra – 75002 Paris

    IG@pierrehermeofficial

    Christophe Michalak

    https://www.christophemichalak.com
    60, rue du Faubourg Poissonnière – 75010 Paris

    IG@christophe_michalak

    Hugo & Victor

    https://hugovictor.com
    40 boulevard Raspail – 75007 Paris

    IG@hugovictor_paris

    Jacques Genin

    https://jacquesgenin.fr
    133, rue de Turenne – 75003 Paris

    Lenôtre

    https://www.lenotre.com
    36, avenue de la Motte-Picquet – 75007 Paris

    IG@lenotre

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    Foto copertina – IG@madeleinerome

  • Filly di Somma

    Quando il rito del tè a Londra diventa una esperienza imperdibile, tra sapori e location da sogno.

    Non c’è Londra senza tè inglese e viceversa. Un rito talmente imperdibile quasi come se fosse un Cambio della Guardia a cui non si rinuncia mai.

    L’Afternoon Tea – il tè del pomeriggio, come dicono a Londra – è una vera cerimonia, da vivere assolutamente se si decide di visitare la capitale britannica.

    Il tutto nasce nel XIX secolo, in ambienti aristocratici, e da allora il rito affascina chiunque, sia che ci si trovi nelle bellissime location londinesi, oppure nelle case degli inglesi.

    IG@the_lanesborough

    Se si decide di partecipare a questo imperdibile rito, nel modo più classico possibile, ci sono delle regole da rispettare. I jeans non sono tollerati, gli uomini sono sempre in giacca e cravatta e anche il tono della voce non deve mai essere alto. Questo ovviamente in contesti molto eleganti, ma ci sono anche quelli più informali, dove ci si rilassa e ci si lascia rapire dal fascino della bevanda inglese.

    IG@the_lanesborough

    Sicuramente ci si sente molto “British” nel sorseggiare il tè inglese, durante il rito vengono scelti 17 tipologie della bevanda, mentre si è circondati da eleganti tazze di porcellana, teiere, posate in silver oppure argento. Del cibo delizioso viene posto sui tre piatti a piramide, i quali sono di dimensione diversa, collocati al centro di un piccolo tavolo, dove non mancano la candela e dei fiori freschi.

    Ad accompagnare la bevanda fumante, che riscalda dal freddo inverno londinese, vengono serviti piccoli sandwich al salmone, al prosciutto, al pollo, al cetriolo, al formaggio, alla maionese. Non mancano dei deliziosi dolcetti con la marmellata fresca, oppure delle fette di torta al cioccolato e varie altre specialità.

    Afternoon Tea: Dove sentirsi “British” a Londra, sorseggiando il tè.

    IG@claridgeshotel

    Nella capitale britannica di luoghi incantevoli dove vivere l’affascinante atmosfera dell’Afternoon Tea ce ne sono diversi. Ma qualche nome merita la sua attenzione. Basti pensare al Ritz, al Claridge’s, al Lanesborough oppure al Brown’s. Segnate questi luoghi preziosi e vi ritroverete immersi in una atmosfera da sogno accompagnati dagli aromi del tè inglese.

    IG@browns_hotel

    In questi microcosmi l’atmosfera è davvero suggestiva.

    Ci si lascia trascinare dal suono di un pianoforte oppure dalla melodia di un’arpa. Il tempo da dedicare alla degustazione del tè dura circa due ore, e la prenotazione è d’obbligo, soprattutto quando si tratta di festività particolari, come magari queste in cui il Natale e la fine dell’Anno sono protagoniste.

    IG@theritzlondon

    La storia del tè in Inghilterra è molto affascinante, tanto che venne menzionato per la prima volta nel 1658.

    Si diffuse grazie ad una donna, Caterina di Braganza, la quale era la moglie portoghese del re d’Inghilterra Carlo II. Lei stessa amava il tè e finì per imporlo come bevanda a Corte.

    Va detto però che si attribuisce ad Anna, Duchessa di Bedford, il merito di aver introdotto il tè nella vita dell’aristocrazia inglese nella prima metà del XIX secolo.

