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  • Filly di Somma

    Parigi ha tanti volti. C’è quella dei monumenti, dei grandi musei, dei boulevard e dei caffè. E poi c’è una Parigi più intima, quella di chi la vive ogni giorno, la attraversa con la macchina fotografica e nel tempo decide di chiamarla casa. È la Parigi di Walter Boï, fotografo e film-maker sardo che da molti anni vive nella capitale francese.

    Quando si visita Parigi per la prima volta, è facile lasciarsi conquistare dalla sua bellezza più conosciuta: la Tour Eiffel, Montmartre, la Senna, il Louvre, Notre-Dame. Ma Parigi non è soltanto ciò che vediamo durante un viaggio. È anche ciò che scopriamo lentamente, camminando senza fretta, entrando in una strada secondaria, osservando le persone sedute ai tavolini di un bistrot o seguendo la luce che cambia sui palazzi. È questa Parigi, più personale e contemporanea, che ho ritrovato incontrando Walter Boï.

    Dalla Sardegna a Parigi

    Walter Boï è originario della Sardegna e ha scelto Parigi come città d’adozione. La sua storia racconta una delle tante anime della capitale francese: quella degli artisti e dei creativi arrivati da altri Paesi e diventati, nel tempo, parte del tessuto culturale della città. Dopo gli studi all’Istituto Europeo di Design di Cagliari, Boï ha intrapreso un percorso professionale internazionale nel mondo della fotografia, della moda e del cinema. Parigi è diventata il centro di questo percorso. Ma vivere a Parigi non ha significato dimenticare la Sardegna. Al contrario, la distanza dalla propria terra sembra aver reso ancora più forte il rapporto con le proprie origini. Ed è proprio questo aspetto che rende interessante la sua storia anche per chi visita Parigi: attraverso il suo sguardo possiamo scoprire una città capace di accogliere identità diverse e di trasformarle in qualcosa di nuovo.

    Una Parigi vista attraverso l’obiettivo

    Dal profilo Facebook di Walter Boï

    Walter Boï lavora da anni con la fotografia e ha collaborato con importanti riviste e realtà internazionali legate alla moda, all’arte e allo spettacolo. Sul suo sito ufficiale,walterboi.com, è possibile entrare nel suo universo fotografico e scoprire i diversi progetti che hanno caratterizzato il suo percorso. Le sue fotografie raccontano persone, moda e atmosfere, ma hanno spesso una forte componente narrativa. Ed è proprio questo che mi interessa particolarmente come osservatrice di Parigi: la fotografia può diventare un modo per conoscere una città. Non soltanto attraverso i suoi monumenti, ma attraverso le persone che la abitano.

    Rue de Lancry: una Parigi più intima

    Tra i suoi progetti più interessanti c’è Paris rue de Lancry, DiARiO, nato durante il lockdown del 2020. In quel periodo Parigi, come molte altre città del mondo, si era fermata. Le strade normalmente affollate erano diventate silenziose e gli abitanti erano costretti a vivere dentro uno spazio molto più ristretto. Boï trasformò il proprio appartamento-studio di rue de Lancry in un set fotografico. Realizzò 55 autoritratti, utilizzando il proprio corpo, gli oggetti, la luce e gli spazi della casa per costruire immagini diverse. Per chi conosce Parigi, rue de Lancry è una zona che permette di entrare in una dimensione diversa della città, lontana dai grandi itinerari turistici. Ed è proprio questo uno degli aspetti che trovo più affascinanti del progetto: una strada, un appartamento e una situazione apparentemente ordinaria possono diventare materia per raccontare Parigi.

    La Parigi degli artisti

    C’è una Parigi che appartiene ai visitatori e una Parigi che appartiene a chi la vive. Walter Boï fa parte di quella seconda dimensione. Il suo percorso attraversa fotografia, moda, cinema e arte e racconta una città internazionale nella quale persone provenienti da culture differenti si incontrano continuamente. È anche questa la magia di Parigi. Puoi arrivare da un’isola del Mediterraneo e costruire qui il tuo percorso. Puoi arrivare da un’altra parte del mondo e trovare il tuo spazio. Puoi vivere nella capitale francese per pochi giorni oppure per trent’anni e continuare a scoprire qualcosa di nuovo.

    Un incontro tra Sardegna e Parigi

    Conoscere Walter Boï significa anche incontrare una piccola parte di Sardegna nel cuore di Parigi. La sua storia ricorda che viaggiare non significa necessariamente lasciare qualcosa alle proprie spalle. Spesso significa portare con sé un luogo e permettergli di dialogare con quello nuovo. La Sardegna e Parigi, apparentemente così lontane, diventano così due punti della stessa storia. L’isola rappresenta le radici. Parigi rappresenta la scoperta, la crescita, il cambiamento. E tra le due c’è la fotografia.

    Per chi ama scoprire una Parigi diversa

    Se siete già stati a Parigi più volte e avete visitato i luoghi più famosi, storie come quella di Walter Boï possono essere un invito a guardare la città con occhi nuovi. Provate a camminare senza una meta precisa. Entrate nei quartieri meno conosciuti. Guardate le insegne, i portoni, le finestre, i piccoli negozi. Sedetevi a osservare la gente. Parlate con chi ha scelto Parigi come casa. Perché una delle cose più belle di questa città è proprio la possibilità di incontrare il mondo senza necessariamente lasciare le sue strade.

    La Parigi che si porta dentro

    Walter Boï ha scelto Parigi come città d’adozione, ma la Sardegna continua a far parte della sua identità. Ed è forse questa la cosa che più mi ha colpito incontrandolo. Perché Parigi, in fondo, è anche questo: una città nella quale si arriva da lontano e nella quale, qualche volta, si finisce per trovare una nuova casa. La fotografia di Boï racconta persone e luoghi, ma racconta anche questo viaggio. Un viaggio fatto di immagini, incontri, creatività e nuove prospettive. Ed è proprio attraverso queste storie che possiamo scoprire una Parigi diversa: non soltanto quella dei monumenti che fotografiamo durante una vacanza, ma quella delle persone che ogni giorno contribuiscono a renderla una delle città più affascinanti del mondo.

    Per vedere fotografie, progetti e lavori dell’artista:

    www.walterboi.com

    Se invece state programmando un viaggio a Parigi, prendete questo incontro come un piccolo suggerimento: guardate la città come farebbe un fotografo.

    A volte, per scoprire una Parigi nuova, basta cambiare punto di vista.

  • Filly di Somma

    Nel cuore di Saint-Michel, a pochi passi dal brulichio del Quartiere Latino, c’è un ristorante che sembra quasi voler sfuggire agli occhi dei passanti. Si chiama MUKU – Comptoir Japonais e, già dall’ingresso, racconta qualcosa della sua filosofia: una piccola porta, quasi nascosta, conduce a un ambiente intimo dove la cucina giapponese diventa un’esperienza fatta di precisione, convivialità e attenzione alle materie prime.

    Siamo al 8 rue Suger, nel VI arrondissement di Parigi, in una zona centrale ma lontana, almeno una volta varcata la soglia, dal rumore della città.

    Un izakaya nel cuore di Parigi

    Screenshot IG@muku.paris

    MUKU nasce con l’idea di portare a Parigi lo spirito degli izakaya giapponesi: locali informali e accoglienti dove mangiare diversi piatti, condividere, bere un buon sake e trascorrere il tempo senza fretta.

    Il ristorante si ispira proprio ai tradizionali comptoir giapponesi, reinterpretandoli in uno spazio raccolto. L’ambiente è caratterizzato da legno, pietra e un’atmosfera volutamente intima. La piccola porta d’ingresso, diventata quasi un elemento distintivo del locale, introduce a un ambiente molto più ampio di quanto ci si potrebbe aspettare dall’esterno.

    È una delle particolarità che rendono MUKU diverso dal classico ristorante giapponese: qui l’obiettivo non sembra essere quello di proporre un menu sterminato, ma di concentrarsi su pochi piatti curati e su un’esperienza più personale.

    La cucina dello chef Ryota Suzuki

    Al centro del progetto c’è Ryota Suzuki, chef giapponese con oltre quindici anni di esperienza e una formazione tra Tokyo, Shizuoka e Parigi. Nel suo percorso figurano anche esperienze in ristoranti parigini esigenti come ABRI e TAKARA.

