Home

  • Filly di Somma

    Macron arriva in leggero ritardo, circa 15 minuti. Tanti i giornalisti, un vero “plotone armato” di obbiettivi pronti a immortalare quegli scatti tanto attesi su quel tappeto rosso che a breve vedrà il Presidente Meloni, in elegante tailleur nero, e il Presidente Francese, non solo stringersi le mani, ma darsi anche un leggero bacio sulla guancia (mentre il mondo sta a guardare e strizza l’occhio) e non manca nemmeno qualche parola sussurrata nelle orecchie. Sembra una cartolina su cui ci sia scritto” Baci da Palazzo Chigi”

    La prima scena ci suggerisce già che le tensioni di un tempo tra i due Paesi a confronto siano solo un ricordo.

    Staremo a vedere!

    Dalla guerra in Ucraina, ai dazi, passando per Medio Oriente Libia, sono questi solo alcuni dei tanti temi toccati durante il bilaterale tra Italia e Francia.

    _____________________

    Si è tenuto ieri, 3 giugno, il tanto atteso incontro a Roma tra il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Presidente della Repubblica Francese Emmanuel Macron, reduce da un intenso viaggio in Asia. Nelle sontuose stanze di Palazzo Chigi, illuminate fino a tardi, la riunione a porte chiuse è durata ben tre ore, oltre le aspettative, visto che una cena era in programma per le ore 20.00 ed è naturalmente slittata di due ore.

    Tutti curiosi di sapere cosa si siano detti e se le tensioni siano davvero sfumate tra i due Paesi che sono sempre stati storicamente legati l’uno all’altro, ma non certo recentemente, visti i palesi – e oramai visibili agli occhi di tutti – attriti tra la Meloni e Macron.

    Gli argomenti sul “piatto” sono stati tanti, tra questi il rapporto alla pari con gli Stati Uniti, soprattutto in merito ai dazi. In effetti a dividere i due Paesi a confronto vi era proprio la questione americana, e quindi come comportarsi in merito. Fondamentali i rapporti con il Presidente degli Stati Uniti Trump, su cui Meloni ha sicuramente un grande ascendente, vista la simpatia e stima reciproca e i frequenti viaggi in terra americana per incontrare il Tycoon.

    In merito al conflitto tra Russia e Ucraina è stato stabilito il sostegno all’ Ucraina. Ma non c’è stato nessun accenno a quelle che sono le garanzie di sicurezza per l’Ucraina e portare avanti, a livello globale, la pace. In questo proprio recentemente sia Roma che Parigi apparivano molto distanti. Sembra che questa volontà di risolvere le divergenze abbia spinto i due Paesi a incontrarsi. Si chiede pari dignità se si vuole veramente andare d’accordo e portare avanti i comuni obbiettivi. 

    A questo si è aggiunta una comune convergenza circa una Europa unita e competitiva, fondata su solide relazioni anche transatlantiche per una maggiore sicurezza dell’ economica europea, e questo riguarda soprattutto quei settori strategici come le auto e l’energia. Circa la parte che riguarda il Medio Oriente, si nota che né Israele e né Gaza siano state mai citate esplicitamente. Si è parlato anche del Trattato del Quirinale il quale è entrato in vigore nel 2023 per una cooperazione bilaterale rafforzata tra la Repubblica italiana e la Repubblica francese e che diventerà oggetto di aggiornamento proprio in occasione del prossimo incontro bilaterale che avverrà a Parigi, nei primi mesi del prossimo anno, il 2026.

    Nel comunicato si parla di un’Europa “più sovrana, più forte e più prospera, soprattutto orientata alla pace e capace di difendere i propri interessi e di proteggere i propri cittadini” ed è quello che i due Paesi si augurano, questo bilaterale del 3 giugno sembra aver davvero gettato delle basi solide e durature. Ma non è mancata nemmeno una discussione comune tra Francia e Italia sulla applicazione del principio di neutralità tecnologicasullasemplificazione normativa, sugli investimenti pubblici e privati, sull’energia. Senza dimenticare i settori come auto e siderurgia, considerati tradizionali, ma anche argomenti più attuali e che proiettano verso il futuro come l’intelligenza artificiale, e non manca l’accenno allo spazioe alle fonti di energia decarbonizzate rinnovabili come il nucleare. Ma un punto in comune e una certa collaborazione avverranno anche sulle riforme, sulla migrazione, sul quadro finanziario, sull‘allargamento.

    Giorgia Meloni sui social, all’indomani del bilaterale, si è dichiarata molto soddisfatta.