    Il tè pomeridiano dalla duchessa ottenne grande successo tanto da essere imitato da altre signore della nobiltà. In questo modo divenne un rito servito nei salotti dell’aristocrazia in un orario preciso, alle ore 16, prima della solita passeggiata nel parco più famoso di Londra, Hyde Park.

    Il tè era allora, come lo è oggi, accompagnato dai “sandwich”, quei classici tramezzini. Una curiosità circa la loro invenzione: fu attribuita nel XVIII secolo, al Conte di Sandwich il quale, si faceva portare pezzi di carne tra due fette di pane. In questo modo evitava di sporcarsi le mani di grasso mentre giocava a carte. Ecco spiegata l’origine del termine così famoso.

    Il rito dell’Afternoon Tea dimostra quanto gli inglesi amino questa abitudine del passato e che adesso è riportata in auge.

    Se passate da Londra in queste festività, non dimenticate di sorseggiare un buon tè inglese e la magia si riaccenderà, oggi come allora.

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    Foto copertina: IG @the_lanesborough

  • Filly di Somma

    Quest’anno, l’Hotel d’Inghilterra diventa il rifugio ideale per chi desidera vivere il Natale nel cuore di Roma. Per tutto il periodo natalizio, a partire dai primi di dicembre fino all’Epifania, l’hotel si vestirà a festa con addobbi scintillanti e calde luci, invitando gli ospiti a immergersi in un’atmosfera intima ed accogliente proprio come a casa.


    Per celebrare le feste l’Executive Chef Andrea Sangiuliano, che ha recentemente preso la guida del
    ristorante dell’hotel Cafè Romano, ha creato menù speciali, ispirati ai sapori autentici della tradizione natalizia italiana, con un tocco di creatività.

    Dai piatti classici rivisitati a proposte più innovative, ogni portata sarà un crescendo di gusto frutto della passione e della maestria dello Chef.

    In attesa di Natale, per tutte le domeniche di avvento, Cafè Romano propone il Pranzo della Domenica: un momento speciale dedicato al gusto e alla celebrazione delle radici culinarie italiane. Ogni appuntamento richiama la convivialità delle tavole romane: dai fritti fragranti alla pasta fresca fatta a mano e varietà di arrosti, fino alle pastarelle romane per chiudere in dolcezza.

    Il Pranzo della domenica è disponibile al prezzo di €60 a persona, bevande escluse. Per i più piccoli, è previsto un menù dedicato al prezzo di €30 fino a 10 anni.

    Dal 6 dicembre al 6 gennaio, l’hotel introduce il Santa Cafè Romano, l’afternoon tea natalizio che racchiude tutto il gusto ed il calore del Natale. Una selezione di pregiati tè firmati La Via del Tè e cioccolate calde Domori saranno accompagnati da pandoro e panettone, con gustose salse inglesi e al
    cioccolato, financier, pain d’épice, madeleine al cioccolato e cinnamon roll, oltre a sfiziosi finger food salati. L’Afternoon Tea, con proposte dolci e salate, sarà disponibile al prezzo di 18€ con bevanda calda a scelta (tè, infuso o cioccolata) e a 20€ con calice di bollicine.

    Svelata anche una nuova carta cocktail al Cafè Romano Lounge Bar, ideata dall’Head Barman Angelo Di Giorgi, tutta a tema festività. Sarà possibile gustare creazioni originali come il Fireside Fizz, un mix inaspettato di tè nero e tequila añejo, o il Warm Wishes, un abbraccio caldo a base di tè all’arancia e rum scuro. Per gli amanti dei gusti più decisi, il Red Velvet è un’armonia di sapori intensi, mentre per chi preferisce note più fresche, l’Arctic Breeze con gin, basilico e succo di cranberry è la scelta ideale. Infine, le tavole del Cafè Romano si imbandiscono a festa anche per la cena della Vigilia e del pranzo di Natale, oltre che per la serata del 31 dicembre, con menù ad hoc tra cucina romana e grandi classici. Per la cena della Vigilia, lo Chef Sangiuliano ha ideato una proposta inedita a base di Raviolo di ricotta di bufala, limone e vongole, San Pietro alla griglia, crema di patate all’olio di oliva e cavolo nero e Petit four di Natale, in un’atmosfera magica dove i piatti si fondono con la musica dal vivo.

