Filly di Somma
Nel cuore di Saint-Michel, a pochi passi dal brulichio del Quartiere Latino, c’è un ristorante che sembra quasi voler sfuggire agli occhi dei passanti. Si chiama MUKU – Comptoir Japonais e, già dall’ingresso, racconta qualcosa della sua filosofia: una piccola porta, quasi nascosta, conduce a un ambiente intimo dove la cucina giapponese diventa un’esperienza fatta di precisione, convivialità e attenzione alle materie prime.
Siamo al 8 rue Suger, nel VI arrondissement di Parigi, in una zona centrale ma lontana, almeno una volta varcata la soglia, dal rumore della città.
Un izakaya nel cuore di Parigi

MUKU nasce con l’idea di portare a Parigi lo spirito degli izakaya giapponesi: locali informali e accoglienti dove mangiare diversi piatti, condividere, bere un buon sake e trascorrere il tempo senza fretta.
Il ristorante si ispira proprio ai tradizionali comptoir giapponesi, reinterpretandoli in uno spazio raccolto. L’ambiente è caratterizzato da legno, pietra e un’atmosfera volutamente intima. La piccola porta d’ingresso, diventata quasi un elemento distintivo del locale, introduce a un ambiente molto più ampio di quanto ci si potrebbe aspettare dall’esterno.
È una delle particolarità che rendono MUKU diverso dal classico ristorante giapponese: qui l’obiettivo non sembra essere quello di proporre un menu sterminato, ma di concentrarsi su pochi piatti curati e su un’esperienza più personale.
La cucina dello chef Ryota Suzuki
Al centro del progetto c’è Ryota Suzuki, chef giapponese con oltre quindici anni di esperienza e una formazione tra Tokyo, Shizuoka e Parigi. Nel suo percorso figurano anche esperienze in ristoranti parigini esigenti come ABRI e TAKARA.
La sua cucina si muove tra tradizione e sensibilità contemporanea, mantenendo però un legame molto forte con la cultura gastronomica giapponese.
Il concetto è semplice: ingredienti di qualità, preparazioni precise e piatti pensati per essere condivisi. Una filosofia che emerge anche dalla carta, dove accanto a sushi e sashimi trovano spazio preparazioni tipiche della cucina casalinga e dell’izakaya.
Cosa mangiare da MUKU
La carta serale propone una selezione relativamente compatta, ma ricca di spunti.
Tra gli antipasti troviamo le edamame piripiri, condite con una salsa piccante, la Potesara Ajitama, una versione giapponese dell’insalata di patate con uovo ajitama, e il chawanmushi, una sorta di delicato flan salato preparato con pollo, funghi, gamberi e ginkgo.
Uno dei piatti più interessanti è il Kani Cream Korokké, una crocchetta fondente a base di granchio e crema, mentre tra le proposte di pesce spicca il Gindara Saikyo Yaki, merluzzo nero marinato nel miso Saikyo e poi grigliato.
Per chi preferisce la carne c’è invece il Kakuni al vino rosso, pancetta di maiale cotta lentamente con vino rosso e spezie, oppure le tsukune, polpette di pollo grigliate servite con salsa al tuorlo d’uovo.
Naturalmente non manca la parte dedicata a sushi e sashimi, con un assortimento di sashimi e una selezione dello chef di cinque pezzi di sushi.
Il sake come compagno della cena
Un altro elemento importante dell’esperienza MUKU è il sake.
La proposta è pensata per accompagnare la cucina e comprende diverse tipologie provenienti da varie zone del Giappone. La carta include inoltre umeshu, yuzushu, highball e cocktail che giocano con ingredienti come yuzu e sake.
L’idea è quella di trasformare la cena in un percorso da condividere: piccoli piatti al centro del tavolo, un bicchiere di sake e il ritmo rilassato tipico dell’izakaya.
Anche il dessert parla giapponese
La carta dei dolci continua sulla stessa linea.
Tra le proposte troviamo un gelato accompagnato da riso soffiato caramellato, disponibile in gusti come yuzu-yogurt, matcha, sesamo nero, nori e mango. C’è poi il Kuromitsu-Kinako, un riso al latte accompagnato da crumble al sesamo nero, sciroppo di canna da zucchero e polvere di soia tostata.
Non manca infine il mochi, proposto in quantità limitata in collaborazione con la pasticceria TOMO.
Un indirizzo da scoprire con calma
MUKU non è il classico ristorante giapponese dove entrare, ordinare una grande quantità di sushi e uscire rapidamente.
La sua forza sta soprattutto nell’atmosfera raccolta e nell’idea di vivere la cucina giapponese attraverso più preparazioni. È un posto che invita a sedersi, ordinare diversi piatti, assaggiare e condividere.
Anche la posizione contribuisce al suo fascino: Saint-Michel è una delle zone più vivaci di Parigi, ma MUKU sembra creare una piccola parentesi lontana dal caos delle strade circostanti.
La critica di Time Out Paris, che ha visitato il ristorante in forma anonima, lo descrive come un piccolo izakaya nascosto dietro una porta particolarmente minuta e ne sottolinea la cucina, il menu del pranzo e la selezione di sake.
Informazioni utili
MUKU – Comptoir Japonais
8 rue Suger, 75006 Paris
Il ristorante è aperto dal martedì al sabato, a pranzo dalle 12 alle 14 e a cena dalle 19 alle 23. La cucina chiude alle 22. Domenica e lunedì sono giorni di chiusura.
Il menu serale comprende, tra le altre cose, sashimi a 25 €, sushi assortito a 29 €, il Gindara Saikyo Yaki a 19 € e le crocchette di granchio a 12 €; i prezzi possono naturalmente cambiare, quindi è consigliabile controllare la carta aggiornata prima della visita.
MUKU è, in definitiva, un piccolo indirizzo parigino per chi vuole incontrare il Giappone attraverso una cucina precisa, intima e conviviale. Non punta sulla quantità, ma sulla cura: pochi piatti, ingredienti protagonisti, sake e un ambiente raccolto. Una piccola porta nel cuore di Parigi che conduce, almeno per qualche ora, dall’altra parte del mondo.