    Prima dell’incontro con Macron, la Presidente Meloni aveva parlato al telefono per circa un’ora con il leader di Bratislava – Robert Fico – parlando di Gaza e anche della importanza di un cessate il fuoco che comunque deve riguardare anche Kiev. Ma secondo il primo ministro slovacco non tutta l’Europa vuole questa tregua perché secondo lui continuare la guerra è il modo per danneggiare la Russia. Durante la conversazione con il leader si è parlato anche della Conferenza per la ricostruzione dell’ Ucraina. Si svolgerà a Roma nel mese di luglio e di questo la Meloni si augura che ci sia una cospicua partecipazione da parte degli altri Paesi e ovviamente ci si attende che anche Macron arrivi!

  • Filly di Somma

    Il 31 maggio il grande attore e regista, nato a San Francisco nel 1930, ha festeggiato un compleanno importante eppure non ha nessuna intenzione di fermarsi.

    Bello come il sole, lo era un tempo e ancora il suo fascino magnetico perdura, uno sguardo di ghiaccio e quella espressione da duro che da sempre ha affascinato il mondo del cinema. Ma al di là della star – grazie ai tanti film di successo in cui non è solo stato attore ma anche regista e produttore –  Clint Eastwood si è sempre esposto anche dal punto di vista politico, tanto da essere considerato un punto di riferimento per quella America che si riconosce nei valori tradizionalisti e conservatori. La star è considerata una icona della destra e di quella America che vuole essere combattiva, concreta, diretta, lontano dai troppi lustrini e paillettes di Hollywood. Clint Eastwood si è sempre distinto,  mantenendo una posizione più riservata, conservatrice e libertaria. Non ha mai nascosto le sue idee e i suoi personaggi ne hanno sempre dato voce, incarnando quella sua longevità creativa sempre puntata alla ribellione.

    IG@clinteastwoodfans01

    Tracciare la lunga carriera di Clint Eastwood richiederebbe troppo tempo, per quanto intensa e meravigliosa sia stata e continua ad esserlo. Nonostante i suoi 100 anni non siano poi così lontani, non ha nessuna intenzione di smettere di lavorare ed emozionare il mondo, e di questo gliene siamo immensamente grati.

    Gli esordi cominciano con il western televisivo Rawhide, da lì il successo fu incredibile e la sua carriera in continua ascesa. Significativo fu per lui l’incontro con il regista italiano Sergio Leone il quale fece diventare Eastwood un vero mito. Basti pensare a film come Per un pugno di dollariPer qualche dollaro in più e Il buono, il brutto, il cattivo fino ad arrivare a Uomo Senza Nome. 

    Poi arrivò Dirty Harry , una vera e propria era nel cinema americano e non solo, con l’interpretazione del personaggio Callaghan, il magnetico e affascinante ispettore di San Francisco che abbiamo amato tutti, anche chi non era un fan del genere poliziesco, ma si sa tutto quello che tocca Clint diventa oro. L’ ispettore divenne il simbolo di giustizia, ma anche di un uomo che non si piega alle convenzioni, proprio come è sempre stato lo stesso Eastwood.

    Negli anni ’70 cominciò a curare anche la regia dei suoi film che hanno segnato la storia del cinema come Gli spietati (in cui ebbe l’Oscar per il Miglior Film e Miglior Regia), poi Mystic RiverMillion Dollar Baby (anche qui due Oscar per Film e Regia), Gran Torino e American Sniper . Ma questi sono solo alcuni esempi dei suoi tanti, tantissimi film che sapevano arrivare dritto al punto e soprattutto incarnare personaggi di spessore e molto profondi. Clint, ha da sempre affascinato il mondo del cinema con una carriera strepitosa che non ha mai avuto alti e bassi, senza dimenticare l’ultimo successo che lo immortala dietro la macchina da presa con Giurato numero 2. 

    I suoi film hanno fatto anche battere il cuore di quegli inguaribili romantici i quali hanno scorto dolcezza e passione nei suoi occhi di ghiaccio, basti pensare al film “I ponti di Madison County” tratto dall’omonimo romanzo, che lo vede nelle vesti di regista, produttore e attore, interpretando un affascinante, giramondo e libertino fotografo della rivista National Geographic, il quale si innamora di una insoddisfatta casalinga “intrappolata” in un matrimonio infelice nello sperduto Ohio, interpretata da una stupenda e magistrale Meryl Streep.

    Clint ha interpretato oltre 60 film come attore, regista, produttore, ma anche compositore, eh sì perché suona benissimo il pianoforte e compone musica. Un uomo eclettico, dalle mille qualità. La sua vita privata è stata sempre molto movimentata, ha avuto diverse relazioni e matrimoni, con ben sette figli da cinque donne diverse.

    I numeri ci sono : 5 Oscar, 45 film da regista, 62 da interprete e non dimentichiamo che è stato anche impegnato in politica quando ha rivestito l’incarico di sindaco a Carmel, una cittadina della California.

    Che dire ! lunga vita a Clint Eastwood, l’antidivo per eccellenza, che non si ferma  mai, nemmeno a 95 anni.

