Filly di Somma
Parigi ha tanti volti. C’è quella dei monumenti, dei grandi musei, dei boulevard e dei caffè. E poi c’è una Parigi più intima, quella di chi la vive ogni giorno, la attraversa con la macchina fotografica e nel tempo decide di chiamarla casa. È la Parigi di Walter Boï, fotografo e film-maker sardo che da molti anni vive nella capitale francese.
Quando si visita Parigi per la prima volta, è facile lasciarsi conquistare dalla sua bellezza più conosciuta: la Tour Eiffel, Montmartre, la Senna, il Louvre, Notre-Dame. Ma Parigi non è soltanto ciò che vediamo durante un viaggio. È anche ciò che scopriamo lentamente, camminando senza fretta, entrando in una strada secondaria, osservando le persone sedute ai tavolini di un bistrot o seguendo la luce che cambia sui palazzi. È questa Parigi, più personale e contemporanea, che ho ritrovato incontrando Walter Boï.
Dalla Sardegna a Parigi
Walter Boï è originario della Sardegna e ha scelto Parigi come città d’adozione. La sua storia racconta una delle tante anime della capitale francese: quella degli artisti e dei creativi arrivati da altri Paesi e diventati, nel tempo, parte del tessuto culturale della città. Dopo gli studi all’Istituto Europeo di Design di Cagliari, Boï ha intrapreso un percorso professionale internazionale nel mondo della fotografia, della moda e del cinema. Parigi è diventata il centro di questo percorso. Ma vivere a Parigi non ha significato dimenticare la Sardegna. Al contrario, la distanza dalla propria terra sembra aver reso ancora più forte il rapporto con le proprie origini. Ed è proprio questo aspetto che rende interessante la sua storia anche per chi visita Parigi: attraverso il suo sguardo possiamo scoprire una città capace di accogliere identità diverse e di trasformarle in qualcosa di nuovo.
Una Parigi vista attraverso l’obiettivo

Dal profilo Facebook di Walter Boï
Walter Boï lavora da anni con la fotografia e ha collaborato con importanti riviste e realtà internazionali legate alla moda, all’arte e allo spettacolo. Sul suo sito ufficiale,walterboi.com, è possibile entrare nel suo universo fotografico e scoprire i diversi progetti che hanno caratterizzato il suo percorso. Le sue fotografie raccontano persone, moda e atmosfere, ma hanno spesso una forte componente narrativa. Ed è proprio questo che mi interessa particolarmente come osservatrice di Parigi: la fotografia può diventare un modo per conoscere una città. Non soltanto attraverso i suoi monumenti, ma attraverso le persone che la abitano.
Rue de Lancry: una Parigi più intima
Tra i suoi progetti più interessanti c’è Paris rue de Lancry, DiARiO, nato durante il lockdown del 2020. In quel periodo Parigi, come molte altre città del mondo, si era fermata. Le strade normalmente affollate erano diventate silenziose e gli abitanti erano costretti a vivere dentro uno spazio molto più ristretto. Boï trasformò il proprio appartamento-studio di rue de Lancry in un set fotografico. Realizzò 55 autoritratti, utilizzando il proprio corpo, gli oggetti, la luce e gli spazi della casa per costruire immagini diverse. Per chi conosce Parigi, rue de Lancry è una zona che permette di entrare in una dimensione diversa della città, lontana dai grandi itinerari turistici. Ed è proprio questo uno degli aspetti che trovo più affascinanti del progetto: una strada, un appartamento e una situazione apparentemente ordinaria possono diventare materia per raccontare Parigi.
La Parigi degli artisti
C’è una Parigi che appartiene ai visitatori e una Parigi che appartiene a chi la vive. Walter Boï fa parte di quella seconda dimensione. Il suo percorso attraversa fotografia, moda, cinema e arte e racconta una città internazionale nella quale persone provenienti da culture differenti si incontrano continuamente. È anche questa la magia di Parigi. Puoi arrivare da un’isola del Mediterraneo e costruire qui il tuo percorso. Puoi arrivare da un’altra parte del mondo e trovare il tuo spazio. Puoi vivere nella capitale francese per pochi giorni oppure per trent’anni e continuare a scoprire qualcosa di nuovo.
Un incontro tra Sardegna e Parigi
Conoscere Walter Boï significa anche incontrare una piccola parte di Sardegna nel cuore di Parigi. La sua storia ricorda che viaggiare non significa necessariamente lasciare qualcosa alle proprie spalle. Spesso significa portare con sé un luogo e permettergli di dialogare con quello nuovo. La Sardegna e Parigi, apparentemente così lontane, diventano così due punti della stessa storia. L’isola rappresenta le radici. Parigi rappresenta la scoperta, la crescita, il cambiamento. E tra le due c’è la fotografia.
Per chi ama scoprire una Parigi diversa
Se siete già stati a Parigi più volte e avete visitato i luoghi più famosi, storie come quella di Walter Boï possono essere un invito a guardare la città con occhi nuovi. Provate a camminare senza una meta precisa. Entrate nei quartieri meno conosciuti. Guardate le insegne, i portoni, le finestre, i piccoli negozi. Sedetevi a osservare la gente. Parlate con chi ha scelto Parigi come casa. Perché una delle cose più belle di questa città è proprio la possibilità di incontrare il mondo senza necessariamente lasciare le sue strade.
La Parigi che si porta dentro
Walter Boï ha scelto Parigi come città d’adozione, ma la Sardegna continua a far parte della sua identità. Ed è forse questa la cosa che più mi ha colpito incontrandolo. Perché Parigi, in fondo, è anche questo: una città nella quale si arriva da lontano e nella quale, qualche volta, si finisce per trovare una nuova casa. La fotografia di Boï racconta persone e luoghi, ma racconta anche questo viaggio. Un viaggio fatto di immagini, incontri, creatività e nuove prospettive. Ed è proprio attraverso queste storie che possiamo scoprire una Parigi diversa: non soltanto quella dei monumenti che fotografiamo durante una vacanza, ma quella delle persone che ogni giorno contribuiscono a renderla una delle città più affascinanti del mondo.
Per vedere fotografie, progetti e lavori dell’artista:
Se invece state programmando un viaggio a Parigi, prendete questo incontro come un piccolo suggerimento: guardate la città come farebbe un fotografo.
A volte, per scoprire una Parigi nuova, basta cambiare punto di vista.