    Il pranzo di Natale celebra invece le tradizioni culinarie italiane con un tocco di modernità: dai Carciofi alla giuda, ai Tortellini in brodo fatti in casa e per concludere paste dolci di Natale, realizzati dal talentuoso Pastry Chef Edoardo Volpe. Nel giorno di Capodanno, per salutare con stile e gusto il 2024, lo Chef propone un cenone di 8 portate a base di pesce dei nostri mari, accompagnato da musica dal vivo, bollicine e i cocktail del Cafè Romano Lounge Bar.

    Per prenotazioni e maggiori informazioni, è possibile consultare il sito:
    https://collezione.starhotels.com/it/i-nostri-hotel/hotel-d-inghilterra-roma/ristoranti-e-bar


    Ristorante Cafè Romano
    Via Borgognona, 4M, 00187 Roma
    Telefono: 06 6998 1700

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    La storia dell’Hotel d’Inghilterra


    L’Hotel d’Inghilterra affonda le sue radici nella metà del sedicesimo secolo, quando venne adibito a residenza nobiliare per gli ospiti di Palazzo Torlonia, situato esattamente di fronte. Già nel XV secolo, questa zona era rinomata per gli hotel migliori della città, attirando visitatori da tutto il mondo. Nel 1845, la residenza venne convertita in un albergo denominato Hotel d’Angleterre, proprio per la sua popolarità tra i visitatori britannici che sceglievano di soggiornare in questo luogo durante l’epoca del Grand Tour.

    Lo stesso logo, ispirato al blasone della famiglia reale inglese, testimonia il profondo legame secolare esistente con l’Inghilterra e la corona dei Windsor.

    Tra gli ospiti illustri dell’albergo, il poeta inglese romantico John Keats, che qui trascorse i suoi ultimi anni, ed i connazionali Byron e Shelley, ma più tardi anche Henry James, Elizabeth Taylor, Gregory Peck ed Ernest Hemingway dalla metà dell’800 fino agli anni della Dolce Vita.

    Con questa profonda ristrutturazione l’Hotel d’Inghilterra si appresta a scrivere un nuovo capitolo della sua leggendaria storia, abilmente intrecciando eleganza senza tempo e comfort all’avanguardia, per offrire un’esperienza di soggiorno senza eguali.

    La catena alberghiera

    Starhotels, primo gruppo privato alberghiero italiano, è leader nell’ospitalità a 4 e 5 stelle. Il gruppo vanta 30 hotel per un totale di oltre 4.200 camere e residenze di lusso situati nel cuore delle migliori destinazioni italiane oltre a Londra, Parigi e New York.
    Starhotels si propone come sinonimo dell’eccellenza dell’ospitalità italiana, offrendo un servizio impeccabile capace di anticipare e superare i desideri e le aspettative dei propri ospiti.
    I prestigiosi Starhotels Collezione – icone di stile nel cuore delle più belle destinazioni del mondo – si distinguono per la loro posizione strategica, il design ricercato degli ambienti e un servizio personalizzato. Gli Starhotels Collezione si trovano a Firenze, Londra, Milano, New York, Parigi, Roma, Saturnia, Siena, Trieste, Venezia e Vicenza.

    Gli Starhotels Premium, situati nel cuore delle più belle città italiane a Bergamo, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Parma, Roma, Saronno e Torino, si distinguono per lo stile contemporaneo, perfetta sintesi di eleganza e comfort, e da un servizio eccellente e accogliente capace di trasmettere un intangibile senso di familiarità e benessere al cliente.