    Foto Ig@clinteastwoodfans01

  • Filly di Somma

    Quando un vero professionista dal Giappone si imbatte in un progetto molto insolito, ossia produrre il suo sake in Italia, è pura magia.

    L’obiettivo di Asada è proprio quello di mettere insieme due culture, quella italiana e quella giapponese, in nome di una bevanda tipica del Sol Levante, che molti italiani amano, bevono, ma di cui forse non si sa molto, se non che sia ricavata dal riso fermentato. E poi, perché non abbinare questo sake alla tipica gastronomia del Bel Paese.

    Grazie all’incontro in terra italiana con Nicola Coppe, il giapponese Asada ha cominciato a produrre il suo sake in Italia e lo fa scegliendo una parte specifica dello stivale, ossia la zona di Belluno, dove le montagne sono le vere protagoniste.

    IG@hoshitarosake

    Ma come nasce questa passione tutta giapponese per l’Italia in nome del sake?

    Molto semplice!

    Asada nel 2018 arriva in Italia in occasione del Vinitaly – il celebre salone del vino e non solo che attira cultori da tutto il mondo – per presentare la tipica bevanda giapponese, ma si rende conto che nel nostro Paese questa non è ben conosciuta, anzi ci sono delle idee molto confuse a riguardo.

    E allora la sua missione qual è?

    Quella di “tradurla” meglio questa bevanda. Dopo di ciò avviene il fatidico incontro con Nicola Coppe il quale in fatto di fermentazioni è un maestro, dato che fermenta di tutto, anche il riso. Fin quando ha l’idea di aprire una izakaya, ossia una osteria in stile giapponese, accanto al suo laboratorio di fermentazioni.

    Il nome del luogo è molto semplice e non ci si può sbagliare – Fermentazioni – aperto tutte le sere dal giovedì alla domenica. Tra i piatti imperdibili ci sono i ramen da abbinare al sake della casa ma anche a quelli rigorosamente giapponesi e non manca la carta dei vini.

    I compiti sono ben divisi.

    Asada – che oramai ha imparato l’italiano e si fa comprendere molto bene – si occupa del sake e Coppe della izakaya.

    Il sake ancor prima di un lavoro è una vera e propria arte che racconta tanto delle affascinanti tradizioni del Sol Levante. Ci vogliono ben due mesi per fare un ottimo sake e non ci può fermare. Addirittura Asada spiega che per tre giorni deve stare sveglio per controllare ogni due ore la temperatura della bevanda in fermentazione e poi mescolare.

    L’obiettivo di Asada è di stabilirsi a Biella, qui dove l’acqua è perfetta per poter aprire una sakagura tutta italiana, ma in attesa di questo la sua Hoshitaro Sake Brewery continua la sua missione, fermentare lì dove le affascinanti montagne del Veneto svettano. Intanto non smette di sperimentare e soprattutto di imparare, come ad esempio affinare la tecnica di lavare il riso senza romperne i chicchi e poi quel tocco della mano, così delicato, come solo i giapponesi sanno fare, loro che non usano forchette per mangiare, sarebbe troppo aggressivo, ma bacchette che hanno il potere di sollevare il cibo come se fosse un trofeo da rispettare e onorare, a cui ci si “inchina”, tanto che “itadakimasu” indica proprio l’essere grati di ricevere il cibo, un pò come noi usiamo dire ” Buon Appetito”

    La fusione è stata importante, da un lato l’italiano Coppe – un esperto di microbiologia e fermentazioni – e dall’altro il giapponese Asada con le sue tradizioni e affinate tecniche.

    Un matrimonio perfetto in nome del sake.

    E come dicono in Giappone, Kanpai letteralmente “bicchiere asciutto”) un po’ come il nostro cincin

    Foto copertina: IG@hoshitarosake

  • Il 24 e 25 maggio, il Moulin Rouge si è invitato nel cuore del Musée d’Orsay per un eccezionale weekend di creatività e patrimonio vivente.

    Nella maestosa cornice della Salle des Fêtes, le nostre Maison d’arte – Maison Février plumassier, Atelier Valentin brodeur, Atelier de création Mine Vergès costumier e Maison Clairvoy bottier – sono state protagoniste.

    Le sfilate dei magnifici costumi indossati da artisti hanno permesso ai visitatori di vedere da vicino l’eccellenza delle competenze che danno vita alle riviste del Moulin Rouge.

    Sabato sera, una serata unica di spettacolo ed eleganza ha trasformato il museo in un palcoscenico effimero. Dipinti e statue sembravano prendere vita sotto i passi di un frenetico Cancan francese.

    Screenshot

    Per tutto il fine settimana, conferenze originali hanno animato l’auditorium, esplorando i profondi legami tra il Cancan francese e l’emancipazione femminile, nonché l’affascinante storia del Moulin Rouge.

    Grazie al Musée d’Orsay per questo indimenticabile incontro tra due istituzioni simbolo del patrimonio artistico francese.