    La sua cucina si muove tra tradizione e sensibilità contemporanea, mantenendo però un legame molto forte con la cultura gastronomica giapponese.

    Il concetto è semplice: ingredienti di qualità, preparazioni precise e piatti pensati per essere condivisi. Una filosofia che emerge anche dalla carta, dove accanto a sushi e sashimi trovano spazio preparazioni tipiche della cucina casalinga e dell’izakaya.

    Cosa mangiare da MUKU

    La carta serale propone una selezione relativamente compatta, ma ricca di spunti.

    Tra gli antipasti troviamo le edamame piripiri, condite con una salsa piccante, la Potesara Ajitama, una versione giapponese dell’insalata di patate con uovo ajitama, e il chawanmushi, una sorta di delicato flan salato preparato con pollo, funghi, gamberi e ginkgo.

    Uno dei piatti più interessanti è il Kani Cream Korokké, una crocchetta fondente a base di granchio e crema, mentre tra le proposte di pesce spicca il Gindara Saikyo Yaki, merluzzo nero marinato nel miso Saikyo e poi grigliato.

    Per chi preferisce la carne c’è invece il Kakuni al vino rosso, pancetta di maiale cotta lentamente con vino rosso e spezie, oppure le tsukune, polpette di pollo grigliate servite con salsa al tuorlo d’uovo.

    Naturalmente non manca la parte dedicata a sushi e sashimi, con un assortimento di sashimi e una selezione dello chef di cinque pezzi di sushi.

    Il sake come compagno della cena

    Un altro elemento importante dell’esperienza MUKU è il sake.

    La proposta è pensata per accompagnare la cucina e comprende diverse tipologie provenienti da varie zone del Giappone. La carta include inoltre umeshu, yuzushu, highball e cocktail che giocano con ingredienti come yuzu e sake.

    L’idea è quella di trasformare la cena in un percorso da condividere: piccoli piatti al centro del tavolo, un bicchiere di sake e il ritmo rilassato tipico dell’izakaya.

    Anche il dessert parla giapponese

    La carta dei dolci continua sulla stessa linea.

    Tra le proposte troviamo un gelato accompagnato da riso soffiato caramellato, disponibile in gusti come yuzu-yogurt, matcha, sesamo nero, nori e mango. C’è poi il Kuromitsu-Kinako, un riso al latte accompagnato da crumble al sesamo nero, sciroppo di canna da zucchero e polvere di soia tostata.

    Non manca infine il mochi, proposto in quantità limitata in collaborazione con la pasticceria TOMO.

    Un indirizzo da scoprire con calma

    MUKU non è il classico ristorante giapponese dove entrare, ordinare una grande quantità di sushi e uscire rapidamente.

    La sua forza sta soprattutto nell’atmosfera raccolta e nell’idea di vivere la cucina giapponese attraverso più preparazioni. È un posto che invita a sedersi, ordinare diversi piatti, assaggiare e condividere.

    Anche la posizione contribuisce al suo fascino: Saint-Michel è una delle zone più vivaci di Parigi, ma MUKU sembra creare una piccola parentesi lontana dal caos delle strade circostanti.

    La critica di Time Out Paris, che ha visitato il ristorante in forma anonima, lo descrive come un piccolo izakaya nascosto dietro una porta particolarmente minuta e ne sottolinea la cucina, il menu del pranzo e la selezione di sake.

    Informazioni utili

    MUKU – Comptoir Japonais
    8 rue Suger, 75006 Paris

    Il ristorante è aperto dal martedì al sabato, a pranzo dalle 12 alle 14 e a cena dalle 19 alle 23. La cucina chiude alle 22. Domenica e lunedì sono giorni di chiusura.

    Il menu serale comprende, tra le altre cose, sashimi a 25 €, sushi assortito a 29 €, il Gindara Saikyo Yaki a 19 € e le crocchette di granchio a 12 €; i prezzi possono naturalmente cambiare, quindi è consigliabile controllare la carta aggiornata prima della visita.

    MUKU è, in definitiva, un piccolo indirizzo parigino per chi vuole incontrare il Giappone attraverso una cucina precisa, intima e conviviale. Non punta sulla quantità, ma sulla cura: pochi piatti, ingredienti protagonisti, sake e un ambiente raccolto. Una piccola porta nel cuore di Parigi che conduce, almeno per qualche ora, dall’altra parte del mondo.

  • Filly di Somma

    C’è una Parigi che si scopre lontano dai grandi monumenti, passeggiando per le strade dei quartieri più autentici. È la Parigi delle piccole boutique indipendenti, degli atelier creativi e dei luoghi capaci di raccontare uno stile di vita. Nel 10° arrondissement, a pochi passi dal Canal Saint-Martin, Holivita è uno di questi indirizzi.

    Al 45 di rue Bichat si trova infatti un luogo originale, dedicato al mondo delle piante medicinali e a un’idea di benessere lenta, sensoriale e contemporanea. Holivita è stata fondata da Francesca Peruzzi, italiana trasferita a Parigi, e nasce dal desiderio di riportare le piante nella quotidianità attraverso tisane, conoscenza, creatività e rituali dedicati al benessere. Il progetto è nato nel 2022, mentre l’atelier parigino ha aperto nella primavera del 2025.

    Un’erboristeria diversa dal solito

    Entrare da Holivita non significa semplicemente entrare in un negozio dove acquistare una tisana.

    Il progetto è stato concepito come un vero e proprio luogo di vita, dove il mondo vegetale diventa protagonista di esperienze diverse. La boutique propone infatti tisane, piante medicinali e oggetti legati ai rituali quotidiani del benessere, ma lo spazio ospita anche consulenze, trattamenti, atelier creativi, incontri ed esposizioni.

    Una delle esperienze più interessanti è la possibilità di creare una tisane su misura, scegliendo e combinando le piante in base ai propri gusti e alle proprie esigenze. L’idea è quella di trasformare una semplice infusione in un piccolo rituale personale.

    Ed è proprio questa attenzione alla personalizzazione a distinguere Holivita dalle tradizionali erboristerie.

    Le piante come esperienza sensoriale

    La filosofia di Holivita parte da una convinzione semplice: le piante possono entrare nella vita quotidiana non soltanto come ingredienti, ma anche attraverso profumi, sapori, colori e gesti.

    Il risultato è un ambiente intimo e raccolto, pensato come una pausa dalla frenesia della città. La stessa Holivita descrive il suo spazio come un luogo a due passi dal Canal Saint-Martin dove convivono boutique, atelier e sala per i trattamenti.

    Per chi visita Parigi, può essere quindi una tappa interessante dopo una passeggiata lungo il Canal Saint-Martin: un modo per scoprire un volto più contemporaneo e locale della città.

    Non solo tisane: atelier, botanica e creatività

    Uno degli aspetti più originali di Holivita è il calendario di atelier ed eventi.

    Le attività cambiano con le stagioni e spaziano dal mondo delle piante medicinali al disegno botanico, dalla pressatura dei fiori alle esperienze gastronomiche legate alle piante e ai fiori. L’obiettivo è imparare attraverso l’esperienza: osservare, annusare, assaggiare, creare e portare a casa qualcosa di realizzato durante l’atelier.

    Tra le proposte del 2026, per esempio, ci sono atelier dedicati alle piante medicinali e al benessere, alla pressatura dei fiori e al disegno botanico. Sono previste anche attività pensate per bambini e ragazzi, con un programma annuale dedicato all’osservazione e al disegno del mondo vegetale.

    Questo rende Holivita interessante anche per chi cerca a Parigi un’esperienza diversa dalle classiche attrazioni turistiche.

    Un indirizzo italiano nel cuore di Parigi

    C’è poi un dettaglio che rende Holivita particolarmente curioso per i visitatori italiani.

    La fondatrice Francesca Peruzzi è originaria dell’Italia e racconta di essere cresciuta in Toscana, circondata dalle piante aromatiche dell’orto della nonna. La sua passione per le piante l’ha accompagnata fino a Parigi, dove, dopo un percorso professionale nell’economia e nella moda, ha scelto di dedicarsi allo studio delle piante medicinali.

    Anche oggi il legame con l’Italia emerge nelle attività e nelle collaborazioni di Holivita. Nel 2026, per esempio, lo spazio ha ospitato una collaborazione con una boutique artigianale fiorentina e ha in programma anche eventi dal sapore italiano.