  • Filly di Somma

    Du 11 décembre 2024 au 19 mars 2025, une merveilleuse installation de fils de laine tissés par Chiharu Shiota sera l’occasion très attendue de rouvrir les portes d’un lieu emblématique parisien : le Grand Palais.

    Pas moins de 120 œuvres, 7 installations géantes et plus de 40 kilomètres de fils, placés sous le signe de l’art contemporain, de l’émotion et de la poésie.

    Telle une immense toile évocatrice, tissée comme par une araignée, elle accompagnera tous ceux qui entreront et admireront cette verrière, considérée comme l’une des plus célèbres de la capitale française, durant ces mois, jusqu’au début du printemps à Paris. Ce toit – d’où l’on aperçoit la ville à l’extérieur – a toujours été le joyau de la couronne du Grand Palais à Paris.

    “L’âme tremble “, tel est le titre de l’exposition contemporaine présentée au Grand Palais à Paris, grâce au talent de l’artiste japonaise Chiharu Shiota. Cette exposition poétique et évocatrice aura pour thème « la vulnérabilité de la vie ».

    L’artiste est née à Osaka, au Japon. Diplômée en 1972. Sa maîtrise consiste à combiner installations, performances et art corporel, le corps étant toujours au centre. Ses œuvres sont réalisées avec des installations de fils de laine tissés, de couleur rouge ou noire. Les filets suspendus sont graphiques et spectaculaires. Ceux qui admirent ces installations ont une tâche à accomplir : trouver leur place et leur chemin.

    Le mouvement, la temporalité et la vulnérabilité sont traduits par l’entrelacement des fils. En effet, ce qui apparaît, ce sont aussi « les frémissements de l’âme », d’où le titre de l’exposition.

    Avec ses œuvres, l’artiste japonais « dialogue » avec le public visiteur, révélant non seulement les nombreuses questions qu’il se pose, mais aussi de grandes émotions. Il suffit de penser à une robe dans le miroir qui crée la confusion dans nos sens, ou à une échelle de valises qui ne cessent de s’empiler.

    Une exposition à ne pas manquer. Entre ombre et lumière, Chiharu Shiota invite le visiteur à s’immerger dans ses installations monumentales, où des milliers de fils tissent des histoires intimes. Si le tissage de ces fils est devenu sa signature, son univers artistique s’étend également à la sculpture, la photographie, la vidéo et le dessin.

    Cette artiste japonaise contemporaine explore les thèmes de la mémoire et de l’identité avec une rare poésie et est acclamée dans le monde entier pour ses créations enchanteresses.


    11 décembre 2024 – 19 mars 2025

    Grand Palais
    3 Avenue du Général Eisenhower
    75008 Paris
    http://www.grandpalais.fr

    Photos: IG @le_grand_palais

  • Filly di Somma

    Dall’11 dicembre 2024 al 19 marzo 2025 una meravigliosa installazione di fili di lana intrecciati, opera di Chiharu Shiota, sarà l’attesa occasione per riaprire le porte di un iconico luogo parigino: il Grand Palais.

    Ben 120 opere, 7 installazioni enormi e più di 40 chilometri di filo. Numeri da capogiro, all’insegna dell’arte contemporanea, delle emozioni e della poesia.

    Come una suggestiva enorme tela, tessuta come se fosse opera di un ragno, accompagnerà in questi mesi, fino all’inizio della primavera parigina, chiunque entri e ammiri quel tetto di vetro, considerato uno dei più famosi della capitale francese. Da sempre questo tetto – da cui la città al di fuori sbircia – è il fiore all’occhiello del Grand Palais di Parigi.

    IG@le_grand_palais

    ” The Soul Trembles” – l’ Anima Trema – questo il titolo della mostra contemporanea nel Grande Palazzo di Parigi, grazie al talento dell’artista giapponese Chiharu Shiota. Il tema su cui si concentra questa poetica e suggestiva esposizione sarà ” la vulnerabilità della vita”.