    📸 ©Philippe Wojazer

  • Filly di Somma

    Si chiama La Pausa e già il nome racconta molto di questo luogo iconico arroccato tra le spiagge e il mare cristallino della affascinante Costa Azzurra, lì dove la famosa stilista amava rifugiarsi dalla frenesia di Parigi.

    Siamo a Roquebrine-Cap-Martin, ed era il rifugio preferito di quella che tutti noi ricordiamo anche come essere Gabrielle. Una donna straordinaria che rivoluzionò il mondo della moda e ancora oggi a distanza di anni, il suo stile resta eterno. In questa sua casa amava ricevere personaggi anche famosi, quasi come se fosse un “pensatoio” dove incontrarsi.

    IG @c_w_interiors

    Il mese prossimo finalmente questo luogo intriso di arte, storia, bellezza e leggenda aprirà dopo un attento restauro. Sarà il luogo dove il team creativo della più famosa casa di moda francese – Chanel – si ritirerà per sviluppare nuove idee e progetti in nome di Lei, la grande Coco. Ma non solo, la villa sarà una vera e propria residenza di artista per continuare quello che la stilista aveva cominciato.

    IG @c_w_interiors

    Fu nel 1928 che Coco Chanel fece costruire questa villa, ma lei stessa la progettò e la arredò. In effetti fu la sua unica proprietà dato che a Parigi visse sempre all’ Hotel Ritz dove ancora oggi la Suite Chanel mantiene vivo il suo mito. Oggi la villa è stata restaurata dall’architetto molto amico della Maison Chanel, Peter Marino. Lo scenario attorno è di una bellezza surreale, tra ulivi, lavanda, gelsomino, e poi come sfondo quell’incontaminato mare cristallino della Costa Azzurra dove lo sguardo si perde e lascia spazio a una nostalgica malinconia.

    IG @c_w_interiors

    Le pareti bianche e le porte in legno, un camino e tante boiserie, arredi in velluti, tappeti persiani, un tocco spagnolo e rococò nella mobilia voluto da Chanel, oltre a una suggestiva e imponente scalinata, da cui si immagina scendere, nella sua figura esile, gracile ma sempre raffinata, la nostra Gabrielle. Autenticità e storia in un luogo che ha tanto da raccontare e in cui sembra di udire la eco delle conversazioni che un tempo aleggiavano proprio tra quelle mura.

    IG @c_w_interiors

    Nel 1954 Coco Chanel vendette la villa e venne acquistata da un autore ed editore americano, Emery Reeves, il quale continuò quello che aveva iniziato Chanel, ossia ospitare in quel luogo personaggi di un certo calibro come Greta Garbo, Wiston Churchill il quale sembra che avesse scritto una parte di un suo capolavoro proprio tra quelle mura. Ma non mancarono nemmeno Salvador Dalì – il quale vi abitò per diversi mesi e vi dipinse opere meravigliose – e Luchino Visconti. Un luogo che ispirava le menti intellettuali e artistiche di un tempo, un luogo intriso di leggenda e tante storie da raccontare e ascoltare.

    Un luogo dove artisti e pensatori hanno continuato a rifugiarsi lontano dalla frenesia della Parigi di un tempo. Oggi La Pausa rinasce grazie alla Maison Chanel che l’ha riacquistata nel 2015 dopo attenti lavori di restauro e ridiventa quello che è sempre stato nel corso del tempo: una casa di artisti.

    IG @c_w_interiors

    Il luogo ospiterà molto presto un gruppo intellettuali in nome dell’arte da Art Basel e poi nel mese di novembre il primo ritiro ufficiale per scrittori. Ciliegina sulla torta, a settembre, ci sarà la pubblicazione di un libro che avrà tanto da raccontare di questo luogo “La Pausa: The Ideal Mediterranean Villa of Gabrielle Chanel” , un testo illustrato ed edito in francese e inglese.

    Quei muri de La Pausa riprenderanno a parlare a voce alta per raccontare un mito intramontabile e la sua epoca. Un luogo che accoglierà nuovamente scrittori, intellettuali e artisti.

    _____________________________________

    Tutte le foto : IG @c_w_interiors by @clement.vayssieres featured in @tmagazine 

  • Filly di Somma

    La Francia ha dovuto subire giorni fa un grave sabotaggio della rete elettrica che ha messo in ginocchio una buona parte delle Alpi Marittime, nel sud del Paese. Guarda caso proprio mentre era anche in corso il tanto atteso Festival di Cannes, il quale richiama il mondo del cinema e non solo nella scintillante e gettonata Costa Azzurra. Il danno è stato notevole, ben 160.000 abitanti sono rimasti al buio per diverse ore. Si è parlato chiaramente di un sabotaggio firmato da due gruppi anarchici i quali hanno rivendicato l’attacco a Cannes. Nel messaggio, chiaramente senza firma, gli autori affermano di aver incendiato un posto elettrico principale e inoltre segato una linea ad alta tensione proveniente da Nizza. Ovviamente una chiara protesta contro quelle paillettes e il glamour di un evento molto atteso che distrae dai veri problemi, tanto che perturbare il Festival di Cannesera il vero obiettivo. Ma non solo, il fine era anche quello di creare problemi e disagi a diversi siti industriali importanti in loco con un chiaro messaggio ossia quello di spegnere questo sistema mortifero. Indagini in corso e sicurezza rafforzata sono i provvedimenti immediatamente intrapresi.