    Dove si trova Holivita a Parigi

    Holivita si trova al:

    45 rue Bichat
    75010 Paris

    L’indirizzo è nel 10° arrondissement, a pochi passi dal Canal Saint-Martin. Secondo le informazioni pubblicate da Holivita, tra le stazioni della metropolitana utili per raggiungere il negozio ci sono République, Colonel Fabien e Gare de l’Est.

    È quindi un indirizzo che si presta bene a essere inserito in un itinerario alla scoperta del Canal Saint-Martin e delle strade del 10° arrondissement.

    Perché inserire Holivita in un itinerario a Parigi

    Holivita è interessante soprattutto per chi vuole conoscere una Parigi più creativa, intima e contemporanea, fatta di piccoli luoghi indipendenti e di esperienze legate al territorio.

    Non è la classica attrazione da visitare velocemente e fotografare. È piuttosto un posto dove fermarsi, curiosare, parlare con chi lo gestisce, scoprire il mondo delle piante e magari partecipare a un atelier.

    Per un viaggio a Parigi può diventare così una piccola pausa dal ritmo della città: una tisana, qualche profumo botanico, un oggetto artigianale o un laboratorio creativo possono trasformarsi in un ricordo molto più personale della capitale francese.

    Holivita è, in fondo, una di quelle piccole scoperte che rendono interessante viaggiare a Parigi anche quando si è già visto tutto il resto.

    Informazioni utili

    Holivita
    45 rue Bichat, 75010 Paris
    Zona: Canal Saint-Martin
    Sito ufficiale: www.holivita.fr

  • Filly di Somma

    Lunedì 26 ottobre 2026, a Parigi, sarà possibile scoprire da vicino la ricchezza dell’artigianato tradizionale della prefettura di Miyagi, nel nord-est del Giappone, grazie alla mostra “Miyagi Atelier Selection”.

    Affacciata sull’Oceano Pacifico e circondata dalle montagne di Zao, Miyagi è una terra in cui natura, cultura e artigianato sono profondamente legati. Generazione dopo generazione, gli artigiani locali hanno sviluppato tecniche originali, utilizzando con sapienza le risorse offerte dal territorio e tramandando nel tempo gesti e conoscenze.

    La mostra nasce proprio con l’obiettivo di far conoscere al pubblico francese — e più in generale europeo — un patrimonio artigianale ancora poco conosciuto al di fuori del Giappone.

    Dalla natura alle mani degli artigiani

    L’artigianato di Miyagi racconta un rapporto particolarmente stretto con il territorio. Legno, pietra, metallo, vetro e materiali naturali vengono trasformati attraverso lavorazioni pazienti e precise in oggetti che uniscono funzionalità, estetica e tradizione.

    Tra le creazioni presentate sarà possibile incontrare oggetti laccati decorati con sottili strati d’argento, stoviglie scolpite nella pietra, cesti intrecciati con la vite selvatica e manufatti in rame battuti a mano.

    Ogni pezzo porta con sé la storia di chi lo ha realizzato e di una tradizione che continua a evolversi senza perdere il legame con le proprie origini.

    È proprio questa dimensione umana a distinguere il lavoro artigianale dalla produzione industriale: le piccole imperfezioni, la consistenza dei materiali e le tracce lasciate dalla lavorazione manuale restituiscono agli oggetti un calore e un’autenticità difficili da ritrovare nei prodotti realizzati in serie.

    Tecniche giapponesi ancora poco conosciute in Francia

    Uno degli aspetti più interessanti di Miyagi Atelier Selection è la possibilità di scoprire realtà artigianali che hanno avuto finora una presenza molto limitata, o addirittura nulla, negli eventi internazionali.

    Le aziende e gli atelier partecipanti rappresentano quindi una parte del patrimonio manifatturiero giapponese ancora poco conosciuta dal pubblico francese.

    La varietà delle tecniche e dei materiali sarà uno degli elementi centrali dell’esposizione. Vetro, metallo, legno, pietra e altri materiali saranno protagonisti di creazioni che mostrano la grande diversità dell’artigianato sviluppatosi nelle aree rurali del Giappone.

    La mostra rappresenta così un’occasione per andare oltre l’immagine più conosciuta del Giappone e incontrare una realtà fatta di piccoli laboratori, competenze specialistiche e tradizioni locali.

    L’incontro diretto con gli artigiani

    A rendere particolarmente significativa l’iniziativa sarà inoltre la presenza degli stessi professionisti giapponesi.

    I visitatori avranno infatti la possibilità di incontrare e dialogare direttamente con gli artigiani, conoscere le loro storie e comprendere più da vicino le tecniche utilizzate per realizzare le loro opere.

    In un’epoca in cui molte relazioni professionali avvengono attraverso cataloghi, piattaforme digitali e comunicazioni a distanza, l’incontro personale assume un valore particolare. Osservare gli oggetti dal vivo, ascoltare chi li ha creati e conoscere il percorso che porta dalla materia prima al prodotto finito permette di cogliere aspetti che difficilmente possono essere trasmessi attraverso fotografie o descrizioni.

    Un viaggio nel Giappone rurale attraverso l’artigianato

    “Miyagi Atelier Selection” invita quindi a conoscere un Giappone diverso, lontano dai grandi centri urbani e dalle immagini più turistiche del Paese.

    Attraverso gli oggetti esposti emerge il volto delle comunità locali di Miyagi, dove il patrimonio naturale diventa materia prima e le competenze tramandate nel tempo si trasformano in creazioni contemporanee.

    Per chi è interessato al design giapponese, all’artigianato tradizionale, alla cultura del monozukuri — l’arte e la filosofia del “fare” con cura e attenzione — oppure semplicemente desidera scoprire aspetti meno conosciuti della cultura nipponica, l’esposizione offre un’opportunità di incontro diretto con questo affascinante patrimonio.

    Informazioni pratiche

    Miyagi Atelier Selection
    Data: lunedì 26 ottobre 2026
    Orario: dalle 13:00 alle 19:30
    Indirizzo: 23 Rue du Sentier, 75002 Parigi
    Ingresso: libero e gratuito

    Organizzatore: 77 Research and Consulting Co., Ltd.

    Partner: Sendai Television Incorporated, CLARA, Inc., EURO JAPAN CROSSING

  • Filly di Somma

    Oggi, 10 settembre 2026, Parigi inaugura Kilomètre Zéro, un nuovo appuntamento dedicato alla cultura, alla musica e alla vita sulle rive della Senna. Il luogo scelto non potrebbe essere più suggestivo: il Port de Montebello, ai piedi di Notre-Dame, dove quattro péniches si incontrano per dare vita a una nuova destinazione culturale nel cuore della capitale.

    Dalle 18, le rive della Senna si trasformano in un piccolo quartiere galleggiante fatto di musica, letteratura, poesia, spettacoli e convivialità. E la cosa interessante è che non si tratta soltanto di una serata speciale: l’ambizione di Kilomètre Zéro è quella di animare questo tratto di Parigi durante tutto l’anno.

    Quattro péniches, quattro modi diversi di vivere Parigi

    Il progetto riunisce quattro imbarcazioni che hanno ciascuna una propria identità.

    C’è NANNA, la péniche letteraria, forse la più curiosa per chi ama i libri e i luoghi insoliti. Una sorta di biblioteca sull’acqua, con libri, incontri ed eventi, dove fermarsi a leggere o semplicemente bere qualcosa guardando la Senna e Notre-Dame.

    C’è poi La Nouvelle Seine, già conosciuta come ristorante, bar e spazio dedicato agli spettacoli. Qui la gastronomia incontra il teatro e l’umorismo, con una terrazza affacciata direttamente sulla cattedrale.

    Le Son de la Terre porta invece sulla Senna la musica, in particolare jazz e world music, insieme a una proposta gastronomica e a un bar. Una péniche pensata per ascoltare concerti e trascorrere la serata in un’atmosfera decisamente parigina.

    Infine c’è il Batobus, che per l’occasione diventa parte integrante dell’esperienza con crociere musicali sulla Senna

    Il bello di Kilomètre Zéro è proprio questo: non scegliere un solo luogo, ma passare da una péniche all’altra, seguendo la musica, gli spettacoli e l’atmosfera della serata.

    Una serata tra musica, poesia e letteratura

    Il programma dell’inaugurazione è pensato come una sorta di passeggiata culturale lungo la Senna.