    IG@le_grand_palais

    L’artista è nata ad Osaka, in Giappone. Classe 1972. La sua maestria consiste nel combinare installazioni, performance e body art. Il corpo è sempre al centro. Le sue opere si realizzano con installazioni di fili di lana intrecciati, il cui colore è rosso o nero. Le reti sospese sono dei veri e propri grafici e sono spettacolari. Chi ammira queste installazioni ha un compito da svolgere: trovare il proprio posto e la propria strada.

    Il movimento e la temporalità, oltre alla vulnerabilità sono tradotti con gli intrecci dei fili. In effetti quello che appare sono anche “i fremiti della propria anima”, da qui il titolo della mostra.

    IG@le_grand_palais

    L’artista giapponese con le sue opere “dialoga” con il pubblico visitatore facendo trapelare non solo i tanti interrogativi che si pone ma anche le grandi emozioni. Basti pensare a un vestito allo specchio il quale genera confusione nei nostri sensi o ancora una scala di valigie le quali non smettono mai di accumularsi.

    Una mostra imperdibile. Tra luce e ombra, Chiharu Shiota invita i visitatori a immergersi nelle sue installazioni monumentali, dove migliaia di fili tessono storie intime. Se l’intreccio di questi fili è diventato la sua firma, il suo universo artistico si estende anche alla scultura, alla fotografia, al video e al disegno.

    Questa artista giapponese contemporanea, esplora i temi della memoria e dell’identità con un raro tocco poetico ed è acclamata in tutto il mondo per le sue incantevoli creazioni.

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    11 dicembre 2024 – 19 marzo 2025

    Grand Palais
    3 Avenue du Général Eisenhower
    75008 Paris

    www.grandpalais.fr

    IG@le_grand_palais

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    Foto copertina: IG@le_grand_palais

  • Filly di Somma

    Il titolo “Bancha” evoca già tanto e racconta molto del romanzo e dell’autrice, la quale ci regala un’immagine del Giappone meravigliosa e intrisa di profondi significati.

    Il tè bancha è relativamente economico rispetto ad altri tipi di tè verde, proprio perché si ottiene dalle foglie più grandi e mature dei raccolti tardivi e non dalle giovani gemme raccolte in primavera. Questo lo rende un’opzione conveniente per chi desidera una bevanda sana e gustosa. Il tè bancha ha un ottimo gusto fresco, deciso e dissetante con note lievemente amare rispetto agli altri tè verdi giapponesi. Nell’ambiente rilascia un profumo di nocciole ed è un ottimo alleato per gli abbinamenti di prodotti dolciari.

    Proprio questi sapori, odori e aromi, aleggiano tra le pagine del romanzo, quasi come se la carta ne fosse intrisa.

    Siamo alla fine degli anni Novanta. Lo scenario è la città di Roma, ma non si resta qui, lo scenario cambia nel corso del romanzo.

    Una giovane donna decisa e indipendente vive in una splendida proprietà di trenta ettari e ha davanti a sé la prospettiva di un futuro da dirigente in una delle più famose e importanti aziende italiane.

    Tutto sembra meraviglioso nella sua vita.

    La donna è sentimentalmente legata a un ragazzo di buona famiglia.

    La sua infanzia è stata dettata dalla figura del nonno paterno, un uomo – manager di successo – con cui è cresciuta, ma dal carattere poco incline alle effusioni e molto freddo. La donna non ha comunque particolare curiosità nel conoscere la storia dei suoi genitori. Ma una cosa la sa per certa: il padre è deceduto in Giappone quando lei era molto piccola.

    Poi accade qualcosa di inaspettato che stravolgerà la sua vita. L’ arrivo di una lettera inviatale dal nonno materno sarà decisiva. La donna vuole conoscerlo e intraprende un viaggio in Giappone.

    Da qui si apre un mondo tutto da scoprire per lei.

    Durante questa esperienza avrà modo di conoscersi come una donna diversa.

    Proprio come accade nel kintsugi della tradizione giapponese – in cui la ceramica in frantumi viene ricomposta e impreziosita con l’oro – sarà proprio lei a dover rimettere insieme i frammenti della sua vita e quindi a renderla più ricca di quella che ha vissuto.