    Sta facendo oramai il giro del mondo e del web il video che immortala lo schiaffo della première dame di Francia Brigitte Macron al consorte, il Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron. Erano appena atterrati in Vietnam, la scorsa domenica 25 maggio, in occasione di un viaggio presidenziale che li porterà per qualche giorno nel Sud Est Asiatico, quando nel momento in cui si è aperto il portellone dell’areo, due mani di donna, con visibile giacca rossa, afferrano il volto del Presidente Macron, spingendolo con violenza. Una lite dietro le quinte prima di apparire forzatamente sorridenti davanti al pubblico.Lui appare visibilmente imbarazzato, soprattutto quando si accorge di essere stato inquadrato dalle telecamere, ma cerca di stemperare con un sorriso e alzando la mano in segno di saluto. Poi abbandona la scena per qualche secondo, quasi come se volesse ricomporsi e dirne “quattro” alla consorte arrabbiata, ma dopo poco la coppia, insieme, scende le scale dell’aereo. Un particolare è stato notato da tutti: Brigitte rifiuta l’invito del Presidente a donarle il suo braccio. Si percepisce gelo e distacco anche se il Presidente dopo poco, in una intervista, cercherà di giustificare e stemperare l’accaduto affermando che a volte i video che circolano in rete su di lui, hanno il potere di distorcere la realtà. Qui di distorto c’è ben poco, il video “parla” forte e chiaro.Insomma il gesto della première dame fa molto discutere anche se il consorte che si è beccato quel “baffe à la française”, schiaffo alla francese, ha cercato di glissare e sdrammatizzare affermando che i problemi sono ben altri nel mondo, che concentrarsi su questo. “Touché!” come dicono in Francia, ossia “beccato! 
    Un “battibecco presidenziale” -“c’est une chaimaillerie ” – che sta facendo discutere con mille ipotesi circa la crisi della coppia.

    E dopo il blackout e lo schiaffo, non dimentichiamo cosa sta accadendo in Francia anche a livello sociale e finanziario. 
    Non esiste Francia senza scioperi e proteste. In questi giorni non manca la protesta degli artisti contro i tagli alla cultura. Eh sì perché non solo gli artisti ma anche gli operatori culturali in Francia stanno protestando contro i tagli notevoli al bilancio imposti dal Ministero della Cultura. Gli stessi tagli che minacciano il futuro delle rappresentazioni dal vivo e l’accesso pubblico alla cultura. Ma i tagli non riguardano solo i fondi del ministero, qui si parla anche di quei bilanci locali fondamentali per sostenere festival, scuole e attività artistiche, mettendo così a rischio non solo i posti di lavoro ma anche quelle iniziative culturali in tutta la Francia.

    E dalle proteste, l’economia. Si parla tanto della vendita di SFR, nel settore delle telecomunicazioni. Le trattative sono in corso. Ardian è tra i fondi d’investimento più interessati e valuta l’acquisto delle reti fisse e mobili di SFR. Il fondosi èproposto di collaborare con un operatore per rilevarne le infrastrutture. Ardian ha avviato colloqui con Bouygues Telecom per cercare di concretizzare un possibile accordo, mentre il fondo americano KKR sarebbe interessato a Free.Ardian ha discusso con Bouygues, senza ancora raggiungere dei negoziati concreti. Bouygues e Free, oramai da tanti mesi, affianchiate da un team di esperti banchieri, stanno analizzando i conti della SFR.
    Insomma la Francia è in fermento e il mondo sta guardando.

  • L’art contemporain a trouvé en Elena Brovelli une artiste énigmatique dont l’œuvre dépasse les limites de la matière et du visible. Ses Portails, véritables fenêtres sur l’invisible, sont des objets en mouvement, sculptés à travers un tissu vivant, une énergie qui se libère et invite à la guérison. Loin des conventions, Brovelli crée des espaces spirituels, des sanctuaires dans lesquels les émotions se transforment en vibrations et en lumière.

    Un parcours spirituel en constante évolution

    Il n’est pas surprenant que Brovelli devienne l’une des figures les plus fascinantes et convoitées de la scène artistique européenne. Ses performances en silence, où elle façonne ses Portails dans un état de transe, ont captivé les plus grands musées, galeries et institutions. Son art, en pleine ascension, transcende l’artiste elle-même pour devenir une expérience collective, une invitation à l’introspection et à la régénération.