    Sono previsti concerti, fanfare, teatro, stand-up, performance, poesia e DJ set, oltre alle crociere musicali. Tra gli appuntamenti segnalati c’è anche un open mic di poesia con il Poetry Club.

    Ma la letteratura avrà un ruolo particolare, grazie soprattutto a NANNA e alla sua vocazione di péniche letteraria. È forse questo uno degli aspetti più interessanti di Kilomètre Zéro: portare i libri fuori dalle librerie e dalle biblioteche e inserirli in uno degli scenari più iconici di Parigi.

    Una presentazione di un libro, una poesia, un bicchiere di vino o una conversazione sulla Senna possono diventare, in questo contesto, un modo diverso di scoprire la città.

    Il Passeport Kilomètre Zéro

    Per vivere la serata c’è anche un piccolo oggetto che fa da filo conduttore: il Passeport culturel et festif.

    Il passaporto è gratuito e può essere timbrato sulle diverse péniches durante la serata. Tra le 18 e le 20.30 permette inoltre di ottenere una bevanda offerta in ciascuno degli esercizi aderenti.

    È un’idea semplice ma azzeccata per trasformare la serata in una piccola esplorazione: invece di rimanere in un unico locale, si viene invitati a muoversi lungo il Port de Montebello e a scoprire le diverse anime del progetto.

    Anche My Little Paris porta la sua idea di Parigi

    Tra i partner della serata c’è anche My Little Paris, che porterà sul quai una grande tavolata dedicata alle cartoline.

    L’idea è quella di tornare a scrivere e spedire una cartolina durante un viaggio: un gesto ormai quasi vintage, ma particolarmente adatto a una città come Parigi. Le cartoline saranno illustrate da artisti e potranno essere scritte direttamente sul posto e spedite dal Port de Montebello.

    È un dettaglio che racconta bene lo spirito dell’iniziativa: Kilomètre Zéro non vuole essere soltanto un festival, ma un modo di vivere la Senna e la città.

    Dove si trova Kilomètre Zéro

    L’appuntamento è al Port de Montebello, nel 5° arrondissement, a pochi passi da Notre-Dame.

    È una zona particolarmente suggestiva al tramonto: da una parte la cattedrale, dall’altra la Senna, con le péniches ormeggiate lungo il quai. Per chi visita Parigi, è anche una buona occasione per combinare l’evento con una passeggiata nell’Île de la Cité, nel Quartiere Latino e lungo le rive della Senna.

    La serata inaugurale si svolge giovedì 10 settembre 2026 a partire dalle 18 ed è gratuita. È consigliabile prenotare in anticipo il Passeport Kilomètre Zéro, anche se l’evento è accessibile gratuitamente anche senza passaporto.

    Un nuovo modo di vivere la Senna

    Parigi è abituata a trasformare i propri luoghi in scenari culturali, ma Kilomètre Zéro propone qualcosa di particolarmente interessante: fare delle péniches una destinazione e non soltanto un’attrazione.

    La Senna diventa così un luogo dove fermarsi, ascoltare musica, assistere a uno spettacolo, leggere un libro, incontrare altre persone o semplicemente bere qualcosa davanti a Notre-Dame.

    E forse il nome dell’iniziativa non è casuale. A pochi passi da qui, sul parvis di Notre-Dame, si trova infatti il celebre point zéro des routes de France, il punto di riferimento da cui vengono calcolate le distanze stradali dalla capitale.

    Da questo “chilometro zero” parigino parte ora anche un nuovo viaggio: un percorso culturale fatto di acqua, libri, musica e incontri.

    Per chi è a Parigi oggi, 10 settembre, Kilomètre Zéro è quindi uno di quegli appuntamenti che permettono di scoprire una città già conosciuta da un’angolazione completamente diversa: non attraverso un monumento o un museo, ma seguendo il corso della Senna e salendo, una dopo l’altra, sulle sue péniches.

    Per tutte le informazioni : https://kilometre-zero.fr/

  • Filly di Somma

    Ce jeudi 10 septembre 2026, Paris inaugure Kilomètre Zéro, une nouvelle destination culturelle et festive installée au cœur de la capitale, sur le Port de Montebello, au pied de Notre-Dame.

    Le concept est aussi simple qu’original : quatre péniches s’associent pour transformer les quais de Seine en un véritable parcours culturel à ciel ouvert. Au programme : musique live, théâtre, humour, poésie, littérature, performances artistiques, croisières et moments de convivialité.

    Une nouvelle façon de découvrir Paris, les pieds presque dans l’eau.

    Quatre péniches, quatre univers

    Kilomètre Zéro réunit Le Son de la Terre, La Nouvelle Seine, Nanna et Batobus, quatre embarcations qui proposent chacune une expérience différente. L’idée est de passer de bateau en bateau, de suivre ses envies et de composer librement sa soirée.

    Nanna, la péniche dédiée à la littérature

    Parmi les quatre escales, Nanna est sans doute la plus originale pour les amoureux des livres.

    Cette péniche littéraire installée face à Notre-Dame accueille une bibliothèque et une programmation consacrée au monde du livre : rencontres avec des auteurs, lectures, ateliers d’écriture, dédicaces et rendez-vous autour de la littérature.

    Pour l’inauguration de Kilomètre Zéro, Nanna proposera notamment des ateliers de poésie et un open mic poétique. Dès 18h, les visiteurs pourront également écrire de courts poèmes sur le thème de Paris. 

    Une manière particulièrement parisienne de redécouvrir la littérature : avec la Seine en toile de fond et Notre-Dame juste devant les yeux.

    Le Son de la Terre : musique et Seine

    Changement d’ambiance avec Le Son de la Terre, consacré à la musique live.

    Pour cette soirée inaugurale, une fanfare animera le quai entre 18h et 20h, avant de laisser place à un concert de Romain Vuillemin Hispanic Quartet, puis à un DJ set aux sonorités house, soul et funk. 

    La péniche associe musique, gastronomie et cocktails dans un cadre particulièrement spectaculaire, avec la Seine et les monuments de l’île de la Cité en toile de fond.

    La Nouvelle Seine : théâtre, humour et spectacle vivant

    Installée elle aussi face à Notre-Dame, La Nouvelle Seine est dédiée au théâtre, à l’humour et au spectacle vivant.

    Pendant la soirée, plusieurs artistes se succéderont sur scène dans des formats courts, avec notamment des plateaux d’humour et un cabaret burlesque en fin de soirée. 

    Une bonne occasion de découvrir cette scène parisienne tout en profitant d’un cadre inhabituel : une péniche amarrée sur la Seine.

    Batobus : Paris depuis l’eau

    Enfin, Batobus complète le parcours avec des croisières musicales au départ de Notre-Dame.

    Parce que Kilomètre Zéro se vit aussi sur l’eau, ces promenades permettent de découvrir Paris sous un autre angle, en profitant du paysage depuis la Seine. 

    Un passeport pour explorer les quatre péniches

    Pour accompagner cette promenade entre les différentes escales, Kilomètre Zéro propose un Passeport culturel et festif.

    Le principe est simple : le visiteur récupère son passeport à son arrivée, puis le fait tamponner au fil de son parcours. Entre 18h et 20h30, les trois tampons permettent notamment de profiter d’une boisson offerte dans les établissements participants. 

    Le passeport est gratuit, mais il est conseillé de le réserver à l’avance. Et même sans passeport, la soirée inaugurale reste gratuite et ouverte à tous. 

    Des cartes postales au bord de la Seine

    Autre rendez-vous original de cette première édition : My Little Paris installe sur le quai une grande table consacrée aux cartes postales.

    Les visiteurs pourront écrire une carte illustrée par des artistes et la faire envoyer directement depuis le Port de Montebello. Une jolie manière de renouer avec un geste un peu oublié du voyage : prendre quelques minutes pour écrire à quelqu’un depuis Paris. 

    Une soirée pour redécouvrir Paris autrement

    Ce qui rend Kilomètre Zéro intéressant n’est pas seulement son programme. C’est aussi le lieu.

    Le Port de Montebello, dans le 5e arrondissement, se trouve entre le Pont de l’Archevêché et le Pont au Double, juste au pied de Notre-Dame. Le quai offre l’un des panoramas les plus emblématiques de Paris, mais l’événement propose de le regarder autrement : depuis une péniche, un bar, une scène de théâtre ou le pont d’un bateau.