    Il romanzo – scritto egregiamente da Micaela Giambanco – fonde il fascino millenario della cultura giapponese con uno stile originale e ci si sente immediatamente rapiti dalla sua abilità nel raccontare.

    Micaela Giambanco utilizza le parole come i pennelli di un dipinto, il quale appare vellutato e avvolgente, e che si svela nella combinazione di incenso e tè.

    Le emozioni del lettore tra le pagine di “Bancha”

    Leggendo questo libro ciascun lettore – sensibile e attento – in un modo o in un altro si trova catapultato in Giappone.

    Sarà totalmente immerso in un mondo diverso, ricco di tradizioni e gesti affascinanti quanto inusuali per noi occidentali. Per chi ama il Giappone e lo conosce, leggere “Bancha” sarà come rivivere attimi passati e vissuti anni fa. Chi invece ancora non lo conosce avrà modo di superare luoghi comuni e comprendere certe emozioni che solo il Paese del Sol Levante sa regalare.

    Nel romanzo viene a galla il grande dolore di una perdita, imparando comunque a uscirne più forti e completi. Una lettura gradevolissima e leggera, ma con molto contenuto. Proprio come il te’, e questo spiega la scelta del titolo.

    Le descrizioni accurate dell’autrice richiamano atmosfere del Giappone lontano geograficamente, ma vicinissimo a tutti, per come l’autrice le evoca. C’e’ tanto sentimento e traspare il grande amore per la cultura e le affascinanti tradizioni giapponesi. Un romanzo in cui il lettore “sente” davvero gli odori e i sapori del Sol Levante e ne resta rapito.

    Molti lettori hanno definito “Bancha” un libro speciale, che riesce a prendere per mano chiunque si trovi incollato tra quelle righe. Si viene condotti in una dimensione diversa. Chiunque, tra quelle pagine, si avvicina a una cultura affascinante, che “profuma” davvero di quei sapori e odori unici in Giappone.
    Attraverso gli occhi e il cuore della protagonista il lettore ha la sensazione di poter compiere un primo passo verso un mondo così diverso ma così intrigante. Alla fine, quando il libro è terminato, la prima cosa a cui si pensa è quella di prenotare il primo volo per il Giappone, per scoprirlo o riscoprirlo.

    Bancha” è un romanzo da leggere per “viaggiare” nell’affascinante Giappone con gli occhi di Micaela Giambanco.

    NOTE SULL’ AUTRICE

    IG @mikachan_ristorante_giapponese

    Micaela Giambanco ha cominciato a viaggiare all’età di quattordici anni per approfondire la conoscenza delle lingue. Studentessa di karate ha mostrato un forte richiamo verso la cultura orientale e all’età di diciannove anni si è trasferita a Kurume, una piccola città di Kyushu a sud del Giappone per poter approfondire la disciplina.

    Durante il suo percorso ha poi avuto modo di lavorare e di approfondire la cucina giapponese che oggi è diventata una delle sue principali attività.

    Oggi gestisce il suo piccolo ristorante giapponese – izakaya – nella periferia di Roma – zona Infernetto – perennemente sold out. Aperto nel 2018 con suo marito Paolo.

    Tutti la chiamano Mika-chan ( Micaela), proprio come il nome del suo ristorante: http://www.mikachan.it

  • Filly di Somma

    Née en 1970 à Tokyo, elle est traductrice et poète. Elle a étudié le journalisme à l’université de Waseda au Japon. Après avoir obtenu son diplôme, elle a étudié à la Sorbonne à Paris. Elle publie ses livres en français et en japonais.

    La cuisine est un espace très important pour Ryoko Sekiguchi.

    On peut y placer beaucoup de choses et d’émotions telles que l’amour, le bonheur, la famille, la séparation, la maladie et même la mort. Pour Ryoko, il n’y a aucune séparation entre le monde de la cuisine et celui de la littérature. Elle se concentre elle-même sur des thèmes importants : la vie, l’amour et la mort.

    Ryoko Sekiguchi réfléchit notamment à un aspect très important.