    Ce n’est pas un hasard si sa dernière exposition immersiveTouch Her Soul, présentée lors de la Design Week de Milan, a occupé 800 m² d’espace, un territoire où l’art, la lumière et la spiritualité se mêlent. L’invitation à entrer dans un Portail, c’est l’opportunité d’une nouvelle forme de rencontre, où l’on se retrouve face à soi-même.

    Les Portails de Brovelli : de Milan à Dubaï, l’ascension d’un phénomène mondial

    Elena Brovelli est désormais un nom reconnu bien au-delà de l’Italie, avec des expositions et collaborations importantes qui marquent son ascension. Sa collaboration avec Porsche, où l’artiste a été invitée à repenser l’idée de performance à travers le design et l’art, a bouleversé les codes de la sculpture contemporaine. À travers des gestes précis, elle a réussi à fusionner l’art et la technologie, créant des pièces qui évoquent à la fois la performance humaine et la force mécanique. Son art n’est pas seulement un tableau ou une sculpture, mais un rituel vivant.

    La Borsa di Milano a également été le théâtre de l’une de ses plus grandes performances publiques. À travers une auction exceptionnelle, ses Portails ont été mis en vente pour soutenir la recherche, un acte symbolique de sa volonté de lier art et bien-être collectif. Ce fut un moment charnière, où l’art n’était pas seulement exposé, mais partagé, résonnant profondément avec les collectionneurs et ceux qui s’engagent dans des causes sociales.

    Le Gala FIRA : un moment de fusion entre art et charité

    Le Gala FIRA à Milan, organisé pour soutenir la recherche sur les maladies rhumatologiques féminines, a été un autre jalon dans cette évolution. Brovelli y a présenté son œuvre Ligea, un Portail en tissus qui a été mis aux enchères au bénéfice de la recherche médicale. Ce gala, qui a réuni plus de 200 invités, dont des figures de la scène artistique et culturelle italienne, a vu Nicoletta Manni et Timofej Andrijashenko, étoiles du Teatro alla Scala, offrir une performance inoubliable. La soirée a permis de réunir des fonds vitaux pour soutenir les jeunes chercheurs et de renforcer le rôle de l’art dans l’accompagnement des grandes causes sociales.

    L’avenir : des projets à couper le souffle

    Elena Brovelli a désormais un agenda international qui inclut des projets à Innsbruck, Monaco, Paris, Berlin, Rome, Dubaï, ainsi que d’autres collaborations top secrètes qui ne sont pas encore révélées au public. Sa pratique artistique ne cesse de se renouveler, se nourrissant de la même spiritualité et des mêmes rituels qui la caractérisent.

    Le silence, l’embrassade universelle, la senteur du palo santo et la création consciente sont les piliers d’une œuvre qui, plus qu’une expérience esthétique, devient un voyage de guérison. Le monde de l’art ne l’a pas seulement accueillie, il l’a absorbée. Brovelli ne crée pas simplement des œuvres, elle ouvre des portes.

  • Ci sono serate in cui la città sembra rallentare il respiro. Momenti sospesi, dove la bellezza smette di essere spettacolo e si fa medicina.


    È accaduto il 20 maggio, tra le navate storiche del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, per la prima edizione di Donne in Movimento, il gala promosso dalla Fondazione FIRA a sostegno della ricerca sulle malattie reumatologiche femminili.


    In un’atmosfera fatta di sussurri, luce dorata e conversazioni attente, si sono intrecciati cocktail nel chiostro seicentesco, visite private alle Gallerie di Leonardo, e le emozioni donate sul palco da Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko, étoile e primo ballerino del Teatro alla Scala. Accanto a loro, la giovane violinista Anita Baldissin ha stregato il pubblico con un’esecuzione intensa, luminosa, quasi fuori dal tempo.

    Ma in mezzo a questa raffinata composizione estetica e benefica, c’era una presenza che vibrava a un’altra frequenza: Elena Brovelli, artista che molti ormai definiscono una delle voci spirituali più potenti dell’arte contemporanea italiana.
    Parlare del lavoro di Brovelli significa, prima di tutto, ammettere che non si osserva. Si attraversa. Tele tese in tessuti preziosi rigenerati, piegate in onde che non sono mai casuali, ma canalizzazioni di energia. Ogni opera è un rito silenzioso, una porta tra mondi. Un luogo di passaggio interiore.
    Il suo ciclo più recente, Touch Her Soul, esplora il potere dei rituali ancestrali: l’abbraccio come linguaggio primordiale, il profumo del palo santo come invito a liberare tensioni, il gesto sacro del “lasciar andare” come possibilità concreta di trasformazione.


    Chi osserva le sue opere non cerca spiegazioni. Cerca respiro, quiete, equilibrio.