    Au lieu de visiter Paris monument après monument, Kilomètre Zéro invite ainsi à déambuler au fil de la Seine, à prendre le temps de s’arrêter, d’écouter, de lire, de discuter et de profiter de la ville.

    Kilomètre Zéro : un nouveau rendez-vous culturel à Paris

    L’inauguration de ce 10 septembre n’est pas pensée comme un événement unique. Les quatre établissements souhaitent faire du Port de Montebello une nouvelle destination culturelle et festive au pied de Notre-Dame, avec une programmation appelée à se poursuivre tout au long de l’année. 

    Et le choix du nom, Kilomètre Zéro, fait naturellement écho au célèbre point zéro situé devant Notre-Dame, traditionnellement considéré comme le point de départ des distances routières depuis Paris.

    Cette fois, c’est un autre voyage qui commence.

    Un voyage fait de littérature, de musique, de spectacles et de rencontres, avec la Seine comme fil conducteur.

    Informations pratiques

    Kilomètre Zéro – soirée inaugurale

    📅 Jeudi 10 septembre 2026, à partir de 18h

    📍 Port de Montebello, Paris 5e, au pied de Notre-Dame

    🎟️ Entrée gratuite et ouverte à tous

    🎫 Passeport Kilomètre Zéro : gratuit, sur réservation

    🚇 Métro : ligne 4, station Cité ; ligne 10, station Maubert-Mutualité
    🚆 RER C : Saint-Michel Notre-Dame

    Pour accéder au quai, l’entrée piétonne se trouve au niveau de l’escalier situé face au 7 quai de Montebello, entre le Pont de l’Archevêché et le Pont au Double. 

    Une soirée parisienne à ne pas manquer pour ceux qui aiment découvrir la capitale autrement : entre les livres, la musique et la Seine, Kilomètre Zéro propose une nouvelle façon de vivre Paris.

  • Filly di Somma

    Tra i vicoli acciottolati e il fascino senza tempo del XVIII arrondissement, Place Charles Dullin custodisce uno dei santuari più intimi ed eleganti della scena teatrale parigina.

    C’è una Parigi che non ha bisogno di strillare per farsi notare. Appena distante dai flussi turistici che si affollano ai piedi del Sacré-Cœur, nascosta nell’angolo protetto di una tra le piazze più suggestive di Montmartre, si schiude una Gemma d’altri tempi: Place Charles Dullin. È qui che sorge il Théâtre de l’Atelier, uno dei luoghi più iconici e storicamente densi dell’intera capitale francese.

    Varcare la soglia del Teatro de l’Atelier significa compiere un vero e proprio salto indietro nel tempo. Inaugurato nel 1822 con il nome di Théâtre Montmartre, questo spazio da 560 posti conserva ancora intatta l’atmosfera dell’Ottocento, con la sua facciata discreta, i dettagli in legno e un’acustica avvolgente che stabilisce un rapporto quasi simbiotico tra attori e pubblico.

    Ma è nel XX secolo che questo luogo ha legato indissolubilmente il suo destino alla storia del teatro moderno. Nel 1922, il regista e attore Charles Dullin ne prese le redini, ribattezzandolo Théâtre de l’Atelier. Dullin ne fece la sede del suo collettivo d’avanguardia, portando avanti un’idea di teatro rigoroso, poetico e accessibile, lontano dai meri cliché commerciali dell’epoca. Sulle tavole di questo palcoscenico sono passati i testi di Jean Anouilh, Pirandello, Cocteau e Sartre, e qui si sono formati talenti straordinari del calibro di Jean-Louis Barrault e Marcel Marceau.

    In segno di omaggio all’eredità culturale del grande maestro, la piccola piazza alberata su cui affaccia la struttura – originariamente Place Dancourt – è stata reintitolata nel 1957 proprio a Charles Dullin.

    Oggi, sotto le chiome degli alberi che ombreggiano i bistrot di Place Charles Dullin, l’Atelier continua a essere una fucina creativa vibrante. Nonostante il passare delle epoche, mantiene fedelmente la sua vocazione: un cartellone raffinato che alterna la drammaturgia contemporanea ai grandi classici rivisitati, attraendo i più grandi nomi del cinema e del teatro francese.

    Per chi cerca l’anima autentica della Ville Lumière, lontana dai grandi boulevard e dalle produzioni di massa, la fermata d’obbligo resta questa: sedersi a un tavolino della piazza al tramonto, guardare le luci del teatro che si accendono e attendere che il sipario si alzi ancora una volta.

    I lavori di restauro e manutenzione al Théâtre de l’Atelier mirano a preservare la bellezza e la sicurezza dell’edificio storico.

    La struttura ha superato i 200 anni di storia (è stata inaugurata nel 1822) ed è tutelata come monumento storico dal 1965. Gli interventi principali riguardano due aspetti:

    • Restauro della facciata storica: Un intervento di ravalement (pulizia, messa in sicurezza e ripristino delle finiture esterne) per proteggere gli elementi architettonici d’epoca — come il caratteristico portico sostenuto dalle colonnine in ghisa — dal deterioramento causato da smog e agenti atmosferici.
    • Messa a norma e sicurezza: Piccoli adeguamenti tecnici interni ed esterni volti a garantire la sicurezza del pubblico e la conservazione dell’edificio.

    Il teatro è regolarmente attivo e mantiene inalterata la sua ricca programmazione.

  • Filly di Somma

    Se ami la moda, la storia e i luoghi più eleganti di Parigi, c’è un indirizzo che merita assolutamente una visita: La Galerie Dior, il museo dedicato alla storia della Maison Dior.

    Situata nel cuore dell’ottavo arrondissement, a pochi passi dagli Champs-Élysées, La Galerie Dior racconta la storia di una delle più celebri maison di alta moda francesi attraverso abiti, fotografie, disegni, documenti d’archivio, accessori e scenografie spettacolari.

    Ma non è un semplice museo della moda. La Galerie Dior permette infatti di entrare nel mondo di Christian Dior e di scoprire il luogo in cui, a partire dal 1946, è nato uno dei capitoli più importanti della storia della haute couture.

    Dove si trova La Galerie Dior

    La Galerie Dior si trova in:

    11 rue François Ier, 75008 Paris

    L’ingresso della galleria si trova nelle immediate vicinanze del celebre 30 Avenue Montaigne, l’indirizzo storico della Maison Dior. Il 30 Montaigne è infatti il luogo nel quale Christian Dior aprì la sua maison nel 1946 e presentò la sua prima collezione l’anno successivo.

    Per raggiungere La Galerie Dior con i mezzi pubblici si possono utilizzare diverse fermate della metropolitana:

    • Franklin D. Roosevelt, linee 1 e 9
    • Alma-Marceau, linea 9
    • Champs-Élysées – Clemenceau, linea 13

    È inoltre possibile arrivare con la RER C, scendendo alla stazione Pont de l’Alma.

    La storia di La Galerie Dior

    La storia della galleria è indissolubilmente legata a quella di Christian Dior.

    Nel 1946 Christian Dior scelse il prestigioso hôtel particulier al numero 30 di Avenue Montaigne per fondare la propria maison. Era un edificio che lo aveva colpito immediatamente e che sarebbe diventato il cuore della sua attività creativa.

    All’inizio la Maison era molto più piccola di quanto si possa immaginare oggi: Christian Dior raccontò di tre atelier, un piccolo studio, un salone dove presentare le creazioni, una cabina per le modelle, un ufficio e alcune sale prova.

    Da quelle stanze nacque, il 12 febbraio 1947, la prima collezione Dior.

    La sfilata avrebbe cambiato per sempre la storia della moda. Le silhouette della collezione, caratterizzate da vita stretta, spalle arrotondate e gonne ampie, furono definite “New Look” da Carmel Snow, direttrice di Harper’s Bazaar.

    Il 30 Avenue Montaigne divenne così la culla della rivoluzione Dior.

    Nel corso dei decenni la Maison è stata guidata da alcuni dei più importanti stilisti della storia della moda: dopo Christian Dior arrivarono Yves Saint Laurent, Marc Bohan, Gianfranco Ferré, John Galliano, Raf Simons e Maria Grazia Chiuri. Dal 2025 la direzione artistica delle collezioni è affidata a Jonathan Anderson.

    Nel 2022, a 75 anni dalla prima sfilata Dior, è stata inaugurata La Galerie Dior. Il museo è stato concepito come un grande racconto scenografico della storia della Maison e del luogo in cui è nata.