    Lorsque quelqu’un meurt, c’est comme si une saison se terminait, c’est comme si un voyage se terminait et qu’il y avait une séparation. Mais il y a le nagori, un terme japonais si cher à Ryoko qu’elle lui a consacré une publication.

    Nagori pourrait se traduire par ce sentiment de nostalgie et de tristesse lorsque quelque chose se termine, comme une saison qui s’en va. Mais en réalité, ce même nagori nous fait entrer dans une nouvelle dimension, une nouvelle étape de la vie, une renaissance.

    « Nagori » est le titre du livre écrit par Ryoko Sekiguchi et publié chez Einaudi.

    Dans la vie de l’écrivaine et journaliste, il y a des lieux qui lui donnent ce sentiment de nagori, lié à la nostalgie de quelque chose qui passe. Il y a notamment deux villes qui lui sont chères – Rome et Beyrouth – qui incarnent pleinement le nagori.

    Ryoko Sekiguchi se concentre sur les saisons qui véhiculent des émotions, car la nature nous a toujours émus. La cuisine est considérée comme un reflet de la nature, ce qui explique qu’elle soit également empreinte d’émotion. Si nous réfléchissons bien, chaque ingrédient que nous utilisons en cuisine est l’expression d’une saison. Mais après tout, il n’y a pas de temps où nous ne connaissons qu’une saison, il y en a parfois au moins deux ou trois dans la même saison.

    Ryoko Sekiguchi attire également l’attention sur « l’opacité de la temporalité » qui est, après tout, liée au changement cyclique des saisons.

    L’univers de la cuisine est cher à cette journaliste écrivain de talent. Elle aime les légumes d’hiver qu’elle trouve souvent à Rome et qu’elle ne trouve pas en France où elle vit (Paris). En été, elle aime la pastèque, en automne les châtaignes, et puis le printemps avec les fleurs de cerisier, le sakura, qu’elle utilise aussi dans sa cuisine.

    Nagori. Nostalgie de la saison qui vient de nous quitter: Son livre

    Écrit par Ryoko Sekiguchi, il s’agit d’un merveilleux voyage dans le monde de la cuisine et des émotions.

    Du Japon à la France – avec une étape émotionnelle et culinaire importante à Rome – Nagori est un petit guide pour découvrir une vision toute japonaise de l’art et de la gastronomie.

    Que de significations recouvre ce mot japonais.

    Nagori indique la fin de la saisonnalité d’un fruit, d’un légume, d’un cadeau de la nature.

    Nagori, c’est aussi la nostalgie d’une saison qui s’achève et que l’on quitte à regret.

    Nagori annonce une absence future. Pour retrouver cette odeur, ce goût, cette émotion, il faudra attendre une année entière. Il ne reste plus qu’à en conserver le souvenir dans la mémoire des sens.

    Partant d’une réflexion fascinante sur notre lien avec les saisons et la nature, Ryoko Sekiguchi trace un chemin enchanteur à travers l’art, la littérature, la gastronomie et la splendeur millénaire de la sagesse et de la poésie japonaises.

    Nagori est une idée qui correspond à ce que l’on pourrait appeler une « rétro-saison ».

    Un fruit nagori est consommé à la fin de sa période de maturation, et peut donc être considéré comme un fruit de fin de saison.

    Pour retrouver sa saveur, il faut se résigner au cycle des saisons et attendre l’année suivante : le nagori, c’est donc la nostalgie de la saison qui s’achève et que l’on est obligé de laisser derrière soi.

    C’est l’atmosphère de quelque chose qui n’existe plus, comme celle d’une maison qui évoque le souvenir de ceux qui l’ont habitée.

    C’est ce qui reste après la disparition d’une personne, d’un objet, d’un événement.

    C’est le moment de l’adieu avant un départ, ou une séparation définitive.

    Du concept de nagori et des saisons, de la nature et du temps découle la réflexion de Ryoko Sekiguchi : Nous divisons, délimitons, classons, désirons ou négligeons continuellement les saisons.