    La sua partecipazione alla serata FIRA non è stata casuale. Il suo percorso artistico – così fortemente connesso all’idea di guarigione non solo fisica, ma emozionale e percettiva – si allinea profondamente con la missione della Fondazione: dare voce e sollievo a milioni di donne il cui dolore è spesso invisibile. L’opera donata all’asta, uno dei suoi portali più simbolici, si è distinta come punto di quiete nella dinamica della serata. Non era solo un pezzo da collezione: era una chiamata alla consapevolezza. Ed è forse per questo che Elena Brovelli è oggi seguita e collezionata a livello internazionale, da Dubai a Milano, da gallerie a spazi di meditazione, in un crescendo che la pone tra le artiste più enigmatiche e riconoscibili del nuovo linguaggio spirituale europeo.

    Certo, molte opere sono state vendute. L’asta ha funzionato, i fondi raccolti daranno vita alla prima Borsa di Ricerca “Carla Fracci” per giovani scienziati impegnati nello studio delle patologie reumatologiche. Ma il vero successo della serata è stato un altro: avere riunito scienza, arte e spirito in un unico luogo, e averlo fatto con grazia, profondità e rigore.

    Tra le pieghe di un’opera di Brovelli, dove molti si sono fermati a lungo in silenzio, era evidente che questo evento non fosse solo beneficenza. Era una chiamata al risveglio. Un invito a riconnettersi con sé stessi, attraverso l’arte, il gesto e la cura.

    Elena Brovelli espone attualmente a Milano e all’estero. La sua prossima serie esplorativa, in uscita in autunno, sarà dedicata al respiro sacro e alle costellazioni familiari.

    Per approfondire: http://www.elenabrovelli.com

    _______________________________________________________________

    Quando l’arte guarisce: Elena Brovelli e la notte in cui Milano ha danzato per le donne

    Ci sono notti in cui Milano smette di correre e comincia ad ascoltare. In cui l’arte non è intrattenimento, ma il linguaggio del corpo, del dolore, della cura.

    La serata Donne in Movimento, promossa dalla Fondazione FIRA e ospitata il 20 maggio al Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci, è stata una di quelle notti.


    Un cocktail raffinato nel chiostro seicentesco, la danza sublime di Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko, la magia del violino della giovanissima Anita Baldissin e, soprattutto, una chiamata collettiva alla responsabilità: sostenere la ricerca reumatologica femminile con gesti concreti e bellezza
    condivisa.
    Tra gli artisti coinvolti nell’asta benefica, che si è tenuta nella storica Sala delle Colonne dedicata a Leonardo da Vinci, una presenza ha vibrato con un’intensità diversa: Elena Brovelli. Definire il suo lavoro è sfiorare qualcosa di più ampio. Le sue opere, tessute in pieghe rituali, sono portali. Luoghi sospesi tra la materia e il silenzio, pensati per accogliere chi attraversa dolore, transizione, rinascita.


    L’abbraccio, l’energia del palo santo, il movimento delle onde, il sacro femminile, il concetto di guarigione fisica ed emotiva: tutto convive, da sempre, nel suo registro artistico. Non sono elementi tematici, ma architetture interiori. Ogni opera nasce come uno spazio da abitare, e ogni sguardo che vi si posa ne attiva il potenziale.

    La sua ultima mostra immersiva, Touch Her Soul, ha segnato un punto di svolta: un’esperienza sensoriale e spirituale, in cui il pubblico era chiamato non solo a osservare, ma a entrare, respirare, sentire. Da quel progetto nasce Ligea, opera donata per l’occasione all’asta, che ha attirato l’attenzione di collezionisti, curatori e appassionati. Non solo per la sua forza visiva, ma per il suo messaggio profondo: non si guarisce soltanto con la medicina.

    Si guarisce anche con la bellezza, il gesto e la presenza.


    Ed è forse per questo che Elena Brovelli sta conoscendo una crescita internazionale che ha del fenomeno, pur restando misteriosa, silenziosa, inaccessibile. La sua ascesa non è urlata: è scelta, intuita, seguita da chi riconosce il valore del sacro nel contemporaneo.

    Il successo della serata non si misura solo nei fondi raccolti per la Borsa di Ricerca “Carla Fracci”, ma nell’atmosfera generata: un campo di energia, arte e presenza che ha permesso a ognuno dei presenti di portare a casa qualcosa di più di un ricordo.

    Tra le pieghe dell’opera di Brovelli, molti si sono fermati in silenzio. E lì, nel cuore di una serata benefica, si è compreso che non si trattava solo di donare, ma di sentire.

    Elena Brovelli espone attualmente a Milano e all’estero. Le sue opere fanno parte di collezioni private internazionali e progetti multidisciplinari dedicati alla rigenerazione spirituale e ambientale.