    Cosa vedere a La Galerie Dior

    La visita è soprattutto un viaggio nell’universo creativo di Dior.

    L’esposizione presenta abiti haute couture, schizzi originali, fotografie, documenti d’archivio, accessori, profumi e oggetti appartenuti alla storia della Maison. Molte delle creazioni esposte sono state presentate al pubblico proprio attraverso questo progetto museale.

    Gli abiti e le silhouette Dior

    Naturalmente, uno dei motivi principali per visitare la galleria sono gli abiti.

    Il percorso permette di seguire l’evoluzione dello stile Dior attraverso le diverse epoche e i suoi direttori creativi. Dalle prime silhouette di Christian Dior alle interpretazioni dei suoi successori, la moda viene raccontata non soltanto attraverso i vestiti finiti, ma anche attraverso disegni e materiali che permettono di comprendere il processo creativo.

    Il New Look e il Tailleur Bar

    Tra le tappe più importanti c’è il racconto della nascita del New Look.

    Il celebre Tailleur Bar, una delle creazioni più rappresentative di Christian Dior, è diventato uno dei simboli della Maison e della moda del dopoguerra.

    La sua silhouette — giacca aderente, vita sottolineata e gonna ampia — rappresentava una nuova idea di eleganza femminile e contribuì a trasformare Dior in un nome internazionale.

    La passione di Christian Dior per i giardini

    Christian Dior amava profondamente i fiori e i giardini, elementi che hanno avuto un ruolo fondamentale nel suo immaginario creativo.

    Questa passione viene raccontata all’interno della Galerie attraverso scenografie e creazioni che mostrano quanto la natura fosse importante per lo stilista.

    Il giardino, i fiori e le forme naturali sono infatti diventati alcuni dei codici ricorrenti della Maison.

    Gli atelier e le petites mains

    Un’altra parte affascinante della visita è dedicata al lavoro degli atelier.

    Dietro ogni abito haute couture non c’è soltanto lo stilista, ma anche il lavoro meticoloso delle petites mains, le sarte e gli artigiani che trasformano un disegno in una creazione reale.

    La Galerie Dior rende omaggio proprio a questo savoir-faire, mostrando l’importanza della manualità, della precisione e delle tecniche artigianali nella costruzione dell’abito haute couture.

    Profumi e accessori

    Il percorso non si limita alla moda.

    Dior è infatti anche profumi, borse, gioielli e accessori. Nella galleria sono raccontati alcuni dei prodotti e dei simboli più importanti della Maison, comprese le fragranze che hanno contribuito a costruire il mito Dior.

    La visita permette così di comprendere come Dior abbia sviluppato nel tempo un vero e proprio universo estetico, nel quale moda, profumeria, arte e design convivono.

    Una scenografia spettacolare

    Uno degli aspetti che distingue La Galerie Dior dagli altri musei della moda è la scenografia.

    L’esposizione non è organizzata semplicemente come una successione di teche. Gli ambienti sono stati progettati per creare un’esperienza immersiva e per raccontare la Maison attraverso diverse atmosfere.

    La Galerie comprende numerosi temi dedicati alle diverse passioni e agli aspetti della storia Dior: dai giardini alle grandi feste, dal lavoro degli atelier alle relazioni con gli artisti, fino alle silhouette e alla profumeria.

    Un elemento particolarmente spettacolare è il grande Diorama, che riunisce migliaia di oggetti legati alla Maison e crea una sorta di archivio visivo tridimensionale della storia Dior.

    Quanto tempo serve per visitare La Galerie Dior?

    Per visitarla con calma è consigliabile mettere in conto almeno un’ora e mezza, soprattutto se si desidera leggere i pannelli, osservare gli abiti e soffermarsi sulle installazioni.

    Gli appassionati di moda e fotografia possono tranquillamente trascorrere più tempo all’interno.

    Un’idea interessante è abbinare la visita alla zona di Avenue Montaigne: dopo il museo si può passeggiare davanti al 30 Montaigne, vedere l’indirizzo storico della Maison e proseguire verso gli Champs-Élysées.

    Come visitare La Galerie Dior

    La Galerie Dior è aperta tutti i giorni dalle 11:00 alle 19:00, tranne il martedì.

    L’ultimo ingresso è alle 17:30. Il museo è inoltre normalmente chiuso il 1° gennaio, 1° maggio e 25 dicembre.

    Il biglietto intero costa attualmente 16 euro, mentre la tariffa ridotta è di 12 euro; sono previste anche condizioni per l’ingresso gratuito.

    La prenotazione online è consigliata e, soprattutto nei periodi di maggiore affluenza, è il modo migliore per organizzare la visita. Il museo specifica che i biglietti acquistati sul sito ufficiale garantiscono l’accesso agli spazi.

    Dove comprare i biglietti

    Per prenotare è consigliabile utilizzare direttamente il sito ufficiale di La Galerie Dior:

    Prenotazioni ufficiali La Galerie Dior

    È possibile selezionare la data e la fascia oraria della visita. I biglietti acquistati online possono essere mostrati sul cellulare all’ingresso.

    Il Café Dior e la boutique

    La visita può essere completata con una pausa al Café Dior, situato all’interno della Galerie.

    Il Café è accessibile esclusivamente ai visitatori del museo ed è aperto, secondo le informazioni ufficiali, dalle 11:30 alle 18:30, escluso il martedì.

    All’interno si trova inoltre una boutique accessibile ai visitatori, aperta dalle 11:00 alle 18:30, escluso il martedì.

    Consigli per organizzare la visita

    Se stai programmando un viaggio a Parigi, ecco alcuni consigli utili:

    Prenota in anticipo. La Galerie Dior è una delle esperienze più interessanti per chi ama la moda e può essere molto richiesta.

    Scegli una fascia oraria al mattino o nel primo pomeriggio se vuoi visitare gli ambienti con maggiore tranquillità.

    Dedica almeno un’ora e mezza alla visita. Fermarsi soltanto per una visita veloce significherebbe perdere molte delle storie raccontate dall’esposizione.

    Abbina la Galerie al 30 Montaigne. Il museo e l’indirizzo storico della Maison sono a pochissima distanza e permettono di comprendere meglio la storia di Dior.

    Evita borse e valigie ingombranti. Per ragioni di sicurezza, all’interno della Galerie non sono ammesse valigie o borse di grandi dimensioni.

    La Galerie Dior: un museo da non perdere a Parigi

    La Galerie Dior è molto più di un museo dedicato all’alta moda.

    È il luogo in cui la storia di una delle più importanti maison francesi viene raccontata attraverso abiti, arte, artigianato, profumi e scenografie. Soprattutto, è un modo per entrare nell’universo di Christian Dior e capire perché il numero 30 di Avenue Montaigne sia diventato uno degli indirizzi più celebri della moda mondiale.

    Per chi visita Parigi e ama la moda, il design e la cultura francese, La Galerie Dior è quindi una tappa da mettere assolutamente nell’itinerario.

    Informazioni utili

    • Nome: La Galerie Dior
    • Indirizzo: 11 rue François Ier, 75008 Paris
    • Orari: 11:00–19:00
    • Giorno di chiusura: martedì
    • Ultimo ingresso: 17:30
    • Biglietto intero: 16 €
    • Metro: Franklin D. Roosevelt, Alma-Marceau, Champs-Élysées–Clemenceau
    • Sito ufficiale: La Galerie Dior

    Foto interne e copertina copyright IG@galeriediorparis

  • Filly di Somma

    Nel cuore di Parigi, affacciato sulla Senna e a pochi passi dal Louvre, Cheval Blanc Paris è molto più di un hotel di lusso. È un luogo in cui arte, architettura e artigianato dialogano continuamente, trasformando l’esperienza dell’ospitalità in un vero viaggio estetico.

    Ci sono luoghi di Parigi che si visitano.

    E poi ce ne sono altri che, semplicemente, si abitano.

    Cheval Blanc Paris appartiene a questa seconda categoria.

    Affacciato sulla Senna, di fronte al Pont-Neuf, tra il Louvre e il Marais, l’hotel occupa uno degli edifici più affascinanti della storica Samaritaine. La Maison si trova all’8 quai du Louvre e conta 72 camere e suite. Ma i numeri, in questo caso, raccontano soltanto una piccola parte della storia.

    screenshot copyright IG@chevalblancparis

    Perché entrare a Cheval Blanc Paris significa soprattutto entrare in un universo nel quale l’arte non è un elemento decorativo, ma una parte integrante dell’architettura e dell’esperienza.

