Le Finestre di Parigi intervista Donna Consalvo e il suo fantastico mondo di acquerelli

Filly di Somma

  • Raccontami il percorso che ti ha portata a dipingere i tuoi bellissimi acquerelli.

Durante il primo lockdown ho dovuto smettere di andare a dipingere alla Central Saint Martin, l’accademia d’arte di Londra dove settimanalmente mi recavo per dipingere ad olio, ho dovuto smettere di andare a disegnare Life drawing nei pub di Londra, dove ritraevo uomini e donne dal vero con carboncino. Mi sono ritrovata nella barca in cui vivevo tra i canali di Londra con il solo bisogno di dipingere e possedevo solo una gamma di colori ad acrilico. E’ in quel momento che ho iniziato a dipingere ciò che mi stava intorno, la mia realtà e la mia vita in barca. Vivevo nell’acqua, elemento fondamentale per la mia essenza e ciò ha influito nell’utilizzo del colore con molta più acqua del dovuto. Quando le frontiere sono state riaperte e sono venuta in Italia, in Sicilia, per l’esattezza, ho voluto continuare a dipingere e il modo più pratico e funzionale era quello di portarmi un piccolo astuccio di acquerelli tascabili. E così ho iniziato a dipingere i paesaggi che visitavo. Diciamo che quindi sono approdata agli acquerelli ‘grazie’ alla pandemia e al blocco delle attività tradizionali a cui ero abituata. Non avevo mai pensato che fosse la ‘mia’ tecnica ma in realtà mi rappresenta molto più di quel che potessi immaginare. L’estemporaneità e la spontaneità con cui il colore fluisce sul foglio. La rapidità di esecuzione inoltre è perfettamente coerente con l’impazienza e la pigrizia che mi appartengono. E poi gli anni a Londra mi hanno insegnato a correre e a cambiare rapidamente così come la città. Così come nell’esecuzione imprecisa e rapida ci puoi trovare molta più vita. A volte solo nel lasciare andare e nel perdere il controllo puoi trovare qualcosa d’interessante. 

  • Dipingi mischiando l’inchiostro con l’acquerello. Mi spieghi la tua tecnica?

Durante gli anni del liceo ho studiato molto il disegno anche se all’epoca non mi sono mai creduta molto brava e neanche così interessata a linee e ai disegni realistici. Il colore invece ha sempre avuto un grande potere evocativo. Io vivo per i colori e questo mi ha sempre portato a una grande ricerca pittorica basata sui contrasti di colore. Infatti a Londra ho dipinto molto astratto. Però quando ho iniziato a usare l’acquerello, il colore da solo non mi bastava e quando mi hanno regalato un pennello a inchiostro nero ho iniziato a utilizzarlo e l’effetto insieme all’acquerello mi ha conquistato. In fondo il disegno mio malgrado è ritornato nel mio lavoro. Successivamente ho trovato una stilografica Pelikan di papà a inchiostro blu e sono impazzita quando ho visto le sbavature che l’inchiostro creava mescolandosi all’acqua e al colore. Assolutamente impreciso e imprevedibile.

  • Hai viaggiato molto e continui a farlo, quanto è importante il viaggio nelle tue opere?

Visibilmente quello che dipingo è ciò che  vedo, ciò che attira la mia attenzione mentre mi muovo nello spazio. Lo spostamento, il girovagare senza meta e l’osservare è una delle condizioni che più si attivano in me quando viaggio. Mi si risveglia l’attenzione, i sensi, la curiosità. A chi poi non accade? Questo si trasmette in voglia di vivere, gioia e bisogno di comunicarlo al mondo.

  • Qual è la tua fonte di ispirazione?

Viaggiare?! ahaha.L’acqua.Incontrare il diverso.Perdere il controllo.gli estremi.la sofferenza.Un tramonto.Le coincidenze.Un libro

  • Descrivimi con tre aggettivi le caratteristiche dei tuoi acquerelli.

Bold (suona meglio in inglese),gioiosi,leggeri.

  • Secondo te, cosa riesce a trasmettere maggiormente l’acquerello rispetto ad altre forme di pittura?

Domanda molto difficile. Credo la leggerezza e la gioia che avevamo da bambini. 

  • Cosa accomuna le tue opere?

L’uso audace del colore. Il blu e il giallo e le sbavature d’inchiostro.

  • Quanto c’è del tuo personale, interiore, vissuto nei tuoi acquerelli?

Salvador Dalì una volta era seduto a un bar e scarabocchiava su fogli di carta. Un signore riconoscendolo si avvicina e gli chiede se poteva prendere uno di quegli schizzi buttati per terra. Dalì allora gli chiede una cifra assurda in cambio. Il signore non capiva poiché quelli ai suoi occhi erano scarabocchi, certo del famoso Salvador Dalì che però ci aveva messo solo pochi minuti a fare. Quindi gli domanda perché volesse tutti quei soldi. Dalì risponde così: “Per fare quegli scarabocchi mi ci è voluta tutta la mia vita!”.

  • Qual è la tua opera preferita e perché?

Ancora devo dipingerla.

  • Chi è il pittore oggi secondo te?

Qualcuno che senza timore prende un pennello imbevuto di colore e traccia un segno.

  • Quali messaggi vogliono trasmettere i tuoi quadri?

Libertà costretta in un piccolo spazio.

  • I colori che utilizzi rispecchiano il tuo stato d’animo?

Secondo la cromoterapia si.

  • Che emozioni vuoi suscitare a chi sta osservando le tue opere?

Oggi sono stata a una fondazione che supporta artisti e ho mostrato il mio ultimo notebook di acquerelli. Mentre l’intervistatore lo sfogliava gli occhi si illuminavano e sorrideva divertito. E’ stata un’emozione bellissima.

  • Quando tu stessa guardi i tuoi acquerelli che sensazioni hai?

Ma l’ho fatto io?!

  • Progetti futuri?

Mostra in Belgio, a Gent dove ho vissuto tra il 2013 e il 2014. Sono eccitatissima di tornare lì con gli occhi di oggi a dipingere i luoghi che mi hanno appartenuta per due anni.

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