    Per approfondimenti: http://www.elenabrovelli.com

  • Filly di Somma

    La città di Parigi inaugura il Belvédère de la Bohème in omaggio a Charles Aznavour. Incrocio tra rue Saint Vincent e rue de la Bonne (18° arrondissement)

    Giovedì 22 maggio, la città di Parigi ha reso omaggio a Charles Aznavour e alla sua opera inaugurando il Belvédère de la Bohème a Montmartre alla presenza della famiglia dell’artista.

    Nato a Parigi oltre un secolo fa, Charles Aznavour è un’icona parigina, francese e armena. Ha lasciato dietro di sé una notevole eredità culturale e un’opera filantropica.

    Cantante fin da giovane, ha continuato a scrivere, comporre ed eseguire canzoni in Francia e all’estero. Nel 1960, Je m’voyais déjà fu il suo primo successo. Charles Aznavour ha continuato a scrivere alcune delle canzoni più iconiche degli anni ’60 e ’70: Les Comédiens, For me formidable, La Mamma, Comme ils disent, Emmenez-moi, La Bohème…

    Un successo clamoroso il cui nome rimanda agli artisti romantici del XIX secolo, quest’ultima canzone racconta la storia di un giovane squattrinato di Montmartre, la cui carriera artistica nascente, sebbene finanziariamente complicata, si rivela un ricordo felice che costituirà i più bei anni della sua vita.

    Lo stile poetico unico di Charles Aznavour lo portò al successo internazionale, accentuato dal suo sincero impegno verso le origini, quando creò la Fondazione Aznavour per le vittime del tragico terremoto che colpì l’Armenia il 7 dicembre 1988. Oggi la Fondazione perpetua la memoria del suo lavoro e sostiene numerosi progetti umanitari.

    In occasione del 100° anniversario della nascita di Charles Aznavour, la Città di Parigi ha ribattezzato una parte dei giardini degli Champs-Elysées come giardino Charles Aznavour, accanto al giardino Yerevan, alla spianata armena e alla statua Komitas.

    Giovedì 22 maggio, la città di Parigi rende omaggio a Charles Aznavour intitolando un belvedere di Montmartre a una delle sue più belle canzoni.

    Personalità presenti:

    Arman Khachatryan, Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Repubblica d’Armenia

    Eric Lejoindre, Sindaco del 18° arrondissement

    Laurence Patrice, Assessore alla Memoria e al Mondo dei Veterani di Parigi

    Carine Rolland, Assessore alla Cultura e alla Città di Parigi

    Mischa Aznavour, figlio di Charles Aznavour.

    Fonte: ville de Paris


  • Jeudi 22 mai, la Ville de Paris rend hommage à Charles Aznavour et son œuvre en inaugurant le Belvédère de la Bohème à Montmartre en présence de la famille de l’artiste.


    Né à Paris, il y a plus d’un siècle, Charles Aznavour est une icône parisienne, française et arménienne. Il a laissé derrière lui un héritage culturel et une œuvre philanthropique considérables.
    Chanteur dès son enfance, il écrit par la suite des chansons, les compose et les interprète en France et à l’étranger. En 1960, Je m’voyais déjà est son premier succès. Charles Aznavour compose ensuite quelques-unes des chansons les plus emblématiques des années 1960 et 1970 : Les Comédiens, For me formidable, La Mamma, Comme ils disent, Emmenez-moi, La Bohème…

    Succès retentissant dont le nom fait référence aux artistes romantiques du 19ème siècle, cette dernière chanson raconte l’histoire d’un jeune montmartrois désargenté dont la carrière artistique naissante quoique compliquée financièrement se révèle être un souvenir heureux qui composera les plus belles
    années de sa vie.

    Cette poésie si singulière permet à Charles Aznavour de connaître un succès international qui s’accentua avec son engagement sincère envers ses origines puisqu’il créa la Fondation Aznavour pour les victimes du tragique tremblement de terre qui a frappé l’Arménie le 7 décembre 1988. Celle-ci perpétue aujourd’hui la mémoire de son œuvre et soutient de nombreux projets humanitaires.

    À l’occasion du 100e anniversaire de la naissance de Charles Aznavour, la Ville de Paris avait renommé une partie des jardins des Champs-Elysées, jardin Charles Aznavour, tout près du jardin d’Erevan, de l’esplanade d’Arménie et de la statue Komitas.


    Ce jeudi 22 mai, la Ville de Paris rend hommage à Charles Aznavour en donnant le nom de l’une ses plus belles chansons à un belvédère de Montmartre.


    Personnalités présentes :


    Arman Khachatryan, Ambassadeur extraordinaire et plénipotentiaire de la République d’Arménie ;
    Eric Lejoindre, maire du 18e arrondissement ;
    Laurence Patrice, adjointe à la Maire de Paris en charge de la mémoire et du monde combattant ;
    Carine Rolland, adjointe à la Maire de Paris en charge de Culture et de la Ville du quart d’heure ;
    Mischa Aznavour, fils de Charles Aznavour.

    Souce : Ville de Paris.