    Un pezzo di storia parigina

    screenshot copyright IG@chevalblancparis
    screenshot copyright IG@chevalblancparis

    Per comprendere il carattere di Cheval Blanc Paris bisogna partire dall’edificio.

    La struttura storica della Samaritaine fu progettata dall’architetto Henri Sauvage nel 1928, in piena stagione Art Déco. La sua rinascita contemporanea ha coinvolto l’architetto Edouard François, insieme a un grande lavoro di maestri artigiani, tra marmisti, doratori, fabbri e specialisti di antiche tecniche decorative.

    L’obiettivo non è stato quello di ricreare semplicemente l’atmosfera degli anni Venti.

    Al contrario, il progetto cerca un equilibrio fra la memoria dell’edificio e la creatività contemporanea.

    screenshot copyright IG@chevalblancparis

    È proprio questo dialogo a rendere così particolare Cheval Blanc Paris: l’Art Déco non è un tema decorativo applicato dall’esterno, ma una sorta di linguaggio originario con il quale artisti, designer e artigiani contemporanei continuano a confrontarsi.

    Peter Marino e l’idea di una casa privata

    Gli interni sono stati affidati all’architetto americano Peter Marino, che ha scelto un approccio decisamente lontano da quello del classico hotel internazionale.

    Marino ha immaginato Cheval Blanc Paris come una grande residenza privata, quasi la casa di un raffinato collezionista. Ogni mobile, ogni oggetto e ogni dettaglio sono stati scelti o progettati per costruire un ambiente personale e stratificato.

    Il risultato è sorprendente.

    Non ci si trova davanti a una successione di ambienti nei quali le opere d’arte sono semplicemente appese alle pareti. Qui arte, design, architettura e artigianato si fondono.

    Una scultura può diventare il punto focale di una stanza; una scala può trasformarsi in un’opera monumentale; un mobile può trovarsi a metà strada fra design e scultura.

    È questa libertà di confini a dare personalità alla Maison.

    Frank Gehry e il cavallo che sembra vivo

    screenshot copyright IG@chevalblancparis

    Fra le opere più iconiche di Cheval Blanc Paris c’è il cavallo realizzato da Frank Gehry.

    L’opera è stata commissionata appositamente per la Maison e rappresenta perfettamente il modo in cui l’hotel interpreta il rapporto fra arte e spazio. La stessa Cheval Blanc invita a osservare il cavallo da diverse angolazioni: la scultura sembra quasi cambiare atteggiamento e prendere vita.

    È una presenza che sorprende.

    E forse non è un caso che sia proprio un cavallo a dare il benvenuto all’immaginario della Maison.

    Il nome Cheval Blanc, del resto, porta con sé l’idea del cavallo, ma Gehry riesce a trasformarla in qualcosa di completamente contemporaneo: una scultura dinamica, quasi astratta, nella quale la materia sembra essere in movimento.

    Jean-Michel Othoniel e il dialogo con Parigi

    Uno degli aspetti più interessanti del progetto artistico di Cheval Blanc è che l’arte non rimane confinata all’interno dell’edificio.

    La Maison dialoga costantemente con la città e con il paesaggio della Senna, in un rapporto particolarmente evidente negli interventi artistici legati all’architettura.

    Tra gli artisti associati al progetto c’è Jean-Michel Othoniel, uno dei protagonisti dell’arte contemporanea francese, la cui ricerca sulla materia e sulle forme preziose si inserisce perfettamente nell’universo estetico della Maison.

    È un rapporto che racconta bene una caratteristica fondamentale di Cheval Blanc Paris: l’hotel non vuole isolarsi da Parigi, ma portare Parigi dentro la propria esperienza.

    Dalle finestre delle suite alla luce che entra negli ambienti, dalla vista sulla Senna alle opere d’arte, la città rimane sempre presente.

    Sophie Mallebranche: quando una scala diventa arte

    Una delle opere più affascinanti si incontra proprio lungo un percorso che normalmente considereremmo puramente funzionale.

    È la grande scala realizzata da Sophie Mallebranche, artista che lavora con il metallo tessuto.

    Il materiale acquista una leggerezza sorprendente e la scala diventa una presenza quasi scultorea. L’opera collega la galleria d’ingresso al Dior Spa Cheval Blanc e trae ispirazione dall’estetica industriale dell’Art Déco.

    È difficile trovare un esempio migliore per capire la filosofia di Cheval Blanc.

    Qui non esiste una separazione netta fra ciò che è utile e ciò che è bello.

    Una scala può essere contemporaneamente una scala e un’opera d’arte.

    Ingrid Donat e la forza del bronzo

    Un’altra presenza importante è quella dell’artista francese Ingrid Donat.

    I suoi elementi in bronzo dorato, caratterizzati da una lavorazione traforata e da motivi geometrici, riprendono in maniera evidente il vocabolario dell’Art Déco. Le opere si trovano nella galleria che accoglie gli ospiti all’uscita degli ascensori e dialogano con il marmo dell’ambiente.

    Ancora una volta, la materia diventa protagonista.

    Il bronzo cattura la luce, crea ombre e cambia percezione mentre ci si muove nello spazio.

    È un’arte che non chiede necessariamente di essere contemplata.

    Chiede di essere attraversata.

    Sonia Delaunay, Vik Muniz e i Lalanne

    La collezione di Cheval Blanc Paris diventa ancora più interessante quando si osservano le opere nel loro insieme.

    Peter Marino ha riunito artisti appartenenti a epoche e linguaggi molto diversi.

    Ci sono le opere di Sonia Delaunay, figura fondamentale delle avanguardie europee e della ricerca sul colore; quelle di Vik Muniz, artista contemporaneo noto per il suo rapporto originale con immagini e materiali; e le creazioni di Philippe Anthonioz.

    E poi ci sono Claude e François-Xavier Lalanne, la celebre coppia di artisti francesi che ha trasformato animali, natura e oggetti quotidiani in sculture e arredi dal carattere inconfondibile.

    È proprio la presenza dei Lalanne a rendere particolarmente interessante il confine fra arte e design.

    Quando un mobile diventa una scultura?

    E quando una scultura può diventare un mobile?

    A Cheval Blanc Paris la risposta non è mai così semplice.

    La Quintessence Suite: vivere dentro l’arte

    Questa idea raggiunge una delle sue espressioni più spettacolari nella Quintessence Suite.

    La suite, progettata da Peter Marino, si sviluppa su due piani e rende omaggio all’universo artistico di Claude e François-Xavier Lalanne. La Maison la descrive come una sorta di “galleria d’arte vivente”, dove opere e creazioni artigianali su misura convivono con l’architettura residenziale.

    Con i suoi 650 metri quadrati, quattro camere da letto, terrazze panoramiche e una vista sui tetti di Parigi e sulla Tour Eiffel, è molto più di una suite d’hotel.

    È quasi una casa privata sospesa sopra Parigi.

    E proprio qui emerge con maggiore chiarezza la visione di Peter Marino: non costruire un semplice décor, ma un universo nel quale vivere.

    L’artigianato: l’altra anima dell’hotel

    Parlare di Cheval Blanc Paris soltanto come di un luogo ricco di opere d’arte sarebbe però riduttivo.

    Una parte fondamentale della sua identità nasce dal savoir-faire degli artigiani.

    Il progetto utilizza numerosi materiali preziosi e lavorazioni realizzate appositamente per gli ambienti: marmi, cuoio, pergamena, pitture patinate a mano, metalli e marqueterie. Il dossier ufficiale parla di circa venti varietà di marmo e di una vera e propria “galleria di savoir-faire”.

    Fra gli esempi più curiosi c’è il grande muro di marqueterie di paglia realizzato da Lison de Caunes, nel quale i fili vengono assemblati uno a uno.

    Sono dettagli che forse non si notano immediatamente.

    Ma è proprio questo il punto.

    Il lusso di Cheval Blanc Paris non è soltanto ciò che si vede. È anche ciò che si scopre guardando più attentamente.

    Un hotel da guardare con occhi diversi

    È facile parlare di Cheval Blanc Paris come di un hotel di lusso.

    Ma sarebbe una definizione incompleta.

    La sua vera particolarità sta nella capacità di mettere insieme mondi apparentemente differenti: l’Art Déco e l’arte contemporanea, il design e la scultura, il lusso e l’artigianato, la storia della Samaritaine e la Parigi di oggi.

    Non è una galleria d’arte nel senso tradizionale del termine.

    Non è neppure un museo.

    E non è semplicemente una residenza privata.

    È qualcosa di più difficile da definire.

    È un luogo nel quale l’arte entra nella vita quotidiana.

    Si incontra attraversando una scala, sedendosi su una poltrona, osservando un bronzo, passando davanti a una scultura o semplicemente guardando Parigi attraverso una finestra.

    Cheval Blanc Paris: una nuova idea di lusso

    Forse è proprio questa la ragione per cui Cheval Blanc Paris riesce a essere così interessante anche per chi non è particolarmente appassionato di hotel.

    Perché racconta una certa idea di Parigi.

    Una Parigi nella quale il lusso non coincide necessariamente con l’ostentazione, ma con la cultura del dettaglio, la qualità della materia, il lavoro degli artigiani e la presenza dell’arte.

    In questo senso, Cheval Blanc Paris non si limita a ospitare opere d’arte.

    Costruisce intorno all’arte un modo di vivere.

    E mentre fuori scorre la Senna, tra il Louvre, il Pont-Neuf e i tetti della città, dentro la Maison di Peter Marino prende forma una Parigi diversa: più intima, più sofisticata, quasi segreta.

    Una Parigi da abitare.

    E forse è proprio questo il modo più affascinante per scoprire un hotel: non chiedersi soltanto quanto sia lussuoso, ma cosa abbia da raccontare.

    Cheval Blanc Paris

    Indirizzo: 8 quai du Louvre, 75001 Paris
    Dove si trova: sulla Senna, di fronte al Pont-Neuf, tra il Louvre e il Marais.

    Per conoscere la Maison e le sue esperienze artistiche, è possibile consultare il sito ufficiale di Cheval Blanc Paris.

  • Filly di Somma

    Parigi torna a respirare aria olimpica con i Campionati Europei di nuoto 2026. Fino al 16 agosto il meglio del nuoto europeo si dà appuntamento al Centre Aquatique Olympique di Saint-Denis, mentre la Senna è stata protagonista delle gare in acque libere e del suggestivo high diving. Un’occasione in più per chi si trova nella capitale francese in questi giorni d’agosto.

    C’è un modo diverso di vivere Parigi in questa estate 2026: seguire le traiettorie dell’acqua e tornare, almeno per qualche giorno, alle emozioni dei Giochi Olimpici del 2024.

    Sono infatti in corso nella capitale francese i Campionati Europei di nuoto, una grande manifestazione internazionale che riunisce le migliori stelle del continente e che si concluderà domenica 16 agosto. La rassegna, iniziata il 31 luglio, coinvolge diverse discipline acquatiche e ha riportato sotto i riflettori alcune delle architetture sportive nate per i Giochi di Parigi 2024.

    Per chi è a Parigi in questi giorni, dunque, gli Europei rappresentano un appuntamento da aggiungere all’itinerario: un’esperienza capace di unire sport, architettura contemporanea e quella particolare atmosfera internazionale che in estate rende la città ancora più cosmopolita.

    Il cuore degli Europei è a Saint-Denis

    Dal 10 al 16 agosto è la grande piscina del Centre Aquatique Olympique Métropole du Grand Paris, a Saint-Denis, a ospitare le gare di nuoto in vasca.

    È uno dei luoghi simbolo dell’eredità olimpica di Parigi 2024: una struttura progettata per rimanere al servizio della città anche dopo i Giochi e che oggi torna ad accogliere i grandi campioni europei.

    Ed è proprio qui che si concentra la parte finale della manifestazione, con batterie, semifinali e finali che accompagneranno il pubblico fino alla giornata conclusiva del 16 agosto.

    Per chi desidera assistere dal vivo alle competizioni, è consigliabile verificare in anticipo disponibilità e modalità di accesso attraverso i canali ufficiali dell’evento.

    Tutti gli occhi su Léon Marchand

    Tra i motivi che rendono particolarmente attesa questa edizione c’è naturalmente Léon Marchand, il grande protagonista del nuoto francese.

    Il quattro volte campione olimpico di Parigi 2024 è iscritto alla rassegna continentale e il suo ritorno a gareggiare davanti al pubblico di casa è uno degli eventi più attesi di questi Europei. Dopo un’estate complicata da un problema all’adduttore, Marchand ha ridimensionato il proprio programma rispetto alle sue gare abituali, ma resta uno dei nomi capaci di catalizzare l’attenzione del pubblico.

    Accanto a lui ci sono altri protagonisti di primo piano del nuoto europeo, tra cui il francese Maxime Grousset, la svedese Sarah Sjöström, tornata alle competizioni dopo la maternità, la campionessa olandese Marrit Steenbergen e il rumeno David Popovici, tra i grandi nomi della velocità europea.

    Il calendario da segnare in agenda

    Per chi arriva a Parigi proprio in questi giorni, il momento è particolarmente interessante perché è iniziata la settimana dedicata alla natation course, la spettacolare fase delle gare in vasca.

    Tra gli appuntamenti più attesi figurano le finali dei 100 metri stile libero, dei 200 metri stile libero, delle distanze veloci e delle staffette, fino alla grande serata conclusiva del 16 agosto.

    La giornata finale promette un vero crescendo: il programma prevede nove finali consecutive, una sorta di grande finale collettivo che chiuderà l’edizione 2026 degli Europei al Centre Aquatique Olympique.

    Particolarmente atteso è anche il percorso di David Popovici, protagonista delle gare dei 100 e 200 metri stile libero, mentre Marrit Steenbergen punta a essere una delle grandi protagoniste della rassegna.

    E la Senna è stata protagonista

    Gli Europei non sono stati però soltanto piscina.

    Nei giorni scorsi Parigi ha vissuto uno degli spettacoli più suggestivi dell’intera manifestazione con le gare di nuoto in acque libere nella Senna, disputate nella zona dell’Île aux Cygnes, tra il 4 e l’8 agosto.

    E ancora più spettacolare è stato il high diving, il tuffo dalle grandi altezze, con gli atleti impegnati dalla piattaforma di 20 metri nell’area del ponte Bir-Hakeim.

    Un’immagine quasi cinematografica: gli atleti sospesi sopra la Senna, con la Tour Eiffel sullo sfondo e il paesaggio parigino a fare da quinta naturale. Le gare di high diving del 7 e 8 agosto erano inoltre visibili gratuitamente dai quais della Senna.

    È uno degli aspetti più affascinanti di questi Europei: lo sport non è rimasto confinato all’interno di un impianto, ma ha incontrato direttamente la città.

    Una Parigi diversa da scoprire ad agosto

    Per chi visita Parigi in agosto, gli Europei sono quindi anche un pretesto per uscire dai percorsi più tradizionali.

    Saint-Denis, facilmente raggiungibile dalla capitale, permette di combinare la giornata sportiva con la scoperta di una zona della metropoli spesso meno frequentata dai visitatori rispetto al centro storico.

    E per chi invece ha seguito le gare sulla Senna, l’esperienza si è trasformata naturalmente in una passeggiata attraverso uno dei luoghi più iconici della città: Île aux Cygnes, Pont de Bir-Hakeim, quai della Senna e i panorami verso la Tour Eiffel.

    È proprio questa la particolarità di Parigi: anche un grande evento sportivo può diventare un modo per guardare la città da una prospettiva nuova.

    Fino al 16 agosto, Parigi è anche acqua

    Gli Europei di nuoto 2026 sono dunque un appuntamento da non perdere per chi si trova nella capitale in questa settimana di agosto.

    La manifestazione si conclude domenica 16 agosto, con l’ultima giornata delle gare di nuoto al Centre Aquatique Olympique di Saint-Denis.

    Dopo l’enorme palcoscenico dei Giochi Olimpici, Parigi torna così a essere teatro dello sport internazionale. E lo fa nel modo più parigino possibile: portando l’acqua dentro e fuori dagli impianti, dalla piscina olimpica alla Senna, trasformando per qualche settimana la città in un grande palcoscenico acquatico.

    Per chi è a Parigi in questi giorni, vale la pena dare un’occhiata al programma degli Europei, verificare i biglietti disponibili e regalarsi una parentesi sportiva durante la propria vacanza. Perché anche questo, oggi, è un modo di vivere Parigi.